CAMERIERE, GAGH PER DUE
di Anna "Ro`Laren" Manfredini

Quante volte abbiamo visto Worf, Martok e compagni (umani e Trill buongustai compresi) avventarsi voracemente su un piatto di gagh (qagh in klingon) belli freschi e tremolanti, o vedere il fondo di un barile di vino di sangue? Quante volte ci siamo chiesti con un brividino di disgusto "Chissà che sapore hanno quei vermi?", oppure "Ma il vino di sangue è veramente fatto con il sangue?" Eppure Dax sembra gradire assai le prelibatezze che ordina per sé e per l'accompagnatore di turno al tipico ristorante klingon sulla Passeggiata di Deep Space Nine...
Bene, spinta da non so quale spirito di autolesionismo
(pensate veramente che mi farei servire un piatto di gagh e potrei anche solo guardarli senza vomitare?) e forse con un po' di nostalgia per i pantagruelici banchetti natalizi, ho deciso questo mese di approfondire l'argomento. E non è detto che questo non sia solo un preludio a un viaggio più vasto attraverso tutte le specialità gastronomiche della Galassia...

Cominciamo col dire che l'elevato metabolismo dei Klingon fa sì che il mangiare e il bere siano considerati presso di loro attività molto importanti e che la cura nell'esecuzione delle ricette diventi persino motivo d'onore. I cuochi klingon sono estremamente puntigliosi nell'osservarle, molte di esse presuppongono conoscenze raffinate e complicatissime procedure, ed è ormai soltanto una leggenda popolare la credenza - a lungo diffusa - secondo cui questo popolo prediligerebbe il cibo crudo o addirittura vivo.
Tale retaggio resta in alcune tra le ricette più tradizionali, ma limitatamente ad animaletti di piccolissima taglia (principalmente vermi e coleotteri). Non solo: i Klingon sono dotati di un palato estremamente raffinato, per cui un gagh poco fresco o replicato può traquillamente trasformarsi, per il cuoco che l'ha servito, nell'ultima portata della sua esistenza.
Come molti aspetti (forse tutti) della cultura klingon sono fortemente caratterizzati da una componente rituale, così anche il sedersi a tavola ha per questo popolo un significato ben più profondo di quello che può avere per un rappresentante di qualsiasi altra razza. In primo luogo, il pasto è sempre sentito come il coronamento, il momento sublime che conclude un'attività fondamentale e in un certo senso "mistica", parte integrante e imprescindibile della vita di ogni Klingon, la caccia. Il riunirsi a tavola per consumare il pasto è poi occasione per condividere esperienze, ricordi, aneddoti, leggende che prendono vita sotto forma di racconti e canzoni che tanto peso hanno nella conservazione e nella divulgazione della storia e delle tradizioni di questa civiltà. Infine, un lauto banchetto accompagnato da una liberatoria e spesso incontrollata sbronza è quanto di meglio la fine di una giornata possa offrire per ritemprare lo spirito di un intrepido guerriero.
Il "culto della tavola", inteso dunque come uno dei tanti aspetti della ritualità comune a qualsiasi civiltà guerriera anche nella nostra storia, rientra perfettamente nel modus agendi e sentiendi dei Klingon, razza che attraverso secoli e secoli di storia resta saldamente ancorata alle proprie tradizioni.
Un Klingon difficilmente apprezza i sapori e gli aromi di una cucina che non sia quella del suo popolo: sempre troppo delicata, insipida, ricercata e soprattutto replicata. Non capita di rado di vedere discussioni in merito, come nella storica scena del primo incontro diplomatico della storia tra Klingon e Federazione in Star Trek VI - Rotta verso l'ignoto, quando la delegazione proveniente dall'Impero siede a banchetto sull'Enterprise al comando di James T. Kirk; o come quando Kurn, fratello di Worf, in TNG "I peccati del padre" commenta acidamente, davanti al cosciotto ben abbrustolito che gli viene presentato alla cena con gli ufficiali di plancia: "Da quanto tempo è morto questo animale?"
Il fatto però che a partire da un certo periodo in poi cominci a prendere forma e a diffondersi anche all'interno della Federazione il gusto per la cucina klingon, che si moltiplichino i ristorantini tipici e che diventi quasi una moda passare una serata "diversa", mangiando vermetti vivi in salsa piccante serviti da un cuoco ringhioso che a tratti interrompe il suo lavoro per intonare un'antica canzone, forse contribuisce ad allentare un po' il fascino che avvolge la civiltà meglio disegnata di tutta la nostra amata saga.
Non che dispiaccia vedere Dax o Bashir seduti ad assaporare come se niente fosse, tra una chiacchiera e l'altra, vermi freschissimi che fremono nel piatto; come non ci sconcerta che Kira, Sisko, Dax e persino Jake la mattina appena in piedi non ordinino al replicatore un caffè, bensì un raktajino, più o meno la versione klingon del nostro cappuccino. Ciò è indice di un'integrazione culturale ormai avvenuta, che si è allargata anche a usi, costumi e gusti, tra due civiltà apparentemente lontanissime una dall'altra; ma è anche segno di una incipiente perdita di identità da parte della più debole (in termini ovviamente socio-politico-culturali, non fisici) delle due, che per consentire tale integrazione dimostra di dover rinunciare ad alcune delle proprie caratteristiche pregnanti. Ciò è naturalmente inevitabile, poiché per costruire un rapporto di inter-relazione è sempre necessario scendere a compromessi e c'è sempre una delle due parti che ne subisce conseguenze più significative.
Voglio semplicemente dire che se da un lato è auspicabile che si diffondano e vengano assimilate le abitudini klingon, anche la cucina, dall'altro questo fatto comporta una sorta di svilimento di tali abitudini (quale Klingon del passato avrebbe mai pensato di poter aprire un giorno un ristorante?), che finiscono per perdere i significati profondi e originari legati a una tradizione e a una ritualità che non possono essere comprese al di fuori della terra, della civiltà e della storia in cui si sono sviluppate.

Ma adesso entriamo in cucina.
Oltre al noto ed apprezzato gagh, la carne - di animali selvatici, preferibilmente cacciati - resta in ogni caso il piatto forte sulla tavola klingon; cuore di targh, interiora di boqrat, torta di sangue di ro'qegh, coda di qaj sono solo alcune tra le leccornie che si possono gustare in un ristorante klingon, naturalmente annaffiate da un buon bicchiere di vino di sangue... Che "non fa un buon odore", come commenta quasi nauseato l'ammiraglio Ross in uno degli ultimi episodi di DS9, e che "non ci si aspetta che lo faccia", come gli risponde allegramente Sisko. Non mancano contorni, salse, condimenti più o meno piccanti, torte dolci e salate, frutta.
L'acqua è sicuramente l'ultima tra le bevande ad essere presa in considerazione; anche nella cultura klingon essa è simbolo di debolezza, contrapposta al sangue, simbolo di forza. Perciò quanto meno una bevanda somiglia all'acqua, tanto più è appetibile per il palato di un Klingon, che anche quando siede a tavola non dimentica la propria fiera natura di guerriero. Soltanto alla luce di questa osservazione possiamo - ad esempio - comprendere i motivi che spingono Worf ad affermare, in TNG "L'Enterprise dal passato", che il succo di prugna "è una bevanda da guerriero" (forse la peculiare conformazione anatomica tutela i Klingon da eventuali piccoli inconvenienti intestinali?). Non mi spiego altrimenti un tale apprezzamento, più volte ribadito - anche sotto gli sguardi perplessi e vagamente ironici di Dax e compagni - lungo tutta Deep Space Nine.
Gagh e vino di sangue, dunque, elementi distintivi della gastronomia dell'Impero. Cominciamo da qui.
Il gagh. Il piatto consiste in una portata di sottili vermi-serpente, da servire preferibilmente vivi (sono più gustosi). La preparazione, davvero sconcertante, prevede che i poveri vermicelli vengano nutriti esclusivamente con sangue animale diluito ('Iw puj), che trovano assai poco appetibile e che assimilano soltanto quando sono prossimi alla morte per fame. Il tipo di animale che fornisce il sangue per la preparazione della ricetta è fondamentale per l'aroma del gagh e ogni cuoco klingon ha il suo segreto personale, così come ogni buon palato ha le sue preferenze. Poco prima di essere serviti, i vermi vengono immersi in una densa salsa (chiamata ghevI') che contiene un'erba tossica per il loro organismo; affamati, divorano ugualmente la salsa e muoiono in pochi minuti, proprio mentre il fortunato avventore se li fa scivolare in gola, interi, a manciate.
Proprio perché il piatto è assai più apprezzabile se i vermi sono gustati vivi, è molto importante che gli animaletti siano tenuti lontano dalla salsa fatale fino all'ultimo istante. E sempre per il medesimo motivo, è cosigliabile consumare la pietanza il più velocemente possibile, in modo da ingurgitarli tutti prima che muoiano. È comune usanza, comunque, conservare i gagh eventualmente morti prima di essere mangiati e la salsa per cucinarli in umido in un secondo momento; il tlhIq ("gagh in umido", appunto) non è però altrettanto prelibato.
Altri stuzzichini (il raHta', o racht, ad esempio) simili al gagh vengono serviti vivi e mangiati interi, meglio se con le mani. Gli animali di taglia più grossa sono invece cucinati a tranci e di molti di essi vengono utilizzate esclusivamente alcune parti. Del targh, ad esempio, si mangia solo il cuore; e deve essere cuore di targh selvatico, non addomesticato; queste bestiole infatti possono diventare fedeli compagni di giochi e di vita (sia Worf che Martok hanno posseduto un targh), ma con la cattività perdono vigore e anche se allevati in alcuni casi a scopo nutrizionale si preferisce comunque non consumarne il cuore. Questa pietanza non è ignota ai Terrestri più coraggiosi: lo stesso Riker lo ha assaggiato prima della sua assegnazione all'incrociatore klingon Pagh in TNG "Questione d'onore".
Le prelibate interiora di boqrat vengono bollite nel sangue stesso dell'animale, mentre il bIreQtagh (potremmo tradurlo con "polmone di bIreQ") prevede l'utilizzo degli organi respiratori di questo non meglio identificato animale; una vera delizia è la DIr ("pelle") di lucertola di Durani, essiccata e servita a fettine sottilissime, e molto apprezzata è anche la cotenna "flambé", tagliata a fette, bagnata in un forte liquore, "infiammata" e consumata mentre sta ancora bruciando. Le chele di pIpyuS (un grosso crostaceo) vengono invece marinate in una salsa ricavata da diversi fluidi animali, in un connubio di odori e sapori che conferiscono al piatto un aroma unico e conturbante; zampe di toDbaj ripiene vengono tradizionalmente portate in dono all'ospite durante la festa di QI'lop, mentre polpette di jet ("lingua"), meglio se belle viscide, costituiscono un gradito antipasto.
Un ricetta molto particolare e assai complicata, tanto che i migliori cuochi dell'Impero ne conservano gelosamente il segreto, è la torta di sangue di ro'qegh: si dice addirittura che la sanguinosa lotta tra il Casato di Rengat e il Casato di Dor abbia avuto origine proprio dalla contesa tra due guerrieri appartenenti alle rispettive famiglie, ognuno dei quali pretendeva di conoscere la ricetta migliore per la torta di sangue. Per quanto ci riguarda, possiamo solo dire che ancora non è stato ben definito neppure che genere di animale sia il ro'qegh, ma che Helena Rozhenko, madre adottiva di Worf, era una vera maestra nel preparare questa ricetta (TNG, "Famiglie").
Molte altre e ancor più sofisticate ricette klingon prevedono l'uso di determinate parti dell'animale, con una decisa predilezione per le interiora e per i tagli più curiosi: lem ("unghia"), namwech ("zampetto"), burgh ("stomaco"), luH ("intestini"), chej ("fegato"), mIn ("occhio"), qogh ("orecchio" - ma solo la parte esterna, se c'è), wuS ("labbra"), qevpob ("guanciale"), ghIch ("naso"), Hugh ("gola"), Somraw ("muscolo"), QoghIj ("cervello"), to'waQ ("tendini"), tlhuQ ("coda"), Hom ("ossa"), ghISDen ("squame"), veD ("pelo"), 'aD ("vene"). La testa dell'animale servita intera, una per ogni commensale, fa la sua figura sulla tavola klingon. Una sorta di "bollito misto" potrebbe invece essere il Daghtuj, composto da tranci di carne ricavati da animali a piacere. Stranamente, le uova (QImmey) non hanno un ruolo fondamentale nella dieta klingon non comparendo in piatti specifici, ma soltanto in determinate salse, normalmente insieme ai gusci triturati (pel'aQ), che ne arricchiscono l'aroma e la consistenza.
Esiste infine un piatto curiosamente a base di frutta (o verdura, non è ben chiaro), chiamato zilm'kach e preparato - almeno così pare - con un frutto simile al nostro arancio, tagliato a spicchi e condito.
E veniamo alle bevande.
Anche in questo ambito, lo "spirto guerrier" che rugge dentro ogni Klingon ha il sopravvento: caratteristica essenziale di un buon beveraggio è infatti la sua consistenza, sia in termini di colore, che di densità, che di gradazione alcoolica.
Stranamente, la più popolare ed apprezzata tra tutte le bevande klingon, vale a dire il vino di sangue, pare non essere originaria dell'Impero. Non può mancarne almeno un barile a bordo di ogni sparviero, una bottiglia va rigorosamente stappata (tranciandone il collo con il taglio della mano) per festeggiare la vittoria alla fine di ogni battaglia, anche un semplice boccale viene spesso condiviso tra una chiacchiera e l'altra al bar di Quark. Il vino di sangue è bevanda rituale in molte cerimonie, come ad esempio quella celebrata da Gowron per l'ingresso dei guerrieri più valorosi nel Bat'leth Order (DS9, "Apocalypse Rising"). Caratterizzato - abbiamo visto - da un "profumo" non proprio invitante, è un vino denso, di colore rosso scuro, a gradazione piuttosto alta (se consideriamo il numero esorbitante di sbronze che abbiamo visto derivare dal suo consumo), che va servito preferibilmente a temperatura ambiente o caldo, così da richiamare al palato la consistenza stessa del sangue. Che il sangue vero e proprio sia un ingrediente effettivo di questa bevanda non è assodato, ma nemmeno inverosimile.
Il chech'tlhutlh (da tlhutlh, "bere, bevanda", e chech, "essere ubriaco") è un altro fortissimo "distillato" che, vista l'etimologia del nome, viene consumato al preciso e unico scopo di sbronzarsi. Sempre in "the way of the warrior" (alla maniera del guerriero), altro curioso beveraggio è il nektai, originario di Berani e molto diffuso nell'Impero. Ricavato - così si dice - dalla distillazione di un fluido "reattivo" presente nel sangue dei guerrieri nektai, risulta essere letale per le specie più deboli, come gli umani, i Ferengi o i Romulani, e molto pericoloso anche per i Klingon che ne fanno un uso sconsiderato; decisamente "una bevanda interessante", come lo definisce Gowron.
Tra i drink quasi analcolici, il più noto e diffuso in tutto il Quadrante è senza dubbio il ra'taj, versione klingon del qa'vIn, il tradizionale caffè terrestre. Molto più forte dell'originale e "corretto" con un'ombra di liquore, pare che in origine si chiamasse ra'wI' taj, "Coltello del Comandante", ma l'etimologia è incerta. Ne è stata approntata per l'esportazione una versione totalmente analcolica, chiamata raktaji in federale standard, in cui al liquore è sostituito un aroma alla nocciola; l'aggiunta di panna ha poi portato, sulla scia del terrestre cappuccino, al ben noto raktajino, servito ovunque freddo o caldo, con o senza crema o altri aromi. C'è da dire che in questa bevanda resta ormai ben poco dell'originario e fortissimo ra'taj, nonostante non tutti i palati (Ezri Dax docet) si dimostrino pronti al suo pur sempre energico sapore.

Concludendo, possiamo dire che la gastronomia klingon ci si presenta a tutti gli effetti come come un corpus estremamente ben definito, tanto che molti (cuochi e barman professionisti, ma anche semplici estimatori curiosi) si sono cimentati anche nella realtà per "umanizzare" e rendere commestibili i piatti e le bevande più famosi; basti citare a tal proposito l'ormai ben noto volume "Star Trek Cookbook" e il ricchissimo sito delle "Ricette klingon di K'Tesh", in cui è possibile spaziare dal gagh al vino di sangue, passando per il bIreQtagh e il chech'tlhutlh.
Che dirvi di più? Buon appetito!


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