ALIENE, AMAZZONI, ASTRONAUTE
Oriana Palusci
di Antonella Bellecca



Ho scovato in una biblioteca questo libro del 1990, Oscar Mondadori, 437 pagine, 12.000 lire. La curatrice è Oriana Palusci, professoressa di letteratura americana all'Università di Trieste; è un nome molto noto agli addetti ai lavori, e io stessa l'ho conosciuta ad una conferenza organizzata a Roma dall'editore Sergio Fanucci. Il suo nome compare, per esempio, nell'editoriale della rivista Futuro News n. 2/2001.

Le sezioni.

L'antologia prende in esame quattro aspetti della fantascienza: l'astronave, il corpo alieno, la sopravvivenza, il viaggio. In effetti le sezioni sono solo tre, perché la quarta comprende un unico racconto, "Sur", di Ursula Le Guin. Le autrici (tutte anglosassoni) sono: Judith Merrill, Anne McCaffrey, Joan Vinge, Phyllis Gotlieb, Ursula Le Guin, Alice Sheldon, Lisa Tuttle, Naomi Mitchison, Zenna Handerson, Octavia Butler, Kate Wilhelm, Susan Swan, Joanna Russ, Chelsea Quinn Yarbo, Pearlie McNeill, Josephine Saxton, Rosaleen Love. I testi sono stati scritti in un arco di tempo compreso fra il 1956 e il 1989, di cui quattro sono degli anni '60, sette degli anni '70 e otto degli anni '80. Parecchi sono stati tradotti dalla stessa Palusci.
Per quanto riguarda i criteri che stanno dietro questa precisa scelta di dislocamento dell'immaginario femminile (enunciati dalla curatrice nell'introduzione generale ed in quelle particolari), è difficile, per una profana, rendere in parole semplici enunciati come: "L'icona dell'astronave viene modellata da un sentire di donna e lo spazio interno del vascello astrale ospita e riproduce le problematiche femminili". Lascio quindi al lettore di indagare personalmente.

I racconti.

È impossibile, ovviamente, parlare di tutti e venti i racconti dell'antologia. Quindi accennerò soltanto a tre di essi, quelli che mi hanno maggiormente colpito.
Il primo racconto che vorrei citare è anche quello che apre l'antologia: un impatto subito negativo. Si tratta di "The Lady Was a Tramp" (J. Merrill, 1956), titolo che richiama il titolo della canzone di Frank Sinatra "The Lady is a Tramp"; "tramp" vuol dire sia vagabondo (come nella canzone di Sinatra), sia, nel linguaggio marinaresco, carretta; e infatti il titolo italiano è "La signora carretta". La carretta del titolo però non è soltanto l'astronave dove si svolge la vicenda (in realtà non succede niente, è solo la descrizione di una situazione), ma anche e soprattutto l'unico personaggio femminile. L'equipaggio di questo mercantile è composto da cinque uomini e una donna (il medico), la quale si rende disponibile (sessualmente) per tutti, nei lunghi viaggi interstellari: tutto qui. Mi chiedo che cosa abbia spinto una letterata femminista ad aprire la sua antologia con un racconto su una donna che fa sesso con cinque uomini (uno alla volta, però!); ma la risposta non mi è piaciuta, pur volendo concedere tutti i simbolismi e i parallelismi fra la nave e la donna (questo parallellismo lo facevano già gli ittiti, mi sa). Sesso come sopraffazione, sesso come liberazione: l'amore, o anche solo l'affetto, come vedete, sono completamente esclusi.
Non posso non citare, in questa sede, "Intracom" (U. Le Guin, 1974). Ebbene, questo racconto parla della Serie Classica di Star Trek! Spero di non scatenare odi verso la professoressa Palusci riportando il suo commento a questo testo: "l'autrice... si fa beffe di uno dei "miti" della tradizione fantascientifica, quel ciclo televisivo di Star Trek che esalta, con la grandiosa Enterprise galleggiante tra le galassie e la sua trinità di eroi, una visione epica dell'esplorazione dello spazio (maschile)". Ohi ohi, sembra proprio che la Serie Classica non piaccia affatto alla Palusci! È paradossale che una serie che nelle intenzioni del suo autore doveva segnare la rivincita del sesso femminile, con l'introduzione di un ufficiale donna, sia stata talmente rimaneggiata, infine, dalla produzione, da risultare alle femministe come uno dei simboli della virilità più trita! Il racconto comunque è molto spiritoso, a me è piaciuto: ma se avete la coda di paglia non leggetelo, soprattutto i maschietti (hi hi hi).
Il sesso come violenza appare anche in un altro racconto della prima sezione, la più ricca (sette testi): si tratta di "Torna a casa, mamma" (A. Sheldon, 1968). L'idea di base è molto originale. Si ipotizza che la razza umana provenga da un altro pianeta (va be', questo è un topos); quella terrestre, però, è in realtà una mutazione genetica. Infatti nella razza originaria le donne sono alte e grosse un terzo più degli uomini; essendo sopravvenuta una mutazione, a causa della quale alcune donne si sono bloccate ad uno sviluppo pari o addirittura inferiore a quello maschile, un gruppo di uomini e donne è stato lasciato sulla Terra, e ha dato vita alla progenie umana, così come la conosciamo. Sennonchè un bel (?) giorno tre donne della razza originaria decidono di fare una capatina sulla Terra, ed essendo alte tre metri e possedendo una tecnologia nettamente superiore a quella terrestre, cominciano a fare ciò che sul loro pianeta d'origine fanno di solito le donne agli uomini: li stuprano. Dio, che depressione. Non chiedetemi particolari tecnici, su questo punto il racconto non è chiaro (un misterioso accenno ad un "aspirapolvere"), fatto sta che queste super-donne hanno la possibilità di farlo. Alla fine i terrestri riescono a liberarsene e a rispedirle sul loro pianeta con un piccolo trucco, che ovviamente non vi svelo.

Il commento.

L'impressione che ho avuto della Palusci è stata quella di una femminista storica; ha voluto riunire nella sua antologia venti racconti che hanno la particolarità di essere stati tutti scritti da donne. Non ha utilizzato, come criterio, i propri gusti personali, ma l'immaginario femminile, un tema molto caro a questa studiosa, che infatti vi ha dedicato un saggio ("Terra di lei: l'immaginario femminile tra utopia e fantascienza"). Il libro quindi non è una semplice raccolta, ma una vera antologia, suddivisa in quattro sezioni tematiche, ognuna con specifica prefazione, e una significativa introduzione iniziale; perché significativa? Perché è una introduzione femminista, che illumina interamente il pensiero della curatrice sul rapporto fra i sessi e sulla differenza tra fantascienza maschile e fantascienza femminile.
La differenza, secondo la Palusci, è radicale: mentre l'uomo, infatti, riproduce nella fantascienza le stesse formule sopraffattorie della vita reale, la donna vi proietta il suo immaginario di un mondo libero dalla sopraffazione maschile. È davvero così? Non lo so, non ho certo le competenze della curatrice; non avrei mai pensato, ad esempio, che l'astronave simboleggi l'utero e che, quindi, mentre l'uomo la vive come un oggetto ("il corpo composito della nave garantisce al capitano e al suo equipaggio le comodità e i servizi forniti tra le pareti domestiche"), la donna la utilizza come possibilità di crescita e di maturazione ("il grembo materno non significa solo rifugio o protezione... bensì crescita anche dolorosa, mutamento biologico, presenza di un altro corpo vivente").
Vista così, la dicotomia fra maschile e femminile sembra insanabile. Infatti in tutta l'analisi comparativa effettuata dalla Palusci fra fantascienza (e immaginario) maschile e fantascienza (e immaginario) femminile, non troverete mai la parola "amore", né tantomeno i concetti di solidarietà, confidenza, intimità, disponibilità, tutte esperienze che si possono vivere con l'altro sesso, specialmente all'interno della coppia. Forse è un aspetto che la Palusci ha semplicemente tralasciato, non interessando in questo contesto, che esamina la "differenza" tra immaginario maschile e immaginario femminile. Nel mio piccolo, cioè senza pretese di confronto con una studiosa che ha dedicato anni di studio a questo argomento, mi sono fatta una mia opinione: e cioè che la Palusci è rimasta legata ad una ideologia vetero femminista che quelli (anzi quelle: lapsus...) della mia generazione non potranno mai condividere. È stato giusto (questo sempre secondo la mia modesta opinione) smascherare e descrivere la violenza, l'oppressione e gli abusi degli uomini sulle donne, ma nella attuale società questo contrasto è ormai enormemente sfumato. Personalmente non riesco a vedere il maschio come il nemico, come quello che pensa solo a sfruttarmi e a prevaricarmi. Ecco perché il desolante e terreo affresco descritto dalla curatrice di questa antologia mi ha lasciato un po' tiepidina. Ma davvero nell'immaginario femminile, attualmente, la fantascienza è l'occasione per sognare "un mondo di sole donne, ora matriarcale ora amazzonico"? Bbrrrr.


Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail