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WRONGS DARKER THAN DEATH OR NIGHT
di Lia Mariani
"Wrongs Darker than Death or Night"
non è certo, basandosi sui canoni della continuity e della fedeltà alla
serie, uno dei migliori episodi di Deep Space Nine. Anzi. Forse
non molti altri episodi risultano tanto pieni di incongruenze narrative
e temporali.
Allora perché parlarne, vi chiederete?
La risposta è semplice.
Perché questo NON è un episodio che parla della vita su DS9, o che influisce
sulla storia della serie, o che vuole rispettare la continuity.
Questo è un viaggio nei meandri del passato, alla scoperta di quanto,
più di ogni altra serie di ST, DS9 sia a suo modo una serie completamente
diversa da quello che abbiamo visto sino ad ora.
Mai, nell' Universo che abbiamo imparato a conoscere, è stato espresso
tanto chiaramente che non esistono zone di luce e di ombra completamente
definite, ma solo toni diversi di grigio. Tutto in DS9 contribuisce a
creare l'idea che non è possibile vedere il mondo in termini tanto semplicistici,
e questa è una delle ragioni per cui tanto ho amato questa serie.
Nel
giorno del compleanno della madre morta, Meru, Kira riceve una trasmissione
da Dukat in cui il perfido, affascinante Cardassiano insinua che, a dispetto
di quanto sempre creduto da Nerys, sua madre non è stata affatto
l'eroina che sua figlia ha sempre creduto, ma che in realtà era una collaborazionista
del governo cardassiano; adirittura l'amante dello stesso Dukat.
Inizialmente incredula, Kira non riesce a considerare le parole di Dukat
se non come un perverso strumento di vendetta, e incapace di credergli
organizza un viaggio nel tempo per scoprire cosa realmente successe.
Appoggiata da Sisko nelle vesti dell' Emissario (e qui cominciano le assurdità)
ottiene di utilizzare il Cristallo del Tempo per viaggiare a ritroso nel
passato e scoprire quale sia la verità.
Kira si trova, dunque, trasportata nella Bajor ancora occupata dai Cardassiani,
incontrando la sua famiglia e se stessa bambina. Appena giunta nel suo
passato viene "reclutata", insieme a sua madre e altre donne del campo
di rifugiati in cui viveva la sua famiglia, come "comfort woman" per i
delegati Cardassiani.
Con
suo grande orrore vede sua madre accettare passivamente il ruolo infamante
che le viene offerto, fino a diventare l'amante di Gul Dukat.
Inorridita di fronte a questa situazione, rifiuta di assoggettarsi ai
desideri dei suoi oppressori, e preferisce subire un destino ben diverso,
scegliendo di essere rinchiusa in una prigione di "ribelli", dove viene
affamata e umiliata.
Furiosa per quello che considera un tradimento di tutti i valori in cui
crede, accetta di unirsi a un gruppo di resistenti e di organizzare l'assassinio
di Dukat e della propria madre.
Le sue parole sono una condanna senza appello: "È una collaborazionista,
merita di morire".
Ma questa non è la storia di Kira.
Questa è la storia di sua madre, Meru, e di quelle che come lei scelsero
una via diversa dalla resistenza a tutti i costi. Non pretendo di giustificare
Kira Meru. Quello che prego tutti voi di considerare è la differenza di
carattere fra madre e figlia.
Nerys
è una combattente. È forte. Lo è diventata per forza, creandosi una corazza
che la difendesse dall'orrore che era costretta a vivere. Ha combattutto
per tutta la sua vita, ha visto morire amici, compagni, persino suo padre.
E ha resistito. Pagando, a mio avviso, un prezzo altissimo. La perdita
di parte della sua anima.
Proprio per quello che ha dovuto sacrificare non riesce ad accettare le
scelte di sua madre. Possibile che lei sia stata in grado di resistere
a tutto, anche alle atrocità peggiori, e che sua madre non abbia saputo
far altro che soccombere?
Quello che Kira non riesce ad accettare, in realtà, è che sua madre non
fosse una guerriera. Era una donna sconfitta, incapace di credere che
fosse possibile opporsi ad un destino che le appariva ineluttabile. Meru
era una moglie, ma soprattutto una madre. Una madre che vedeva ogni giorno
i suo cari spengersi per la fame e le privazioni.
Ed era una debole.
Una
donna incapace di combattere, che accettò un destino infamante perché
era il suo unico modo di lottare per i suoi cari.
Le donne che accettavano di prostituirsi (la parola non viene mai usata,
ma questo è quello che accadeva) avevano in cambio la sicurezza, o almeno
la speranza, di aiutare le loro famiglie. Se accettavano di collaborare
veniva garantito loro che le relative famiglie avrebbero ricevuto aiuti,
che sarebbero state tolte dai campi dei rifugiati e ricollocate in case
private, che avrebbero avuto cibo e medicine.
Kira, lo sappiamo, avrebbe scelto la morte per sé e per i suoi, lo abbiamo
visto nei flashback riguardanti la morte del padre.
Ma Meru non era Nerys.
Soggiogata da un manipolatore talentuoso come Dukat accettò il suo destino,
considerandolo l'unico modo di garantire un'esistenza decente, o almeno
un'esistenza, ai suoi cari.
Accettò il disprezzo della sua gente, il marchio di "collaborazionista",
la perdita totale delle persone che amava.
E io non riesco a vedere in questo se non una forma di coraggio, diversa
forse da quella di coloro che sacrificarono le proprie vite alla Resistenza,
ma altrettanto sofferta e forse persino più dura.
In
una delle ultime scene dell'episodio vediamo, e Nerys con noi, Meru ricevere
una trasmissione da suo marito, che la ringrazia per il suo sacrificio,
sacrificio che ha salvato per il momento le vite dei suoi figli. Non c'è
condanna nelle parole del marito, solo la speranza che ognuno di loro
riesca a trovare un po' di pace nel tormento delle loro vite. E la promessa
che il loro amore durerà per sempre, che nessuna circostanza impedirà
loro di continuare ad amarsi, anche se non si vedranno mai più.
Una delle frasi peggiori, più crudeli che Nerys ha verso la madre è che
non la disprezza perché divide il letto di Dukat, ma perché " le piace
farlo".
Non ho mai creduto che questo sia vero.
Meru
ha scelto. Ha scelto di sacrificare se stessa perché per lei era l'unico
modo di reagire, di combattere.
Alla fine Nerys sceglie di salvare la vita della madre, sabotando l'attentato
che aveva programmato.
Quando, tornata nel suo tempo, le viene chiesto da Sisko perché l'abbia
fatto, dato che la considerava una traditrice, indegna di comprensione,
la risposta è : "Una parte di me avrebbe voluto che morisse, ma alla fine
lei era sempre mia madre".
Io spero che, in fondo al suo cuore, Kira lo abbia fatto non solo per
questo, ma perché, da qualche parte nel suo intimo, ha capito che sua
madre fece quello che fece perché incapace di opporsi in altro modo, e
che quello era il SUO modo di proteggere e amare i suoi figli e suo marito.
Nel mio cuore questo episodio è dedicato a tutti coloro che durante il
regno di orrore di Hitler scelsero di condannare se stessi per salvare
quel poco che potevano delle persone che amavano.
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