GENERAZIONI: IL VERO ULTIMO FILM DELLA TOS
di Riccardo "Summer" Palazzani


E' una serata di luglio e fuori dalla finestra piove a dirotto. Provvidenziali acquazzoni stanno rinfrescando l'aria. Non durerà. Presto l'afa ed il caldo torneranno a farla da padroni. Ma questo è il bello dell'estate. Costretto a rimanere a casa, scorro i canali della TV con la solita annoiata frenesia, quando, pofferbacco, cosa mi trovo in seconda serata? Nientepopodimeno che uno dei più riusciti film della saga di Star Trek, ovvero Generazioni, che, a pari merito con The Motion Picture, divide la prima posizione della mia personale hit parade dei film trek. Nonostante lo conosca praticamente a memoria non posso esimermi dal rivedermelo per l'ennesima volta. E' più forte di me. E osservando le immagini scorrere rapidamente, ancora più mi convinco della bellezza di questo film, nato per fare da legame fra il cast della Serie Classica, ormai in pensione, e la Nuova Generazione, ovvero Picard e soci, ma che ormai ho deciso che meriti di essere considerato come l'ultimo, il settimo, film a conclusione del ciclo nato con la TOS, anziché essere considerato come il primo del ciclo, tuttora in evoluzione, con protagonisti gli attori di TNG. Questo perché Generazioni è l'ultimo film, che per ritmo e contenuti, io sento come veramente Trek, molto più affine a TMP che ad Insurrection o First Contact (e tanto meno all'atteso Nemesis, il cui trailer mi ha veramente deluso. Prepariamoci ad un altro film con Picard in canotta). L'incrocio fra le due generazioni, fra i due equipaggi è, a mio parere, splendido, con un prologo mozzafiato, che ci lascia nel panico più totale di fronte alla morte apparente del capitano Kirk, eroe indiscusso della saga da oltre più di trent'anni. Ma il meglio assoluto arriva solo alla fine del film, quando avviene ciò che ogni fan, fino ad allora, non avrebbe mai ritenuto possibile, quando per la seconda volta le due generazioni si incrociano con i propri migliori rappresentanti. Ogniqualvolta vedo Picard spuntare dalla boscaglia e scorgere Kirk intento a tagliare la legna mi unisco alla sua esclamazione di assoluta sorpresa di fronte alla visione di un mito galattico che ovunque si sarebbe aspettato di incontrare all'infuori del Nexus. E il difficile tentativo di Picard di convincere un Kirk, stanco della vita nella Flotta e sul viale di un inevitabile tramonto fisico, a tornare in azione e rinunciare alle solleticanti opportunità fornite dal Nexus, luogo senza tempo ne realtà definiti, ove ognuno di noi potrebbe ripercorrere all'infinito le proprie vite, modificandole e plasmandole a proprio piacimento fino alla noia più assoluta, si dipana lentamente, con un Kirk disattento e altrettanto sorpreso di trovarsi in un luogo lontano nel suo passato, nonostante in pratica egli si trovasse ad appartenere al Nexus da ben settantotto anni prima di Picard. Il duello è interessante e i due capitani giocano abilmente, con Picard deciso a non mollare una preda così importante e sicuramente di grande aiuto per sconfiggere il dottor Soran e Kirk che al contrario tenta di non badare troppo alle parole dello straniero ed è concentrato nella preparazione di una colazione per la sua Antonia, ultima delle sue conquiste di un recente passato. Sulle prime Kirk rifiuta il suo appoggio e di fronte ad un Picard che gli ricorda i suoi doveri di ufficiale della Flotta Stellare, sbotta inaspettatamente, affermando di avere un credito con la galassia intera e di essere intenzionato a riscuoterlo. La reazione di Kirk ci lascia a bocca aperta, delusi da colui che riteniamo un eroe senza macchia e che ora invece pare defilarsi di fronte all'ennesima prova che lo attende. Ma per nostra fortuna Picard non è, a sua volta, un uomo qualunque e ci vuole ben altro per fermarlo. Le scene successive a cavallo sono fra le più commoventi, con Kirk che si rende finalmente conto che il Nexus è solamente una simulazione nella quale egli non potrebbe mai trovare una vera pace, in quanto la sua pace non prevede l'assenza di quelle emozioni e sensazioni forti che lo hanno invariabilmente accompagnato per tutta la vita. Il fossato è provvidenziale. Kirk lo salta col suo destriero, ma nel suo sangue non scorre adrenalina. Il balzo non da nessuna sensazione di paura. Per qualcuno, come Soran, quella del Nexus è una realtà invidiabile, ma non per Kirk, alla continua ricerca di nuove sfide con cui confrontarsi. Solo in quel momento sono chiare per lui le parole del capitano Picard e seppur a malincuore accetta di lasciare il Nexus per imbarcarsi nell'ennesima sfida, purtroppo ultima e fatale, ma non prima di avere intimato a Picard di non lasciare assolutamente il suo posto in plancia, unico luogo all'interno della Flotta Stellare, dove, secondo Kirk, è realmente possibile fare la differenza. Ora finalmente i due capitani collaborano e sono insieme in azione. L'incontro-scontro con Soran ci mostra un Picard meno abile del suo collega nel corpo a corpo, infatti per la seconda volta finisce nella polvere, mentre il sessantenne Kirk, allenato da anni di approcci poco ortodossi con gli alieni di turno, fronteggia senza problemi l'El'Auriano, costringendolo a correre in ritirata. Queste scene furono aggiunte solo in fase di post produzione. Infatti, nella stesura originale (all'interno di un Inside Star Trek Magazine recente, vi è un interessante articolo che riporta per filo e per segno, con copiose immagini, tutte le vicissitudini di questo finale), il buon Kirk doveva morire per un colpo di phaser alla schiena. Ma la cosa fu poco apprezzata dai fan che vennero invitati ad una proiezione preliminare, ritenendo una siffatta morte un vero insulto alla memoria del capitano più famoso del mondo. L'unico commento che mi sento di fare è che, per il sottoscritto, è più importante per quale causa si muore che la modalità. Kirk è stato grande nella vita, ma nessuno e niente garantisce una morte necessariamente commisurata alla spettacolarità o grandiosità di come abbiamo vissuto. Quello che conta è che Kirk non ha esitato a mettere a rischio la propria vita per salvarne milioni di altre, senza aver mai conosciuto nessuno di coloro che poi gli saranno debitori, rispettando fino alla fine la sua fedeltà agli ideali della Flotta Stellare, senza risparmiarsi e senza nessun rimpianto.
Sembrerebbe fatta ma Soran fa scomparire la rampa di lancio ed occorre recuperare un particolare dispositivo per riattivarla. Dispositivo che, scivolato dalle mani di del dottore ora sta in bella mostra di sé su una rampa metallica. E mentre Kirk tenta di recuperare il dispositivo, Picard corre alla rampa, ma Soran interviene mandando la passerella in mille pezzi. Kirk si aggrappa come può e sembra essere sul punto di non farcela, quando Picard, tornato sui suoi passi, riesce a tendere la mano quel tanto che basta. Ora è Picard a restituire il favore a Kirk. Ancora una volta i capitani collaborano e la loro intesa cresce. Un altro momento toccante arriva quando Kirk intima a Picard di chiamarlo semplicemente Jim. Un onore che lascia Picard a bocca aperta. E lascia regolarmente il sottoscritto con gli occhi umidi. Arriva il momento più carico di pathos di tutto il film. Kirk è in equilibrio precario su uno dei due tronconi in cui è ora ridotta la rampa, che traballano pericolosamente sotto il peso del capitano. Il metallo si sta deformando e presto precipiterà al suolo da una altezza non indifferente. Le immagini si soffermano sul volto del capitano, pronto per compiere un nuovo balzo allo scopo di raggiungere il dispositivo rimasto dall'altra parte. Ma ora non siamo più nel Nexus e Kirk percepisce nuovamente la paura, l'adrenalina scorre nuovamente nelle sue vene ed è in gioco la sua esistenza. Questa è la vita di James T. Kirk, l'unica possibile, l'unica capace di farlo sentire vivo, seppur sempre sfidando la morte. Kirk raggiunge il dispositivo e riattiva la rampa di lancio con i missile pronto a distruggere la stella Veridiana. Anche questa volta Kirk ce l'ha fatta. Il resto tocca a Picard. Purtroppo per Kirk questa volta la buona sorte lo abbandona e il mitico capitano precipita aggrappato intelligentemente alla rampa, sperando che i corrimano facciano da scudo.
Soran è sconfitto e Picard si precipita da Kirk, il quale sta tenendo duro e la sua prima preoccupazione è conoscere l'esito del confronto: "Abbiamo fatto la differenza?" Non gli importa d'altro, non piagnucola chiedendo soccorso, sopporta il dolore comprendendo che la fine è vicina. Le sue ultime parole ci confermano che sta lasciando la vita in pace: "è stato divertente." E nulla più se non un addio ("Oh! My…" nella versione originale) non solo a Picard ed alla vita ma anche a tutti i suoi fan, mentre l'aria lentamente gli esce dai polmoni. Shatner racconterà di non avere dormito bene la notte dopo avere girato queste scene, disturbata dal fantasma del capitano e per nulla convinto di avere fatto la cosa giusta ponendo fine al personaggio che per trent'anni lo aveva accompagnato e che gli aveva garantito la fama ed il benessere. Forse per questo si è poi buttato nella stesura di alcuni romanzi che hanno riportato in vita il capitano. Più probabilmente solo per soldi, ma lasciatemi pensare che Shatner non sia poi così opportunista e che davvero anch'egli si sia realmente affezionato al personaggio del capitano Kirk. Picard lentamente poggia la spilla di Kirk sul cumulo di rocce che ricopre il corpo del collega, sulla sommità di quel cocuzzolo roccioso che aveva fatto da base aldottor Soran. E' ormai il tramonto mentre la camera lentamente si allontana ruotando attorno alla tomba di Kirk vegliata da un commosso Picard. E non è solo lui ad essere commosso. Sono gli ultimi istanti che il cinema dedica ad un piccolo grande eroe nato dalla fantasia di Roddenberry e sviluppato, curato da altre decine di persone. Soprattutto amato da milioni di fan in tutto il mondo. Dove si trova ora il corpo del capitano Kirk? Ignorando quanto è stato scritto nei libri che lo stesso Shatner ha, diciamo, scritto, è logico supporre che sia stato trasferito sulla Terra, forse nell'Iowa, di cui era originario Kirk e forse ora un bel mausoleo od un qualche tipo di grandioso monumento ne ricorda le eroiche gesta e probabilmente è diventato luogo di pellegrinaggio, inserito dai tour operator del 23° secolo nel tour di visita al pianeta Terra. Ma a me piace pensare che la tomba di Kirk sia rimasta su Veridiano 3, battuta dal caldo sole della stella Veridiana. E che nessuno più sia andato a disturbare il sonno eterno del capitano, fino a quando, magari fra trecento più anni, gli abitanti di Veridiano 4 non intraprenderanno l'esplorazione spaziale del loro sistema solare e giungendo su Veridiano 3 scopriranno la tomba e i miseri resti che forse ancora conterrà, interrogandosi sull'identità di quella creatura, ignari del fatto che è proprio ad essa e a quella di un altro umano, che devono la loro stessa esistenza. Molti avrebbero voluto una fine più gloriosa, più chiassosa, più eclatante per il capitano Kirk. A me piace invece che sia andata così, nel compimento del suo dovere, in un gesto di generosità estrema verso sconosciuti alieni e soprattutto da solo, così come aveva predetto ai suoi cari amici e compagni, Spock e McCoy.


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