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DIRITTO
DI MORTE
di Riccardo "Summer"
Palazzani
E' risaputo che il sottoscritto non sia un
grande estimatore della serie Voyager e se non ne eravate a conoscenza
adesso siete stati aggiornati. I motivi che mi fanno storcere il naso
di fronte a quella che sempre per il sottoscritto è la meno riuscita delle
serie trek (in attesa di poter visionare almeno un episodio della nuova
serie denominata Enterprise, per cui per Voyager c'è speranza di abbandonare
l'ultima posizione!) sono episodi come quello che mi accingo a commentare:
"Diritto di morte". L'esempio lampante che gli sceneggiatori che hanno
seguito Voy lavoravano infischiandosene alla grande delle basi elementari
di quello che era sempre stato lo schema classico dell'episodio trek e
soprattutto della filosofia di base che Roddenberry aveva scelto come
impronta della intera saga e che purtroppo, a partire dalla sua morte
è man mano venuta meno. Comprendo il desiderio di tutti coloro che hanno
scritto sceneggiature per la saga di apportare delle novità, di dare la
loro impronta e qualcuno purtroppo ci è riuscito, ma a mio parere, avrebbero
dovuto farlo rimanendo all'interno dei limiti base che Gene aveva inciso
come un novello Romolo sui colli di Roma. In
"Diritto di Morte" non solo sono stati superati i limiti, ma un'intera
filosofia, seppur una filosofia se vogliamo di serie B, televisiva, senza
basi reali, ma a cui noi fan della saga siamo molto legati, viene completamente
stravolta, calpestata ,oserei dire insultata. In questo episodio facciamo
la conoscenza di Quinn, un altro appartenente al Q-Continuum, che da parecchio
stava intrappolato all'interno del nucleo di una cometa. Era stato lì
confinato dai suoi stessi simili per colpe passate e per puro caso viene
liberato dall'equipaggio della Voyager durante un esperimento scientifico.
Appena a bordo la prima cosa che tenta di fare è uccidersi, ma pare essere
fuori esercizio con i suoi poteri e finisce col combinare solo pasticci
a bordo del vascello, fino a che non compare Q, il vero ed unico che abbiamo
imparato a conoscere ed amare in TNG. Il suo compito è recuperare il Q
fuggiasco e rimetterlo sotto chiave. Ma Quinn furbamente chiede asilo
alla Janeway e rivela pubblicamente il suo desiderio di porre fine alla
sua vita che come sappiamo non ha un termine. I Q sono immortali oltre
che onnipotenti. Perché vuole morire? Semplicemente perché dopo eoni passati
a vivere esperienze di ogni tipo ora si sente vuoto e non prova più alcuno
stimolo. E vorrebbe per tale motivo morire. Cosa che non potrebbe mai
avvenire naturalmente. Q è inviato dal Q- Continuum
per recuperare Quinn e distoglierlo dal suo proponimento e i due iniziano
un furioso inseguimento in cui a farne le spese è l'equipaggio della Voyager.
La Janeway propone allora ai due di fare da giudice per dirimere la questione
e i Q accettano (e qui non si comprende perché due entità onnipotenti
diano tanto peso alla parola della Janeway…). L'episodio si trasforma
in uno di quelli stile "corte marziale" della TOS e che non sono mai mancati
anche in TNG e DS9. Manca solo Perry Mason. Da una parte Q che cerca di
dimostrare l'insensatezza delle richieste di Quinn e del pericolo che
la sua scelta rappresenterebbe per l'equilibrio del Q-Continuum e dall'altra
Quinn che tenta di spiegare il vuoto della sua esistenza e di come il
Q-Continuum sia ormai privo di qualunque attrattiva. L'unica parte pregevole
dell'episodio è il momento in cui Q porta a testimoniare a suo favore
tre personaggi, uno dei quali è una nostra lontana e gradita conoscenza:
William Riker. Ed è un vero piacere rivederlo. Un cameo indimenticabile
ed un momento ironico. Q
dimostra come questi tre personaggi debbano in qualche modo la loro vita
o l'accadimento di particolari momenti della storia terrestre all'intervento
di Quinn che in passato aveva visitato più volte la Terra. Quindi Quinn
non può andarsene o questo potrebbe modificare il corso della storia.
Quinn, dal canto suo illustra al capitano quanto fosse triste e deprimente
la sua condizione di prigionia all'interno del nucleo della cometa, ma
soprattutto invita la corte a visitare il Q-Continuum. E qui, gli sceneggiatori
ci mandano in una specie di stamberga nel deserto americano. Che fantasia…
E figurati se il Q-Continuum non poteva venire rappresentato come il deserto
del Colorado, che casualmente sta negli States… (O più facilmente di una
località nei dintorni degli Studios in California). Un omaggio a Sergio
Leone? Mancava solo comparisse Clint Eastwood. Naturalmente sto scherzando.
Comunque la sensazione che ci vogliono trasmettere è che il Q-Continuum
sia un luogo triste, abbandonato, abitato da persone che paiono uscite
da un ospedale psichiatrico, apatiche e senza stimoli. Et voilà, in un
colpo solo distrutto il mito del Q-Continuum. E chi se ne importa se Q,
quale personaggio conosciuto in TNG, tutto ci è sembrato tranne che apatico
e triste. Quinn è stato imprigionato proprio perché era giunto alla conclusione,
sua personale, che l'unica via di sbocco a tale apatia fosse la morte,
quindi necessariamente il suicidio. Conclusione
che Quinn afferma essere molto temuta all'interno del Q-Continuum, in
quanto condivisa anche da altri membri. Che tristezza. E' stato il mio
primo pensiero di fronte a tanta incapacità degli sceneggiatori. Che tristezza
per il calcio in pieno volto all'ottimismo di fondo che da sempre ha contraddistinto
Star Trek rispetto alle altre serie di fantascienza. Ma il peggio deve
ancora venire. Q, e non chiedetemi perché, tenta anche di corrompere il
capitano Janeway offrendole il ritorno a casa immediato. E qui proprio
non si comprende il motivo per cui Q tenga in considerazione il parere
di un essere insignificante e addirittura cerchi di corromperlo, tenuto
conto, che a differenza di quanto è sempre avvenuto in TNG, Q almeno proponeva
una sfida a Picard e soci. E naturalmente Janeway rifiuta. Altrimenti
la serie si sarebbe conclusa… Occasione
persa aggiungo io. Nonostante il Q-Continuum si cali le braghe e decida
di liberare Quinn dalla sua prigionia egli insiste con il suo desiderio
di decidere della sua esistenza e naturalmente il capitano Janeway, in
nome dei buoni principi della Federazione che sanciscono il diritto di
ogni individuo di decidere della propria esistenza, accetta di concedere
asilo a Quinn sulla Voyager. Perderà i suoi poteri e diverrà un essere
umano mortale come tutti gli altri dell'equipaggio. A questo punto potremmo
comunque pensare che la vita e il desiderio di vivere abbiano trionfato
sul senso di morte che ha avvolto l'episodio fin dall'inizio. Ora Quinn
potrebbe sperimentare una nuova esistenza e il suo desiderio di morte
può essere procrastinato. Morirà prima o poi, a differenza di prima, ma
ora ha una nuova serie di sfide davanti a sé. E se l'episodio si
concludesse in questo modo, almeno in parte lo spirito trek sarebbe stato
riacciuffato per i capelli. Invece no. Quinn si suicida ugualmente, aiutato
proprio da Q! Il trionfo della morte sulla vita! Il trionfo di coloro
che non hanno
le palle per vivere su chi si smazza, e scusatemi il termine, ogni giorno
per sopravvivere anche in condizioni di vita squallide! Una badilata di
taglio sul muso di coloro che lottano magari contro malattie mutilanti.
Un insulto alla vita. E per giunta, ciliegina sulla torta, l'episodio
si conclude con Q che prova quasi ammirazione per Quinn per la determinazione
che lo ha spinto ad opporsi al Q-Continuum. Addirittura un elogio al suicidio
perché simbolo della sua lotta contro l'ordine preordinato. Manco che
Quinn fosse il No-Global del Continuum! Elogio al suicidio di un essere
che aveva di fronte a sé ancora parecchie sfide, non un essere
in fin di vita dal destino segnato a breve. Quinn è morto. Meglio, non
valeva nulla e l'universo non ne sentirà la mancanza. Su questo non c'è
dubbio. C'è una cultura crescente, in cui non mi ritrovo, che crede che
ognuno di noi sia libero di fare della propria vita ciò che gli pare,
anche di porvi termine. Io invece credo che la vita sia dono e non necessariamente
di un Dio o di chi
sa che altro e che siccome, ne più, ne meno ce ne dovremo andare, sia
nostro impegno lottare fino all'ultimo per onorare questo dono. Qualcuno
potrebbe obiettarmi che bisognerebbe trovarsi in determinate situazioni,
soprattutto a livello psichico, per comprendere come alcuni individui
arrivino a desiderare solamente la morte e io gli rispondo di scrivermi
in privato, che racconterò io loro cosa sto passando privatamente e come,
nonostante tutte le difficoltà di questo mondo, un episodio come questo
non è ammissibile all'interno del panorama di Star Trek, che per il sottoscritto
è sempre stato un luogo immaginario carico di ottimismo per il futuro
che ci attende e per quello che attende i nostri nipoti e pronipoti. Per
morire c'è sempre tempo e non vi è ritorno. Per vivere ci vuole anche
coraggio.
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