FUORI CAMPO
a cura di Antonella Bellecca




Il numero di STIM che state sfogliando vi dovrà durare due mesi... Per questo motivo ho pensato di consigliarvi un bel racconto (bellissimo, a dire il vero) molto lungo, di ambientazione Deep Space Nine, che non vi faccia piangere per l'assenza della rivista ad agosto (piangerete lo stesso, lo so!). L'autrice è Elisa (chi la conosce sa che è una patita di Jem'Hadar), di cui abbiamo già pubblicato nel novembre del '99 "Tutte le volte che voglio". Come al solito qui troverete soltanto i primi due capitoli, i rimanenti undici potete trovarli alla url http://www.stdreams.net/testi/lastradaintro.htm, oppure sul sito privato di Elisa (www.terrediconfine.net/elisa). Vi segnalo di non trascurare la pagina dei "titoli di coda", con precisazioni, riferimenti, e persino una sigla. Buona lettura!

LA STRADA IN SALITA
di Elisa


PROLOGO

Ormai si era fatta notte, le stelle brillavano impietose nel cielo. Era accasciato in terra, tra le rocce, con il corpo scosso in continuazione da tremiti, le gambe non rispondevano più e ormai anche muovere un braccio era impossibile.
All'inizio aveva urlato e urlato con quanto fiato aveva in gola, adesso poteva solo respirare. A stento l'aria entrava ed usciva dai polmoni sibilando.

"La battaglia è la vita ... la battaglia è la vita ... la battaglia è la vita ... "
mormorava in una specie di assurda preghiera che avrebbe dovuto dargli forza.

Quando il dolore aveva cominciato ad essere insopportabile aveva perfino pensato di mandare tutto al diavolo e di spararsi un colpo di Phaser ma qualcosa lo tratteneva. Non poteva decidere neanche quando e come morire.

Il rumore improvviso di una detonazione lo fece sussultare. L'astronave era esplosa in lontananza con rombo cupo.
"Che fortuna...avrei potuto morire nell'esplosione..."
Ridacchiò sommessamente prima che uno spasmo lancinante lo ammutolisse per il dolore.

Era in agonia, sapeva di non avere più tempo eppure doveva finire quello che aveva cominciato... e non aveva la minima idea di come avrebbe fatto. Per la prima volta nella vita ebbe paura e desiderò tornare indietro nel tempo.

9 GIORNI PRIMA: ATTACCO A GETRELL

L'attacco al pianeta Getrell era stato fulmineo e devastante. Subito dopo l'orgoglioso rifiuto da parte delle autorità di sottomettersi pacificamente al nemico, le forze di invasione avevano sferrato un assalto in massa verso le maggiori capitali del pianeta e le postazioni militari.

Stormi di incrociatori e di caccia da guerra si abbatterono sulle città, devastandole e riducendole in macerie fumanti. Nessuna differenza tra civili e militari. Non valse a nulla la tenace e disperata difesa dei Getrell, così la guerra si concluse con la resa incondizionata dopo sole 24 ore dall'inizio dei bombardamenti.

Le forze di invasione inviarono le truppe d'assalto ad eliminare le sacche di resistenza mentre il personale "diplomatico" del nemico si occupava di instaurare un nuovo ordine politico.

7 GIORNI PRIMA: LE CAVERNE

Una volta sottomessa la popolazione, varie squadre dell'esercito invasore si dedicarono con particolare cura al saccheggio dei luoghi sacri. Cominciarono da Zarax, la capitale, e dal suo Tempio, antico di millenni. Una enorme struttura in pietra grezza che ricordava una piramide maya.

"Gli oggetti che hanno un qualsiasi valore o che sembrano avere una qualche importanza religiosa devono essere prelevati con la massima cura ma non devono essere toccati! Gli ordini sono di rilevarne la posizione e teletrasportarli in superficie"

I soldati, appena reduci da feroci combattimenti con gli abitanti ribelli del pianeta si sentirono offesi dalle parole del Supervisore, ma obbedirono e depredarono l'edificio.

"Procediamo con l'esplorazione delle catacombe sotto il tempio. Voglio una mappa completa entro 18 ore!"
Purtroppo i monaci erano stati trucidati durante lo sbarco e quindi non rimaneva che perlustrare tutto da cima a fondo.

La squadra di ricerca si divise in più gruppi. I sotterranei erano un intricato labirinto di gallerie senza illuminazione, che costringeva i soldati a controllare in continuazione la propria strumentazione e tracciare la posizione per evitare di perdersi.

Un guerriero giovane ed impaziente scelse di andare da solo, così da procedere nel saccheggio il più velocemente possibile. Non capiva bene il perché della fretta dei Superiori, ma era un soldato, e non si faceva mai molte domande.

Nelle ore che seguirono furono trasferiti molti oggetti religiosi, icone, e strumenti rituali ma la ricerca continuava. Ormai le gallerie inesplorate non erano più molte.

Imboccò un cunicolo umido e basso, tanto che doveva camminare piegato. L'acqua gocciolava dalle pareti formando un rigagnolo al centro del passaggio. Stava per rinunciare quando l'eco di uno scricchiolio attirò la sua attenzione. Spense la torcia, estrasse la pistola phaser e sorrise mordendosi il labbro inferiore. Il ricordo della battaglia di pochi giorni prima, ancora gli ribolliva come fuoco nelle vene e già pregustava una nuova caccia nel buio dei sotterranei inseguendo più ribelli.

Malgrado la sua alta statura e la corporatura massiccia si muoveva silenziosamente in direzione del rumore. Il cunicolo sbucava in una piccola caverna rotonda leggermente illuminata da un fascio di luce proveniente dall'alto. Sul lato opposto vide un piccolo altare, anzi guardandolo meglio sembrava più un tabernacolo che conteneva in una rientranza uno scrigno dorato, alto circa 30 Centimetri e largo 20 con la superficie coperta di arabeschi incomprensibili.

"Questo sì che sembra interessante" sussurrò tra sé e sé "Non come la robaccia che ho trovato fino ad adesso..."

La zona sembrava deserta, lunico rumore che sentiva era lo sgocciolare dell'acqua. Ripose la pistola, soddisfatto della scoperta, e cominciò a trasmettere le coordinate della posizione dal comunicatore fissato all'avambraccio.

Un ombra grigia sbucò da dietro l'altare e si mosse veloce verso lo scrigno. In una frazione di secondo il soldato impugnò il phaser e lo puntò.

Poi un lampo accecante e tutto divenne luce.

Rimase svenuto fino all'arrivo di una delle altre squadre con la pistola stretta in pugno. Quando i compagni lo rimisero in piedi provò una vergogna indicibile nel vedere che il suo assalitore era solo un miserabile monaco, forse l'ultimo. Il suo corpo, vestito da una tunica grigia, giaceva morto, fulminato da una scarica di phaser in pieno petto.

"E bravo ragazzo! Questo sì che era un nemico pericoloso!" Lo canzonò uno dei soldati.
"Uhmmm...sei stato messo fuori combattimento nientemeno che da uno dei monaci più pericolosi di questo schifoso pianeta"
"Per gli dei avrà avuto più di 100 anni! E tu sei quello che vuole entrare nelle truppe speciali?" disse un altro soldato alzando il cappuccio al cadavere.
"Dannazione! Come ho potuto farmi sorprendere così?" sbottò furioso, colpendo l'aria con un pugno.

Ricordava l'ombra grigia che sbucava da dietro l'altare, il phaser e... la luce... così abbagliante... e poi più niente.

Gli altri tornarono alle navi una volta trasferito lo scrigno.

Rimasto da solo perlustrò più volte la piccola caverna, ma non riuscì a trovare l'arma che il monaco aveva usato contro di lui. "Bah! Non serve a niente controllare ancora!" In fin dei conti... lui era vivo, il monaco era morto e lo scrigno pareva intatto. Se c'era un ferito allora quello era il suo orgoglio! Attivò il comando di teletrasporto e risalì in superficie.

Seconda puntata

5 GIORNI PRIMA: LA BASE

"Cosa!? Sorvegliare uno stupido laboratorio!???"

"Piantala! Se non ti hanno ritenuto in grado di continuare l'occupazione del Pianeta ci sarà un motivo! Nessuno deve entrare o uscire da questa porta! Sono stato abbastanza chiaro??"

"Sissignore"

Il soldato più anziano se ne andò sparendo nei corridoi della base. Era un avamposto strategico, nascosto su un piccolo asteroide nel sistema di Getrell, che si era rivelato molto utile per l'invasione del pianeta.

La giovane sentinella sbuffò di delusione e di rabbia. Marciò irrequieto avanti e indietro per il corridoio ma non fu di aiuto. Aveva voglia di prendere a pugni qualcuno. Poi si appoggiò con la schiena al muro, rassegnato, inspirò profondamente e ascoltò il silenzio della base. Un incarico noioso e degradante per un guerriero! Fare la guardia ad una stupida porta... e cosa doveva proteggere poi?

Ancora sentiva la voce del Supervisore, quel piccolo subdolo essere dalle orecchie a punta, come avrebbe fatto a non ucciderlo?

"Tu ritornerai su Lenh34 insieme ai manufatti ritrovati."

Perché mai lo aveva rispedito indietro? Durante l'invasione non aveva forse combattuto valorosamente?!
Lo scrigno dorato era stato esaminato accuratamente dai Supervisori che avevano voluto da lui un rapporto dettagliato su quanto era accaduto nei sotterranei di Zarax. Improvvisamente, mentre il saccheggio dei luoghi sacri continuava senza sosta, gli era stato ordinato di ritornare alla base d'appoggio. Senza spiegazioni!

"Forse ... avrà pensato che non sono all'altezza..."

Era tutto molto frustrante.

Mentre controllava per la decima volta il fucile, guardò annoiato la porta del laboratorio. Una porta stagna, piuttosto pesante con rilevatori di presenza all'interno. Niente male per essere solo un comune laboratorio...

"Chissà perché tanta premura... ma che mi importa poi?"

Raddrizzò la schiena e si irrigidì nella posizione formale di guardia.

"Incredibile...adesso parlo anche da solo!"

Le ore passavano lentissime e si annoiava tremendamente...come diceva il suo istruttore, non c'è niente di peggio di un giovane guerriero annoiato. Cominciò a pensare seriamente di essere piuttosto strano. La porta chiusa esercitava un'attrazione ipnotica. Si ritrovò a pensare che i suoi codici di autorizzazione gli permettevano l'ingresso nei casi di emergenza.

"Bah!" sbuffò esasperato "Non ho già abbastanza problemi?..."

La curiosità non era certamente una caratteristica della sua razza. Entrò nel laboratorio.

5 GIORNI PRIMA: IL LABORATORIO

La porta si richiuse con un leggero ronzio. La stanza era immersa nel buio più completo.

"Luce" disse con voce ferma.

La situazione non migliorò molto, una fioca penombra rischiarava il laboratorio rendendo irreale l'atmosfera. Distingueva a malapena le apparecchiature che coprivano completamente le pareti, scanner molecolari, bio rilevatori, consolle mediche e altri strumenti che non conosceva.

Si avvicinò alla prima consolle che vide e richiamò gli ultimi dati analizzati. Sullo schermo presero a scorrere analisi spettrografiche dello scrigno e rilevamenti sulla composizione del suo interno. I dati raccolti sembrava mirassero allo scopo di rilevare una qualche fonte di energia ma erano tutti negativi...

Si rese improvvisamente conto di aver disubbidito agli ordini.

"Sono diventato pazzo...che ci faccio qua dentro??"

Spense lo schermo. Fece dietrofront e si diresse deciso verso la porta scuotendo la testa incredulo...

Voltati.

Reagì all'istante impugnando il fucile e puntandolo contro l'oscurità del laboratorio, pronto a scagliarsi contro qualunque cosa si muovesse. Tutto era silenzioso, come in una tomba.

In effetti non aveva sentito nessun rumore...nessuno aveva parlato. Decise di ispezionare meglio il laboratorio, la stanza era più ampia di quello che pensava.

Su un tavolo riconobbe lo scrigno arabescato che aveva trovato nelle caverne su Getrell. Il manufatto era circondato da un aura sfumata di celeste.

"Sei abbastanza prezioso per proteggerti addirittura con un campo di forza mortale" pensò incuriosito.

Gli sportelli, intarsiati con ricami elaborati, erano spalancati e all'interno si trovava una pietra di circa 20 cm , nera come la notte e solcata da una miriade di crepe. La guardava chinato, tornando con la memoria al momento in cui entrò nella grotta ci fu quel lampo di luce. Era solo una pietra. Malgrado la sua natura, dura e affilata come una lama, si sentì in qualche modo a disagio. Una sensazione che ancora non aveva mai provato... e non era piacevole.

Un granello si staccò dalla pietra poi un altro e un altro ancora. In un paio di secondi si sgretolò in un mucchietto di polvere nera. Si rialzò di scatto ritrovandosi a bocca aperta per la sorpresa e per poco non gli cascò il fucile dalle mani. Deglutì involontariamente.

La testa gli girava e gli sembrava di essere immerso nell'ovatta.

"Forse... stanno rivoltando il pianeta da cima a fondo...per cercare un'altra pietra...sarà meglio me ne vada da qui"

Barcollò verso l'uscita. Aveva la mente svuotata, poi un pensiero, una volontà completamente aliena, si face largo tra la sua mente, da prima insinuandosi con delicatezza e poi facendo sentire forte il suo potere.

Sai cosa devi fare.

Non era un ordine, né un suggerimento ma solo una constatazione. Nella lotta inconscia tra due volontà, il soldato dovette soccombere.

"Si, so cosa fare".

Continua...



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