GLI ORCHI
di Maurizio "Zeno" Corò


Dopo aver analizzato le maggiori razze, quelle più vicine al nostro ideale fantasy, dobbiamo finalmente affrontare una stirpe "maledetta", quella degli orchi.
Innanzi tutto è indispensabile fare una distinzione tra orchi e orchetti (ogre e orc), mentre gli orchetti, presi dalla mitologia nordica, compaiono in Tolkien quale distorta forma di vita (Melkor prima e Sauron dopo li generano partendo dagli Elfi, poiché solo Eru - Ilùvatar, l'Uno - ha il potere di infondere la vita), gli orchi sono invece una forma di vita molto più complessa, sia dal punto di vista biologico che, soprattutto, da quello sociale.

Gli orchi sono delle creature dalla pelle giallastra o olivastra, alti oltre due metri, dalla caratteristica mascella sporgente, e dalle molte cicatrici. Il loro aspetto è di certo molto inquietante e il ruolo che letteratura e videogiochi hanno loro relegato (brutti e cattivi per antonomasia) fanno degli orchi una tra le razze più impopolari del fantasy.
La struttura sociale degli orchi è, in effetti, piuttosto semplice. Vivino in tribù molto ampie, suddivise in clan; da un certo punto di vista ricordano le popolazioni della nostra preistoria, in modo particolare l'uomo di Cro-Magnon. Queste tribù sono governate da un'unica mente, un leader maschio che, grazie a meriti militari, è riuscito a conquistare la fiducia del suo clan. La successione della testa non avviene mai per discendenza dinastica, dal momento che il concetto di famiglia è estremamente semplificato, bensì tramite un combattimento corpo a corpo tra il leader e il pretendente. Nel momento in cui l'autorità del capo viene messa in discussione (in seguito a disastrose battaglie o a scelte sul futuro della tribù) da un pretendente (ovviamente maschio), i due intraprendono una lotta all'ultimo sangue, dove chi rimane in vita prenderà la testa dell'intera comunità.
Tutti gli orchi maschi sono guerrieri, per questo, sebbene la loro vita media si aggirerebbe sui quarant'anni, spesso la morte in battaglia è la prima causa di decesso. In guerra non vi è un senso dell'onore radicato come per i minotauri (o i Klingon, nel mondo di Star Trek), tuttavia non adottano tattiche intessute da sottili sotterfugi, poiché il loro cervello non è sviluppato come quello umano; spesso quindi preferiscono un attacco frontale in massa, o un assalto notturno di un accampamento, o ancora amano molto le imboscate. In ogni caso, comunque, seguono ciecamente gli ordini impartiti dal loro comandante o, nei casi di vastissime tribù, dal loro capitano (di fatto delegato dal leader del clan), poiché hanno completa fiducia nei loro capo e una totale dedizione verso il bene della comunità alla quale appartengono.

Le donne, che abitano in gran numero nelle tribù, non appartengono propriamente ad un singolo compagno: le femmine condividono le sorti dell'intero clan, occupandosi di conciare le pelli, cucinare i cibi portati dagli uomini (contrariamente a quanto si crede, gli orchi sono si carnivori, ma cucinano la carne che mangiano... a differenza degli orchetti), e soprattutto allevare i figli. Come in tutte le grandi comunità le donne si occupano di tutti i piccoli, in modo tale che se una di esse non è più in grado di allevare i figli, o viene uccisa, i cuccioli hanno comunque possibilità di sopravvivere.
Unica eccezione viene fatta per il leader della tribù. Questi ha una compagna ufficiale, che cucina solo per lui e che alleva solo i suoi figli (aiutata da altre femmine); nessun altro membro del clan può toccare quella femmina e qualora il leader venga sostituito, sta al nuovo capo decidere se tenere con sé la femmina del predecessore. In genere, però, viene uccisa e sostituita con una scelta dal nuovo leader. In tutti i casi i figli che non hanno ancora raggiunto l'età adulta, vengono trucidati.

Come accadeva presso i pellerossa, molti membri del clan, quando si rendono conto di essere diventati troppo vecchi e quindi di essere un peso per la tribù, scelgono di morire in battaglia, oppure, se sono troppo deboli per impugnare le armi (o se sono femmine), prendono la strada per le terre desolate, dove si lasciano morire di inedia.
Anche in questo caso c'è un'eccezione. Esiste una figura estremamente carismatica nelle tribù di medie e grandi dimensioni, che è quella dello stregone (witch doctor), da intendersi come concetto di strega maschio (sebbene esistano rarissime eccezioni femminili). Lo stregone è un orco straordinariamente anziano, che può arrivare fino ai sessant'anni, il quale non è mai entrato in battaglia, ma si limita, tutt'al più, ad osservare il campo dello scontro dall'alto di una pianura.
Lo stregone non si occupa soltanto di curare le ferite, egli è anche un grandissimo conoscitore dell'arte erboristica, soprattutto nel campo delle erbe mediche e dei veleni. Serba gelosamente i suoi segreti, soprattutto quelli legati ai poteri di divinazione. Consultando ossa o pietre sacre è in grado di prevedere il futuro a breve termine, indovinando il destino del singolo individuo o della battaglia imminente. Egli è anche il consigliere del leader l'unico a cui il capo tribù presta orecchio prima di prendere una decisione.
Quanto uno stregone, o sciamano, raggiunge i quarant'anni, questi sceglie, nella sua tribù, un successore che lentamente istruisce affinché prenda il suo posto dopo il trapasso. Questa decisione è inconfutabile e i criteri che portano alla scelta del predestinato sono assolutamente imperscrutabili.
Spesso, per essere certo di poter completare l'istruzione del discepolo, lo sciamano fa ricorso a potenti filtri di longevità che ne assicurino la permanenza sulla terra. Nel caso in cui uno sciamano venga ucciso o muoia senza discendente, la tribù perde di vista uno dei suoi punti di riferimento e solo un leader di grandissimo carisma riesce a tenere unito il clan. La maggior parte delle volte, invece, la tribù inizia a smembrarsi, abbandonando il nucleo e legandosi ad altri clan, lo stesso leader, se non riesce a convincere un altro capo tribù a correre in suo aiuto (cedendo, ad esempio, il discepolo del proprio sciamano), spesso finisce col perdere la propria leadership e a diventare un capitano o un condottiero militare per altri clan.

L'orco maschio abbandona lo stadio d'infanzia quando, per la prima volta, riesce ad impugnare una spada. La fase adulta, invece, inizia nel momento in cui ha la forza di uccidere un rivale in battaglia. L'ingresso tra i membri adulti del clan, avviene, però, solo al termine di un rito di iniziazione, che consiste nel bere un concentrato di erbe allucinogene, pregare un'intera notte di luna piena le ossa degli antenati e andare a caccia da solo. Se il ragazzo ritorna con una preda sufficientemente grande da sfamare se stesso e i suoi fratelli, allora è divenuto un uomo, e può andare in battaglia con gli altri maschi del clan.

Gli orchi non hanno buoni rapporti con le altre razze umaniodi. Uomini, nani ed elfi li considerano feccia: come se fossero un esperimento magico mal riuscito (e alcuni teologi sostengono che gli dei degli orchi siano infatti stati creati con lo scarto della materia da cui vennero creati tutti gli altri). Per questa ragione gli orchi non stringono alleanze con nessuna di queste razze, ma solo con altri orchi, sebbene esistano tantissime faide tra tribù. Probabilmente se tutti gli orchi si alleassero contro gli altri umaniodi, la loro ferocia in battaglia gli consentirebbe di avere la meglio.
Spesso sono visti assieme agli orchetti, che però vengono considerati poco più di bestiame, e rare e sporadiche alleanze sono state intraprese con altre creature minori, che però, a detta degli orchi, erano soltato sfruttati come forza militare per grandi campagne campali.

Tra gli umanoidi classici odiano in modo particolare i nani, forse per contrasti radicati anche tra le potenze divine che li guidano. I nani, a loro volta, detestano gli orchi per motivi altrettanto misteriosi, ma i nemici giurati sono di sicuro i ranger, soprattutto elfi, in quanto gli orchi, nel loro insediarsi, tendono ad abbattere alberi senza controllo e ritegno, cacciando gli animali anche per divertimento e oltraggiando la natura con il loro stesso modo di vivere.

Gli orchi sono creature molto rude e crudeli, sono avvezzi alla tortuna e alla schiavitù. Le loro prede principali sono gli umani, soprattutto contadini che, dopo essere stati derubati di merce e denaro, vengono resi schiavi. Donne e bambini, invece, spesso vengono seviziati ed uccisi.
Raramente alcune donne sopravvivono e danno alla luce i così detti mezzorchi: incroci abnormi che spesso provocano la morte della madre durante il parto; in ogni caso la parte umana perde presto mordente lasciando spazio a quella dominante.
I mezzorchi, tuttavia, sono dotati di una capacità intellettiva molto più acuta rispetto agli orchi ed è per questo che spesso finiscono con lo scegliere la vita da avventuriero, da mercante (magari di schiavi o di merci di contrabbando), da mercenario o, in alcuni casi, da sciamano. Esistono anche tribù capeggiate da mezzorchi che, più con l'astuzia che con la forza, hanno scalzato il leader e, di fatto, sono riconosciuti come nuovi capi.

In definitiva, degli orchi non conosciamo che pochi tratti generali. Vi sono cronache su come intraprendano azioni di guerra, o su come amministrino internamente la vita della società, tuttavia l'impossibilità di aprire un dialogo con uno di loro e la naturale diffidenza tra le razze, precluderà sempre la possibilità di conoscere le piccole sfumature di questa brutale ma affascinante stirpe.



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