ALLA PALLIDA LUCE DELLA LUNA
di Anna "Ro`Laren" Manfredini


"I lied. I cheated. I bribed men to cover the crimes of other men. I am an accessory to murder. But the most damning thing of all... I think I can live with it. And if I had to do it all over again... I would. Garak was right about one thing: a guilty conscience is a small price to pay for the safety of the Alpha Quadrant."
("Ho mentito. Ho imbrogliato. Ho corrotto persone per coprire i crimini di altre persone. Sono complice in un omicidio. Ma la cosa più riprovevole... è che credo di poter convivere con tutto ciò. E se dovessi rifare tutto da capo... lo rifarei. Garak aveva ragione su una cosa: la consapevolezza della colpa è un prezzo trascurabile da pagare per la salvezza del Quadrante Alfa."
Sisko, DS9 "In the Pale Moonlight")

È possibile che un Capitano della Flotta Stellare si trovi a un punto di svolta tanto significativo da oltrepassare senza pudore i limiti e le regole che da secoli gli sono imposti, agendo alla stregua di un affiliato del "Sindacato di Orione"? È possibile che un Capitano della Flotta Stellare arrivi a collaborare con una delle più famose spie cardassiane della storia, a scendere a patti con uno dei più squallidi criminali del Quadrante, a corrompere un Ferengi, a giustificare a se stesso e all'universo azioni degne dell'Ordine Ossidiano o della Tal Shiar?
Certo, Sisko è fin dall'inizio disegnato come un ufficiale tutto sui generis, molto diverso dal modello cui siamo stati abituati con Kirk e con Picard, modello che ritornerà in seguito con Janeway. Molto più determinato nelle proprie decisioni e nelle proprie azioni, molto più incline a soluzioni di forza, molto meno disponibile al patteggiamento e alla riflessione... In più occasioni lo abbiamo visto ignorare gli ordini superiori e rischiare la corte marziale, sebbene prima di questo episodio ("In the Pale Moonlight", appunto, Sesta Stagione) egli non si spinga mai tanto oltre.
D'altronde Deep Space Nine è in sé una serie sui generis, come è stato più volte sottolineato, in cui l'elemento della guerra fa da cardine e da spartiacque, in cui molti aspetti dell'ideologia federale fino a questo momento completamente ignorati vengono messi in luce, primo fra tutti quello militaristico che - insieme al profondo misticismo che permea tutta la serie - diviene tratto caratterizzante e determinante. In una situazione "anomala" come quella di Deep Space Nine è giustificata pertanto la presenza di un Capitano "anomalo" come Sisko; egli è investito di una responsabilità che spesso sente eccessiva, ogni giorno migliaia di vite vengono sacrificate senza che lui per lungo tempo possa realmente fare qualcosa e ciò può portare anche il più solido e integerrimo ufficiale all'esasperazione; tanto da giustificare scelte e decisioni altrimenti inaccettabili poiché, come l'Ammiraglio Ross avrà modo di sottolineare con una raffinata citazione ciceroniana nell'episodio omonimo, "Inter arma enim silent leges": "In tempo di guerra anche le leggi tacciono".
"In the Pale Moonlight" è uno degli episodi che più mi hanno colpito, fin dalla scena di apertura, in cui un Sisko visibilmente sconvolto - tanto da non ricordare neppure la data stellare - si appresta a registrare un diario personale che alla fine cancellerà, un diario in cui rivelerà cose che a nessuno, neppure a Dax, avrebbe potuto raccontare. Mi ha colpito per la grande prova di Avery Brooks attore, magnifico nel crescendo di tensione che accompagna tutta la confessione, e per la crescita incredibile del suo personaggio; mi ha colpito per le profonde, difficilissime implicazioni, per la cura messa nell'approfondimento psicologico dei personaggi chiave, Sisko e Garak (e qui vediamo un Andrew Robinson davvero sublime), per la maestria con cui si intrecciano i fili dell'occulto piano d'azione...
Mi ha colpito soprattutto perché sembrano essere divelti dalle fondamenta i massimi ideali che fino ad ora avevano sostenuto la filosofia trek roddenberryana: anche la Federazione (e ciò sarà ribadito in episodi seguenti, con l'arrivo di Luther Sloan della Sezione 31) ha il suo "lato oscuro", anche gli ufficiali della Flotta sono esseri umani, con tutto ciò che la natura umana comporta come conseguenza in una situazione disperata, la guerra contro il Dominio; questo episodio concorre insomma a riportare l'utopico universo trek a una dimensione strettamente realistica, drammatica, in qualche modo "naturale" ed inevitabile, sebbene sconvolgente per chi - come me e come tutti i trekker - era abituato a considerare i propri beniamini eroi senza macchia e senza paura.

"That's why you came to me! Isn't it, Captain? Because you knew I could do those things that you weren't capable of doing. Well, it worked. And you'll get what you want, a war between the Romulans and the Dominion. And if your conscience is bothering you, you should soothe it with the knowledge that you may just have saved the entire Alpha Quadrant. And all its cost was the life of one Romulan senator, one criminal, and the self-respect of one Starfleet officer. I don't know about you, but I'd call that a bargain."
("Per questo è venuto da me! Non è così, Capitano? Perché sapeva che io avrei potuto fare ciò che lei non era in grado di fare. Bene, ha funzionato. E ha ottenuto quello che voleva, una guerra tra i Romulani e il Dominio. E se le rimorde la coscienza, si tranquillizzi al pensiero che forse lei ha appena salvato l'intero Quadrante Alfa. E tutto ciò quanto è costato? Soltanto la vita di un senatore romulano, quella di un criminale e l'autostima di un ufficiale della Flotta. Non so lei, ma io lo chiamerei un affare."
Garak a Sisko, DS9 "In the Pale Moonlight")

Il motivo scatenante è la consapevolezza che nella guerra contro il Dominio troppe persone stanno morendo, troppi mondi stanno perdendo la propria libertà; e che l'unica soluzione possibile agli occhi di Sisko sembra essere quella di trascinare i Romulani - i quali hanno firmato un patto di non aggressione con il Dominio - nel conflitto. A qualunque costo. Se all'inizio l'intenzione è resa nota (a Dax, perlomeno, e al Comando di Flotta, che gli dà pieno appoggio), non appena Sisko propone a Garak una "collaborazione" diviene necessario agire nell'ombra. Man mano che il Capitano procede nel suo progetto, l'ossessione di raggiungere il proprio scopo si fa sempre più incalzante, fino ad accecare la sua capacità di discernimento e a indurlo a dare carta bianca a un personaggio come Garak, il quale mai come in questo episodio ci appare in tutta la sua complessità. Sebbene la vicenda graviti interamente attorno al flashback di Sisko, che con crescente agitazione ci mette al corrente di tutte le discutibili mosse compiute, il vero protagonista in realtà è proprio Garak che, dopo essersi dichiarato disponibile precisando al Capitano quanto la faccenda possa diventare sanguinosa, elabora da subito - in perfetto accordo con la propria natura e formazione personale - un piano segreto, individuale, occulto, la cui entità nemmeno Sisko sarà in grado di cogliere se non a conclusione avvenuta.
Eliminata immediatamente la via "più semplice", cioè quella del database classificato cardassiano (in cui Sisko sperava di scoprire possibili indizi su un eventuale piano di attacco a Romulus), Garak innesca un meccanismo per sottrarsi al quale Sisko ha soltanto un istante: dal momento in cui il Capitano concede il suo benestare, non è più possibile fare marcia indietro. Garak propone allora la realizzazione di un programma olografico in cui risulti evidente il piano di Cardassia e del Dominio volto all'invasione di Romulus; tale programma andrà sottoposto come prova inconfutabile al senatore romulano Vreenak (il quale può essere contattato in segreto mentre si reca in missione diplomatica a Soukara, in territorio del Dominio), che dovrà saggiarne l'autenticità; per realizzarlo, Sisko dovrà cominciare facendo liberare un losco individuo, Grathon Tolar, esperto in programmi olografici "proibiti" e tenuto prigioniero dall'Impero Klingon. È il primo passo del Capitano verso il fondo, verso i limiti dell'etica federale, verso il punto di non ritorno.
Sono incredibili la risolutezza con cui il Capitano procede, la facilità con cui sorvola sugli squallidi commenti di Tolar ("Oh, ho capito, vuole un programma 'personale', qualcosa di speciale, solo per i suoi occhi... Che ne dice di cinque o sei schiavette di Orione?..."), la determinazione con cui - e siamo al secondo gradino verso l'abisso - si accorda velocemente con Quark sulla tangente per impedire al Ferengi di denunciare il "genio degli ologrammi" che aveva tentato di ucciderlo. È qui che, tra l'altro, viene pronunciata da Quark una frase che ci lascia agghiacciati, sullo sguardo un po' opaco di Sisko che preferisce allontanare qualsiasi possibile riflessione su di essa:

"Thank you, Captain. Thank you for restoring my faith in the 98th Rule of Acquisition: every man has his price".
("Grazie, Capitano. Grazie per avermi restituito la fede nella 98a Regola dell'Acquisizione: ogni uomo ha il suo prezzo.")

È terrificante.
Ed è terrificante come Sisko, nonostante dentro di sé senta che tutta la faccenda rischia di sfuggirgli di mano, inesorabile proceda, guidato nell'ombra da Garak, senza rendersi conto di quanto in realtà stia per succedere. Senza rendersi conto che in realtà ogni tassello è già stato messo al suo posto, a sua insaputa, dall'unica persona che sulla stazione ha le capacità effettive per portare a compimento un simile progetto. Sisko, senza guardare in faccia nessuno e niente, prosegue: ha avvallato la falsificazione di un documento per ingannare uno dei più alti esponenti del governo romulano, ha ignobilmente corrotto Quark, e ora ordina a un esterrefatto Bashir di mettere a sua disposizione un certo quantitativo di gel biomimetico, il cui commercio è considerato illegale all'interno della Federazione. Servirà per pagare uno dei contatti di Garak e probabilmente sarà utilizzato per la realizzazione di armi biogeniche, ma a Sisko non importa. Sisko deve raggiungere il suo scopo e a questo punto, anche se si ricredesse sui metodi, non ha più la possibilità di fermarsi.
Il falso programma viene ultimato, mentre la tensione di Sisko cresce a vista d'occhio e il subdolo compiacimento di Garak si fa sempre più evidente; quando il losco Tolar tenta di ottenere il "via libera", Sisko lo abbranca con la furia di un leone, imponendogli di restare sulla stazione fino al momento in cui Vreenak verificherà il programma; e qui un primo, sottilissimo e grandioso indizio su quanto si sta muovendo in realtà dietro le quinte: Garak, con un sorriso mellifluo e voce suadente, fissa uno sguardo inequivocabile negli occhi di Tolar, scandendo ad arte le poche parole:

"Now, why don't you go back to your quarters? I'll be along shortly to say... hello."
("Bene, perché ora non te ne ritorni al tuo alloggio? Passerò tra poco a farti... un salutino".)

L'espressione di terrore sul volto di Tolar dura un istante, ma è sufficiente a farci comprendere le reali intenzioni dell'implacabile Cardassiano. Com'è possibile che Sisko non se ne renda conto?
Il momento topico si avvicina e insieme ci viene offerto un secondo, indiscutibile indizio sulle reali intenzioni di Garak: in totale segreto, il vascello romulano del senatore Vreenak viene fatto disoccultare direttamente all'interno della stazione e mentre Sisko organizza l'incontro Garak, con la scusa di voler spulciare nei database del computer di bordo, ottiene da lui il permesso di salire "in incognito" sul vascello.
Sisko è di fronte all'uomo che sta per ingannare, solo. Ora deve guardare Vreenak negli occhi e convincerlo che una calunnia è la verità.
La grandezza di questo episodio sta anche nell'efficacia con cui, in pochi tratti, ci viene presentato il senatore romulano: le sue parole, come lame, sembrano uscire dalle sue labbra contratte apposta per per colpire Sisko al cuore, alimentando il senso di colpa che attanaglia il Capitano.

"So, you're the Commander of Deep Space Nine... and the Emissary to the Prophets, decorated combat officer, widower, father, mentor. And, oh, yes... the man who started the war with the Dominion. Somehow I thought you'd be taller."
("Così lei è il Comandande di Deep Space Nine... e l'Emissario dei Profeti, ufficiale pluridecorato, vedovo, padre, mentore. Ah, sì, e anche... l'uomo che ha scatenato la guerra con il Dominio. Non so come, ma la immaginavo più alto".)

È palpabile la tensione di Sisko mentre insieme al senatore prende visione del falso programma, in cui Weyoun e Damar progettano l'invasione di Romulus. Le occhiate che Vreenak a tratti gli lancia non lasciano trasparire alcuna emozione, alcuna reazione, alcuna considerazione. Semplicemente, alla fine, giunge la terribile ed inevitabile richiesta: il senatore romulano vuole verificare l'autenticità del programma.
E semplicemente, come una mannaia sul collo di Sisko, l'esito della verifica:
"It's a fake!" ("È un falso!")
Tutto esplode in faccia a Sisko, come egli stesso commenta nel suo diario personale, tutto è fallito, ora non solo Romulus non scenderà in campo contro il Dominio, ma probabilmente renderà di pubblico dominio l'intera faccenda e si schiererà apertamente contro la Federazione...
Sisko sembra sul punto di crollare finché, soltanto due giorni dopo, giunge la notizia: un vascello romulano con a bordo il Senatore Vreenak, in missione diplomatica a Soukara, nel Quadrante Gamma, è improvvisamente esploso sulla via del ritorno. Quasi sicuramente si tratta di sabotaggio. La Tal Shiar è convinta sia opera del Dominio. Per gli ufficiali superiori di Deep Space Nine, all'oscuro di tutto, la conclusione è semplice: il Dominio ha assassinato un senatore romulano in missione diplomatica; il governo romulano ora dovrà prendere posizione, e probabilmente entrerà in guerra.
Per Sisko, invece, soltanto adesso ogni cosa si fa chiara e la furia con cui si precipita nel negozio di Garak per atterrarlo con un potentissimo sinistro è quasi bestiale.
Garak sapeva esattamente come dovevano andare le cose, fin dall'inizio, ed aveva architettato tutto a regola d'arte. Ovvio che il programma di Tolar non avrebbe funzionato. Ovvio che il senatore non sarebbe mai caduto nel tranello. Tolar, il falso programma, l'incontro con Vreenak, tutto era stato progettato già a monte per arrivare a sabotare il vascello onde far credere alla Tal Shiar che si trattasse di un attentato da parte del Dominio. E non solo: una volta ispezionati i resti della nave, i Romulani avrebbero trovato le "prove" (in cui eventuali incongruenze sarebbero state imputate alle conseguenze dell'esplosione) di un accordo tra il Dominio e Cardassia per attaccare Romulus e non avrebbero più avuto esitazioni a scendere in campo.
Vreenak e Tolar erano vittime predestinate, già condannati, fin dall'inizio.
Garak ha tenuto i fili dell'intera vicenda, secondo il proprio modus agendi e perché era l'unico in grado di poterlo fare, come egli stesso afferma nella citazione riportata poco sopra.
Sisko, all'ultimo gradino della sua discesa oltre i confini dell'etica, si è reso complice di un duplice omicidio.
Ma ha ottenuto ciò che voleva.
Probabilmente passerà il resto della sua esistenza con questo rimorso, ma probabilmente questo era anche l'unico modo per salvare le sorti dell'intero Quadrante.


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