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L'UOMO NELL'ALTO
CASTELLO
ovvero LA SVASTICA SUL SOLE
Philip K. Dick
di Antonella
Bellecca
L'autore
Già
una volta ho scritto, per questa rivista, dei brevi cenni biografici su
Philip Kindred Dick (gennaio 2001, download n. 22). Mi limiterò quindi
a ricopiarli, passando subito dopo alla recensione del libro.
I gemelli Philip e Jane Dick nascono a Washington D.C. il 16 dicembre
1928, ma dopo sei settimane Jane muore; un evento che Dick si trascinerà
dentro per tutta la vita. Quando ha 5 anni i genitori divorziano (altro
avvenimento traumatico) e Philip si trasferisce con la madre in California.
Durante l'adolescenza comincia a soffrire di malattie psicosomatiche e
a frequentare psichiatri; comincia ben presto anche ad assumere psicofarmaci.
A 18 anni se ne va di casa e poco dopo si sposa; il matrimonio dura sei
mesi; ne seguiranno altri quattro, per un totale di tre figli. A 26 anni
pubblica il suo primo romanzo ("Il disco di fiamma") e nel 1963 (a 34
anni) vince il premio Hugo per "The Man in the High Castle" (tradotto
in italiano come "La svastica sul sole"). Nel 1971 subisce il furto di
tutta la sua collezione di riviste di fantascienza collezionate da decenni;
questa perdita lo getta nella più completa paranoia. Poco dopo tenta il
suicidio; ha 42 anni. Tra febbraio e marzo dell'anno 1974, tutte le notti
per un mese, ha delle apparizioni di luci colorate, suoni e voci. Dick
passerà i successivi otto anni a cercare di dare una spiegazione, in ottomila
pagine ("Esegesi"), all'avvenimento. Muore di attacco cardiaco il 2 marzo
1982, a 53 anni, appena prima di cominciare a scrivere la sceneggiatura
per il film "Blade Runner" (tratto da un suo romanzo).
Il romanzo
Come
ho già scritto, "The Man in the High Castle" vinse nel 1963 il premio
Hugo come miglior romanzo di fantascienza dell'anno. Il libro presenta
una dettagliata ricostruzione di un mondo di un futuro prossimo, in cui
l'Asse Roma-Berlino-Tokyo ha vinto la seconda guerra mondiale. Leggendo
il libro, mi sono subito trovata davanti a periodi illuminanti, attualissimi,
e avrei voluto citarli, ma non è possibile perché dovrei citare i tre
quarti del libro. Non sembra affatto un libro scritto quasi quarant'anni
fa. Come avviene regolarmente nei libri di Dick, i personaggi vivono in
una perenne angoscia esistenziale, sull'orlo di un abisso nel quale potrebbero
cadere in qualsiasi momento, per qualsiasi futile causa. L'autore
ha usato la tecnica del pensiero diretto, scrivendo in corsivo i ragionamenti
delle persone: che non sono affatto dissimili da quelli, pieni di pessimismo,
che oggi appartengono a molti (e non c'è da meravigliarsene). La cosa
veramente ironica è che giapponesi e tedeschi immaginano come sarebbe
stato il mondo se avessero perso, e non sembra affatto un mondo piacevole;
e, naturalmente, le cose che immaginano corrispondono poi alla nostra
realtà (solo Dick poteva essere così diabolico). D'altro canto, nel libro
gli americani pensano a come sarebbe stato bello il mondo senza dittatura,
e il lettore tira un sospiro di sollievo pensando che "quella" realtà
è solo fittizia. Naturalmente si parla di ebrei per tutto il libro; e
vi dico la verità, io non riuscivo a capire se Dick fosse antisemita oppure
no. (Tranquilli, non è affatto antisemita). Mi è pure venuto il dubbio
che fosse egli stesso ebreo. Evidentemente il tratteggio dei personaggi
è talmente abile che non si capisce dove finisca il personaggio e dove
cominci l'autore.
C'è inoltre un filo conduttore tipicamente dickiano: la lettura dell'oracolo
dell'I Ching. Ogni tanto un personaggio tira fuori il libro dell'I Ching
e consulta l'oracolo, al quale evidentemente Dick credeva ciecamente.
Nella
storia l'espansione giapponese porta con sé appunto questa tradizione
(che in realtà è cinese), la quale diventa un simbolo culturale di cui
si appropria anche il vinto (gli americani cioè). Ora, io non ho mai visto
questo libro, mi sembra che sia qualcosa di buddista ma non ci giurerei,
non ho capito assolutamente nulla della procedura che si deve seguire
per consultarlo (con quarantanove steli di millefoglie!) e quindi non
è che questa cosa mi abbia preso molto. Ma il romanzo è veramente avvincente,
scorre via veloce, solo negli ultimi due capitoli (sono quindici in tutto)
diventa un po' tedioso, a causa dell'abitudine di Dick di far sproloquiare
i suoi personaggi con discorsi (o meglio pensieri) estremamente avvolgenti
e un poco contorti. Ma in questo romanzo c'è anche un libro nel libro:
si intitola "La cavalletta non si alzerà più" (citazione biblica, non
chiedetemi di più), e racconta la storia fantastica di un mondo in cui
gli Alleati hanno vinto la guerra… Ora,
gli amanti di Dick sanno che questo autore, oltre ad avere una fervida
immaginazione, era anche un po' fissato con l'esoterismo; nei suoi romanzi
si potrebbero ravvisare regolarmente degli elementi fantasy, se non fosse
che Dick ci credeva veramente (un po' come se Tolkien avesse pensato di
stare scrivendo le cronache di un mondo realmente esistente).
C'è da sottolineare che il titolo originale del romanzo, "The Man in the
High Castle", fa riferimento proprio all'autore (Hawthorne Abendsen) di
questo misterioso libro, che quindi risulta essere di gran lunga più significativo,
nel meccanismo del romanzo, rispetto alla situazione storico-politica
a cui fa invece riferimento il titolo italiano. Alla fine, proprio nelle
due ultime pagine, c'è una piccola rivelazione che intreccia "La cavalletta
non si alzerà più" e l'I Ching, in una maniera che io, personalmente,
ho trovato assolutamente incomprensibile. In poche parole, io non ho capito
come finisce il libro. Ad ogni modo finisce come tutti i libri di Dick,
cioè in maniera brusca, senza riannodare i fili delle vicende dei singoli
personaggi, che rimangono quindi "appese".
L'ambientazione
Lo
ammetto: mi sarebbe piaciuto avere una maggiore conoscenza delle vicende
e dei personaggi della seconda guerra mondiale, per poter capire appieno
le situazioni descritte nel libro, che contiene moltissimi riferimenti
(fanta)storici. Riferimenti alla campagna di Rommel in Africa, alla battaglia
di Stalingrado, ai tentati golpe ai danni di Hitler, alla strategia militare
dell'aeronautica tedesca sull'Inghilterra. Nel libro vengono considerati
ancora politicamente attivi Goebbels, Heydrich, Seyss-Inquart, Goering,
ognuno con la sua carica istituzionale. Il cancelliere è Bormann. Hitler,
invece, è stato "ritirato" dalla vita politica e vive in un posto isolato,
ben accudito e completamente pazzo.
La
geografia politica inventata dallo straordinario Dick è affascinante (come
finzione, s'intende). L'intera Europa, compresa la Gran Bretagna, appartiene
al Reich e viene chiamata romanticamente Festung Europa (Fortezza Europa).
Anche la Russia ha perso la guerra, così gli ariani sono avanzati ben
oltre il Volga, respingendo "tutti" gli slavi oltre i Monti Urali. Il
territorio, svuotato, è stato poi colonizzato dai tedeschi. Gli ebrei
ovviamente sono stati completamente sterminati; i pochi superstiti hanno
fatto ricorso alla chirurgia estetica per eliminare i segni fisici dell'etnia
(bhe, questa è una stupidaggine: come se io camminando per strada riuscissi
a distinguere chi è ebreo e chi no dall'aspetto fisico). Comunque sia
se un ebreo viene scoperto viene immediatamente arrestato e condannato
a morte (nelle camere a gas, che sono dislocate anche negli aeroporti,
per "accogliere" gli ebrei estradati dai Paesi amici). Il
Mediterraneo è stato prosciugato: sì, prosciugato, e destinato alle coltivazioni.
Ciò ha anche facilitato l'occupazione dell'Africa, che ormai è completamente
in mano tedesca; anche lì la Germania sta applicando una soluzione finale,
e in 15 anni sono stati uccisi il 70% dei neri. Inoltre l'Africa è diventata
il territorio d'elezione di tutti gli esperimenti genetici o di altro
tipo (sulla popolazione locale, ovviamente); per esempio, su come utilizzare
industrialmente le ossa. Dick fa anche un velato accenno all'utilizzo
dei neri come cibo: insomma i nazisti alla fine diventano pure cannibali.
Mentre gli ebrei vengono sterminati per motivi paranoici, quindi, i neri
vengono considerati semplicemente come bestie (anche se poi la soluzione
finale viene applicata anche a loro).
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, che hanno perso la guerra, l'America
Settentrionale è divisa in tre parti. A partire dalla costa occidentale,
abbiamo prima gli Stati Americani del Pacifico, che, pur avendo un governo
locale con una classe dirigente bianca (i "pinoc"), è di fatto sotto tutela
del Giappone e delle sue potentissime multinazionali, le Missioni Commerciali.
Poi abbiamo gli Stati delle Montagne Rocciose, realmente indipendenti.
Infine gli Stati Uniti d'America, ridotti alla sola parte orientale, completamente
sotto il dominio tedesco. Qui l'oppressione è fortissima, la popolazione
è dislocata in famigerati campi di lavoro, c'è persino un grande campo
di concentramento a New York per eliminare direttamente "in loco" tutti
quelli che devono essere eliminati (ebrei, neri, comunisti, oppositori
politici… una sfilza lunghissima). È stata ripristinata la schiavitù dei
neri, che lavorano nelle immense piantagioni del sud.
La
vicenda del romanzo si svolge quasi interamente a San Francisco, e una
parte sulle Montagne Rocciose. Forse non è sbagliato ipotizzare che questa
collocazione sia stata scelta da Dick come una sorta di contrappasso:
i giapponesi dominano, nella finzione, proprio nello Stato dove invece,
nella realtà, sono stati internati in 90.000 in campi di concentramento
(compresi i cittadini americani, compresi quelli sposati con cittadini
americani, che hanno dovuto lasciare le famiglie). La città è completamente
giapponesizzata: per esempio, un nuovo quartiere residenziale viene chiamato
la Città delle Nebbie Serpeggianti. La forma di saluto più comune è l'inchino.
La cultura giapponese ha permeato di sé l'intero stile di vita degli Stati
del Pacifico, con i suoi modelli di relazioni interpersonali improntate
alla cortesia, le rigide gerarchie sociali, la cultura del lavoro, l'estremo
autocontrollo. Il Giappone viene chiamato semplicemente le Isole Patrie,
da tutti, anche dai tedeschi. L'acutezza
di Dick è anche in questo, nell'immaginare finanche l'evoluzione culturale
di una ambientazione; del resto, noi non diciamo America e americani per
intendere Stati Uniti e statunitensi? È una questione di potere e di visibilità.
A parte la ristretta classe dei pinoc, la classe dirigente è interamente
giapponese, mentre ai bianchi è stato lasciato il terziario. Naturalmente
il potere economico è in mano alle Missioni Commerciali giapponesi. L'unica
cosa veramente ridicola immaginata da Dick è che ci siano ancora i taxi
a pedali (i risciò), guidati dai cinesi; mah, mi sembra alquanto improbabile
una tale nota di colore in un'epoca in cui l'uomo è arrivato anche su
Marte e su Venere, e la traversata dell'Atlantico dura quarantacinque
minuti.
Ma la lingua universale, in questo mondo dominato dall'Asse (o meglio
semiasse: l'Italia ricopre un ruolo assolutamente marginale), ovviamente
non è il giapponese, troppo ostico, ma il tedesco. È
stato difficile ma avvincente seguire delle conversazioni infarcite di
termini tedeschi, in cui le persone vengono chiamate Herr, il Partito
Nazista è semplicemente la Partei (non so perché sia stato tradotto al
femminile), la gente esclama "Oy Gewalt" (Dio onnipotente), oppure "danke
sehr", e tutti quanti sanno che la sede delle SS è a Prinzalbrechtstrasse,
così come oggi si conosce Downing Street.
E c'è infine un'altra caratteristica, che a me è sembrata veramente satirica,
di questo mondo alternativo: la guerra fredda tra Festung Europa e Isole
Patrie.
I personaggi
Come molti libri di Dick, qui abbiamo una coralità di personaggi: non
c'è un protagonista assoluto, così come le vicende di ogni personaggio
non hanno una vera e propria conclusione. Cercherò
di parlare di alcuni di essi, lì dove sia possibile farlo senza svelare
dei colpi di scena.
Robert Childan
È il primo personaggio che appare nel romanzo. Americano, vive a San Francisco
e ha un negozio di antiquariato. Il suo commercio consiste principalmente
in oggetti da collezionismo, come le foto di Jean Harlowe o le pistole
della Guerra Civile americana. I suoi clienti sono quasi esclusivamente
giapponesi, sia per l'alto costo della merce sia soprattutto perché il
collezionismo di oggettistica americana anteguerra è una passione tipicamente
giapponese (nel libro, s'intende). Childan ha l'ossessione della sconfitta,
della soggezione ad un'altra civiltà e ad un'altra popolazione, e si è
completamento adeguato agli schemi comportamentali giapponesi, in un misto
di senso d'inferiorità e di ribellione repressa. Consulta abitualmente
l'oracolo.
Il
signor Tagomi
Tagomi è uno dei clienti di Childan, un funzionario di una importante
Missione Commerciale che, ad un livello più alto, ugualmente si macera
perché ha l'ossessione sia dei suoi affari commerciali e dei rapporti
con i clienti, sia del proprio comportamento che deve essere sempre integerrimo,
sia dei cattivi rapporti fra tedeschi e giapponesi, considerati inferiori
in quanto non di razza bianca (siamo sempre al sud di qualcuno). Tagomi
si troverà suo malgrado al centro di un intrigo internazionale che rischierà
di mandare in frantumi le sue certezze di buddista. Anche lui consulta
abitualmente l'oracolo.
Paul e Betty Kasoura
Sono
una giovane coppia di giapponesi, clienti di Childan, che hanno una visione
diversa, moderna, dei rapporti con gli sconfitti. Paul e Betty non nutrono
un sentimento di superiorità, non vogliono mantenere le distanze. Invitano
persino a cena Childan, nel loro quartiere residenziale per giapponesi
ricchi, preparando un pasto tipicamente americano per far piacere all'ospite.
Childan è affascinato da Betty, non riesce a negare a se stesso la superiore
bellezza ed eleganza delle donne giapponesi rispetto a quelle americane.
Ma, alla fine, sia lui che Paul andranno a cozzare inesorabilmente contro
il muro di divisione fra chi ha il potere e chi no, fra il vincitore e
il vinto (ciò mi ricorda molto Giovanni Verga); un muro apparentemente
invalicabile per entrambi, anche se Dick riporta la scena in maniera talmente
magistrale da far dubitare quali siano gli effettivi pensieri dei due
personaggi.
Frank Frink
È
un operaio che all'inizio del libro è stato appena licenziato. Americano,
ebreo, Frank si è modificato chirurgicamente e ha modificato il suo cognome
da Fink a Frink, riuscendo così a celare la sua identità (gli ebrei che
vivono nel Pacifico vengono arrestati ed estradati in Festung Europa per
essere uccisi). Sulla sua vita pesa la solitudine conseguente al divorzio
da una donna che lui ama ancora molto, che si è trasferita negli Stati
delle Montagne Rocciose. Il licenziamento è l'occasione per mettersi in
proprio, assieme ad un collega, e aprire una piccola fabbrica di gioielli;
questi prodotti d'artigianato diventano il simbolo di una sperata rinascita
della cultura americana, che passa attraverso Childan per riflettersi
su Paul Kasoura e sul signor Tagomi. Anche Frink consulta abitualmente
l'oracolo.
Juliana Frink
Unico
personaggio femminile del romanzo, devo dire che mi ha abbastanza delusa
per il suo scialbore; proprio Dick mi aveva invece abituato a personaggi
femminili di notevole spessore psicologico, per esempio in "L'uomo dai
denti tutti uguali". Dopo aver lasciato il marito, Juliana si è trasferita
nel Colorado, dove fa l'insegnante di judo, arte marziale imparata direttamente
da un istruttore giapponese. Dal marito, invece, ha appreso l'arte di
consultare l'oracolo, cosa che sa fare con estrema perizia (probabilmente
grazie all'intuito femminile, ci vuole dire Dick). I comportamenti di
Juliana sono abbastanza incomprensibili e irrazionali, sembra che agisca
per puro istinto; viene descritta come una donna che sa badare a se stessa
ma anche come una patita dello shopping, e, alla fin fine, come una mezza
pazza. Tuttavia sarà proprio lei ad intuire il collegamento tra "La cavalletta
non si alzerà più" e l'I Ching, assumendo quindi un ruolo chiave nella
dinamica del romanzo.
L'edizione
della Fanucci
Nell'aprile del 2001 è uscita per la Fanucci l'ultima edizione, in ordine
di tempo, della "Svastica sul sole". Questa volta però Sergio Fanucci
ed il suo staff hanno voluto rischiare un'operazione editoriale veramente
coraggiosa: il libro infatti esce con una nuova traduzione del titolo,
questa volta fedele all'originale. Il libro conosciuto da tutti i lettori
italiani come "La svastica sul sole", quindi, si trova adesso sugli scaffali
delle librerie con lo sconosciutissimo titolo "L'uomo nell'alto castello"
("The Man in the High Castle"). Invito quindi tutti coloro che desiderino
acquistare questo romanzo a cercare l'edizione con il nuovo titolo. Io
comunque non l'ho letta, avendo un'edizione, sempre della Fanucci, del
1997; la traduzione probabilmente è la stessa (entrambe di Maurizio Nati),
mentre queste sono le differenze: 384 pagine invece di 312 (essendo stati
aggiunti dei saggi), una introduzione di Carlo Pagetti che manca nell'edizione
del 1997, una postfazione di Luigi Bruti Liberati al posto di quella di
Goffredo Fofi. Inoltre
questa ultima fatica editoriale della Fanucci appartiene alla Collezione
Dick invece che, più genericamente, alla collana Il Libro d'Oro, a beneficio
di chi sta raccogliendo tutti, ma proprio tutti, i libri di Dick, pubblicati
appunto nella collana a lui dedicata. Probabilmente questa edizione contiene
anche, come quella del 1997, due ulteriori apporti. In primo luogo, i
primi due capitoli del seguito di "The Man in the High Castle", che Dick
aveva cominciato a scrivere nel 1974 e che poi abbandonò. Non vi dirò
nulla su questi due capitoli, solo che svelano il significato della oscura
conclusione del romanzo precedente, e questo mi sembra già abbastanza.
In secondo luogo, un articolo scritto da Dick nel 1964 che si colloca
nell'ambito del dibattito suscitato dall'uscita del libro, ospitato dalla
rivista "Niekas". Questo articolo parla di nazismo, sionismo e nazionalismo,
e potrebbe essere stato scritto oggi, nel senso che per la sua attualità
avrebbe potuto benissimo essere un articolo del giornale di stamattina.
Con questo ho finito, spero di aver invogliato chi di voi ancora non ha
letto il libro a comprarlo (con il nuovo titolo!), e di aver invece riportato
alla memoria a chi l'ha già letto il piacere di questa straordinaria lettura.
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