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PUNTI
DI VISTA
di Anna "Ro`Laren"
Manfredini
Come
spesso accade nel poliedrico universo di Star Trek, anche Enterprise
vede il ritorno di attori già noti per aver interpretato personaggi
più o meno importanti nelle altre serie; in particolare nell'episodio
"Oasis" - incentrato sull'ormai forse anche troppo visto
escamotage della civiltà semiestinta che viene ricreata in forma
olografica da uno dei suoi ultimi esponenti - ritroviamo il nostro beneamato
René Auberjonois, incarnazione di una figura indimenticabile come
quella di Odo.
Lo spunto per questo breve articolo giunge da un'interessante intervista
all'attore apparsa su TrekWeb, intervista in cui René delinea con
tratti essenziali ed efficaci le proprie impressioni sulle due serie,
sui personaggi da lui interpretati e soprattutto sulle differenze tra
due capitani (Sisko e Archer) tanto lontani tra loro.
In "Oasis" Auberjonois interpreta Elcazar, ultimo supersite
di un gruppo di coloni appartenenti a una razza aliena la cui astronave
è naufragata 22 anni prima su uno sperduto pianeta; per consentire
alla figlia di crescere senza troppi traumi, decide di dare vita a una
società olografica in tutto e per tutto simile a quella d'origine.
È un tema non nuovo a Star Trek, abbiamo detto; e soprattutto non
nuovo a Deep Space Nine, se ricordiamo il bellissimo episodio intitolato
"La valle delle illusioni", in cui proprio Odo scopre
la matrice olografica di un'intera civiltà.
"È
un personaggio interessante", dice René Auberjonois a proposito
di Elcazar "molto piacevole; nessun trucco come per Odo, soltanto
alcune macchie sulla fronte, quindi molto meno tempo per prepararlo".
In effetti è perlomeno strano vedere il vero volto di René
Auberjonois che, se si esclude l'irritante Douglas Pabst di "Far
beyond the Stars" (DS9 Sesta Stagione), non era mai apparso senza
trucco prima d'ora. E sicuramente - pur senza nulla togliere a un personaggio
profondo e magistralmente interpretato come Odo - in "Oasis"
le straordinarie qualità d'attore di Auberjonois risaltano in modo
esemplare, complice proprio il fatto che l'attore non indossa alcuna "maschera"
e che veste i panni di un padre la cui unica ragione di vita è
ormai quella di proteggere ad ogni costo la giovane e consapevole figlia.
Due
tra le scene più significative di "Oasis" vedono
Elcazar direttamente contrapposto ad Archer (l'ormai ben noto Scott Bakula):
"È uno degli attori più caldi, più bendisposti
che io abbia mai incontrato", commenta Auberjonois. "Ha veramente
influenzato tutto lo show con la sua presenza di spirito. In confronto
ad Avery Brooks (Benjamin Sisko), che fin dall'inizio - Sisko non voleva
restare su Deep Space Nine - ha avuto a che fare con un personaggio così
intenso, così complesso dal punto di vista delle proprie manifestazioni
emotive, Scott è molto più tranquillo, direi quasi umoristico,
molto più rilassato. Questo mi è piaciuto molto. Credo che
sia un tratto molto piacevole in un Capitano".
Personalmente ritengo quasi impossibile un confronto tra due capitani
così diversi, così lontani "storicamente", fisicamente
e intellettualmente. Archer sullo stampo dell'ormai mitico James T. Kirk,
bonario e sempre pronto alla battuta, rude a volte nell'atteggiamento
e nel linguaggio, pronto all'avventura e poco incline alla riflessione,
ma soprattutto immerso in una realtà "storica" che sa
di antico, di pionieristico, in cui tutto è ancora da scoprire
e diviene stimolo alle emozioni più elementari; Sisko, abbiamo
avuto modo di ribadirlo più volte, figura che niente ha in comune
con il capitano "standard", impegnato in una lotta che va molto
al di là dei confini del Quadrante, conscio delle infinite realtà
possibili e soprattutto con alle spalle più di due secoli di storia
militare, sociale e culturale vissuta e assorbita all'interno di una Federazione
che è ormai un'entità stabilizzata e riconosciuta.
René
Auberjonois si è anche dichiarato molto contento di essere stato
richiamato da Rick Berman per una parte - seppur limitata - nella nuova
serie di Star Trek, al punto di ammettere di non aver nemmeno avuto bisogno
di leggere lo script: "Ero felice per il semplice fatto di farne
parte. Mi piace la nuova serie, mi è piaciuto l'episodio e mi sono
divertito molto; è stato come vivere un dejà-vu, dietro
le quinte ho provato le stesse sensazioni, come se fosse lo stesso 'equipaggio'
che partì per Deep Space Nine..."
Pur ammettendo di non essere un'autorità nel campo della neonata
serie, Enterprise, Auberjonois afferma che l'esperienza vissuta
a bordo della nuova astronave e i previsti sviluppi dell'intera vicenda
rivelano un ritorno allo Star Trek della Serie Originale, percorso
che - sono sempre parole sue - Voyager aveva già avviato,
ma non aveva potuto portare a compimento, a cuasa della fondamentale discriminante
dell'essere perduti in un Quadrante sconosciuto. È lo stesso commento
che ci sentiamo di fare noi, all'alba della seconda stagione di Enterprise
che sta per avere inizio; i primi 26 episodi della serie sembrano infatti
innegabilmente memori - sia a livello narrativo che emotivo - delle leggendarie
avventure di Kirk e compagni, più che di quelle di ogni altro Capitano.
Certo,
tra tutte le serie quella che si discosta maggiormente da Enterprise
è proprio DS9, e lo stesso Auberjonois non fatica ad ammetterlo:
proprio per il carattere maggiormente "seriale", però,
DS9 è a sé stante nell'intero universo di Star Trek, quasi
fosse "una specie di figlio mezzano compresso tra The Next Generation
e Voyager come tra due fratelli caratterialmente più forti,
e senza una reale possibilità di emergere con le sole proprie energie.
Anche perché - continua l'attore con un velo di risentimento -
non sempre si è lavorato in questa direzione, e forse non lo si
farà più. Io dico 'mai dire mai', ma sarei alquanto sorpreso
di rivedere Odo in azione, anche se è un personaggio che ho davvero
amato molto, e se mi si offrisse la possibilità ne rivestirei i
panni. Spesso è un mistero anche per me il meccanismo che mi spinge
a fare le cose; accettai il ruolo di Odo perché sapevo che nessun
altro mai mi avrebbe offerto di interpretare un personaggio così
particolare, mi sono divertito moltissimo e non c'è nulla che mi
senta di criticare in proposito. Fa parte della mia concezione dell'essere
attore accettare ogni genere di sfida, perché un attore dev'essere
in grado di interpretare tutto, dal dramma alla commedia. Odo e Star Trek
mi hanno dato la possibilità di misurarmi in questo tipo di sfida,
e ne vado veramente orgoglioso."
Ciò
che René Auberjonois apprezza maggiormente di DS9 è proprio
l'unicità della serie nella storia di Star Trek, elemento distintivo
che in varie occasioni abbiamo sottolineato e che ritengo io stessa -
nel mio piccolo cuore di fan - caratteristica determinante.
"Anche il fatto di lavorare per sette anni con una maschera e negli
spazi ristretti di uno studio hanno rappresentato - per un attore che
come me viene dal teatro - una sfida non indifferente, così come
il fatto di dover dare spessore e verosimiglianza a un personaggio e a
una storia che per definizione ne sono privi. Non avevo mai interpretato
un alieno prima di Star Trek, ma la cosa non mi ha spaventato: umano o
mutaforma, la cosa fondamentale per un attore è saper dare credibilità
al personaggio e io credo di esserci riuscito".
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