MARY STEWART
di Maurizio "Zeno" Corò


Tutti conoscono il Ciclo Bretone, o ne hanno almeno sentito parlare.
Si tratta di un'insieme di opere medievali ambientate nell'Inghilterra del V secolo. Una nazione che ancora non esiste, divisa in contee e piccoli regni, e che viene continuamente sconquassata da atroci lotte e rivalità intestine.
In questo terribile scenario nasce un fanciullo, il figlio bastardo del re, che senza alcun diritto di eredità viene guidato dal suo mentore, e preparato ad affrontare il suo destino: riunire l'Inghilterra sotto un'unica corona.
Artù legittimerà il proprio diritto al trono estraendo la fantastica spada Excalibur da una roccia nella quale era stata imprigionata. Chiunque la possegga non può essere sconfitto in battaglia.
Il ciclo bretone, però, è costellato non solo dalla vita di Re Artù, ma anche dalle avventure della sua corte di cavalieri e, esattamente come ne La Chanson de Roland, canta le virtù dei Cavalieri nobili e cortesi, così come la ricerca del Sacro Graal... tema estremamente affascinante.

Vi ricordiamo solo una cosa: J.R.R. Tolkien pensava che i miti della sua Inghilterra fossero troppo banali e noiosi, per questo ne scrisse di suo pugno.

Sfortunatamente, però, come tutte le cose che attirano, anche la vita di Re Artù è stata presa e rimaneggiata un'infinità di volte, venendo adattata ed usata come ispirazione di libri, fumetti, film, canzoni, cartoni animati e quant'altro.
Mary Stewart ci mette una pezza e ci regala un'opera che definire magnifica è troppo riduttivo.
Innanzi tutto parliamo della trilogia, perno centrale della sua produzione. Si tratta della storia vista da un'altra prospettiva... quella del mentore di Artù: Merlino.
il punto di vista, quindi, è quello di una delle figure più importanti ed prodigiose della cultura storica occidentale. Ma dimenticatevi la definizione Mago Merlino... Merlino viene raccontato come un ragazzo decisamente eccezionale, ma interamente umano.
L'unico vero "potere" di Merlino, è quello di essere un sensitivo. Vede, talvolta, il futuro... o ha sensazioni ed immagini su ciò che potrà accadere. Si tratta, però, di un potere che non comanda a piacere, ma che viene vissuto come un dono degli dei e come tale è impreciso e imperscrutabile.

La storia inizia con il concepimento di Merlino, all'interno della grotta di cristallo citata nel primo libro, nato da un rapporto illegittimo. Merlino cresce come un bastardo nel palazzo del nonno, bistrattato da tutti, tranne che dalla madre. Si aggira nel palazzo, scopre i passaggi usati dai servi per pulire le caldaie, impara ad arrangiarsi... finché, un giorno, ha la sua prima visione: un frutto offertogli è avvelenato e lui se ne accorge prima di assaggiarlo.
L'intero ciclo è costellato da episodi gustosi e particolareggiati.
La cosa più importante, nell'opera della scrittrice, non è solo lo stile, di fatto un po' lento per coloro che sono abituati al genere fantasy, ma la genialità con cui vengono date spiegazioni logiche e storiche ad avvenimenti (di fatto realmente accaduti, come l'esistenza di King Arthur) che tutti gli altri adattamenti hanno permeato di magia.
Merlino non lancerà mai palle di fuoco, non evocherà fulmini dal cielo, e non farà mutar forma a Uther per possedere con l'inganno la moglie del duca di Cornovaglia.
E' importante, però, citare alcuni passi particolarmente pregevoli.
Merlino è un uomo di incredibile astuzia ed inventiva. E' un ingegnere e un matematico, è lui che grazie a complicati calcoli e all'uso di macchine di sua invenzione, riesce ad erigere il tempio druidico di Stonhenge: nessuna magia, sebbene lui stesso dica che molti operai lo guardano come uno stregone.
Un altro episodio è quello in cui Merlino percepisce, nella serata, la presenza della morte: non sa cosa accadrà, né chi dovrà morire... per questo tiene lontani gli amici, non vuole che gli stiano vicino, dato che sa che accadrà qualcosa di terribile.
Anche Excalibur viene spogliata della magia che la circonda sempre... la roccia è di origine calcarea: la spada rimane imprigionata al suo interno, a causa del continuo gocciolare.
Un ultimo esempio. Uther è innamorato della moglie del duca di Cornovaglia, ma, cosa che molti omettono, anche la donna vuole Uther. Merlino sa che se i due si uniranno un determinato giorno, allora nascerà un figlio... per questo accetta di aiutare lo zio (Uther infatti è il fratello di Ambrogio, vero padre di Merlino) a patto di avere la custodia dell'infante.
In effetti è Merlino a far entrare Uther all'interno del castello di Tintagél, truccandolo come il conte, ed usando la sua armatura, per ingannare i servi. Con la complicità della dama di corte della contessa e grazie alla sua astuzia, Merlino riesce nell'impresa e il futuro figlio sarà Artù. La coppia di conti aveva, però, un'altra figlia, Morgana, la quale scopre l'inganno di Merlino e lo odierà fino alla morte.
Una nota importante. Anche se non leggete il libro (questi avvenimenti accadono alla fine del primo), vi suggeriamo di investire la vostra prossima vacanza andando in Cornovaglia. A Tintagèl ci sono i resti del castello del duca, e salendo si ripercorre la stessa strada affrontata da Uther e Merlino, per raggiungere il maniero. Al di sotto potrete vedere il mare che refluisce attraverso grotte e passaggi oscuri che, se avrete la fortuna di visitare durante la bassa marea, potrete esplorare.
L'impatto emotivo è di quelli che non si dimenticano... la fantasia farà poi il resto.

La trilogia è scritta come un blocco unico. Non si tratta, come per Il Signore degli Anelli, di tre libri uno dopo l'altro, bensì è come un unico lungo volume: Girata l'ultima pagina del primo, potrete aprire la prima del secondo e sarà come non aver cambiato volume.
Il terzo libro, L'ultimo incantesimo, si conclude con la fine di Merlino.
Al contrario della leggenda classica, che lo vede imprigionato da Morgana per l'eternità, Mary Stewart, anche in questo caso, offre una chiave di lettura meno surreale: è Merlino che, resosi conto di essere vecchio e che i suoi poteri lo stanno abbandonando, decide di insegnare a Morgana tutti i trucchi, e trasmetterle tutta la propria conoscenza e saggezza, dopo di ché si ritira, tornando nella sua grotta di cristallo, sua prima dimora.

Per questa ragione, Mary Stewart, sebbene a distanza di tempo, scrisse un quarto libro: Il giorno fatale. Merlino è ormai sparito di scena, ma la sua predizione, ancora una volta, si rivela corretta. Artù e suo figlio, Mordered, si uccideranno a vicenda, in battaglia. Poco importa l'amore e il perdono che li lega... il fato aveva già deciso altrimenti.

Il principe ed il pellegrino, invece, tratta uno degli argomenti più spirituali del ciclo: la ricerca del Santo Graal. Brevemente, è la storia del principe Alexander, spinto da Morgana, e della sua ricerca di un calice d'oro che accrescerà il potere della strega. Contemporaneamente lady Alice, mentre accompagna il padre, duca Ansirus, nel suo pellegrinaggio al santuario di San Martino a Tours, incontra il giovane principe Clotoado che porta con sé proprio la preziosa reliquia: il Graal. E sarà proprio la coppa a far incrociare il destino di Alexander e Alice, portandoli alla scoperta di ciò che veramente stanno cercando: l'amore, il mistero più grande di tutti.

In conclusione, la trilogia: La grotta di cristallo, Le grotte tra le montagne e L'ultimo incantesimo, assomigliano assai più ad un romanzo storico che ad una saga fantasy. Incredibile è il lavoro di ricerca effettuato dalla scrittrice che, da una leggenda lunga poche righe (il mito di Merlino viene riportato per intero e occupa metà pagina) ha costruito un'opera letteraria semplicemente eccezionale. L'Inghilterra nel passaggio dal dominio romano (splendidi i riferimenti al vallo di Adriano) alla cristianità è un'ambientazione complessa ed articolata, dove ancora esistono i riti druidici ed il paganesimo, ma che ormai sta lasciando il passo al destino che conosciamo. Il contrasto tra i misteriosi dei gaelici e l'elegante raffinatezza di Roma è semplicemente intrigante, così come lo sono l'introspezione psicologica dei vari personaggi, che subiscono, nel vano tentativo per perseguitare le proprie idee, convinzioni, fedi, l'inesorabile giogo della storia che avanza.

Mary Stewart, però, ha scritto anche romanzi meno impegnati ma non meno pregevoli.
La piccola scopa, per esempio, è una storia fantastica: narra di Mary Smith, bimba di dieci anni che si annoia da morire: non è piacevole passare le vacanze in perfetta solitudine, nella remota casa di campagna di una vecchia zia sorda. Ma basteranno la comparsa di un incantevole gattino nero e la scoperta di un misterioso fiore rosso, perché l'estate di Mary cominci a far scintille, tra lezioni di magia, strabilianti avventure notturne e rischiosi salvataggi di animali in pericolo. E in men che non si dica la ragazzina si ritroverà a cavallo di una scopa volante, inseguita da una strega animata dalle peggiori attenzioni...
Un cavallo tra le stelle, invece, è una storia semplice ma piena di fascino. Ludo è un goffo contadinello che purtoppo non possiede lo stesso talento di suo padre, capace di scolpire meravigliosamente il legno. In compenso, però, il ragazzo è gentile, infaticabile e ama gli animali, tanto che, quando il suo cavallo Renti si perde nella neve, va a cercarlo e finisce con lui in un profondo crepaccio. E i due rischierebbero di morire, se non trovassero una via d'uscita che li conduce dritti dritti nella grotta del Sagittario: è così che comincia, per Renti e Ludo, un viaggio straordinario tra le "case" dello Zodiaco, governate da creature favolose e non sempre amichevoli. Un viaggio che deve essere portato a termine ad ogni costo, perché il vecchio cavallo possa tornare finalmente da dove è venuto.

Per concludere: questa autrice è decisamente un elemento di spicco della letteratura fantastica. Il suo apporto alla causa del ciclo bretone è decisamente importante e ne rappresenta una pietra miliare. Chiunque ami Artù e Merlino, è caldamente invitato a leggere la trilogia (di fatto le sue opere migliori) e ad ignorare le fandonie che cinema e altri libri ci hanno sempre raccontato. La verità, se esiste, è lì dentro.


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