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FUORI CAMPO
a cura di
Antonella Bellecca
IMolti
di voi conoscono Andrea Leonelli e Alessandra Ronconi, alias Eremita e
Deyanira. Sono i fondatori e webmaster del fantastico sito di Star Trek
Dreams (www.stdreams.net). Entrambi hanno collaborato a questa rivista.
Oggi sono anche marito e moglie. Vi presentiamo questo mese un estratto
dell'originalissima "Storia d'Eremita e Deyanira", scritta a quattro mani,
in cui sono riusciti a fondere un sentimento reale con la finzione (o
il sogno?) di Star Trek. La storia completa potrete trovarla qui: http://www.stdreams.net/testi/storiadere.htm
LA
STORIA D'EREMITA E DEYANIRA
di Andrea Leonelli e Alessandra Ronconi
E venne Lei
È semplice e difficile, vivere con chi ami.
È semplice perché hai tutto ciò che vuoi, che desideri, che hai
sempre sperato e sognato, ed è con te.
È semplice perché non hai più bisogno di niente; niente ti può
abbattere, o demoralizzare perché un suo sorriso fa accendere il sole
ogni mattina ed i suoi occhi, di notte, sono le stelle con le quali ti
orienti.
È difficile perché ogni minuto che passa ti sembra di stare in apnea,
la luce del mondo scompare con lei.
È difficile perché ne hai sempre più bisogno, per donarle il tuo
amore, senza voler niente in cambio, per vedere il suo viso, per
sentire la sua voce, per vederla camminare e quando non puoi, senti
che ti manca.
È accaduto quasi per caso...
Erano anni che non la vedevo, ma mi era rimasta dentro, almeno un po', latente
ma presente. Ero da poco arrivato sulla stazione, e fu una vera sorpresa quando
me la ritrovai là, di notte, sulla passeggiata, che cercava di scappare per
andare a nascondersi nei magazzini come una clandestina... Ha sempre avuto uno
spirito un po' selvaggio... Sarà che è mezza Klingon... Ma non ce la feci a
raggiungerla, è troppo veloce per un vecchio come me... Però l'avevo vista e
riconosciuta, e chi poteva sapere allora che anche Lei aveva riconosciuto il mio
odore...
La sera dopo mi sono appostato sulla passeggiata aspettando di vederla arrivare,
e come avevo previsto, si piazzò di fronte alla più grande vetrata, quella da
dove poteva osservare la magnifica distesa di spazio intorno alla stazione... Mi
avvicinai alle sue spalle, più silenziosamente che potevo, ma quando le fui a
pochi passi sentii la sua voce, così dolce ma così forte che diceva:
"Non provare a sorprendermi alle spalle Eremita, se ci riuscirai mai, un giorno,
potresti avere una brutta sorpresa..."
E così, dopo tanto tempo ebbi occasione di risentirla parlare, con quei suoi
toni decisi, malinconici e al tempo stesso speranzosi...
Si volse verso di me e mi disse anche:
"Che piacere rivedere dopo tanto tempo un volto amico, di tutta la gente che
conosco, tu sei l'ultimo che mi aspettavo di rivedere qua... Ma quando l'altro
giorno, dai condotti di areazione che passano dal bar di V'ger, ho sentito una
voce che raccontava storie ho sperato che fossi tu ma non ne ero convinta...
Fino a ieri sera, quando ho sentito la tua presenza, il tuo odore nell'aria.
Devi rimetterti in forma se vuoi raggiungerti, mi sa che ti sei impoltrito
troppo a forza di raccontare storie alla gente."
Io non avevo detto una parola, ma quel suo tono un po' sarcastico mi toccò
qualcosa dentro...
Mi misi a parlarle della stazione e dell'equipaggio, e le raccontai cosa mi era
successo da quando ci eravamo visti l'ultima volta. Lei mi parlò di ciò che le
era capitato in giro per lo spazio, e mi disse che era giunta qua dopo averne a
lungo sentito dire un gran bene in tutti i settori del quadrante, ma essendo
giunta come clandestina, non poteva andare a presentarsi e chiedere un incarico,
ma che se avesse potuto l'avrebbe fatto...
Così, decisi di dichiarare la sua presenza a bordo alle autorità, assicurando
però loro che sarebbe stata un ottimo elemento...
E lei si presentò...
Da quella sera, ci incontriamo quasi tutte le notti sulla passeggiata, e
parliamo, ci confrontiamo, ci confidiamo e ci aiutiamo. A volte siamo da soli,
ma più spesso ci uniamo a quel gruppo di anime che la notte vive sulla
passeggiata, e stiamo lì, fra noi.
Ultimamente però mi sono accorto di essere diverso, dentro di me qualcosa è
cambiato. Sto volentieri con Laz, Gian, Daneel, V'ger, ma non sto bene quando
non c'è lei, sono teso, distratto, sento che qualcosa non va...
Durante il giorno, quando vagabondo per la stazione, o quando sono nell'Uffico
degli Archivi, oppure nel salone a raccontare storie, tutte le volte che vedo
una divisa della Sicurezza sobbalzo finchè non vedo se è o non è lei... E se è
lei è una festa dentro di me, altrimenti tutti mi chiedono cosa mi è successo,
perché ho quella
faccia delusa...
Sulla passeggiata sono in grado di riconoscerla anche solo vedendola camminare,
con quel suo modo spedito, impaziente, appoggiando i piedi con decisione come se
ogni passo dovesse affrontare un combattimento.
Adoro il suo viso, quegli occhi grandi, così profondi da potercisi perdere, il
suo sguardo così penetrante, che va a leggerti nell'anima; quella sua bocca
carnosa, sensuale, provocante, e quel suo modo di scandire le parole
chiaramente. La sua placca frontale così dolcemente ondulata anche se non molto
evidente. Le sue mani sono opere d'arte, e possono dispensare carezze voluttuose
con la stessa mortale eleganza con la quale manovrano il Bath'let.
Ormai sono intrigato da lei, e ci vediamo sempre più spesso, anche se non credo
quasi mai casualmente, specialmente da parte mia; e visto il modo in cui ci
guardiamo, sono sicuro che presto qualcosa succederà...
E venne Lui
Quante volte sono fuggita?
Quanto tempo ho vagato nel nulla?
Quanto spesso sono stata preda dell'oscurità?
Non importa più... ora.
Non mi insegue. Mi accoglie. Dolce.
Non prende. Dona. E attende. Paziente.
Non oscura. Rischiara. Piano. Attento a non ferire.
E la sua mano calma il mio battito. E i suoi occhi placano i miei
incubi. E le sue parole curano la mia anima. E il suo respiro mi
avvolge. E mi protegge.
Posso forse riconoscere tutto questo? Posso dargli un nome?
Le mie labbra sussurrano ciò che prova il mio cuore. È facile.
Ma le mie paure riemergono davanti a colui al quale ho consegnato me
stessa. È difficile.
Perché l'amore ti prende con la rapacità del falco che sfreccia in
picchiata sulla sua preda. E poi ti culla adagio, come la marea che
mormora sotto raggi di luna.
Spero di essere per lui falco e preda. Luna e marea.
Così come lui è vita per me. Così come lui è amore.
Non me lo sarei mai aspettata...
Ci incontrammo tanto tempo fa. Non importa il pianeta e non importa il sistema
stellare. Certo mi colpì. E mi rimase come una sensazione di sole sulla pelle.
Un'impressione di leggero calore rimasta sul viso anche quando ritorni nella
fredda ombra. Poi andai avanti, e forse lo dimenticai. La prima cosa che impari
nella Flotta, è di non guardare mai indietro, se non per proteggerti da un
agguato. Amici, incontri, luoghi: non puoi legarti, non puoi fermarti. E allora
diviene naturale lasciar scivolare persone, luoghi e cose nell'oblio. Fino a
quando non giunsi su TIS1. In giro per il quadrante, avevo sentito una magia nel
modo in cui tutti pronunciavano questo nome. Ammetto che non si sbagliavano. E
lo incontrai ancora. Da lontano, senza essere vista, non so dire se riconobbi
prima la sua voce inconfondibile o la sua figura rassicurante. Non so se aveva
riconosciuto subito la clandestina che si celava nei condotti e nei magazzini
della stazione. Lui, come al solito, era circondato da amici che ascoltavano
rapiti i suoi canti. Ancora, non osavo avvicinarmi a loro, temendo di essere
cacciata come un'intrusa. E in effetti lo ero, finché non avessi deciso cosa
fare di me stessa.
E accadde una notte, mentre cercavo le mie risposte guardando le stelle da un
finestrone sulla Passeggiata. E non sapevo che invece ciò che cercavo arrivava
alle mie spalle. L'istinto Klingon che invano cerco di ignorare mi avvertì
subito che una persona giungeva dietro di me. Ma fu qualcos'altro che mi fece
identificare la sua presenza.
Qualcosa che nemmeno riesco a individuare. O forse sì. L'oblio non è così
profondo come pensavo.
Lo tenni a distanza, con parole taglienti, come ormai d'istinto faccio con
tutti, nascondendo sempre le mie vere reazioni. Ma lui si avvicinò. Penso che mi
legga dentro con la stessa facilità con cui sfoglia i suoi antichi volumi. E
anche quella notte parlammo, mentre lentamente, con dolcezza e pazienza,
attraversava quel muro che mi circonda.
Dopo alcuni giorni, grazie al suo intervento, rientravo nella Flotta Stellare
come Tenente del reparto Sicurezza, responsabile del settore passeggiata. Vi
furono altre notti. Con gli amici da V'ger. O da soli, in un angolo che solo noi
conosciamo. Lo scorrere delle parole, le bevande colorate, il calore dei
sorrisi. Decisi di rischiare e legarmi a questo posto, a queste persone che
ormai chiamo amici. Laz, Gian, Daneel, V'ger. E lui. Solo che forse c'è qualcosa
di nuovo...
Non capisco perchè tutti lo vedano o chiamino vecchio, anche se lo fanno con
tanto affetto. In un universo dove certe razze raggiungono ed oltrepassano i
duecento anni, non hanno più senso certe definizioni. Forse è per la sua aria
confortante. Per quel suo sapere mettere la gente a proprio agio. Riconosco in
lui una grande forza, certo diversa dai criteri Klingon, ma non per questo meno
onorevole. Anzi. La saggezza dei suoi occhi scuri. La pensosità del suo sguardo
che si posa su di me. O forse m'illudo che sia rivolto a me così spesso. Certo
lo è il mio su di lui. In cerca della nobiltà dei suoi lineamenti. Delle piccole
e amabili rughe intorno ai suoi occhi. Della linea decisa delle sue labbra.
Delle sue mani forti e gentili.
Lavorando per la Stazione, mi capita spesso di individuare la sua voce tra le
tante. O forse cerco di proposito. Chino sui suoi libri, o sul computer
dell'archivio. Sollecito nel rispondere a chi spera di trovare nella sua memoria
tracce della storia del proprio popolo. Tranquillo e fermo nel suo lento passo.
Talvolta sparisce, per pochi giorni. Ed è allora che sento una strana
inquietudine. È non è solo a causa del mio vigile senso di ufficiale della
Sicurezza. Attendo il momento in cui ritornerà con nuovi canti, con nuove
storie... Ma so che lui non cerca solo nuovi poemi. Spesso la solitudine è una
grande forza. Una sorgente a cui attingere fresche speranze. Come il nucleo di
un sole infuocato, in cui ci si immerge dolorosamente per uscirne purificati. Il
fuoco brucia. Ed il fuoco guarisce. E rende saldi. Così la meditazione in
solitudine. Al suo ritorno, posso solo percepire il flusso veloce dei suoi
pensieri, presenti e passati. Scorgere le luci e le ombre nei suoi occhi. Chissà
se anche gli altri le vedono. Chissà cosa ha visto il suo sguardo saggio. Quale
profonda certezza, o sconcertante rivelazione, ha aggiunto quel velo leggero sul
suo viso. Quali dolori ha affrontato. Ma non pongo domande. Lui torna. E sorride
lieve. Mi basta.
Non so cosa succederà. Forse qualcosa...
Ma questa notte mi ha visitata in sogno. Un'insolita melodia accompagnava un
canto straniero. E le sue braccia mi circondavano sicure, guidandomi in una
danza sconosciuta. Non ho mai conosciuto altre danze se non quelle del mio
Bath'let in battaglia, del mio corpo veloce in combattimento.
Forse è tempo di nuove danze, non più solitarie, non più nemiche...
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