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FUORI CAMPO
a cura di
Susanna Ricci
Oggi, 22 Settembre del 15° anno della Quarta Era
(22 settembre 1436 per il Calendario regolare della Contea)
I Consiglieri del Regno del Nord, in sella ai loro pony di rappresentanza, furono scortati dai Guarda Confini della Contea al loro appuntamento sulle rive del Brandivino. Meriadoc il Magnifico, signore della terra di Buck, trottava su un pony bardato d'argento in posizione centrale. Al suo fianco destro, su un pony nero e bianco, galoppava a passo d'uomo il Conte Peregrino, ormai da tutti chiamato "il Tuc", con seduto davanti il figlioletto Faramir, di soli sei anni. A sinistra del Magnifico vi era il Sindaco della Contea, Samvise Gamgee, sul suo pony color cenere Bill "il Terzo", assieme alla sua promogenita Eleanor la Bella, tenuta amorevolmente vicina sulla stessa sella. Cioccadoro, sua seconda figlia, era in braccio a sua moglie Rosie che li seguiva su un pony bianco quanto la neve. Ogni pony era portato per le briglie da un giovane paggio hobbit vestito con abiti turchesi e arabescati con forme di stelle argentee e foglie dorate intrecciate tra loro.
Una grande folla si era radunata al loro passaggio, mostrando festoni, gridando inni o semplicemente per la solita e indiscussa inerzia hobbit che rendeva folte le folle. Bimbi e altri curiosi seguirono il corteo fino a che non giunsero davanti al ponte. Qui i canti scemarono, il vociare andò calando, le voci si zittirono. Il corteo si fermò.
Sull'altra riva, davanti all'imboccatura del ponte, vi era fermo un secondo corteo ad attenderli. Maestosi e gloriosi molto più di degli hobbit erano gli uomini con le insegne di Gondor e della Gemma Elfica; uno stendardo nero con stemma d'argento era sorretto da un cavaliere in armatura anch'essa argentata. Davanti a lui, su cavalli elfici, vi erano Re Elessar nel suo splendore indiscusso ma ancora più lucente era Arwen figlia di Elrond al suo fianco.
Il re scese da cavallo e aiutata anche Arwen a smontare si incamminarono assieme, mano nella mano, verso il centro del ponte quali sovrani dal passo elegante. Uno scudiero riccamente abbigliato li seguì tenendo in mano un piccolo scrigno di faggio intarsiato.
Il Conte, il Sindaco e il signore di Buck fecero lo stesso e con passo hobbit e sorriso altrettanto hobbit attraversarono il ponte e i signori di Gondor e delle Terre Libere, e i Signori della Contea si incontrarono infine al ponte sul Brandivino.
Gli hobbit, commossi ed emozionati, chinarono il capo di fronte ai sovrani e i sovrani si inginocchiarono di fronte ai loro amici per poter posare le mani sui loro capi e sorridergli da vicino. Solo ora la folla hobbit esplose in urla di giubilo gridando "Viva il re! Viva Elessar e l'Albero Bianco e viva Dama Arwen la cui bellezza rispecchia invariata quella della bella Luthien!" e gli uomini di Gondor estrassero le spade e ne sollevarono le lame al cielo mentre le trombe squillarono inneggiando al grande momento.
"Vengo ad incontrare e onorare i più grandi fra gli amici e fra gli hobbit." disse il re.
"Vengo ad onorare gli amici del re e a recare un dono che egli vuole sia vostro." disse Arwen.
Samvise fu il primo a sollevare il capo: "Una stella brilla nel momento del nostro incontro." disse, riportando nella lingua dell'Ovesturia l'antico saluto elfico.
Il re e la regina si levarono in piedi e fecero passare lo scudiero che si chinò all'altezza degli hobbit sollevando il coperchio dello scrigno. Luce di stelle ne uscì a contrastare quella del sole. Lo stupore degli hobbit fu molto e re Elessar sollevò la splendida Stella dei Dunedain e la porse a Samvise che la accolse con entrambe le mani quasi temesse di perdere ogni goccia di quella calda luce. La strinse infine come fosse il più prezioso dei doni e realmente era tale.
"Ora, col vostro permesso miei consiglieri, io solo il re, che non entrarò nella ridente Contea dove più nessun uomo può entrare per mio editto, vi chiedo di portare il mio saluto e il mio augurio a un grande amico e al suo amato nipote, anch'egli amico del re Elessar, nel giorno del loro centotrentacinquesimo e sessantottesimo anniversario di compleanno."
Samvise, stringendo la Stella dei Dunedain, si affrettò a dire: "Io sindaco della Contea e parlando anche a nome del Conte Tuc e del Signore della terra di Buck, io invito voi nostro re a entrare nella Contea e a venire scortato a Casa Baggins dai nostri Guarda Confini. Non come re al di sopra della sua stessa legge ma come amico e ospite gradito." poi guardò dama Arwen e divenne paonazzo, gongolandosi sui grandi piedi. "anche dama Arwen figlia di Elrond Mezzelfo e moglie di re Elessar la Gemma Elfica sarà ben accetta nella terra degli hobbit, ovviamente."
"Vi ringrazio, mastro Samvise, ma io resterò qui oltre il ponte assieme a Eleanor la Bella vostra figlia che io decido essere da oggi mia damigella d'onore."
"Questa è Eleanor la Bella, mia primogenita." così Sam presentò quindi sua figlia ai sovrani di Gondor e delle Terre del Nord. Sul ponte lo aveano raggiunto anche Rosie e la piccola Cioccadoro e anche loro furono presentate ai sovrani. Dama Arwen fu subito colpita dalla bellezza di Eleanor e ordinò alle sue dame di compagnia che fosse riverita e accudita come la regina stessa; Arwen le donò una striscia di stoffa elfica da usare come meglio credesse, e fiori della lontana terra di Lorien a Rosie e un fazzoletto dai ricami d'argento per la piccola Cioccadoro.
"Io, re Elessar, qui svestito del mantello e dello Scettro delle Terre del Nord, depongo anche la corona di Gondor e accetto il vostro cortese invito, non quale re al di sopra della legge ma come ospite gradito degli hobbit della Contea." e scortati dai Guarda Confini si incamminnarono.
Il re apprezzò il loro viaggio attraverso la terra di Buck e, passato Lungacque e raggiunta la Locanda del Drago Verde, rimasero col desiderio di continuare solo in quattro prendendo poi a piedi per via Saccoforino. La grande folla si fermò alla locanda per ordine del sindaco e lì venne dato via a festeggiamenti per la visita eccezionale del re Elessar nella Contea.
Come un tempo ormai dimenticato, re Elessar apriva la strada con grandi passi mentre Sam, Meriadoc e Peregrino lo seguivano in silenzio e con timore come avevano fatto attraversando insieme, anni prima, le Chiane Ditteri. Un'altro tipo di timore era questo e un'altro tipo di tristezza aleggiava ora sui loro cuori. Sul vecchio prato della festa il grande Mallorn nato dai semi donati da dama Galadriel a Samvise cresceva in tutto il suo splendore. Anni addietro molti hobbit avevano cantato, gioito, bevuto e mangiato all'ombra del grande albero della festa che poi era stato abbattuto da uomini crudeli. Nonostante quell'evento triste, nonostante quel nuovo arboscello elfico non fosse il vecchio albero secolare della festa di compleanno di Bilbo, molti ricordi erano adesso invitati a presentarsi su quel prato ormai deserto, quali ospiti graditi in un giorno così speciale. Svestiti dei loro titoli, i quattro amici erano tornati ad essere ancora una volta solo Sam il gaffiere, Merry della terra di Buck, Pipino il Tuc e Aragorn figlio di Arathorn ramingo delle Terre del Nord. L'invisibile manto dell'amicizia e della malinconia li teneva uniti mentre il cielo si adombrava e poche rade gocce di pioggia cedavano sui giardini bencurati schierati in salita attorno alla collina di via Saccoforino.
Il giardino di Casa Baggins era il più rigoglioso e splendido di tutti. La porta rotonda e verde era lucidata a nuovo così come il suo splendente pomello d'ottone. Arrivati davanti al cancellino i quattro si fermarono timorosi di varcarlo. Tantissimi biglietti di auguri, di saluti ed espressioni di stima stavano sullo zerbino della vecchia casa. Molti di quei biglietti erano certo ringraziamenti di persone che i Baggins neanche mai avevano avuto la sfortuna di incontrare neanche nel giorno del loro compleanno, altri erano solo messaggi per il Sindaco.
"Prima voi." disse Sam indicando al re il sentiero ciottoloso fino alla porta.
"Io qui sono solo Grampasso il ramingo, Sam. Andrò per ultimo dopo i suoi amici più cari e vicini."
Merry fu il primo. Aprì il cancellino ma, subito, ebbe un ripensamento. Abbassò il capo e disse solo: "buon compleanno" e in lacrime fece due passi indietro. Aragorn lo confortò con la sua mano sulla piccola spalla hobbit.
Pipino andò quindi per secondo: arrivò solo a metà sentiero e qui si fermò. "Buon compleanno" e dopo un inchino si voltò tornando indietro in lacrime.
Sam, che ora era il suo turno, guardò prima Aragorn e poi gli amici, entrambi stavano lì con gli occhi umidi, incapaci di non far traboccare la caraffa dei sentimenti. Preso un bel respiro Sam varcò il cancelletto, attraversò il sentiero e arrivò alla porta.
"Caro padrone, oggi è un giorno molto triste per chi deve starvi lontano, ma sono qui per darvi il mio più simbolico augurio di buon compleanno e lo stesso io auguro al vostro caro e amato zio. Cantate una canzone anche per noi, ogni tanto, mentre state a banchetto con gli elfi o con chi avete la fortuna di stare ora. Io continuo a curare casa vostra e i fiori stanno venendo su bene. Anche la bella Eleanor si è fatta bella e... mi mancate molto, padron Frodo." e in lacrime anche lui tornò indietro, incapace di aggiungere altro, e fu abbracciato da Merry e Pipino che non seppero più come contenere l'emozione; tutti e tre si lasciarono andare.
"Ora toccherebbe a me." disse Aragorn guardandoli lì abbraccaiti, "ma come posso io riuscire dove neanche i loro più stretti amici ce l'hanno fatta. In confronto a voi non mi sento degno neanche di toccare il legno di questo cancello, quindi da qui io augurerò un felice compleanno a coloro che sono stati compagni di viaggio, di canzoni e di avventure. Re Elessar si è tolto la corona davanti a voi e Grampasso il ramingo brinderà presto alla vostra salute." disse infine rivolto alla casa.
"Ho qui casualmente una bottiglia di vino novello Vecchi Vigneti!" esclamò Sam, estraendo una bottiglia da sotto il manto. Si asciugò via le lacrime che andavano in contrasto con quel nuovo gioviale sorriso.
"Io ho qui casualmente quattro coppe di legno!" gli fece eco Pipino, con una strizzatina d'occhio sia a Merry che al re.
Aragorn sorrise. "Cosa stiamo aspettando allora? Festeggiamo."
"Al mallorn!" disse Sam, e verso l'albero elfico si indirizzò seguito dagli amici che abbandonarono la strada scendendo il declivio.
Soto i rami frondosi, protetti dalla pioggerella lieve che stava ora flemmaticamente cadendo su ogni collina e cespuglio, tichettando sul verde, i quattro amici si riempirono i calici, si sedettero sulle giovani radici e il re coprì le radici col suo manto da viaggio come apprecchiando un tavolo a festa. Brindarono poi tutti in direzione di Casa Baggins. "Buon compleanno padron Frodo!" brindò Sam sollevando il calice verso la collina.
"A Frodo!" si aggregarono gli altri.
"Al caro vecchio Bilbo, amico saggio e caro." brindò il re.
"Al signor Bilbo!" Sam, Merry e Pipino fecero eco.
Pioveva e il vento si faceva freddo giungendo dal lontano nord e dalla baia di Forochel, ma loro non se ne curavano e a lungo andarono avanti con le canzoni dei giorni passati, delle storie degli elfi e delle lontane Terre Imperiture fino a quando i camignoli cominciarono a fare fumo e le luci lungo le vie presero vita nel grigio tramonto della Contea. Per l'ultima volta sarebbero stati tutti e quattro assieme, con un calice in mano, a festeggiare un compleanno che mai più sarebbe stato festeggiato, mentre il sole spariva oltre il Decumano Est e dietro le Mongagne Nebbiose attraversando infine le porte della notte.
Un Compleanno Mai Più Festeggiato.
22 settembre 2002
fabio.miele@infinito.it
Rimini (RN) - Italy
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