FUORI CAMPO
a cura di Antonella Bellecca




Questo mese vi presentiamo l'inizio di quella che è una vera e propria saga, scaturita dalla tastiera del trekker milanese Marco De Meis, dal titolo "Star Trek: Explorer". L'Explorer è una "nave" di Milano di cui Marco è stato capitano per circa un anno, "nascosto" sotto lo pseudonimo di John Luke Conrad (John Koenig? Luke Skywalker? Joseph Conrad? Pete Conrad? Jean-Luc Picard?); poi è stato degradato a comandante in seconda (per quali motivi, vi chiederete? scopritelo leggendo "Punto di Contatto"!). Fatto sta che questo è il primo di una serie di quattro racconti (per ora!), che potete trovare sul sito di Star Trek Dreams (www.stdreams.net) (è attualmente in corso la messa on-line). Nella foto di copertina potete riconoscere Conrad con la divisa di TNG e James Corigan con la divisa di TOS. Qui noi vi presentiamo i due primi capitoli, sperando che vi piacciano e che vi invoglino a proseguire nella lettura di questa ennesima versione dell'universo trek.

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PUNTO DI CONTATTO



Soggetto Matteo Pansa e Salvatore Arfè
Con la collaborazione di Alessandro Ciccoli
Sceneggiatura Marco De Meis

Dedicato ad Alessandro Ciccoli, al quale va un ringraziamento speciale per il suo impegno, le sue idee, e la sua collaborazione, che ha avuto un ruolo decisivo nella rielaborazione di questo romanzo.

CAPITOLO 1

Epoca: XXIII Secolo.


Il capitano Corigan si stava dirigendo verso il molo dove era ormeggiata la U.S.S. Explorer NCC-1730, per una missione vicina alla Zona Neutrale Romulana.
Stava camminando lungo uno dei corridoi della Base Stellare 12, quando vide venirgli incontro una figura alquanto familiare…
Era lui.
Il grande capitano James Tiberius Kirk!!!
Quando lo vide, lo salutò: - Ehi, Jim! -
James Kirk lo vide, gli sorrise, e lo salutò a sua volta.
- Carissimo! - disse Kirk - Quanto tempo! -
- Sì, è vero, è passato parecchio tempo da quando ci siamo visti. Direi da… -
- Da parecchio. - disse lui in maniera brusca, come se volesse evitare l'argomento.
Corigan notò quell'atteggiamento: non se lo seppe spiegare, ma disse soltanto: - … Sì, parecchio. - Poi, dopo una pausa, aggiunse, sorridendo: - Allora, come te la passi? -
- Bene… - rispose Kirk, non troppo convinto.
Corigan allora capì che c'era qualcosa che non andava…
Gli chiese:
- Dimmi, amico mio, cosa c'è che non va? -
Kirk sembrò esitare.
Poi disse: - Noi non ci vediamo dalla Conferenza di Kithomer. - disse, brusco - Da quando, cioè… hanno cambiato l'equipaggio della mia Enterprise, la 1701-A… e hanno cercato di mandarmi in pensione. -
Amareggiato, Kirk aggiunse ancora:
- Ma mi sono opposto. Con tutte le mie forze. Non potevo andare in pensione, non sono il tipo! E così, mi sono fatto dare un incarico a terra. Avevo già svolto incarichi del genere parecchi anni fa, alla fine della mia missione quinquennale. Certo, allora ero più giovane… -
Poi concluse, con ulteriore amarezza:
- Il fatto è che… mi sento inutile. -
Corigan replicò subito:
- Non dire così. Tu sei il più grande capitano della Flotta e per quanto mi riguarda, lo rimarrai sempre. -
Kirk sorrise. Poi, abbassando tristemente gli occhi, disse:
- Sì… forse, una volta lo ero. -
Corigan disse:
- No, ascolta, così non va affatto bene. Senti, per il mio imbarco ci vuole ancora un po' di tempo, devono ancora finire di ristrutturarmi la nave. Inoltre è una missione esplorativa, quindi non è di priorità assoluta. Ah, in confidenza: hanno rilevato qualcosa appena dentro lo spazio romulano. Quindi ho pensato, e chi se ne importa, è nello spazio romulano! Ed invece no, mi mandano in missione lo stesso! -
Kirk sorrise della battuta. Corigan continuò imperterrito:
- Tu, mio caro amico, hai bisogno di tirarti su. Dai! Coraggio, vieni al bar con me! Ti offro un goccio. Vuoi? -
Kirk considerò la cosa, poi disse:
- Sì… perché no? Ma per favore, niente birra romulana! Tutte le volte che bevo quell'intruglio, mi capitano solo guai! - scherzò lui.
Corigan si accigliò:
- Birra romulana? Ehi, Jim, lo sai che è illegale! Come hai fatto a… -
Kirk gli fece segno di abbassare la voce, poi bisbigliò:
- Sì, certo, lo so che è illegale. Tuttavia… - disse sorridendo: - Ti confiderò un paio di segreti… -

Quando arrivarono al bar della stazione, Kirk aveva finito di raccontare la storia.
-…Insomma, hai capito? - disse, in conclusione. - Se non avessi accettato il suggerimento di quella traditrice di Valeris… chissà, forse le cose sarebbero andate meglio. O quantomeno, sarei stato più lucido! -
Corigan disse:
- Quindi… fammi capire bene: la perdita temporanea di Spock, e il quasi fallimento della Conferenza di pace, sono accaduti dopo che avevi bevuto quella roba? -
Kirk rise:
- Sììì! Esatto! -
- Accidenti! - rispose Corigan - Deve portare una sfortuna tremenda, quella birra! - scherzò.
Kirk diede un colpetto sulla spalla a Corigan, poi gli disse:
- Senti, accetta un consiglio: non la bere. Non la bere mai. Fidati. Non sai mai cosa ti può accadere…-
Corigan sorrise, e disse:
- Sì, ma vedi, Jim, c'è un dettaglio: io non credo nella sfortuna. E poi a me la birra romulana piace. Per quanto, debba ammettere… - fece una pausa.
- Cosa? - disse Kirk, che già si pregustava la sua piccola vittoria…
Corigan concluse:
- … che tutte le volte che l'ho bevuta, mi sono capitati un sacco di guai!! -
Risero tutt'e due insieme.
- Visto? - disse trionfante Kirk. - Te l'avevo detto! -
- Sai una cosa? - disse Corigan - Io ho un principio: tutte le volte che mi si para davanti qualcosa che dovrebbe indurmi ad essere terrorizzato, io l'affronto a testa bassa. Così supero tutte le mie paure. Del resto, me l'hai insegnato tu, no? -
Kirk sorrise, e disse:
- Già. Te l'ho insegnato io… -
Il cameriere si avvicinò e disse:
- Prego, signori? -
Kirk disse:
- Un brandy andoriano, grazie. -
Corigan disse:
- Ne porti due. -
Il cameriere prese nota, dicendo:
- Subito, signori. -
E si allontanò.
Poi Corigan disse sottovoce:
- Comunque, confidenza per confidenza… ne tengo sempre un'abbondante scorta in casa! -
Kirk si voltò di scatto verso di lui…
- Ma sei proprio testardo! - gli rispose sottovoce.
Corigan rispose sorridendo:
- Che vuoi farci? Io le mie paure le affronto così… -
Il cameriere tornò con le bevande.
- Ecco a voi, signori. - disse.
Kirk e Corigan ringraziarono. Corigan pagò il conto di entrambi ed il cameriere si allontanò.
Dopo che ebbero bevuto, Corigan chiese a Kirk:
- Bene. Allora, cosa farai domani? -
Il volto di Kirk era perplesso. Poi disse, cupo:
- Devo presenziare al varo della nuova Enterprise. -
Corigan fece un'espressione di leggero stupore, e disse:
- La 1701-B? Quella della classe Excelsior? -
- Sì, proprio lei. - disse Kirk, e mandò giù il suo drink tutto d'un fiato.
Poi riprese: - L'hanno affidata ad un certo capitano… Harriman. John Harriman. Mah, non lo so... a me sa tanto di pivello!! -
Corigan sorrise: - Già. Questi capitani della nuova generazione… - fu il suo commento sarcastico. Poi bevve il suo drink.
Kirk lo squadrò, poi disse: - Non darti troppe arie! Ricordati che anche tu sei un capitano della nuova generazione, in un certo senso: hai la stessa età di Harriman… -
Corigan replicò, sorridendo: - Sì, ma c'è una differenza: io avuto il miglior mentore di tutta la Flotta Stellare! E poi, lo sai, mi piace la vecchia guardia… -
Kirk sorrise, poi replicò a sua volta: - Il fatto che ti abbia fatto da mentore, non vuol dire che tu sia fuori pericolo! Comunque, scherzi a parte, una cosa è sicura: tu hai molta più esperienza di quel novellino di Harriman. Spetterebbe a te il comando di quella nave…-
Corigan ricambiò il sorriso, e rispose: - Troppo buono. -
Kirk mosse le labbra, per assaporare ciò che rimaneva del suo drink, poi disse: - Bene! Ora devo andare. Domattina mi devo alzare presto, ci saranno un sacco di persone… compresi un sacco di giornalisti! Oh, io adoro i giornalisti! Ti mettono sempre a tuo agio, sai? Specie quelli che ti aggrediscono con un sacco di domande non appena esci dal turboascensore… Se si mettono a fare così, domani, io… -
Corigan replicò: - Sì… capisco. Beh, poi dipende: c'è giornalista e giornalista, non puoi fare di tutta un'erba un fascio… -
- Mah… speriamo. - rispose Kirk, perplesso. - Bene, io vado. Ah…. Un'ultima cosa. -
Kirk fece una pausa, per dare più importanza a quello che avrebbe detto subito dopo, poi disse a Corigan: - Ascolta, Jim: come tuo mentore, mi sento in dovere di darti un consiglio, forse il più importante che ti abbia mai dato. E… forse anche l'ultimo, perché da quello che vedo… non credo che tu abbia più bisogno di consigli!-
Mise una mano sulla spalla di Corigan, e poi gli disse, con enfasi: - Ascoltami bene, perché è molto importante. Ricorda: non accettare avanzamenti. Mai. Non accettare promozioni. Non accettare niente che ti porti via dal tuo ponte di comando, perché finché sei lì puoi fare… la differenza! -
Corigan, incuriosito, chiese: - La differenza? Che differenza? Di cosa parli? -
Kirk riprese: - La differenza tra te e me. La differenza tra dove sei adesso, e dove potresti essere un domani. La differenza tra essere un capitano attivo, un eroe della Federazione, e… un graduato tuo superiore qualsiasi che cammina per i corridoi della Flotta Stellare cercando disperatamente qualcosa da fare… -
Corigan si rattristò. Disse: - Cavolo, amico mio! L'hai presa proprio male… -
Kirk scosse la testa, e disse: - Sai, confesso che a volte ti invidio. Vorrei essere anch'io là fuori, fra tutte quelle stelle. Ma… non ho più l'età per certe cose… -
Corigan era molto triste. Non sapeva cosa dire… Kirk però si riprese subito, e disse, sorridendo: - Comunque, non preoccuparti! Lo sai come sono fatto, no? Io non mi arrendo mai! Sì… posso essere un po' avanti con gli anni… ma sono ancora molto coriaceo, molto più di un Gorn! E se me lo chiedessero, riprenderei il comando di una nave senza esitazione! Comunque, forse è meglio lasciare spazio a capitani più giovani… - detto questo, rivolse un caldo sorriso di comprensione a Corigan.
Corigan gli sorrise a sua volta, e disse: - Senti, Jim… Io, onestamente… non so se seguirò quest'ultimo consiglio. Lo sai, ti ho sempre dato retta. O quasi sempre… E, soprattutto, se sono un buon capitano d'astronave, lo devo a te, ma in questo caso… non lo so. Essere un capitano d'astronave è difficile. Specialmente essere un buon capitano. Non voglio dire eccellente, ma già buono è difficile. Oltretutto, è spesso molto impegnativo e stressante. Non saprei… comunque, ti prometto che farò del mio meglio. E cercherò di non deluderti! -
Kirk gli diede una piccola pacca sulla spalla, e disse: - Bene! Questo mi fa piacere! Mi raccomando, fa tesoro degli insegnamenti che ti ho dato; non so quando sarà la prossima volta che ci rincontreremo. Intanto, ti auguro buona fortuna! A te e a tutto il tuo equipaggio! E ricordati, qualunque cosa accada, non farti mai prendere dal panico! E' letale… - scherzò.
Corigan gli rispose: - Certo, capitano, lo farò! E grazie per tutti i tuoi consigli! -
Kirk sorrise: - Di niente! Ora devo proprio andare. Grazie per il drink! -
- Non c'è di che! - rispose Corigan.
Kirk si allontanò verso l'uscita. Mentre lo guardava allontanarsi, Corigan pensò tra sé e sé: "Accidenti! E' il più grande eroe che abbia mai avuto il privilegio di conoscere, e guarda cosa pensa di se stesso! E' proprio vero che i più grandi eroi sono proprio i più umili!…".
Si diresse verso la zona d'attracco della U.S.S. Explorer NCC-1730.
E mentre camminava, gli venne in mente la famosa frase di Zephram Cochrane: "Non cercare di essere un grande uomo, sii solo un uomo e lascia il giudizio alla storia".
Corigan pensò: "Sono certo che la Storia sarà più che generosa con il grande Kirk".
Ma il futuro è denso di sorprese, e non sempre piacevoli. Ed una di queste stava aspettando Corigan ed il suo equipaggio proprio dietro l'angolo…

CAPITOLO 2

Il capitano John Luke Conrad arrivò alla stazione DS 99 Alpha.
A quel tempo, essendo ancora fresco di Accademia, non era ancora al comando di quella stazione a cui un giorno lo avrebbero assegnato. Pochi giorni prima era appena stato promosso al grado di capitano.
Ma questa promozione, a cui era seguito subito il comando di una astronave, era stata una promozione abbastanza immeritata e soprattutto, molto prematura. Questo semplicemente perché il neo-capitano Conrad non era dovuto passare prima attraverso la commissione che normalmente stabiliva se un cadetto fosse o no adatto al comando; lo stesso Conrad non si sentiva ancora pronto per tale incarico. Ma qualcuno del Comando di Flotta aveva avuto fiducia in questo cadetto, e in particolare in certe sue attitudini al comando, anche se tali attitudini non erano ancora state testate; e avendo quest'uomo una certa influenza al Comando, il cadetto si ritrovò subito coi gradi da capitano sul colletto, e una certa responsabilità sulle spalle, assegnato subito alla sua prima nave; invano Conrad chiese di essere sottoposto al test della Kobayashi Maru, per giustizia verso gli altri suoi colleghi, ma gli fu risposto che "il Comando ha piena fiducia nelle sue qualità di capitano. Non si preoccupi se è ancora un novellino. Avrà tempo e modo di crescere. Vedrà, vedrà". Queste furono le parole dell'Ammiraglio Ferengi (il primo della Flotta Stellare) Rock Hunter, che gli diede una piccola pacca sulla spalla, e lo congedò.
A questo punto si può capire come John Conrad si trovasse molto a disagio…
Il capitano era al molo di attracco 9, e stava aspettando che il tenente Mark Breadwine lo venisse a prendere per portarlo a bordo (curiosamente era stato Breadwine ad insistere perché Conrad usasse la navetta anziché il teletrasporto; il perché l'avrebbe capito tra poco...).
Della nave a cui era stato assegnato Conrad sapeva molto poco: sapeva che si chiamava "Explorer", che era stata appena portata fin lì dai cantieri di Littorio (lo pseudonimo di "Alpha Lyctorius", i cantieri dove era stata assemblata) per le ultime rifiniture, e che essendo la prima della sua classe, nessuno ne sapeva granché.
Dalle voci di corridoio si diceva che fosse addirittura unica nel suo genere, ma probabilmente erano voci esagerate; si sapeva quanti nuovi ufficiali avessero la tendenza a magnificare qualsiasi nuova nave venisse varata. Il fatto di essere orgogliosi di appartenere alla Flotta Stellare faceva questo effetto; a volte si vedeva tutto sotto una luce dorata. Ma, come l'esperienza insegna, non è tutto oro quel che luccica, e dal momento che Conrad era al suo primo comando, il nuovo capitano aveva, chissà perché, la netta sensazione che gli avessero assegnato in realtà una nave che non era poi così eccezionale come alcuni l'avevano descritta.
Era totalmente assorto in questi pensieri che quasi non si accorse che stava arrivando lo spacepod; il pilota fece la manovra di aggancio, e non appena questi, il tenente Breadwine, comparve sulla soglia, gli porse un caloroso:
- Salve capitano! Benvenuto a bordo! -, e già Conrad si sentì subito a suo agio. Ricambiò il saluto di Breadwine, cercando di dimostrargli altrettanta simpatia, e sia il capitano che Breadwine presero posto nella navetta.
Entrambi si sedettero. Breadwine azionò dei comandi e lo spacepod si sganciò, dirigendosi verso la sezione della base che nascondeva l'astronave alla vista.
Mentre si stavano dirigendo verso la loro destinazione, il tenente Breadwine, divertito dall'espressione del capitano, che stava facendo una smorfia decisamente tra il perplesso e lo scettico, gli disse:
- Capitano, mi dica: è mai stato a bordo di una nave di classe Explorer?" -
Il simpatico tenente, com'è ovvio, sapeva già la risposta in anticipo, avendoci già lavorato a bordo come tecnico affiancato a Draken, il capo ingegnere della nave; dal suo tono di voce, però, si capiva chiaramente che era particolarmente fiero e orgoglioso di quella nave. Incuriosito, Conrad disse semplicemente:
- No, mai. -
- Lei deve sapere che l'Explorer è la seconda a portare il nome ma è la prima della sua classe; vedrà, è una bellezza! -
- Davvero? -
- Non ci crede? Eccola là! -
D'un tratto lo spacepod passò sotto una sezione della torre centrale interna, e in quel momento apparve...
Mio Dio!
Era la nave più incredibile che Conrad avesse mai visto!
Una classe Galaxy, in versione ristrutturata per il combattimento, ed in più dotata di tre gondole!
Il capitano la stava osservando da sotto, con la prua rivolta verso di lui, ed i motori rivolti verso la torre centrale, pronta per la sua prima missione: era uno spettacolo! Conrad aveva già visto la classe Galaxy, e nonostante la sua vulnerabilità in battaglia ne era rimasto particolarmente impressionato.
Ma questa!
Sembrava (almeno così apparve ai suoi occhi la prima volta) realizzata in puro diamante, tanto rifletteva le luci che le stavano intorno; dava quasi l'impressione di risplendere di luce propria! Il tenente Breadwine fece una manovra molto abile, portando lo spacepod da sotto la nave arrivando prima davanti alla prua, poi portando lo spacepod sopra quella straordinaria meraviglia dell'universo, fino ad arrivare dietro i motori, dove si trovavano gli hangar navette e gli agganci per gli spacepod, dando così a Conrad l'opportunità di apprezzare quello splendido vascello in tutta la sua magnificenza e potenza. Quella sensazione era così grandiosa, che, con voce quasi soffocata, Conrad riuscì soltanto a dire:
- Per la miseria! -
E il tenente Breadwine, ridendo sotto i baffi, aggiunse:
- E questo è ancora niente! Vedrà dopo! -
Conrad non credeva ai suoi occhi. Non riusciva davvero a crederci. Era veramente più bella di qualunque altra nave della Flotta, perfino delle più famose! Può sembrare sciocco...
Ma in quel momento Conrad era davvero commosso.
Gli avevano affidato la più bella!
A lui, un novellino! In quel momento Conrad era il capitano più felice dell'universo…
Ma ancora non sapeva che nella vita tutto ha un prezzo…
Che avrebbe scoperto più tardi.

Appena arrivato, Conrad capì subito di trovarsi di fronte ad un equipaggio non solo preparato e competente, ma anche di una estrema simpatia; intravide un Klingon-Bajoriano, un Vulcaniano piuttosto alto, un altro Klingon dall'aspetto simpatico, la consigliera di bordo, suo marito, e, data la speciale occasione c'era anche lui, la persona che gli aveva dato fiducia: il famosissimo ammiraglio di squadra Rock Hunter, un Ferengi dall'aspetto imponente e bisogna dire parecchio alto, per uno della sua razza! Correva inoltre voce che tra l'altro, almeno all'inizio, Hunter avesse espresso seri dubbi sull'efficienza di questa nuovissima creazione degli ingegneri della Flotta Stellare; la sua opinione era stata, più o meno: "Mah! Come staccano le morse d'attracco, precipiterà nell'atmosfera!". In seguito, il simpatico Ammiraglio li salutò, fece loro i suoi auguri, si congedò, e scese dalla nave. Non ci teneva a viaggiare ancora nello spazio. "Troppi mal di testa! Se poi cominciamo a fare tutti quei viaggi nel tempo, guarda… non ne voglio sapere!" disse, per giustificarsi.
A questo punto, dopo i soliti preliminari che accompagnano l'insediamento di un nuovo comandante, il primo desiderio di Conrad fu quello di conoscere l'equipaggio; la prima impressione che gli diede fu veramente positiva, ma solo più tardi era destinato a sapere quanto estremamente eccezionale era (ed è ancora oggi) il miglior gruppo di persone che avesse mai incontrato in tutta la sua vita.
Dopo essere stato presentato a tutti gli ufficiali anziani, e aver ottemperato a tutti gli obblighi del protocollo, il nuovo capitano diede il suo primo ordine:
- Equipaggio ai propri posti. Prepararsi alla partenza! -
Tutto l'equipaggio si recò immediatamente ai propri posti, dimostrando così una perfetta efficienza; Conrad si accomodò sulla poltrona di comando - e già allora sentiva che gli andava stretta! - e aspettò che da ognuno degli ufficiali arrivasse la conferma del nulla-osta alla partenza.
Dopo un attimo di pausa si sentì:
- Via libera dal comando scalo, signore. - disse l'ufficiale alle comunicazioni.
- Motori a piena potenza; a sua discrezione, capitano. - confermò il capo ingegnere Draken.
A quel punto, Conrad finalmente diede l'ordine che tutti stavano aspettando:
- Bene timoniere... ci porti fuori. Un quarto di potenza. -
Il timoniere Robybert, un po' perplesso, domandò:
- Ma non è un po' pericoloso? -
- Ha sentito l'ordine, tenente. Dipende da lei - in effetti era un po' pericoloso, ma il capitano aveva completa fiducia nel suo nuovo equipaggio. Inoltre, voleva sapere di che pasta erano fatti: era certo di non sbagliare sapendo che erano tutti molto in gamba, ciascuno nella sua mansione; ma ne voleva la conferma.
- Ehm... certo, signore - disse il tenente Robybert, un po' imbarazzato.
Detto questo, il giovane ma esperto timoniere si girò sulla sua consolle, manovrò l'astronave fino a portarla in assetto di partenza, e lanciò letteralmente l'astronave attraverso il portellone d'attracco con incredibile precisione, alla velocità di un quarto di potenza d'impulso.
L'euforia del giovane equipaggio era alle stelle... ed era proprio il caso di dirlo! La grande avventura aveva finalmente inizio…
Conrad condivise quell'entusiasmo; fu per questo che, rivolgendosi al tenente Robybert, disse:
- Manovra perfetta, timoniere! I miei più sentiti complimenti. Continui così!! -
- Grazie, signore! - rispose il tenente Robybert.
- Rotta 1-6-7, curvatura 5, direzione spazio profondo. Andiamo a testare questa bellezza! -
- Sì, signore! -
Quello fu l'inizio.
Tutto l'equipaggio era emozionato. L'Explorer stava andando incontro all'ignoto, verso l'avventura, e ogni membro dell'equipaggio si sentiva emozionato per cosa ci sarebbe stato ad attendere tutti loro, là fuori.
Questa era sicuramente la parte più interessante del lavoro nella Flotta Stellare. Come infatti aveva detto il famoso capitano Benjamin Sisko:
"E' l'ignoto che definisce la nostra esistenza".
E questo, un giorno - ma Conrad ancora non lo sapeva - sarebbe diventato il motto della sua nave.

Continua...



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