INTER ARMA ENIM SILENT LEGES
di Anna "Ro`Laren" Manfredini


Sloan: "We search out and identify potential dangers to the Federation."
Bashir: "And once identified?"
Sloan: "We deal with them."
Bashir: "How?"
Sloan: "Quietly."
("Cerchiamo e identifichiamo i potenziali pericoli per la Federazione."
"E una volta identificati?"
"Ce ne occupiamo."
"In che modo?"
"Senza chiasso."
Luther Sloan e Bashir a proposito della Sezione 31, DS9 "Inquisition")

In molti hanno accusato DS9 di non rispecchiare assolutamente gli ideali roddenberriani, sia dal punto di vista narrativo che da quello contenutistico. Uno degli aspetti che sicuramente lascia sconvolti è la scoperta (ne parlai già nell'articolo dedicato all'episodio "In the pale Moonlight") di un "lato oscuro" all'interno della Federazione, che definire semplicemente "Intelligence" o "Servizi Segreti" è senza dubbio limitativo.
Le prime avvisaglie di una certa tendenza ad agire "ai limiti" - pur di raggiungere gli interessi della Federazione - si erano già viste nell'episodio "Paradise Lost" (Quarta Stagione), quando l'Ammiraglio Leyton ordina alla USS Lakota di impedire ad ogni costo alla Defiant di raggiungere la Terra, onde poter mantenere la legge marziale arbitrariamente imposta in seguito a una sorta di "paranoia da mutaforma" che gli ha alterato le capacità di discernimento.
Con "In the pale Moonlight" è proprio Sisko ad andare ben oltre i limiti dell'etica federale (con l'appoggio - sebbene per larga parte ignaro della portata effettiva degli eventi - della Federazione stessa); ma è in "Inquisition" (Sesta Stagione), l'episodio che precede quello appena citato, che veniamo per la prima volta a contatto con un'oscura e mai sospettata branca della Flotta Stellare, la Sezione 31, specializzata - come informa uno dei suoi inquietanti agenti, il Direttore Luther Sloan - "nell'identificazione e nel trattamento dei potenziali pericoli per la Federazione".
Presentandosi come un ufficiale degli Affari Interni della Flotta Stellare, Sloan sale a bordo di Deep Space Nine per investigare sulla possibilità che tra gli ufficiali ci sia una spia del Dominio. I suoi sospetti di incentrano immediatamente su Bashir, dando inizio a una paradossale quanto drammatica "tragedia degli equivoci", in cui il povero dottore si ritrova ingiustamente e brutalmente accusato e viene messo di fronte a fuorvianti "prove" che, opportunamente gestite dal glaciale Direttore, si fanno schiaccianti: dal tentativo di sottrarre un gruppo di Jem'Hadar alla dipendenza da ketracel bianco (cfr. "Hyppocratic Oath", Quarta Stagione), alla prigionia sotto il Dominio (cfr. "In Purgatory's Shadow" e "By Inferno's Light", Quinta Stagione), fino alla risequenziazione del suo patrimonio genetico.
Il fatto che alla fine ogni situazione, ogni dialogo, ogni fatto avvenuto durante le indagini di Sloan (che portano prima Bashir in cella, quindi addirittura su una nave jem'hadar di fronte a un Weyoun che cerca di fargli recuperare la memoria di "agente del Dominio infiltrato sulla Stazione" e che minano paurosamente la fiducia dei compagni e di Sisko) risultino essere una riproduzione olografica programmata da Sloan allo scopo di determinare se Bashir sia veramente una spia del Dominio, ci fa sì tirare un sospiro di sollievo, ma ci mette anche di fronte a un corpus di "metodi investigativi" federali di cui non sospettavamo affatto l'esistenza.
Il volto duro e segnato, lo sguardo gelido, il tono tagliente, l'abbigliamento stesso di Sloan (una tutina in pelle nera, attillatissima e senza alcun particolare che ricordi neppure da lontano le uniformi standard della Flotta) ci fanno pensare a un'organizziazione che lavora ai margini, in segreto, al di fuori delle norme e dell'etica imposte fino a questo momento all'interno della Federazione; il fatto che Sloan - con lapidaria tranquillità - rapisca Bashir e lo sottoponga a un trattamento davvero poco ortodosso ci fa immediatamente collegare la Sezione 31 alla Tal Shiar, all'Ordine Ossidiano. E cominciamo a chiederci allora - come farà Odo in uno degli ultimi dialoghi della puntata - se anche la Federazione, come Romulus, come Cardassia, è dotata di frange autorizzate ad operare nell'ombra, ai limiti estremi della "legalità" e dell'etica politica e militare.
L'episodio che citavo poco sopra, "In the pale Moonlight", è strettamente legato a questa inquietante scoperta; la giustificazione che alla fine di tale episodio Sisko dà alle azioni criminali commesse, vale a dire il fatto che l'interesse della Federazione - in un periodo di pericolosissima crisi come quello della guerra contro il Dominio - va posto sopra ogni altro e perseguito con ogni mezzo possibile, è già ampiamente dichiarata in "Inquisition" e ancor di più lo sarà in un bellissimo quanto angosciante episodio successivo, "Inter Arma Enim Silent Leges".
Una considerazione è d'obbligo: è vero che non ci eravamo mai trovati di fronte a una realtà federale tanto oscura, ma è anche vero che mai prima d'ora la Federazione si era trovata in una simile situazione politica e militare; perciò, seppure eticamente discutibili, linea d'azione e metodi di Sloan e della Sezione 31 (e di Sisko, alcuni episodi prima) sono quanto meno plausibili e assolutamente realistici.
Alla fine di "Inquisition", comunque, l'innocenza di Bashir è provata, e non solo: la sua integrità morale - afferma il Direttore Sloan - ne farebbe addirittura un potenziale membro della Sezione 31, che è costantemente alla ricerca di uomini che come lui credono nei principi della Federazione e che per tali principi sono disposti a giocarsi la vita. È davvero mirabile lo scambio di battute tra i due, alla conclusione dell'episodio, come è allarmante il commento finale di Sisko a tutta la faccenda: non ci sono dati sul Direttore Luther Sloan all'interno dei database federali e la Flotta non conferma né nega l'esistenza della Sezione 31, che a detta di Sloan fu fondata insieme alla Federazione stessa; non è compito di Sisko o di altri ufficiali cercare di saperne di più, saranno gli agenti della Sezione 31 a presentarsi nuovamente quando sarà il momento. E Bashir la prossima volta dovrà accettare l'incarico, anche se ai suoi occhi sembrerà che per la salvezza della Federazione sarà necessario tradire tutti i principi sui quali la Federazione stessa si fonda.

"Let's make a deal, doctor: I'll spare you the ends-justify-the-means speech, and you spare me the we-must-do-what's-right speech."
("Facciamo un patto, dottore: io le risparmierò i discorsi sul fine-giustifica-i-mezzi e lei mi risparmierà quelli su noi-dobbiamo-fare-solo-ciò-che-è-giusto."
Luther Sloan, DS9 "Inter Arma Enim Silent Leges")

E puntualmente questo momento arriva.
È sicuramente uno degli episodi migliori della serie, a partire dal titolo che scandisce la raffinata citazione ciceroniana: "In tempo di guerra, anche le leggi tacciono". È un episodio estremamente complesso, difficile anche dopo diverse visioni, ma che di fondo enuncia una realtà inequivocabile: nell'interesse della salvezza del Quadrante, la Federazione è ormai disposta a giocare con le stesse armi, subdole e immorali, che fino ad ora abbiamo ritenuto esclusive e caratteristiche di popoli non troppo "lungimiranti", come i Romulani e i Cardassiani.
Proprio come recita il titolo, è questo il fulcro dell'episodio e del dramma che poco a poco si snoda. Un dramma cominciato in "Inquisition" e proseguito in "In the pale Moonlight". Il dramma che vede minati alla base quei principi, quegli ideali ai quali la Federazione deve la sua stessa esistenza. Perché, paradossalmente nell'universo trek che finora avevamo conosciuto, è l'unico modo per ottenerne la salvezza finale, è l'unico modo per agire proprio nell'interesse e per la sopravvivenza di tutti quei principi che si stanno tradendo. DS9 è una serie profondamente permeata di realismo, in DS9 assistiamo a situazioni totalmente "atipiche", come lo stato di guerra che perdura lungo tante stagioni; situazioni che non avevamo mai incontrato e che non incontreremo in futuro. Quando la situazione è disperata, gli ideali, l'etica, la legge a volte sono costretti al silenzio. È la realtà, l'umanità, nel bene e nel male, come mai Star Trek prima ce l'aveva disegnata.
Anche questa volta, il piano di Sloan prende forma e si attua. Un piano complicatissimo e perfetto, che ha pieno successo in ogni sua parte principalmente grazie al fatto che anche questa volta Sloan riesce a manipolare Bashir sfruttando i meccanismi mentali - che dimostra di conoscere alla perfezione - e il senso etico con cui il dottore tende a rapportarsi ad ogni situazione.
La conferenza che si terrà su Romulus, e a cui Bashir dovrà partecipare con un intervento a proposito del virus di "The Quickening", costituisce un'opportunità unica per la Federazione di "osservare" le mosse dei nuovi alleati sul proprio territorio; poco prima della partenza, Sloan - come era accaduto in "Inquisition" - si materializza come per incanto nell'alloggio di Bashir, annunciandogli che sta per intraprendere il suo primo incarico come agente operativo della Sezione 31. Nonostante le proteste del dottore, Sisko gli impone di stare al gioco, onde cercare di scoprire quali sono le reali intenzioni della Sezione. Sulla Bellerophon, la nave che lo porta a Romulus, l'Ammiraglio Ross ribadisce al dottore l'importanza della sua missione come "membro apparente" della Sezione 31, maggiormente ora che si sospetta che anche qualche membro del Governo Romulano ne faccia parte (da qui deriverebbe l'interesse di Sloan). E Bashir è come accecato, incapace di trovare il bandolo in una matassa che ad ogni istante sembra sul punto di sfuggirgli di mano. L'impressione che abbiamo, sin dall'inizio, è che dietro le parole di Sloan, dell'Ammiraglio Ross e persino di Sisko molto sia dissimulato; la sensazione è che non solo Sloan, ma anche la Federazione sappiano molto di più di quanto non vogliano far credere a Bashir; e sembra incredibile come il dottore non colga immediatamente questo stato di cose.
L'evolversi della vicenda, nella perfezione assoluta di ogni particolare, di ogni passaggio, di ogni battuta, perfino di ogni espressione è sconvolgente.
Molto sinteticamente, il compito che Sloan affida a Bashir è quello di scoprire - ovviamente in totale segreto - se il Presidente della Tal Shiar romulana, Koval (la cui ostilità verso l'alleanza Romulus-Federazione è ben nota), sia affetto dalla mortale sindrome di Tuvan e di trovare il modo di accelerarne il decorso, concorrendo così a un insospettabile omicidio. Nella distorta logica di Sloan e della Sezione 31, questa è ordinaria amministrazione, in quanto il progetto è volto all'interesse della Federazione in un futuro che va molto oltre l'eventuale conclusione della guerra contro il Dominio. Una volta ricacciati i Fondatori nel Quadrante Gamma infatti, con Cardassia già assorbita dal Dominio e l'Impero Klingon occupato a rimettere insieme i propri cocci, l'Impero Romulano resterà la maggiore potenza insieme alla Federazione, e se ora è alleato si tratta solo di una condizione temporanea. "La Federazione a volte ha bisogno - sono parole di Sloan - di qualcosa come la Sezione 31, capace di osservare il quadro generale delle cose". Quando si verificheranno tali condizioni, afferma Sloan, sarà meglio avere un personaggio più malleabile a capo della più potente organizzazione romulana.
Ovviamente il dottore, sconvolto, si precipita a raccontare ogni cosa all'Ammiraglio Ross, che promette l'arresto immediato di Sloan; ma per una strana coincidenza, l'Ammiraglio è vittima di un aneurisma proprio poche ore dopo e resterà bloccato in infermeria per alcuni giorni. Rimasto solo sulla Bellerophon, con l'ordine di non contattare in nessun caso DS9 e ormai incapace di fidarsi di chiunque a bordo della nave, Bashir si rivolge all'unica persona che appare animata da sincere buone intenzioni nel processo di riavvicinamento tra le due potenze: la senatrice romulana Kimara Cretak, amica personale dell'Ammiraglio Ross e già più volte chiamata a collaborare con gli ufficiali di Deep Space Nine.
Il rischio è enorme, ma occorre fermare l'omicidio di Koval, anche Cretak è d'accordo e acconsente ad accedere ad alcuni files classificati del database romulano; Bashir tenta di convincere Sloan che non è più tanto sicuro della malattia di Koval, Sloan lo costringe ad un ulteriore incontro con la potenziale vittima e a quel punto il Romulano si insospettisce. Bashir viene imprigionato, torturato, sottoposto a un processo che si disegna a tratti surreale, Cretak è accusata di alto tradimento e Sloan, dopo un'assurda "testimonianza", viene incenerito in aula da una guardia romulana. Quale verità viene messa agli atti dal Senato Romulano, complice la testimonianza di Koval che dichiara di aver sottoposto a un interrogatorio più che efficace Luther Sloan? Che la Sezione 31 non è mai esistita, che Sloan fa parte dell'Intelligence della Flotta Stellare e che ha approfittato della propria posizione per architettare il delitto e compiere una vendetta personale.
È a questo punto che agli occhi di Bashir i tasselli cominciano a combaciare, formando un quadro del tutto nuovo e totalmente inaspettato. Un quadro allucinante.
Quello che anche noi sospettavamo fin dall'inizio diviene certezza quando il dottore muove il primo passo dentro l'ufficio di Ross, alla fine dell'episodio.
"Dov'è Sloan?" domanda, gelido.
"È morto," risponde Ross.
"Ammiraglio... Dov'è Sloan?"
"Bene," continua l'Ammiraglio togliendosi il comunicatore. "Se dobbiamo parlarne, niente deve essere registrato."
Tutto prende forma, in un dialogo che ci tiene con il fiato sospeso fino all'ultima parola. Ross ha insinuato in Bashir l'idea che Sloan avesse un complice su Romulus. Ross ha insistito perché il Senato Romulano non venisse a conoscenza del piano omicida. Ross ha ordinato a Bashir di evitare ogni contatto con DS9. E infine, Ross ha avuto "un malore" proprio poco prima di arrestare Sloan. Ross e Sloan erano d'accordo sin dall'inizio. E Koval è un agente dell'Intelligence federale, nonché un membro operativo della Sezione 31. E Cretak? Ha sacrificato la sua carriera, forse addirittura la sua vita per qualcosa in cui veramente credeva... Perché tutto questo, ci chiediamo? Non sono chiari fino in fondo gli scopi di una manovra di tale portata... Sicuramente, in primis quello di evitare proprio che Cretak, che Ross definisce eccessivamente "patriota", potesse avere una chance di salire al potere alla fine della guerra, rischiando di divenire un punto di riferimento per i Romulani "indipendentisti" e di mettere a repentaglio l'alleanza e l'equilibrio dell'intero Quadrante. Il sacrificio di un'amica vale bene migliaia di vite di soldati della Federazione, sostiene Ross; ed è proprio dalle sue labbra che esce la citazione ciceroniana che dà il titolo all'episodio, caricandolo di un significato ancora più profondo e controverso. È la disperazione che esce dalla bocca di Ross insieme alle sue parole, è la disperazione che ha guidato lui e la Flotta (come Sisko in "In the pale Moonlight") attraverso un percorso tanto discutibile da un punto di vista ideologico e morale. Il problema è proprio questo: possono certi ideali sopravvivere in un universo dominato dal caos e dalla guerra? E se sopravvivono, possono sopravvivere totalmente inalterati?

"I misread you. I thought you were just a misguided idealist. But you're a dangerous man. People like you would destroy the Federation if given a chance."
("L'ho fraintesa. Pensavo lei fosse semplicemente un fuorviante idealista. Invece lei è un uomo pericoloso. Gente come lei potrebbe distruggere la Federazione se ne avesse l'occasione."
Sloan a Bashir, DS9 "Extreme Measures")

Ed eccoci al capitolo finale nell'angosciante analisi del "lato oscuro" della Federazione. "Extreme Measures", terz'ultimo episodio dell'intera saga.
Odo è stato colpito dal terribile virus che sta uccidendo i mutaforma, gli restano poche settimane di vita. Tutti sono certi che la malattia fu contratta quando Odo si unì alla femmina mutaforma, alcuni anni prima. Ma il decorso per lui appare molto più rapido e devastante. Bashir, nel tentativo di trovare una cura, scopre che i files medici riguardanti il Conestabile ed archiviati nei database della Flotta ormai da anni risultano inspiegabilmente classificati ed è impossibile accedervi. Dopo decine di esami sui reperti medici che egli stesso ha raccolto negli anni, decide di analizzare anche i files precedenti l'unione di Odo con la femmina mutaforma e una verità agghiacciante gli si apre davanti: Odo era già infetto. Molto prima di venire a contatto con i Fondatori.
Il terribile sospetto viene comunicato soltanto all'amico Miles: il virus che sta sterminando i Fondatori è stato sintetizzato in laboratorio. Odo è stato volutamente contagiato perché potesse diffondere il virus nel Grande Legame.
Genocidio.
Ad opera della Federazione.
O meglio, come puntualizza Bashir, non della Federazione in quanto entità globale, ma della sua branca latente, la Sezione 31. E se la Sezione 31 ha creato il virus, la Sezione 31, in altre parole Sloan, possiede anche la cura.
Sisko viene informato e concede a Bashir carta bianca. Nel particolarissimo rapporto che in due soli episodi si è creato tra Sloan e Bashir, per la prima volta è il dottore ad ordire il piano: facendo credere alla Flotta Stellare di aver trovato la cura, induce Sloan a presentarsi e con l'aiuto di O'Brien lo immobilizza in un campo di forza su un lettino dell'infermeria, preparandosi ad applicargli uno scanner neuro-cellulare di origine romulana (e usato su Bashir stesso da Koval) in modo da arrivare ai suoi pensieri più nascosti. Il Bashir che abbiamo di fronte in questa occasione sembra molto più scaltro, molto più determinato e deciso ad agire con Sloan secondo gli stessi metodi utilizzati con lui dall'agente della Sezione 31, guidato dalla certezza di agire secondo piena giustizia; ma l'imprevisto cui si trova di fronte, cioè il fatto che Sloan è disposto a suicidarsi pur di non rivelare informazioni preziosissime, lo costringe ad un surreale cambio di programma.
E qui ha inizio un "viaggio allucinante": Sloan viene tenuto in sospensione vitale per permettere a Julian e Miles di entrare nel labirinto della sua mente alla ricerca della cura. Gran parte dell'episodio è didicato a questa surreale esplorazione, con soluzioni sceniche e narrative davvero interessanti (la mente di Sloan è strutturata esattamente come Deep Space Nine), e per la prima volta viene messa a nudo questa inquietante figura, che ci rivela aspetti inaspettatamente umani (Bashir e O'Brien vengono invitati alla sua "festa d'addio alla vita"): scopriamo anche il gelido Sloan nella sua vita ha conosciuto l'amore, ha avuto una moglie e un figlio, e che in fondo vorrebbe aiutare i nostri insoliti "viaggiatori", rivelando loro la formula del farmaco. Ma appena tenta di pronunciarla, le lettere si mescolano nella sua gola in modo incomprensibile. La parte oscura di Sloan prende poi il sopravvento e tra alterne vicende conduce Julian e Miles in quello che egli stesso definisce "l'archivio della Sezione 31": un disordinatissimo ufficio che altro non è se non la sua mente. La Sezione 31 non possiede database. Archivia le informazioni direttamente nel cervello dei suoi stessi agenti. Ovviamente, Bashir riesce a recuperare la cura prima che Sloan muoia trascinando con sé nell'oblio anche i suoi strani "ospiti"; Odo viene salvato e grazie a lui alla fine anche il Grande Legame sarà risanato (cfr. "What You Leave Behind").
Ma non è tanto questo che interessa in questa sede, come non è l'assurdo viaggio dei due "pionieri della mente"; interessa il fatto che alla fine dei conti la Federazione aveva tacitamente avvallato uno sterminio in massa, mettendosi alla stregua dei Borg o di altre popolazioni da sempre considerate totalmente "incivili".
E quello che più fa pensare è il fatto che non è la prima volta che una cosa simile rischia di accadere: che dire della decisione di Picard di introdurre un virus nei circuiti di Hugh, allo scopo di distruggere l'intera razza dei Borg (cfr. TNG, "Io, Borg")? Sì, lo sappiamo benissimo, alla fine il Capitano dell'Enterprise-D ha desistito dal suo terribile intento... Ma il solo averlo pensato e progettato non è di per sé una una dimostrazione sufficiente di quanto l'essere umano, in ogni tempo e luogo, possa trasformarsi in un mostro, pensando d'essere investito del diritto divino di giudicare e decidere sulle sorti di una civiltà intera? Il solo averlo pensato e progettato non è sufficiente a condannare un uomo a dover convivere - come Sisko - con la consapevolezza di un tale peso sulla coscienza?

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Vi allego, da buona latinista quale sono, l'eloquente passo dalla Pro Milone di Cicerone dai cui è tratta la citazione che fa da titolo a questo articolo e all'omonimo episodio di DS9. A voi la scelta se continuare o meno la lettura; io vi consiglio di farlo, poiché molte verità furono già dette ancor prima che il nostro primo millennio vedesse la luce.

9. IV. Atqui si tempus est ullum iure hominis necandi, quae multa sunt, certe illud est non modo iustum, verum etiam necessarium, cum vi vis inlata defenditur. Pudicitiam cum eriperet militi tribunus militaris in exercitu C. Mari, propinquus eius imperatoris, interfectus ab eo est, cui vim adferebat. Facere enim probus adulescens periculose quam perpeti turpiter maluit. Atque hunc ille summus vir scelere solutum periculo liberavit.
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10. Insidiatori vero et latroni quae potest inferri iniusta nex? Quid comitatus nostri, quid gladii volunt? quos habere certe non liceret, si uti illis nullo pacto liceret. Est igitur haec, iudices, non scripta, sed nata lex; quam non didicimus, accepimus, legimus, verum ex natura ipsa adripuimus, hausimus, expressimus; ad quam non docti sed facti, non instituti sed imbuti sumus, --ut, si vita nostra in aliquas insidias, si in vim et in tela aut latronum aut inimicorum incidisset, omnis honesta ratio esset expediendae salutis.

11. Silent enim leges inter arma; nec se exspectari iubent, cum ei qui exspectare velit, ante iniusta poena luenda sit, quam iusta repetenda. Etsi persapienter et quodam modo tacite dat ipsa lex potestatem defendendi, quae non hominem occidi, sed esse cum telo hominis occidendi causa vetat; ut, cum causa non telum quaereretur, qui sui defendendi causa telo esset usus non minis occidendi causa habuisse telum iudicaretur. Quapropter hoc maneat in causa, iudices, non enim dubito quin probaturus sim vobis defensionem meam, si id memineritis quod oblivisci non potestis, insidiatorem iure interfici posse.

(Cicero, Pro Milone, 9, IV - 11)

9. IV. Orbene, se esiste un caso (e ne esistono molti) in cui la legge consente di uccidere un uomo, sicuramente è non solo giusto ma addirittura necessario difendersi con la forza dalla forza. Un tribuno militare dell'esercito di Gaio Mario, parente del generale, mentre tentava di disonorare un soldato fu ucciso proprio da colui che voleva violentare: quel giovane virtuoso preferì compiere un'azione pericolosa per lui piuttosto che subire ma simile infamia, e quell' uomo insigne lo mandò assolto dal crimine e lo esentò dal processo.

10. Ma chi tende imboscate e si comporta da bandito può essere ucciso ingiustamente? Che senso hanno le nostre scorte, che senso le nostre spade? E' certo che non sarebbero autorizzate, sei in nessun caso ne fosse permesso l'uso. E questa dunque, giudici, una legge non scritta ma naturale, da noi né imparata né ereditata né letta, ma colta attinta ricavata dalla natura stessa, una legge alla quale non siamo giunti per via d'insegnamento ma grazie alla nascita, non per educazione ma per istinto: cioè che, se la nostra vita è in pericolo per qualche tranello o si trova esposta alla violenza e ai colpi di banditi o di nemici, ogni mezzo atto a garantire la nostra incolumità è lecito.

11. Tacciono, infatti, le leggi in mezzo alle armi e non pretendono che si aspetti il loro intervento, perché chi volesse ottenerlo dovrebbe scontare una pena ingiusta prima di poter esigere giustizia: anche se con grande saggezza, e per così dire in maniera implicita, ad accordarci il diritto di autodifesa è la legge stessa, che non vieta di uccidere un uomo, ma di circolare armati con l'intento di ucciderlo. Così, se s'indaga sulla causa, non sull'arma del delitto, chi se n'è servito per difendersi non è giudicato colpevole di omicidio premeditato. Di conseguenza questo punto, giudici, rimanga ben saldo durante il dibattito, perché non ho dubbi sull'approvazione da parte vostra della mia linea di difesa se terrete a mente un principio che non potete dimenticare: la legge ammette che chi tende insidie possa essere ucciso.



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