INTERVISTA A LEONARD NIMOY
di Susanna Ricci

N: Salve, salve a tutti.
N: Sono molto felice di essere qua e mi dispiace molto di non parlare la vostra lingua, cercherò di fare il meglio possibile. Sono stato in Italia diverse volte in precedenza, ma questa è la prima volta che vengo qui per una convention e non vedevo l’ora di partecipare a questo evento. Così, se avete delle domande iniziamo pure.
D: il fenomeno di Star Trek sta riscuotendo ancora oggi un enorme successo in tutto il mondo, ma in alcuni paesi tarda ancora ad attecchire; a suo parere qual è il segreto di questo successo?
N: è molto interessante notare come in alcuni paesi ci sia voluto molto più tempo per attecchire, rispetto ad altri; credo sia una questione di scelte e di promozione dei produttori delle televisioni. C’è da ricordare che anche negli Stati Uniti, quando siamo andati in onda nel 1966, la NBC era contro la serie e poi ci fecero tornare a furor di popolo grazie alle lettere dei fan. Siamo rimasti senza lavorare a Star Trek per ben 10 anni. La cosa si spiega con la convinzione dei produttori della televisione e del cinema che non ci fosse mercato per Star Trek. Io immagino sia successa la stessa cosa anche nelle altre nazioni del mondo. Nel 1977, dopo che eravamo rimasti staccati dal mondo di Star Trek per ben 10 anni, se vogliamo escludere le repliche che venivano trasmesse regolarmente, George Lucas fece Guerre Stellari e allora la Paramount Pictures, che deteneva i diritti di Star Trek, decise di ridare vita al fenomeno: da allora non si sono più fermati.
D: perché la gente è colpita da Star Trek?
N: perché abbiamo talento! È uno show molto ricco di idee. E poi siamo tutti belli e molto sexy!
D: anni fa lei ha scritto un libro “Io non sono Spock”, poi ha scritto un libro “Io sono Spock”. Chi è lei realmente?
N: è una domanda interessante. Volevo scrivere un libro che stabilisse una volta per tutte quale era la mia relazione con il mondo di Star Trek, con il mio personaggio, nel tentativo di spiegare al lettore quali erano stati i passaggi principali che mi avevano portato a creare il personaggio di Spock; un giorno ero all’aeroporto ed una signora mi riconobbe. Si avvicinò a me con il suo figlioletto lo mise davanti a me e gli disse “guarda chi c’è qua: questo è il tuo personaggio preferito in televisione” Il bambino mi guardò ma non mi riconobbe. Non ero vestito da Spock, non avevo il trucco, ero semplicemente nell’aeroporto di San Francisco ed il bambino non riusciva a fare l’associazione. Quando ho scritto il libro ho scritto appunto che io non ero Spock, Spock era solo un personaggio che avevo interpretato. Poi quando ho pubblicato il libro ho pensato che il titolo fosse quello più appropriato, ma il pubblico ha interpretato male la cosa, pensando che io stessi rigettando il personaggio che avevo interpretato. Vent’anni dopo ho deciso di correggere l’errore.
D: può dirci qualcosa sul suo progetto attuale incentrato sulla poesia e sulla fotografie?
N: questa è la copertina del libro fotografico che uscirà in ottobre (titolo del libro “Shekhina” N.d.R.) verrà pubblicato qui in Italia, a Roma, il mese prossimo, e ne parlerò maggiormente nel pomeriggio. È un libro che raccoglie le fotografie che ho scattato io stesso negli ultimi sei o sette anni.
D: lei è una persona molto colta, però una delle accezioni che viene sempre fatta alla fantascienza è di essere, quando va bene, romantica o comunque mitologica. Prima di fare la domanda volevo dire che la mia impressione è che Star Trek abbia anticipato molte novità tecnologiche e la Motorola ne sa qualcosa. Ovviamente la domanda è cosa ne pensa della strana differenza che alle volte si fa tra mito, presente e futuro.
N: una domanda molto interessante. Quello che lei ha appena evidenziato è quello che non hanno mai capito i produttori delle serie televisive e cioè che la fantascienza non è solo qualcosa che ha a che fare con mostri o con battaglie spaziali. Star Trek non aveva mostri da combattere ogni settimana, e molto spesso le avversità erano le situazioni stesse in cui ci si veniva a cacciare. Per questo molti, nelle alte sfere, non capivano lo show. Allo stesso tempo però il pubblico capiva e percepiva che le storie erano ricche di metafore sulla realtà umana del presente proiettata nel futuro. E la scienza, che lo show televisivo mostrava, in molti casi ha anticipato i tempi. Alcune delle più grosse personalità della NASA o della comunità scientifica sono cresciute guardando ed ispirandosi a Star Trek e comunque la scienza segue sempre la fantascienza perché è dalla fantascienza che nascono le idee che poi la scienza mette in atto.
D: qual è la sua opinione sul progetto della NASA di fare un intervento di terraforming su Marte?
N: penso che il punto chiave non sia tanto la mia opinione quanto il desiderio della razza umana di spingersi al di là, di giungere là dove nessun uomo è mai giunto prima, per citare al serie. Che sia Marte o una stazione spaziale, non ha importanza, non c’è differenza: il concetto fondamentale è l’esplorazione e la fantascienza fa un po’ il Cristoforo Colombo della situazione.
D: lei è passato in maniera ottima da interprete si Star Trek, alla regia, sta facendo il fotografo ora; in particolare cos’è che l’ha interessata tanto della fotografia da cambiare “arte”?
N: la fotografia mi ha sempre interessato. Avevo iniziato a studiare fotografia già a 12/13 anni e ho avuto delle opportunità enormi nella televisione e nel cinema: non avrei mai pensato di poter diventare regista di film di successo. All’improvviso ho visto che nella mia vita era giunto il momento di avvicinarsi alla mia famiglia, ai miei cari, gestendo dei progetti che mi rendessero indipendente e che potessi fare da solo, con le mie mani senza dipendere dalle decisioni altrui: non ero più disposto a passare mesi o anni a dipendere da altri. Quindi adesso ho la mia macchina fotografica, un piccolo studio, un assistente, la mia camera oscura, mi metto lì, chiudo tutto il resto fuori, da solo, con calma e stampo le mie fotografie.
D: che soggetti sono?
N: questi del libro in particolare, riguardano la presenza femminile in Dio.
D: dopo essere stato per tanti anni uno scienziato sullo schermo, qual è il suo rapporto con la scienza e le nuove tecnologie? È bravo a navigare su Internet?
N: vado in Internet tutti i giorni, è molto utile per le mie ricerche, e lo uso per le foto, mandandole in giro come allegato, ma non sono uno scienziato ed è molto imbarazzante perché la gente presume che io sappia tutto sulla scienza.
D: cosa avrebbe voluto fare da bambino?
N: all’età di 14/15 anni avevo già deciso che avrei fatto l’attore. Ho iniziato molto presto a 8 anni; ho fatto tre anni di Star Trek, poi due anni di Missione Impossibile e per qualche tempo avevo pensato di passare alla fotografia a livello professionale, ma non volevo limitarmi a fare foto pubblicitarie perché non mi interessava, volevo fare fotografie d’autore, ma era difficile viverci con quel tipo di fotografia. Così sono tornato al mio lavoro di attore.
D: come raffronta il mondo del cinema a quello del teatro?
N: ho fatto molto teatro, ho iniziato da bambino; ho girato tutti gli Stati Uniti con il teatro e ho sperimentato un po’ tutto. Ho fatto Vincent, uno spettacolo in cui ero sul palco da solo, rappresentando la vita di Vincent Van Gogh e ho fatto 150 repliche con questo. Quando sei sul palco si ha una forte interazione con il pubblico che è in teatro, ma con un solo film si raggiungono molte più persone di quante se ne possano mai raggiungere passando una vita intera in teatro. L’impatto che un film ha sull’immaginazione delle persone è enorme: è molto difficile cambiare il mondo attraverso il teatro, ma si può fare attraverso il cinema.
D: le piace ancora andare in giro a parlare di Spock?
N: io mi sto divertendo; questa è una conversazione molto affascinante. Comunque dipende dalle circostanze.
D: ma la percentuale di divertimento va calando con l’andare del tempo, a scapito del fatto che diventa sempre più un lavoro invece che una cosa divertente?
N: no, non ci sono cose brutte nelle convention.
D: a Spock hanno fatto di tutto, lo hanno fatto morire, resuscitare, gli hanno dato una lunghezza di vita molto maggiore di quella di un essere umano e gli hanno fatto rivestire i ruoli più improbabili, una spia, un ambasciatore, un ammiraglio…lei pensa che il personaggio di Spock abbia ancora qualcosa da dire all’universo di Star Trek?
N: è vero, abbiamo coperto una ampia gamma di sfumature con il personaggio e non pensavo, quando abbiamo cominciato, che il mio ruolo avrebbe avuto un così ampio respiro. Si è evoluto nel tempo e quando Spock finalmente è morto, non c’era nessuna intenzione di farlo rinascere: si è trattato di una pensata dell’ultimo minuto. È stato come se gli Studios si fossero fermati un attimo e avessero detto “oh, aspetta un attimo; cos’abbiamo fatto? Abbiamo ucciso Spock?” perciò lo hanno fatto tornare e hanno ripreso a fare Star Trek.
Ma dalla fine del sesto film di Star Trek, noi del cast originale non siamo stati più interpellati per fare qualcosa e ovviamente ora ci sono nuove serie, nuovi personaggi con attori di enorme talento: è come se fossero dei figli o dei nipotini per me, ai quali dico “andate, andate”.
D: come pensa che evolverà Star Trek?
N: non è più il mio campo. Posso dirvi tutto quello che è il passato di Star Trek, ma non il suo futuro.
D: cosa ne pensa della fotografia digitale?
N: sono un fotografo vecchio stile; la fotografia digitale è meravigliosa ed il lavoro che si ottiene è eccellente. I reporter più aggiornati possono uscire con la loro macchina digitale, trovarsi sul luogo di un evento, scattare foto e poi inviarle direttamente al giornale e quelle sono già pronte per l’edizione straordinaria. Anche io mi avvalgo delle macchine digitale, ma solo per uno spunto, per mostrare magari quale sarà la linea di pensiero che voglio perseguire, ma poi il lavoro vero e proprio lo faccio con una macchina tradizionale. C’è una casa di produzione la “Ricordi” che ha pubblicato in digitale alcune delle mie fotografie a formato poster, a partire da foto piccolissime: un lavoro veramente bellissimo.
D: cosa penserebbe Spock di questo mondo che continua a fare guerre?
N: che è una cosa altamente illogica.



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