GUERRE PRIVATE: DA TOS A TNG
di Matteo "Norton" Bistoletti

Esistono due puntate che portano, non a caso, lo stesso titolo in italiano. La prima è "A private little war" della seconda stagione della Serie Classica, la seconda è "Too short a season" della prima stagione di TNG. Entrambe in italiano si intitolano "Guerra Privata".
Non è un caso che lo STIC, nel momento in cui si decise di tradurre il titolo originale dell'episodio di TNG, scelse di dargli lo stesso titolo dato alla prima puntata (peraltro neanch'esso fedele al titolo originale).

Nella puntata della serie classica, Kirk e compagni sbracano su un pianeta dove il capitano era già stato in gioventù e dove aveva conosciuto una pacifica tribù di indigeni, abbastanza primitivi rispetto al livello tecnologico delle Federazione. Al suo ritorno, il capitano trova però le cose cambiate. La tribù, guidata dal suo vecchio amico conosciuto nella prima missione di ricognizione anni prima, sta soccombendo in una guerra contro una tribù nemica. Si scopre che questa tribù possiede armi da fuoco, cosa in contraddizione col livello tecnologico degli indigeni del pianeta. Basta poco per scoprire che sono stati i Klingon, giunti anch'essi sul pianeta in questione, a munire una fazione di armi tecnologicamente più evolute per porre fine in modo drastico ai conflitti su questo pianeta e, ovviamente, guadagnandone i vantaggi, dal momento che i vincitori sarebbero stati i loro "protetti".
Kirk si trova davanti ad una scelta difficile. Non potendo più riparare al danno fatto dai Klingon (la Prima Direttiva era ormai stata violata da quest'ultimi) decide per una soluzione estrema. Egli dona le stesse armi e le stesse conoscenze scientifiche date all'altra fazione da parte dei Klingon, alla fazione soccombente. Il suo intento è di porre una toppa in una situazione ormai definitivamente ed irrimediabilmente danneggiata, e cercando di riportare l'ago della bilancia al centro, in modo che l'evoluzione naturale del pianeta ne risenta il meno possibile. Le due potenze in conflitto sono ora ad armi pari, come prima dell'intervento dei Klingon, anche se entrambe tecnologicamente più avanzate.

TNG, circa vent'anni dopo, nella sua prima stagione riprende lo stesso tema ed è interessante notare come i tempi siano cambiati, e non solo per la Federazione intendo ovviamente. Picard e soci ricevono a bordo l'ormai anziano Ammiraglio Mark Jameson per trattare il rilascio di alcuni ostaggi su un pianeta appena uscito da un lungo e sanguinoso conflitto. Una volta arrivati sul posto, si scopre però che non esiste nessuna presa di ostaggi, ma che si trattava tutto di un pretesto per una vendetta personale conto l'ammiraglio della Federazione. Infatti, tempo addietro, egli negoziò una situazione simile sullo stesso pianeta. I rapitori erano membri di uno dei più influenti ed importanti Casati del pianeta. Essi richiesero delle armi da parte della Federazione in cambio della liberazione degli ostaggi. Ai ferri corti, Jameson decise, all'epoca, di violare la Prima Direttiva e di dar loro le armi che chiedevano in cambio della liberazione degli ostaggi. Decise però, come fece Kirk e presumibilmente per le stesse motivazioni, di dare le stesse armi a tutti gli altri Casati. Questo diede inizio ad un conflitto sanguinario e interminabile tra le varie fazioni. Ecco spiegato il motivo della vendetta del capo di una di queste fazioni nei confronti di Jameson. Vendetta che viene portata a termine suo malgrado, viste che Jameson muore a causa di una drastica cura rigenerativa a cui si era sottoposto per essere in forma per i negoziati.

Dal momento che penso tutti noi le conosciamo bene, questi sono in breve e davvero a grandi linee i riassunti delle due puntate in questione.
La prima cosa che risulta evidente è che, mentre la prima puntata (quella di TOS) parla delle cause di una tale decisione, TNG riflette sugli effetti.
Il dilemma di tale decisione resta comunque una costante.
La puntata della Classica nasce in un contesto temporale, sociale e politico ben chiaro. Più volte si è voluto vedere nella puntata di TOS una chiara giustificazione sociale nei confronti di conflitti quali il Vietnam o la Guerra Fredda, di cui la puntata fa addirittura esplicito rimando.
Trovo comunque la puntata interessante a prescindere dal suo valore politico. E' interessante discutere su domande quali: "Ha agito bene Kirk?" "Avrebbe dovuto comportarsi altrimenti?". Ovviamente dobbiamo lasciar fuori dalla nostra discussione ogni soluzione impraticabile (stile: impedire per sempre ai Klingon di avvicinarsi al pianeta e nel contempo far dimenticare a tutti coloro che hanno avuto contatto con gli alieni o hanno utilizzato un'arma tecnologicamente avanzata un buon lavaggio del cervello con relativa perdita di memoria) e concentrarci sul dilemma che si trova davanti Kirk: lasciare le così o cercare di sistemare le cose rendendole magari ancora peggiori?
Sicuramente la soluzione di Kirk sembra essere una soluzione quantomeno equa. Riporta, per quanto modificata, le circostanze ad un livello abbastanza simile a quello di partenza. Ma non è affatto una soluzione perfetta, come lui stesso dice: abbiamo appena portato dei "serpenti" nel "Paradiso". Resta il fatto che la puntata sembra supportare la soluzione di Kirk, che viene ampiamente contestata dalla controparte emotiva del capitano, ossia McCoy, lasciando il dubbio sull'avvenire del pianeta. Una soluzione ben lungi dalla classica utopia Trekkiana, certo, ma pur sempre una soluzione che, piaccia o meno, chiude la vicenda.

Per questo sembra esserci TNG. Passano gli anni e, forse volontariamente forse no (le puntate sono comunque al primo impatto molto diverse) si ripropone lo stesso tema. Non solo sono cambiati i tempi nella serie e i tempi reali del contesto in cui la serie si sviluppa, ma cambiano anche i tempi di prospettiva della puntata. Nella puntata di TNG la "tragica decisione" (se mi è concesso, per intenderci, questo nome un tantino drastico) è già stata presa tempo addietro e viene solo narrata. Ciò che invece vediamo è quello che la puntata di TOS si è dimenticata (volutamente) di farci vedere; ovvero le conseguenze di una tale decisione, che in questo caso (non è affatto detto che le cose siano andate per forza così anche sul mondo esplorato da Kirk) sono state nefaste.
Quasi con un senso di giustificazione, la puntata di TNG sembra voler sollevare e concretizzare quei dubbi che nella puntata di TOS erano sì presenti, ma avevano avuto la peggio nei confronti di una logica soluzione. Too short a season è quasi più un completamento piuttosto che un remake della precedente puntata, un degno seguito di A private little war.
A quanto sembra in questo caso infatti, la decisione di dare le tecnologie e le armi a tutte le fazioni in gioco si è rivelata rovinosa. La guerra è durata un tempo spropositato rispetto al previsto e i morti sono stati numerosi. Dando le armi ad una sola fazione, come sostiene un indigeno, la cosa si sarebbe risolta in breve tempo e con scarsi dispendi di vite umane nonché risorse planetarie. La superiorità di una fazione sulle altre avrebbe intimorito le altre creando una sorta di potere.

Certo non sarebbe stato giusto lo stesso; grazie ad un atto terroristico questi uomini avrebbero acquisito potere e fatto valere sui più deboli, incapaci di reagire. Una situazione ingiusta, ma forse priva di morti e guerre.

Quale quindi la scelta migliore?
Probabilmente nessuna. Ma resta comunque l'interesse di una questione di cui si può largamente discutere e che Star Trek ci propone in due capitoli a vent'anni di distanza l'uno dall'altro, con relativa differenze di prospettiva e contesto in cui sono nate. La prima porta una soluzione netta e decisa, anche se discutibile, sulla questione, TNG si interroga sul significato di tale decisione. In un certo senso le puntate rispecchiano abbastanza anche i due stili diversi su cui poggiano le due serie, che, essendo state create dalla stessa persona, non possono che derivare in gran parte anche da un diverso contesto sociale e politico dovuto all'evolversi dei tempi.


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