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INTER
ARMA ENIM SILENT LEGES
di Anna "Ro`Laren"
Manfredini
Sloan: "We search out and identify potential dangers to the Federation."
Bashir: "And once identified?"
Sloan: "We deal with them."
Bashir: "How?"
Sloan: "Quietly."
("Cerchiamo e identifichiamo i potenziali pericoli per la Federazione."
"E una volta identificati?"
"Ce ne occupiamo."
"In che modo?"
"Senza chiasso."
Luther Sloan e Bashir a proposito della Sezione 31, DS9 "Inquisition")
In molti hanno accusato DS9 di non rispecchiare assolutamente gli ideali
roddenberriani, sia dal punto di vista narrativo che da quello contenutistico.
Uno degli aspetti che sicuramente lascia sconvolti è la scoperta
(ne parlai già nell'articolo dedicato all'episodio "In
the pale Moonlight") di un "lato oscuro" all'interno
della Federazione, che definire semplicemente "Intelligence"
o "Servizi Segreti" è senza dubbio limitativo.
Le prime avvisaglie di una certa tendenza ad agire "ai limiti"
- pur di raggiungere gli interessi della Federazione - si erano già
viste nell'episodio "Paradise Lost" (Quarta Stagione),
quando l'Ammiraglio Leyton ordina alla USS Lakota di impedire ad ogni
costo alla Defiant di raggiungere la Terra, onde poter mantenere la legge
marziale arbitrariamente imposta in seguito a una sorta di "paranoia
da mutaforma" che gli ha alterato le capacità di discernimento.
Con
"In the pale Moonlight" è proprio Sisko ad andare
ben oltre i limiti dell'etica federale (con l'appoggio - sebbene per larga
parte ignaro della portata effettiva degli eventi - della Federazione
stessa); ma è in "Inquisition" (Sesta Stagione),
l'episodio che precede quello appena citato, che veniamo per la prima
volta a contatto con un'oscura e mai sospettata branca della Flotta Stellare,
la Sezione 31, specializzata - come informa uno dei suoi inquietanti agenti,
il Direttore Luther Sloan - "nell'identificazione e nel trattamento
dei potenziali pericoli per la Federazione".
Presentandosi come un ufficiale degli Affari Interni della Flotta Stellare,
Sloan sale a bordo di Deep Space Nine per investigare sulla possibilità
che tra gli ufficiali ci sia una spia del Dominio. I suoi sospetti di
incentrano immediatamente su Bashir, dando inizio a una paradossale quanto
drammatica "tragedia degli equivoci", in cui il povero dottore
si ritrova ingiustamente e brutalmente accusato e viene messo di fronte
a fuorvianti "prove" che, opportunamente gestite dal glaciale
Direttore, si fanno schiaccianti: dal tentativo di sottrarre un gruppo
di Jem'Hadar alla dipendenza da ketracel bianco (cfr. "Hyppocratic
Oath", Quarta Stagione), alla prigionia sotto il Dominio (cfr.
"In Purgatory's Shadow" e "By Inferno's Light",
Quinta Stagione), fino alla risequenziazione del suo patrimonio genetico.
Il
fatto che alla fine ogni situazione, ogni dialogo, ogni fatto avvenuto
durante le indagini di Sloan (che portano prima Bashir in cella, quindi
addirittura su una nave jem'hadar di fronte a un Weyoun che cerca di fargli
recuperare la memoria di "agente del Dominio infiltrato sulla Stazione"
e che minano paurosamente la fiducia dei compagni e di Sisko) risultino
essere una riproduzione olografica programmata da Sloan allo scopo di
determinare se Bashir sia veramente una spia del Dominio, ci fa sì
tirare un sospiro di sollievo, ma ci mette anche di fronte a un corpus
di "metodi investigativi" federali di cui non sospettavamo affatto
l'esistenza.
Il
volto duro e segnato, lo sguardo gelido, il tono tagliente, l'abbigliamento
stesso di Sloan (una tutina in pelle nera, attillatissima e senza alcun
particolare che ricordi neppure da lontano le uniformi standard della
Flotta) ci fanno pensare a un'organizziazione che lavora ai margini, in
segreto, al di fuori delle norme e dell'etica imposte fino a questo momento
all'interno della Federazione; il fatto che Sloan - con lapidaria tranquillità
- rapisca Bashir e lo sottoponga a un trattamento davvero poco ortodosso
ci fa immediatamente collegare la Sezione 31 alla Tal Shiar, all'Ordine
Ossidiano. E cominciamo a chiederci allora - come farà Odo in uno
degli ultimi dialoghi della puntata - se anche la Federazione, come Romulus,
come Cardassia, è dotata di frange autorizzate ad operare nell'ombra,
ai limiti estremi della "legalità" e dell'etica politica
e militare.
L'episodio
che citavo poco sopra, "In the pale Moonlight", è
strettamente legato a questa inquietante scoperta; la giustificazione
che alla fine di tale episodio Sisko dà alle azioni criminali commesse,
vale a dire il fatto che l'interesse della Federazione - in un periodo
di pericolosissima crisi come quello della guerra contro il Dominio -
va posto sopra ogni altro e perseguito con ogni mezzo possibile, è
già ampiamente dichiarata in "Inquisition" e ancor
di più lo sarà in un bellissimo quanto angosciante episodio
successivo, "Inter Arma Enim Silent Leges".
Una
considerazione è d'obbligo: è vero che non ci eravamo mai
trovati di fronte a una realtà federale tanto oscura, ma è
anche vero che mai prima d'ora la Federazione si era trovata in una simile
situazione politica e militare; perciò, seppure eticamente discutibili,
linea d'azione e metodi di Sloan e della Sezione 31 (e di Sisko, alcuni
episodi prima) sono quanto meno plausibili e assolutamente realistici.
Alla fine di "Inquisition", comunque, l'innocenza di
Bashir è provata, e non solo: la sua integrità morale -
afferma il Direttore Sloan - ne farebbe addirittura un potenziale membro
della Sezione 31, che è costantemente alla ricerca di uomini che
come lui credono nei principi della Federazione e che per tali principi
sono disposti a giocarsi la vita. È
davvero mirabile lo scambio di battute tra i due, alla conclusione dell'episodio,
come è allarmante il commento finale di Sisko a tutta la faccenda:
non ci sono dati sul Direttore Luther Sloan all'interno dei database federali
e la Flotta non conferma né nega l'esistenza della Sezione 31,
che a detta di Sloan fu fondata insieme alla Federazione stessa; non è
compito di Sisko o di altri ufficiali cercare di saperne di più,
saranno gli agenti della Sezione 31 a presentarsi nuovamente quando sarà
il momento. E Bashir la prossima volta dovrà accettare l'incarico,
anche se ai suoi occhi sembrerà che per la salvezza della Federazione
sarà necessario tradire tutti i principi sui quali la Federazione
stessa si fonda.
"Let's make a deal, doctor: I'll spare you the ends-justify-the-means
speech, and you spare me the we-must-do-what's-right speech."
("Facciamo un patto, dottore: io le risparmierò i discorsi
sul fine-giustifica-i-mezzi e lei mi risparmierà quelli su noi-dobbiamo-fare-solo-ciò-che-è-giusto."
Luther Sloan, DS9 "Inter Arma Enim Silent Leges")
E
puntualmente questo momento arriva.
È sicuramente uno degli episodi migliori della serie, a partire
dal titolo che scandisce la raffinata citazione ciceroniana: "In
tempo di guerra, anche le leggi tacciono". È un episodio estremamente
complesso, difficile anche dopo diverse visioni, ma che di fondo enuncia
una realtà inequivocabile: nell'interesse della salvezza del Quadrante,
la Federazione è ormai disposta a giocare con le stesse armi, subdole
e immorali, che fino ad ora abbiamo ritenuto esclusive e caratteristiche
di popoli non troppo "lungimiranti", come i Romulani e i Cardassiani.
Proprio come recita il titolo, è questo il fulcro dell'episodio
e del dramma che poco a poco si snoda. Un dramma cominciato in "Inquisition"
e proseguito in "In the pale Moonlight". Il dramma che
vede minati alla base quei principi, quegli ideali ai quali la Federazione
deve la sua stessa esistenza. Perché, paradossalmente nell'universo
trek che finora avevamo conosciuto, è l'unico modo per ottenerne
la salvezza finale, è l'unico modo per agire proprio nell'interesse
e per la sopravvivenza di tutti quei principi che si stanno tradendo.
DS9
è una serie profondamente permeata di realismo, in DS9 assistiamo
a situazioni totalmente "atipiche", come lo stato di guerra
che perdura lungo tante stagioni; situazioni che non avevamo mai incontrato
e che non incontreremo in futuro. Quando la situazione è disperata,
gli ideali, l'etica, la legge a volte sono costretti al silenzio. È
la realtà, l'umanità, nel bene e nel male, come mai Star
Trek prima ce l'aveva disegnata.
Anche questa volta, il piano di Sloan prende forma e si attua. Un piano
complicatissimo e perfetto, che ha pieno successo in ogni sua parte principalmente
grazie al fatto che anche questa volta Sloan riesce a manipolare Bashir
sfruttando i meccanismi mentali - che dimostra di conoscere alla perfezione
- e il senso etico con cui il dottore tende a rapportarsi ad ogni situazione.
La
conferenza che si terrà su Romulus, e a cui Bashir dovrà
partecipare con un intervento a proposito del virus di "The Quickening",
costituisce un'opportunità unica per la Federazione di "osservare"
le mosse dei nuovi alleati sul proprio territorio; poco prima della partenza,
Sloan - come era accaduto in "Inquisition" - si materializza
come per incanto nell'alloggio di Bashir, annunciandogli che sta per intraprendere
il suo primo incarico come agente operativo della Sezione 31. Nonostante
le proteste del dottore, Sisko gli impone di stare al gioco, onde cercare
di scoprire quali sono le reali intenzioni della Sezione. Sulla Bellerophon,
la nave che lo porta a Romulus, l'Ammiraglio Ross ribadisce al dottore
l'importanza della sua missione come "membro apparente" della
Sezione 31, maggiormente ora che si sospetta che anche qualche membro
del Governo Romulano ne faccia parte (da qui deriverebbe l'interesse di
Sloan). E Bashir è come accecato, incapace di trovare il bandolo
in una matassa che ad ogni istante sembra sul punto di sfuggirgli di mano.
L'impressione che abbiamo, sin dall'inizio, è che dietro le parole
di Sloan, dell'Ammiraglio Ross e persino di Sisko molto sia dissimulato;
la sensazione è che non solo Sloan, ma anche la Federazione sappiano
molto di più di quanto non vogliano far credere a Bashir; e sembra
incredibile come il dottore non colga immediatamente questo stato di cose.
L'evolversi
della vicenda, nella perfezione assoluta di ogni particolare, di ogni
passaggio, di ogni battuta, perfino di ogni espressione è sconvolgente.
Molto sinteticamente, il compito che Sloan affida a Bashir è quello
di scoprire - ovviamente in totale segreto - se il Presidente della Tal
Shiar romulana, Koval (la cui ostilità verso l'alleanza Romulus-Federazione
è ben nota), sia affetto dalla mortale sindrome di Tuvan e di trovare
il modo di accelerarne il decorso, concorrendo così a un insospettabile
omicidio. Nella distorta logica di Sloan e della Sezione 31, questa è
ordinaria amministrazione, in quanto il progetto è volto all'interesse
della Federazione in un futuro che va molto oltre l'eventuale conclusione
della guerra contro il Dominio. Una
volta ricacciati i Fondatori nel Quadrante Gamma infatti, con Cardassia
già assorbita dal Dominio e l'Impero Klingon occupato a rimettere
insieme i propri cocci, l'Impero Romulano resterà la maggiore potenza
insieme alla Federazione, e se ora è alleato si tratta solo di
una condizione temporanea. "La Federazione a volte ha bisogno - sono
parole di Sloan - di qualcosa come la Sezione 31, capace di osservare
il quadro generale delle cose". Quando si verificheranno tali condizioni,
afferma Sloan, sarà meglio avere un personaggio più malleabile
a capo della più potente organizzazione romulana.
Ovviamente
il dottore, sconvolto, si precipita a raccontare ogni cosa all'Ammiraglio
Ross, che promette l'arresto immediato di Sloan; ma per una strana coincidenza,
l'Ammiraglio è vittima di un aneurisma proprio poche ore dopo e
resterà bloccato in infermeria per alcuni giorni. Rimasto solo
sulla Bellerophon, con l'ordine di non contattare in nessun caso DS9 e
ormai incapace di fidarsi di chiunque a bordo della nave, Bashir si rivolge
all'unica persona che appare animata da sincere buone intenzioni nel processo
di riavvicinamento tra le due potenze: la senatrice romulana Kimara Cretak,
amica personale dell'Ammiraglio Ross e già più volte chiamata
a collaborare con gli ufficiali di Deep Space Nine.
Il
rischio è enorme, ma occorre fermare l'omicidio di Koval, anche
Cretak è d'accordo e acconsente ad accedere ad alcuni files classificati
del database romulano; Bashir tenta di convincere Sloan che non è
più tanto sicuro della malattia di Koval, Sloan lo costringe ad
un ulteriore incontro con la potenziale vittima e a quel punto il Romulano
si insospettisce. Bashir viene imprigionato, torturato, sottoposto a un
processo che si disegna a tratti surreale, Cretak è accusata di
alto tradimento e Sloan, dopo un'assurda "testimonianza", viene
incenerito in aula da una guardia romulana. Quale verità viene
messa agli atti dal Senato Romulano, complice la testimonianza di Koval
che dichiara di aver sottoposto a un interrogatorio più che efficace
Luther Sloan? Che la Sezione 31 non è mai esistita, che Sloan fa
parte dell'Intelligence della Flotta Stellare e che ha approfittato della
propria posizione per architettare il delitto e compiere una vendetta
personale.
È
a questo punto che agli occhi di Bashir i tasselli cominciano a combaciare,
formando un quadro del tutto nuovo e totalmente inaspettato. Un quadro
allucinante.
Quello che anche noi sospettavamo fin dall'inizio diviene certezza quando
il dottore muove il primo passo dentro l'ufficio di Ross, alla fine dell'episodio.
"Dov'è Sloan?" domanda, gelido.
"È morto," risponde Ross.
"Ammiraglio... Dov'è Sloan?"
"Bene," continua l'Ammiraglio togliendosi il comunicatore. "Se
dobbiamo parlarne, niente deve essere registrato."
Tutto prende forma, in un dialogo che ci tiene con il fiato sospeso fino
all'ultima parola. Ross ha insinuato in Bashir l'idea che Sloan avesse
un complice su Romulus. Ross ha insistito perché il Senato Romulano
non venisse a conoscenza del piano omicida. Ross ha ordinato a Bashir
di evitare ogni contatto con DS9. E infine, Ross ha avuto "un malore"
proprio poco prima di arrestare Sloan. Ross e Sloan erano d'accordo sin
dall'inizio. E Koval è un agente dell'Intelligence federale, nonché
un membro operativo della Sezione 31. E
Cretak? Ha sacrificato la sua carriera, forse addirittura la sua vita
per qualcosa in cui veramente credeva... Perché tutto questo, ci
chiediamo? Non sono chiari fino in fondo gli scopi di una manovra di tale
portata... Sicuramente, in primis quello di evitare proprio che Cretak,
che Ross definisce eccessivamente "patriota", potesse avere
una chance di salire al potere alla fine della guerra, rischiando di divenire
un punto di riferimento per i Romulani "indipendentisti" e di
mettere a repentaglio l'alleanza e l'equilibrio dell'intero Quadrante.
Il sacrificio di un'amica vale bene migliaia di vite di soldati della
Federazione, sostiene Ross; ed è proprio dalle sue labbra che esce
la citazione ciceroniana che dà il titolo all'episodio, caricandolo
di un significato ancora più profondo e controverso. È la
disperazione che esce dalla bocca di Ross insieme alle sue parole, è
la disperazione che ha guidato lui e la Flotta (come Sisko in "In
the pale Moonlight") attraverso un percorso tanto discutibile
da un punto di vista ideologico e morale. Il problema è proprio
questo: possono certi ideali sopravvivere in un universo dominato dal
caos e dalla guerra? E se sopravvivono, possono sopravvivere totalmente
inalterati?
"I misread you. I thought you were just a misguided idealist.
But you're a dangerous man. People like you would destroy the Federation
if given a chance."
("L'ho fraintesa. Pensavo lei fosse semplicemente un fuorviante
idealista. Invece lei è un uomo pericoloso. Gente come lei potrebbe
distruggere la Federazione se ne avesse l'occasione."
Sloan a Bashir, DS9 "Extreme Measures")
Ed
eccoci al capitolo finale nell'angosciante analisi del "lato oscuro"
della Federazione. "Extreme Measures", terz'ultimo episodio
dell'intera saga.
Odo è stato colpito dal terribile virus che sta uccidendo i mutaforma,
gli restano poche settimane di vita. Tutti sono certi che la malattia
fu contratta quando Odo si unì alla femmina mutaforma, alcuni anni
prima. Ma il decorso per lui appare molto più rapido e devastante.
Bashir, nel tentativo di trovare una cura, scopre che i files medici riguardanti
il Conestabile ed archiviati nei database della Flotta ormai da anni risultano
inspiegabilmente classificati ed è impossibile accedervi. Dopo
decine di esami sui reperti medici che egli stesso ha raccolto negli anni,
decide di analizzare anche i files precedenti l'unione di Odo con la femmina
mutaforma e una verità agghiacciante gli si apre davanti: Odo era
già infetto. Molto prima di venire a contatto con i Fondatori.
Il terribile sospetto viene comunicato soltanto all'amico Miles: il virus
che sta sterminando i Fondatori è stato sintetizzato in laboratorio.
Odo è stato volutamente contagiato perché potesse diffondere
il virus nel Grande Legame.
Genocidio.
Ad opera della Federazione.
O meglio, come puntualizza Bashir, non della Federazione in quanto entità
globale, ma della sua branca latente, la Sezione 31. E se la Sezione 31
ha creato il virus, la Sezione 31, in altre parole Sloan, possiede anche
la cura.
Sisko viene informato e concede a Bashir carta bianca. Nel particolarissimo
rapporto che in due soli episodi si è creato tra Sloan e Bashir,
per la prima volta è il dottore ad ordire il piano: facendo credere
alla Flotta Stellare di aver trovato la cura, induce Sloan a presentarsi
e con l'aiuto di O'Brien lo immobilizza in un campo di forza su un lettino
dell'infermeria, preparandosi ad applicargli uno scanner neuro-cellulare
di origine romulana (e usato su Bashir stesso da Koval) in modo da arrivare
ai suoi pensieri più nascosti. Il Bashir che abbiamo di fronte
in questa occasione sembra molto più scaltro, molto più
determinato e deciso ad agire con Sloan secondo gli stessi metodi utilizzati
con lui dall'agente della Sezione 31, guidato dalla certezza di agire
secondo piena giustizia; ma l'imprevisto cui si trova di fronte, cioè
il fatto che Sloan è disposto a suicidarsi pur di non rivelare
informazioni preziosissime, lo costringe ad un surreale cambio di programma.
E
qui ha inizio un "viaggio allucinante": Sloan viene tenuto in
sospensione vitale per permettere a Julian e Miles di entrare nel labirinto
della sua mente alla ricerca della cura. Gran parte dell'episodio è
didicato a questa surreale esplorazione, con soluzioni sceniche e narrative
davvero interessanti (la mente di Sloan è strutturata esattamente
come Deep Space Nine), e per la prima volta viene messa a nudo questa
inquietante figura, che ci rivela aspetti inaspettatamente umani (Bashir
e O'Brien vengono invitati alla sua "festa d'addio alla vita"):
scopriamo anche il gelido Sloan nella sua vita ha conosciuto l'amore,
ha avuto una moglie e un figlio, e che in fondo vorrebbe aiutare i nostri
insoliti "viaggiatori", rivelando loro la formula del farmaco.
Ma appena tenta di pronunciarla, le lettere si mescolano nella sua gola
in modo incomprensibile. La parte oscura di Sloan prende poi il sopravvento
e tra alterne vicende conduce Julian e Miles in quello che egli stesso
definisce "l'archivio della Sezione 31": un disordinatissimo
ufficio che altro non è se non la sua mente. La Sezione 31 non
possiede database. Archivia le informazioni direttamente nel cervello
dei suoi stessi agenti. Ovviamente, Bashir riesce a recuperare la cura
prima che Sloan muoia trascinando con sé nell'oblio anche i suoi
strani "ospiti"; Odo viene salvato e grazie a lui alla fine
anche il Grande Legame sarà risanato (cfr. "What You Leave
Behind").
M a
non è tanto questo che interessa in questa sede, come non è
l'assurdo viaggio dei due "pionieri della mente"; interessa
il fatto che alla fine dei conti la Federazione aveva tacitamente avvallato
uno sterminio in massa, mettendosi alla stregua dei Borg o di altre popolazioni
da sempre considerate totalmente "incivili".
E quello che più fa pensare è il fatto che non è
la prima volta che una cosa simile rischia di accadere: che dire della
decisione di Picard di introdurre un virus nei circuiti di Hugh, allo
scopo di distruggere l'intera razza dei Borg (cfr. TNG, "Io, Borg")?
Sì, lo sappiamo benissimo, alla fine il Capitano dell'Enterprise-D
ha desistito dal suo terribile intento... Ma il solo averlo pensato e
progettato non è di per sé una una dimostrazione sufficiente
di quanto l'essere umano, in ogni tempo e luogo, possa trasformarsi in
un mostro, pensando d'essere investito del diritto divino di giudicare
e decidere sulle sorti di una civiltà intera? Il solo averlo pensato
e progettato non è sufficiente a condannare un uomo a dover convivere
- come Sisko - con la consapevolezza di un tale peso sulla coscienza?
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Vi allego, da buona latinista quale sono, l'eloquente passo dalla Pro
Milone di Cicerone dai cui è tratta la citazione che fa da
titolo a questo articolo e all'omonimo episodio di DS9. A voi la scelta
se continuare o meno la lettura; io vi consiglio di farlo, poiché
molte verità furono già dette ancor prima che il nostro
primo millennio vedesse la luce.
9. IV. Atqui si tempus est ullum iure hominis necandi,
quae multa sunt, certe illud est non modo iustum, verum etiam necessarium,
cum vi vis inlata defenditur. Pudicitiam cum eriperet militi tribunus
militaris in exercitu C. Mari, propinquus eius imperatoris, interfectus
ab eo est, cui vim adferebat. Facere enim probus adulescens periculose
quam perpeti turpiter maluit. Atque hunc ille summus vir scelere solutum
periculo liberavit.
.
10. Insidiatori vero et latroni quae potest inferri iniusta nex? Quid
comitatus nostri, quid gladii volunt? quos habere certe non liceret, si
uti illis nullo pacto liceret. Est igitur haec, iudices, non scripta,
sed nata lex; quam non didicimus, accepimus, legimus, verum ex natura
ipsa adripuimus, hausimus, expressimus; ad quam non docti sed facti, non
instituti sed imbuti sumus, --ut, si vita nostra in aliquas insidias,
si in vim et in tela aut latronum aut inimicorum incidisset, omnis honesta
ratio esset expediendae salutis.
11. Silent enim leges inter arma; nec se exspectari iubent, cum
ei qui exspectare velit, ante iniusta poena luenda sit, quam iusta repetenda.
Etsi persapienter et quodam modo tacite dat ipsa lex potestatem defendendi,
quae non hominem occidi, sed esse cum telo hominis occidendi causa vetat;
ut, cum causa non telum quaereretur, qui sui defendendi causa telo esset
usus non minis occidendi causa habuisse telum iudicaretur. Quapropter
hoc maneat in causa, iudices, non enim dubito quin probaturus sim vobis
defensionem meam, si id memineritis quod oblivisci non potestis, insidiatorem
iure interfici posse.
(Cicero, Pro Milone, 9, IV - 11)
9. IV. Orbene, se esiste un caso (e ne esistono molti) in cui la legge
consente di uccidere un uomo, sicuramente è non solo giusto ma
addirittura necessario difendersi con la forza dalla forza. Un tribuno
militare dell'esercito di Gaio Mario, parente del generale, mentre tentava
di disonorare un soldato fu ucciso proprio da colui che voleva violentare:
quel giovane virtuoso preferì compiere un'azione pericolosa per
lui piuttosto che subire ma simile infamia, e quell' uomo insigne lo mandò
assolto dal crimine e lo esentò dal processo.
10. Ma chi tende imboscate e si comporta da bandito può essere
ucciso ingiustamente? Che senso hanno le nostre scorte, che senso le nostre
spade? E' certo che non sarebbero autorizzate, sei in nessun caso ne fosse
permesso l'uso. E questa dunque, giudici, una legge non scritta ma naturale,
da noi né imparata né ereditata né letta, ma colta
attinta ricavata dalla natura stessa, una legge alla quale non siamo giunti
per via d'insegnamento ma grazie alla nascita, non per educazione ma per
istinto: cioè che, se la nostra vita è in pericolo per qualche
tranello o si trova esposta alla violenza e ai colpi di banditi o di nemici,
ogni mezzo atto a garantire la nostra incolumità è lecito.
11. Tacciono, infatti, le leggi in mezzo alle armi e non pretendono
che si aspetti il loro intervento, perché chi volesse ottenerlo
dovrebbe scontare una pena ingiusta prima di poter esigere giustizia:
anche se con grande saggezza, e per così dire in maniera implicita,
ad accordarci il diritto di autodifesa è la legge stessa, che non
vieta di uccidere un uomo, ma di circolare armati con l'intento di ucciderlo.
Così, se s'indaga sulla causa, non sull'arma del delitto, chi se
n'è servito per difendersi non è giudicato colpevole di
omicidio premeditato. Di conseguenza questo punto, giudici, rimanga ben
saldo durante il dibattito, perché non ho dubbi sull'approvazione
da parte vostra della mia linea di difesa se terrete a mente un principio
che non potete dimenticare: la legge ammette che chi tende insidie possa
essere ucciso.
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