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JOHN RONALD REUEL TOLKIEN
di Maurizio
Corò
Il
nome dello scrittore è, grazie alla sua opera, diventato a sua volta un
romanzo fantasy. Chiunque ami il genere conosce quelle tre lettere unite
nella sua runa; conosce le principali opere da lui pubblicate; conosce
i nomi dei suoi personaggi, diventati parte integrante della cultura occidentale.
Lo scopo di questo articolo non è quello di illuminare gli addetti al
settore con particolari misteriosi e intriganti, ma è bensì rivolto a
chi non lo conosce, fornendogli una panoramica generale (non è questa
la sede per un trattato) e chiarendo alcuni punti che, col passare degli
anni, sono diventati nebulosi e distorti. Speriamo, comunque, che tutti
possano trovare interessanti gli aneddoti che siamo riusciti a scovare.
J.R.R. Tolkien nasce nel 1892 a Bloemfontein (Sud Africa). E' professore,
medievalista e romanziere. Le tre cose indissolubilmente unite: non vi
è nulla, nella sua vita, che non sia stato colorato da questo trittico
di passioni, esperienze ed emozioni.
Con Tolkien nasce il genere letterario fantasy. Per fantasy si intende
un'ambientazione ben precisa, i cui confini sono gli stessi stabiliti
dalla mente di Asimov (solo per citare uno dei massimi autori della SCI-FI),
ciò che cambia radicalmente è la collocazione storica. Se la fantascienze
trova luogo nel futuro, ove tutto è possibile, il fantasy si sviluppa
invece nel nostro passato: il medioevo, per la precisione. In realtà il
medioevo occidentale è solo il periodo storico che più si avvicina all'ambientazione
dei romanzi fantasy… poiché i protagonisti di quelle meravigliose storie
sono le stesse creature che hanno popolato le tradizione dei canti epici
cavallereschi, della mitologia normanna, dei miti celti, delle fiabe irlandesi.
Introdurre il concetto di fantasy era importante, dato che a creare questo
stile fu proprio Tolkien, e ancor più interessante è una dichiarazione
che lo scrittore ha rilasciato poco dopo la pubblicazione della trilogia:
"Ho scritto un buon libro, ma non credo di aver dato vita ad un genere…".
Si sbagliava, e se ne rese conto molto presto.
Come medievalista conosceva ed amava i miti di tutte le popolazioni nordiche
e limitrofe alla sua Inghilterra. I suoi racconti, infatti, sono popolati
da creature meravigliose e stupefacenti come i nani (guerrieri forti e
burberi dalla barba lunghissima), gli elfi (raffinati ed eleganti, i cui
movimenti sembrano un ballo), i troll (tratti dalla mitologia nordica:
creature enormi e voraci che possono uscire solo di notte, pena la pietrificazione),
umani, draghi, maghi e stregoni. Non è possibile limitare l'ambientazione
alla sola mitologia irlandese, o celtica… l'universo creato da Tolkien
è unico.
Tuttavia arricchì quei miti con personaggi partoriti dalla sua fantasia,
il cui elemento di spicco fu una razza: gli hobbit.
Tutto ebbe inizio con l'esame di un suo studente. Dietro al foglio, lasciato
in bianco, il professore scrisse di getto: "in una buca nel terreno viveva
uno hobbit". Come Tolkien stesso dice, tutta la sua produzione nasce dai
nomi: "i nomi hanno sempre provocato nel mio cervello il desiderio di
narrare una storia: e di conseguenza ho pensato che avrei fatto bene a
scoprire che razza di personaggi fossero gli hobbit".
I nomi, infatti, sono un elemento di grande peso nella produzione letteraria
di Tolkien. Quando pensiamo a lui, non lo ammiriamo solo perché ha scritto
uno dei romanzi più belli di tutti i tempi, o perché ha dato origine ad
un genere letterario… ma soprattutto rimaniamo allibiti dalla incredibile
mole di lavoro che lo scrittore ha compiuto.
La Terra di Mezzo, il mondo in cui le sue opere sono ambientate, non è
stata concepita solo come la scenografia di un teatro: splendide facciate
prive di tridimensionalità; bensì come mondo vero e proprio. Si tratta
di un pianeta completo di una storia, di una collocazione nell'universo:
creò tutta la storia della Terra di Mezzo, le genie, le stirpi… Mise nero
su bianco migliaia di nomi, intere generazioni di nani, di elfi, di umani;
guerre, avvenimenti politici, matrimoni… Ne creò persino la mappa geografica.
Provate a pensare alla storia dell'Europa, quella che nel nostro malandato
sistema scolastico studiamo fino alle superiori… provate ad immaginare
che quegli avvenimenti non siano accaduti realmente, ma siano stati inventati
da un unico uomo, un romanziere… Ora avete un'idea più chiara.
Tolkien inventò persino due alfabeti, due lingue composte da rune (geroglifici),
di cui compilò anche la grammatica elementare (il Quenya e il Sindarin).
Prendiamo fiato e ritorniamo ai nomi. Dovendo inventare e catalogare centinaia
di nomi, Tolkien sfruttò molto spesso assonanze con l'inglese, o, per
i suoi personaggi preferiti, gli hobbit, anche dei giochi di parole. La
stessa parola HOBBIT richiama immediatamente RABBIT (coniglio) e, sebbene
egli stesso abbia sempre rifiutato il paragone, molte volte compaiono
scritte dal suo pugno frasi quali: "questo hobbit si è rifugiato come
un coniglio". Tuttavia è nei nomi propri che notiamo questo fenomeno:
il protagonista de Lo Hobbit è Bilbo Baggins, il cognome è chiaramente
derivato dalla parola Bag, sacco, arricchendo questo personaggio con un
elemento non rimarcabile in italiano, ma decisamente non trascurabile.
Questo generò, soprattutto nella sua opera massima, notevoli problemi
di traduzione. Anche i nomi geografici hanno spesso un preciso significato
celato all'interno del senso stesso delle parole, ed ecco nascere interi
trattati su questo argomento, e sul perché Gran Burrone, sia stato tradotto
così o perché sia stato scelto il nome di Brandivino.
Non voglio dilungarmi su trattazioni che deviano dal tema centrale, ma
è importante notare quanto le fonti di Tolkien siano state ampie e versatili.
Sempre ne Lo Hobbit (la trama la narreremo in uno dei prossimi numeri
dello STIM), compare una compagnia di nani che accompagna Bilbo nel suo
viaggio. I nomi dei nani sono molto buffi, ma hanno origine dai nomi degli
gnomi di un antico poema norreno: Voluspà (la predizione della
profetessa) che fa parte di una raccolta di poemi mitologici norreni noti
come Edda Antica. Ed ecco: Thorin, Thror, Thrain, Dwalin, Fili,
Kili, Dori, Nori, Ori, Oin, Gloin, Bifur, Bofur, Bomber, Fundin, Dain
e Nain. E' altresì probabile che Tolkien abbia voluto intendere il suono
rimato dei nomi come indicazione della parentela tra i singoli nani.
Lo Hobbit nasce comunque come una bellissima fiaba per bambini. Ne sono
state stampate molte copie, e centinaia di illustrazioni sono state create
per esso (nessuna, invero, gradita dallo scrittore, che ne realizzò alcune
di suo pugno). Quando, nel 1954, ricevette la laurea honoris causa in
lettere (a Liegi, nel Belgio), Tolkien scoprì che Lo Hobbit era una delle
letture obbligatorie del corso di laurea e che un'approfondita conoscenza
dello stesso era caldamente consigliata.
Questa splendida favola ed altri due capolavori, furono i testi che lo
consacrarono come quel personaggio che è oggi ricordato.
Abbiamo accennato all'immenso lavoro di realizzazione della Terra di Mezzo,
e abbiamo detto che mise tutto nero su bianco: per poter ricordare tutto
e non sbagliare riferimenti o nomi, scrisse un'opera non necessariamente
destinata alla stampa e che non pubblicò mai, poiché, nonostante le continue
richieste e pressioni, non ne fu mai soddisfatto. Il figlio Christopher,
dopo la morte del padre avvenuta nel 1973, riordinò tutte le carte e mandò
alle stampe il ciclopico Silmarillion. Il modo migliore di spiegare di
cosa tratti tale volume è paragonarlo alla Bibbia: contiene informazioni
sulla storia della Terra di Mezzo, dalla sua creazione fino ad avvenimenti
successivi ai suoi libri. Si tratta di una lettura molto pesante e faticosa,
poiché non contiene narrazione classica… cercate di leggere la Bibbia
come libro di piacere per conoscere la storia di quei popoli, ecco qui.
Alcuni amici stretti sono convinti che Tolkien non aveva assolutamente
intenzione di pubblicare il Silmarillion, doveva essere il testo di riferimento,
non un'opera per le masse… altri, invece, sostengono che lo scrittore
lavorò al suo completamente fino agli ultimi giorni, senza esserne mai
realmente soddisfatto: era un'opera troppo grande e lui era troppo stanco.
Un altro elemento fondamentale dello stile di Tolkien sono le canzoni
e le poesie. In tutte le sue opere compaiono personaggi che amano ballare,
cantare o recitare poesie (mezzo che a volte viene usato per divertirsi,
altre volte per combattere e distrarre i nemici, o per prenderli in giro).
Un libro, che vi consiglio caldamente di leggere, scritto interamente
in versi è Le avventure di Tom Bombadil. E' un personaggio che
non si può non amare alla pazzia: una creatura strana e misteriosa, che
vive in un mondo tutto suo, che ama la natura cantando, ridendo, ballando…
un personaggio che si presenta con una nenia diventata celebre: "Ehi
dol! Bel dol! Suona un dong dillo! Suona un dong! Salta ancor! Salice
bal billo! Tom Bom, bel Tom, Tom Bombadillo!"
Lo abbiamo già citato più volte in questo articolo ma solo ora, quasi
alla fine, ne pronunciamo il nome. Pubblicato tra 1954 e il '55, composto
da tre volumi, nasce la splendida trilogia de il Signore degli Anelli:
La compagnia dell'Anello (1954), Le due torri (1955), Il
ritorno del re (1955).
Una delle opere più belle ed avvincenti che la storia del romanzo abbia
mai visto nascere. Difficile classificarlo all'interno di una categoria,
perché dovremmo scegliere tra romanzo fantastico, fantascienza, romanzo
cavalleresco… molto più corretto classificarlo col suo nome: The Lord
of the Rings è il padre del genere fantasy.
Avremo modo, con altri articoli e nel prossimi mesi, di parlare di questo
capolavoro letterario, ma per il momento non possiamo non ricordare in
quale splendido stile Tolkien riesca ad avvincere e commuovere. Il Signore
degli Anelli è scritto con un linguaggio fluido ed avvolgente, a tratti
quasi banale, a tratti aulico e tonante.
Sebbene tutti conoscano quel nome, non sono poi molti quelli che lo hanno
letto per intero. Spesso l'ostacolo più grande (così si dice) è superare
le prime duecento pagine. Ebbene: si tratta di leggende metropolitane,
la verità è che Il Signore degli Anelli è il seguito de Lo Hobbit, non
leggere la favola priva il lettore che affronta la trilogia di molte informazioni
indispensabili, soprattutto su Bilbo e su gli hobbit e lo costringe a
numerosi capitoli incentrati su un argomento totalmente oscuro: è come
vedere un film giallo iniziato da quaranta minuti e pretendere di capire
tutto. E' verissimo che la trilogia è leggibile anche da sola e che l'inizio
de Lo Hobbit è piuttosto lento, ma i romanzi di Tolkien hanno una caratteristica
assolutamente eccezionale, che solo ben pochi libri posseggono: procedendo
nella lettura, talvolta arrancando tra le pagine, si scopre improvvisamente
che è di fatto impossibile interrompersi… ogni distrazione viene meno,
e ogni causa di interruzione è detestabile. Leggiamo con desiderio di
conoscere cosa sta per accadere, ma allo stesso tempo temporeggiamo e
riprendiamo la stessa pagina più volte per assaporarne ogni sfumatura
e per prolungare la durata del libro, e ogni momento libero lo vogliamo
dedicare a quella lettura e ci sentiamo vivi all'interno di quelle pagine
che si aprono e ci mostrano in maniera quasi tangibile ciò che viene descritto.
Capire quando e come è avvenuto il passaggio, tra quando volevamo abbandonarlo
e vogliamo tenerlo sotto il cuscino, è impossibile e inesplicabile: fa
parte dell'incantesimo evocato da Tolkien.
Il Signore degli Anelli è stato studiato in ogni sua parte, e molte
sono le cose dette su di esso; noi preferiamo ricordare innanzi tutto
quel che lo scrittore in persona disse della sua opera. Gli venne chiesto
di realizzare il seguito de Lo Hobbit, e quando questo fu terminato egli
si rammaricò della mole che aveva prodotto: "Ho realizzato un seguito
decisamente troppo lungo, forse è un bel libro ma è un guaio in un'epoca
che ama racconti brevi". A questa lettera, inviata all'editore, seguì
questa risposta: "Io credo che sia l'opera di un genio, ma penso che ci
farà perdere almeno mille sterline". E Tolkien: "Se credi sia veramente
l'opera di un genio… allora pubblichiamola così".
Col passare del tempo, come per molte altre cose, accadde che Tolkien
ed il fantasy divenne costume. Nacquero molti autori fantasy e molti generi
paralleli (di tutti tratteremo nei prossimi numeri dello STIM), e altri
settori vennero affascinati dall'autore. Ecco quindi che il cinema conobbe
una serie televisiva dedicata allo Hobbit (mai giunta in Italia), venne
realizzato un cartone animato e anche il merchandising non venne risparmiato,
con puzzle e gadget vari… a Roma esiste persino un locale, chiamato La
taverna di Tom Bombadil, ispirata al mondo Tolkieniano. Sfortunatamente
anche del film appena uscito iniziano a comparire oggetti ed altra immondizia
che i puristi additano come dissacratoria. Resta, tuttavia, l'opera del
grande romanziere, che niente e nessuno potrà mai intaccare.
Un ultima nota, d'obbligo. Anche Tolkien è stato preso di mira e stravolto.
Parliamo di movimenti politici o culturali. Negli anni '60, ad esempio,
gli hippy adottarono Il signore degli Anelli come libro culto (forse per
l'alto contenuto "allucinogeno"). I ribelli di quei mitici anni, amavano
Il Signore degli Anelli soprattutto perché ritraeva gente semplice, comune,
che collocata all'interno di un grande schema riusciva a compiere grandi
gesta. Erano gli anni della contestazione, dove grandi masse di gente
comune, sperava di poter migliorare il mondo. Frasi come "Gandalf for
president" venivano scritte ovunque. Gli stessi Beatles presero la trilogia
come libro simbolo e decisero di fare un film su di esso: John avrebbe
interpretato Gollum; Paul sarebbe stato, ovviamente, Frodo; Ringo avrebbe
vestito i panni di Sam; George, infine, avrebbe indossato il pesante cappello
di Gandalf. Quando si trovò il regista, però, i diritti cinematografici
erano già stati venduti. A Londra nacque persino un locale: il Middle
Earth (La Terra di Mezzo, ispirata al mondo tolkieniano), costruito
in un sottoscala, era un pub dalle pareti nere e lucenti, dove i contestatori
si rifugiavano cercando droghe (in quel periodo era in voga l'LSD), amore
libero, trasgressione… spinti dagli allucinogeni e dall'alcol tentavano
di compiere viaggi fantastici attraverso quelle misteriose pareti nere,
sperando di risvegliarsi in un mondo diverso.
Poi vennero i Led Zeppelin, che ne saccheggiarono il contenuto per le
loro canzoni. Ma il culmine lo abbiamo in Francia ed in Italia, dove non
solo in passato ma ancora oggi persiste la folle ed insensata convinzione
che Tolkien, accanto a Nietzche, fu uno dei padri fondatori del nazi-fascismo.
Non voglio addentrarmi in maniera pericolosa in quello che è un campo
minato, ma esistono persone che appese in camera da letto hanno poster
di Mussolini e dell'occhio di Sauron (il "cattivo" de Il Signore degli
Anelli) appesi gli uni accanto agli altri.
Questa credenza nasce principalmente dal fatto che Tolkien prese molti
spunti dalla cultura celtica; sebbene fosse un conservatore, odiava Hitler
soprattutto perché "questi si era impadronito dei miti medioevali cavallereschi
contaminando la purezza spirituale con la purezza della razza" (Franco
Cardini, medievalista). Oltretutto, se proprio dobbiamo trovare un riscontro
politico allora, per l'amore di Tolkien per la natura e per il primato
di questa nei suoi romanzi, allora adesso sarebbe un Verde (idem).
Noi siamo i primi a detestare il bigottismo (religioso e politico) a favore
della più grande apertura mentale verso idee differenti e diversi modi
in vedere il mondo, ma da qui a distorcere la realtà il passo è grande
e assolutamente deprecabile.
Un fatto vero e consolidato, comunque, è che Tolkien non si aspettava
assolutamente di acquisire tutta quella notorietà. Poco dopo la pubblicazione
della trilogia decise di trasferirsi in un tranquillo paese nella campagna
di Oxford, alla ricerca di pace e tranquillità. Tuttavia dopo la diffusione
negli Stati Uniti di una copia pirata de Il Signore degli Anelli e la
successiva adozione da parte degli Hippies, lo scrittore venne tempestato
da centinaia di telefonate a tutte le ore del giorno e della notte (allucinogeni
o fuso orario?) da parte di ammiratori che gli facevano le domande più
impensate. Alcuni giunsero persino nei pressi della sua dimora, entrando
nel giardino per fotografarlo attraverso le finestre mentre faceva colazione.
Tolkien, che sempre fu un personaggio schivo e riservato, non gradì affatto
questa fama.
J.R.R. Tolkien muore il 2 settembre 1973. Viene seppellito accanto alla
moglie. Ancora oggi, ogni anno, la Tolkien Society si riunisce nei pressi
della sua tomba e ne onora la memoria con un canto funebre recitato in
Quenish. "La morte - disse in un intervista - è parte della vita,
ma la sua occorrenza è sempre un tragedia. Potete crederci o no, ma questa
è la filosofia che sta alla base de Il Signore degli Anelli."
Lungi da noi, tuttavia, il terminare questo articolo con una nota triste.
Speriamo solo di avervi fatto conoscere un poco la figura di Tolkien e
vi lasciamo con un indovinello creato dal romanziere stesso. Chi ha letto
Lo Hobbit conosce già la risposta, per tutti gli altri eccovi un indovinello
dalla tradizione antica: i quesiti che riguardano le gambe hanno origini
antichissime, già compaiono con il famoso enigma che la Sfinge pose ad
Edipo. Quello proposto da Tolkien ha un riferimento anche all'interno
dell'Oxford Dictionary of Nursey Rhymes.
Ecco a voi, e per chi non ci arrivasse, la risposta al prossimo mese!
Senza-gambe sta su Una-gamba, Due-gambe vi siede accanto su Tre-gambe,
Quattro-gambe ne prende un po'.

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