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CINEMA
FANTASY
di Chiara
Salvioni
Non
credo vi possa essere momento più favorevole per scrivere un articolo
come quello che vi accingete a leggere, in quanto parlare adesso del rapporto
fra cinema e genere Fantasy vuol dire trattare un argomento che sicuramente
presenta, se non più temi di prima attualità, scorci interessanti riguardo
al futuro. La scorsa stagione cinematografica è stata d’oro non tanto
per la quantità dei film proposti, quanto per la loro fama e qualità:
lasciando perdere “Dungeons & Dragons”, la cui uscita in Italia è stata
comunque a scoppio ritardato, “La compagnia dell’anello” e “Harry
Potter e la pietra filosofale” sono due ottimi film che hanno avuto
un impatto inimmaginabile sul pubblico. Mentre il successo sul grande
schermo goduto dall’occhialuto maghetto ha beneficiato anche del recente
clamore letterario, gente che di Tolkien non aveva mai sentito parlare
ha iniziato ad avvicinarsi ai suoi testi proprio grazie alla celluloide:
come indicano le classifiche di vendita dei libri, è merito dei film appena
citati se molti spettatori hanno deciso di approfondire la loro conoscenza
dell’ignoto mondo del Fantasy per via letteraria. Inoltre prevedere lunga
vita per questa rinnovata popolarità non è affatto un azzardo; vari indizi
suggeriscono che non siamo di fronte a una moda destinata a soccombere
in un paio di mesi. Entrambi i film citati sono primi capitoli di saghe
che continueranno nei prossimi anni, e questo fa ben sperare riguardo
alla longevità dell’interesse generale. Infine, essi sono validi indipendentemente
dalla loro identità di genere: “La compagnia dell’anello” è un’opera notevole
dal punto di vista cinematografico, e se i due capitoli successivi si
riveleranno (come tutti sono pronti a scommettere) superiori al già alto
livello iniziale, state certi che la trilogia diventerà un caposaldo della
storia del cinema. Insomma, dopo anni di tentativi poco fruttuosi il grande
schermo ha potuto finalmente ospitare del vero Fantasy. Il favore più
grande che l’opera di Peter Jackson abbia fatto a questo genere è stato
forse ripulirlo della patina edulcorata che solo raramente era riuscito
a scrollarsi di dosso. “La compagnia dell’anello” è pieno di abiti laceri,
capelli disordinati, mani sporche. Sembra poco, ma significa rivoluzionare
l’iconografia classica del cinema fantastico, il cui irrealizzabile nitore
fiabesco non aveva mai restituito il concetto di mondo immaginario per
quello che è sempre stato nel Fantasy: una realtà alternativa, ma pur
sempre realtà. Jackson ha quindi realizzato un punto di arrivo che allo
stesso tempo rappresenta un nuovo inizio per la cinematografia Fantasy.
Destino
vuole che anni fa l’approccio moderno tra grande schermo e questo genere
(tralasciamo il passato remoto pre-anni ’70, pur consapevoli di omettere
le varie traduzioni filmiche dei cicli arturiani) sia partito da Tolkien,
e che ora proprio da lui si ricominci tutto da capo. Era il 1978 quando
Ralph Bakshi propose l’ambizioso lungometraggio animato “Il signore
degli anelli”. Il film non andava oltre la metà del secondo libro,
chiudendosi sulla battaglia del Fosso di Helm; non ebbe grande successo,
e rappresenta ancora oggi il pomo della discordia per molti appassionati:
a una fazione di irriducibili che continua a ritenerlo un esperimento
incompreso ma degno dell’opera ispiratrice si affianca la schiera dei
detrattori, secondo i quali è invece decisamente brutto. Per dovere di
cronaca, al momento la seconda categoria batte nettamente la prima. Comunque
il lavoro di Bakshi emergeva soltanto come punta di quell’enorme iceberg
che era il desiderio di tramutare in immagini il capolavoro tolkieniano;
ma l’impresa richiedeva un immane sforzo e grandi mezzi economici, che
ai tempi non erano disponibili per un tale progetto. Il cinema Fantasy
ha sempre dovuto combattere contro bassi budget e mancanza di tecnologia
adeguata, ‘accessori’ che a Hollywood è riuscito a guadagnare soltanto
adesso, più di 20 anni dopo gli iniziali tentativi. Senza di essi, era
facile deludere lo spettatore in cerca delle emozioni che poteva invece
trarre, grazie alla propria immaginazione, da un buon romanzo o un gioco
di ruolo: persino una bella sceneggiatura rischiava di risultare ridicola,
se minata da scarsi effetti speciali.
Il
regista John Boorman accarezzò per molto tempo l’idea di tradurre in film
“Il signore degli anelli”. C’era un abbozzo di sceneggiatura (molto criticata
da Tolkien), ma per mancanza di fondi le prospettive andarono in fumo
e lo sfruttamento dei diritti passò a Ralph Bakshi. Tuttavia l’esperienza
che Boorman aveva maturato nella preparazione del romanzo non finì completamente
alle ortiche, poiché il regista se ne servì per la sua opera del 1981
“Excalibur”, senza dubbio uno dei più noti film Fantasy che siano mai
stati prodotti. La trama è una fedele riedizione della mitologia arturiana:
si parte quindi dal concepimento di Artù e dalla sua conquista del trono
grazie alla spada Excalibur (o Escansibur… Estensibur… come soleva dire
Fantozzi) per giungere alla ricerca del Graal. Tra i pregi principali
sono le splendide immagini, davvero indimenticabili, e l’ottimo cast (per
fare qualche nome, Patrick Stewart con due giovani Gabriel Byrne e Liam
Neeson) in cui spicca il personaggio di Merlino interpretato da Nicol
Williamson.
Dello
stesso anno è il semisconosciuto “Il drago del lago di fuoco” (in
originale “Dragonslayer”). L’ambientazione è medioevale, con draghi e
stregoni quasi estinti. Peter MacNicol (il buon Biscottino di Ally McBeal,
ma anche co-protagonista nel vecchio capolavoro “La scelta di Sophie”)
è l’apprendista Galen, reclutato al posto dello stregone suo maestro quando
gli abitanti di un antico regno chiedono aiuto: sono infestati da un drago,
uno fra gli ultimi rimasti, che esige un periodico tributo di giovani
vergini. Questo film della Disney (nel periodo felice per gli occhi ma
non per gli incassi in cui osava proporre un po’ di sperimentazione) è
assolutamente tra i miei favoriti. Annovera
uno dei più bei draghi della storia del cinema, e senza bisogno di CGI.
Ci vorranno alcuni anni prima di rivedere un drago tornare alla ribalta;
intanto nel 1982 la produzione di cinema Fantasy prosegue. Dopo l’insoddisfacente
“La spada a tre lame” arriva il turno di un capolavoro del cinema
Fantasy, rimasto ancora oggi ineguagliato per genio e originalità: “Dark
Crystal”, di Jim Henson (padre dei Muppets, tanto per intenderci)
e Frank Oz, film interamente a pupazzi animati. In un lontano pianeta
sta per verificarsi la Grande Congiunzione dei suoi tre soli, evento temuto
dai perfidi Skrasis. Un’antica profezia afferma infatti che un sopravvissuto
dei Gelfling, razza elfica da loro sterminata, riuscirà a ricomporre il
frammento mancante del Cristallo Nero prima della congiunzione ponendo
fine alla tirannia. La sceneggiatura segue in modo avvincente le peripezie
del giovane Jen nella corsa contro il tempo per realizzare la missione:
è impossibile non farsi coinvolgere.
Tuttavia
la fama di “Dark Crystal”, ben noto agli appassionati, è scarsa rispetto
a quella ampia e popolare goduta da “Conan il barbaro”, storia
del truce Cimmero recitat…, ehm, interpetat…, meglio, impersonato da Arnold
Schwarzenegger. Non fraintendetemi, la fissità facciale dell’attore protagonista
non è un gran difetto in questo caso (l’unico altro potrebbe essere “Terminator”).
A Conan, generato dalla fantasia dello scrittore Robert E. Howard, sono
richiesti muscoli e un atteggiamento poco meditativo nei confronti della
vita, se così vogliamo dire; e Schwarzenegger rende ottimamente l’idea,
fornendo un paradosso di non-recitazione come unica interpretazione possibile.
Comunque il film, diretto da John Milius e inizialmente sceneggiato da
Oliver Stone, è adorato dalla maggioranza degli amanti del Fantasy: a
me non piace, ma non uccidetemi per questo. I nerboruti poco meditativi
non hanno mai suscitato il mio entusiasmo. Nettamente inferiore è il secondo
capitolo del 1983 “Conan il distruttore”, nonché il seguito non
ufficiale con Brigitte Nielsen “Yado” (1985); tutte testimonianze
della caduta libera intrapresa dal filone barbarico, il cui punto più
basso è l’orribile creazione degli ottusi gemelli di “Barbarians”
(regia di Ruggero Deodato, il quale appose la propria firma anche su perle
cinematografiche dagli immaginifici titoli come “Ultimo mondo cannibale”
e “Uomini si nasce, poliziotti si muore”…).
Per
fortuna proseguendo la nostra breve analisi incontriamo qualcosa di più
apprezzabile: dopo la non riuscitissima miscela con elementi di fantascienza
“Krull”, il 1984 è l’anno dello stupendo “Ladyhawke” di
Richard Donner. Questo film è tutto da gustare: storia, cast, fotografia,
scenografie. I bellissimi Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer sono perfettamente
credibili nei panni dei due innamorati senza speranza, Matthew Broderick
fa il suo lavoro dignitosamente secoli prima di imbarcarsi in disavventure
quali “L’ispettore Gadget” e i personaggi secondari sono tutti ben caratterizzati.
Per non parlare del mix tra romanticismo e azione (il finale all’interno
della chiesa fa rabbrividire). Pochi altri film Fantasy sono riusciti
a coinvolgermi con altrettanta forza. Ad
esempio, sempre nello stesso anno non è riuscito nell’impresa “La storia
infinita”, a prescindere dai suoi due pessimi seguiti del 1990 e del
1995. Il fatto che non mi abbia detto molto credo dipenda dal mio particolare
legame col libro, dato che il successo di Wolfgang Petersen continua a
riscuotere notevoli simpatie fra gli spettatori. “Legend” di Ridley
Scott, del 1985, è grazioso ma non lascia particolari tracce oltre allo
straordinario Tim Curry, irriconoscibile nei panni del malvagio, deforme
demonio intenzionato a portare l’oscurità uccidendo gli unicorni custodi
della luce; “Labyrinth”, con Jennifer Connelly e David Bowie, è
invece abbastanza godibile: grazioso eppure profondamente inquietante,
come tutte le migliori fiabe, del resto.
Fiabe
a cui si ritorna, dopo le escursioni in ambito metropolitano di “Highlander”
e “Grosso guaio a Chinatown”, grazie al divertentissimo “La
storia fantastica” di Rob Reiner, a tratti non troppo sottile parodia
del genere. Il bel “Willow” di Ron Howard, progetto di George Lucas,
ha più di un debito nei confronti della Terra di Mezzo tolkieniana, a
partire dai protagonisti simil-Hobbit, ed è l’ultimo esemplare di cinema
Fantasy degno di nota prima di un lungo silenzio di quattro anni. E’ l’ironico
“L’armata delle tenebre”, fanta-horror di Sam Raimi, a rompere
il digiuno nel 1992, seguito nel 1996 da “Dragonheart”: un drago
è finalmente protagonista di un film Fantasy, seppure coadiuvato da Dennis
Quaid. Purtroppo quest’ultimo lavoro, nonostante l’ottima resa visiva,
è da catalogare come un’occasione persa, in quanto sia la trama che la
caratterizzazione dei personaggi sono pressoché inesistenti; un gran peccato,
pensando agli incredibili risultati raggiunti da “Il drago del lago di
fuoco” con gli scarsi mezzi di 20 anni prima. Se poi trascuriamo l’improbabile
“Beowulf” del 1998 con Christopher Lambert, ci troviamo catapultati
nei nostri aurei giorni del trionfo Fantasy, e più in generale fantastico,
al cinema.
Purtroppo
“Dungeons & Dragons”,tratto dall’omonimo gioco di ruolo, si è rivelato
un immenso fallimento, con pessimi effetti speciali, trama delirante,
interpretazioni che è riduttivo definire sottotono. Tuttavia aspettiamo
fiduciosi la prossima (si spera) uscita in Italia di “Reign of fire”
con Matthew McConaughey, storia ambientata in un prossimo futuro del
risveglio sulla Terra di un’inferocita e fiammeggiante legione di draghi;
al riguardo ho letto numerose buone recensioni, quindi incrociamo tutti
le dita. Già che ci siamo facciamo gli scongiuri anche per un eventuale
arrivo nel nostro paese di “Dagon”, diretto da Stuart Gordon e
prodotto da Brian Yuzna, tratto da un soggetto di Lovecraft. Inoltre la
saga dell’opera tolkieniana attirerà masse al cinema per altri due anni,
e Harry Potter ha una durata pressoché inimmaginabile al momento se pensiamo
al probabile numero dei film, dato che i libri componenti il ciclo, compresi
quelli in preparazione, sono ben sette. Per tacere delle prospettive future:
già si parla di una traduzione su grande schermo del ciclo di Shannara
di Terry Brooks (si mormora di Sean Connery nella parte di Allanon, ma
una simile voce era già emersa per il ruolo di Gandalf nei film di Jackson,
e sappiamo tutti com’è finita…), di una riduzione dei romanzi di Weis
e Hickman e addirittura delle Cronache di Narnia di Lewis. Anzi, a dirla
tutta i diritti di Narnia sono già stati acquisiti dalla piccola compagnia
statunitense Walden Media (notizia dello scorso Dicembre). Probabilmente
assisteremo alla fabbricazione di cloni indegni degli originali; ma può
anche darsi che nascano nuovi, originali lavori che donino vigore a un
genere da sempre considerato Cenerentola della cinematografia mondiale.
E intanto, qualche link per stimolare l’appetito…
http://bventertainment.go.com/movies/reignoffire/
: Sito ufficiale di “Reign of fire”; consiglio di dare un’occhiata allo
splendido trailer.
http://movies.fantasticfactory.com/dagon/
: Sito ufficiale di “Dagon” –attenzione al trailer, è davvero inquietante.
http://www.apple.com/trailers/newline/the_two_towers/
: Avete visto l’ultimo trailer del prossimo “Le due torri”?
http://harrypotter.warnerbros.com/
: Per finire, il sito dei film di Harry Potter con i trailer del secondo
episodio.
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