BELLO COME PUO' ESSERLO UN ADDIO
di Fabiano "Langley" Piccione


Niente lacrimevoli addii e separazioni, né miriadi di pesanti flashbacks per vedere cosa sia successo all'equipaggio una volta tornato a casa, per favore…
Era quello che nell'atto finale di Voyager non avrei mai voluto vedere.
Processo ai Maquis? Riconciliazione e abbracci fra Paris e suo padre? L'incontro tra B'Elanna e la sua famiglia? Sette di Nove e il Dottore Olografico accolti e progressivamente integrati in Starfleet? Per cortesia! Ci sarebbero volute altre tre puntate da due ore per mostrare tutto questo, cosa che francamente sarebbe risultata pesante da digerire; un arco finale di puntate come quello di DS9, assolutamente inappropriato per uno show "non serializzato" come invece è sempre stato Voyager.
La perfetta scelta del capitolo finale di due ore avrebbe comportato anche dei rischi, però: che dopo sette anni di tentativi andati male, di speranze, di piccoli e occasionali balzi verso casa grazie a nuove tecnologie, gli scrittori non riuscissero a rendere il gran ritorno vero e proprio con la giusta plausibilità e la giusta enfasi del caso, e soprattutto che risultasse troppo affrettato, considerando tutto quello che stava alle spalle.
Così non è stato.
A chi si preoccupava delle voci di interviste fatte agli sceneggiatori, in cui questi negavano di sapere se portare a casa la Voyager alla fine della serie, posso dire che non ci ho mai creduto, perché Star Trek è uno show che deve seguire, sotto certi aspetti, le leggi del mercato come tutti gli altri, e quindi dare al pubblico quello che il pubblico vuole.
Endgame mostra un futuro in cui la Voyager è tornata sulla Terra, dopo altri 23 anni di viaggio da quando l'avevamo lasciata nella penultima puntata. Un futuro in cui alla fine del viaggio verso casa non tutti sono arrivati sani e salvi: Tuvok si è ammalato gravemente ed è rimasto mentalmente invalido, Sette di Nove è morta anni prima in una missione, Chakotay poco dopo di lei, e come loro altri 22 membri dell'equipaggio lungo il cammino. La famiglia è stata spezzata, e Janeway vuole ricomporla.

Janeway ha sempre avuto sulle sue spalle un enorme peso da portare: la scelta di aiutare gli Ocampa, in Caretaker, ha condannato lei e il suo equipaggio a rimanere nel Quadrante Delta. Il Capitano ha scelto di seguire i principi morali che sono la quintessenza della Flotta Stellare e della Federazione, pur andando contro il proprio interesse. Questo tema, con cui la serie è cominciata, si è riproposto altre volte nell'arco dei sette anni di episodi di Star Trek: Voyager, ed era quasi doveroso proporlo come tema finale: i giochi avrebbero dovuto concludersi in qualche modo, come lo stesso titolo suggerisce. Ecco allora la Janeway del futuro: una persona che ha perso il suo idealismo, la sua fede nella filosofia della Flotta e in quello che essa rappresenta, e che ha visto la sua famiglia sbriciolarsi sotto il suo comando, pezzo dopo pezzo; che ha perso membri insostituibili del suo team, ma soprattutto amici, come Tuvok e Chakotay; o una figlia, come Sette.
Ecco quindi una donna che è disposta a tutto pur di cambiare quello che è stato, per fare in modo che tutti tornino sani e salvi, che la famiglia resti compatta fino alla fine. Che tutti possano tornare e avere la vita che meritano.
Ed ecco allora il furto del congegno spazio-temporale, che permette all'Ammiraglio Janeway di tornare indietro nel tempo, 23 anni prima, ed intercettare la Voyager per guidarla verso casa, immediatamente, evitando gli ulteriori lunghi anni di viaggio che avrebbero causato così tante perdite e dolore. Un confronto ben realizzato fra il Capitano Janeway, ancora ligio al dovere e alla morale della Flotta stellare, e l'Ammiraglio Janeway, che invece ha perso la sua fede in simili valori e punta al fine prefissato, senza curarsi di altro. Entrambe cocciute, entrambe passionali e forti, si scontrano duramente sull'opportunità di sfruttare l'occasione che un Fulcro Transwarp dei Borg offre loro: un biglietto verso casa, un viaggio di pochi minuti invece di altri 23 anni. Quando il Capitano Janeway scopre che è il Fulcro Transwarp dei Borg la via verso casa che l'Ammiraglio propone loro, preferisce discutere con l'equipaggio dell'opportunità di distruggerlo, piuttosto che di usarlo. Distruggerlo, per sfruttare l'occasione di togliere ai Borg uno dei mezzi tramite i quali possono minacciare seriamente tutti i quattro quadranti della Galassia. Per togliere ai Borg uno degli elementi principali della loro forza distruttiva.
È qui allora che i giochi si risolvono davvero: la Janeway del futuro, invecchiata dagli anni e dal dolore, rivela al Capitano Janeway quello che attende il suo equipaggio nei 23 anni a venire: perdite e dispiacere. Quando il Capitano scopre quanto quello che li aspetta possa essere terribile, sia come leader che come persona che sta per perdere dei cari amici, allora le due Janeway cominciano a marciare sullo stesso binario...
Ecco dunque che le due iniziano a mostrare come siano la stessa persona, sotto sotto. Come i principi morali vengano messi a dura prova, quando è della salvezza dei propri cari che si sta parlando. Ecco che le due iniziano ad avvicinarsi, in brevi ma intensi istanti si capiscono reciprocamente e trovano il modo di escogitare un piano che possa portare la Voyager a casa e insieme distruggere il Fulcro dei Borg: l'Ammiraglio Janeway, neanche a dirlo, è colei che resterà indietro per distruggere il Fulcro, dopo che la Voyager vi sarà entrata alla volta del Quadrante Alfa.
"La Voyager non è abbastanza grande per tutte e due", dice l'Ammiraglio Janeway: come in ogni storia temporale che si rispetti, uno dei due doppioni deve scarificarsi. È una legge della fiction televisiva, ormai. Ma è una scelta che calza sempre a pennello, specie qui, dato che la Janeway del futuro mostra ancora una volta quanto sia davvero disposta al tutto per tutto pur di riportare tutta la famiglia a casa: anche sacrificare se stessa. Pronta a sacrificarsi per il solo ideale che le resta: la salvezza dei propri cari.
L'Ammiraglio si inietta l'agente patogeno che Icheb aveva, innato, nel suo metabolismo, e corre verso il suo destino: la Regina Borg; mentre la Voyager, con nuova tecnologia futuristica difensiva installata, procede verso il Fulcro Transwarp, facendosi strada fra i cubi Borg.
La Regina assimila l'Ammiraglio Janeway, non conscia che questo causerà la sua fine, come forse quella dell'intero Collettivo, o quanto meno di una grossa parte di questo. La città Borg esplode, come anche il Fulcro Transwarp, mentre la Voyager sfreccia verso casa inseguita da una sfera.
È qui che si avvicendano gli ultimi istanti di quest'odissea lunga sette anni: sette anni in cui abbiamo gioito con loro e tifato per loro. È qui, in questo condotto transwarp, che si giocano le ultime carte, mentre all'uscita del condotto, nel Quadrante Alfa, una dozzina di navi della Flotta si è radunata per attendere e combattere ciò che dal condotto sta per uscire. La Voyager sta per soccombere sotto i colpi dei Borg, e sembra che l'unica alternativa sia uscire dal condotto immediatamente, ma ancora nel Quadrante Delta. Janeway impartisce un ordine di rotta, e la scena si sposta nel Quadrante Alfa, dove quello che emerge dal condotto è solo la sfera. Sfera che, dopo poco, esplode in mille pezzi; dall'esplosione emerge la Voyager, sulla cui plancia l'equipaggio, incredulo e attonito, osserva lo schermo principale, nel quale si staglia l'immagine della Terra, della bellissima Terra che hanno atteso tanto a lungo di rivedere.
Ce l'hanno fatta, e istanti di silenzio parlano meglio di mille parole; silenzio interrotto solo dal pianto di un neonato, attraverso il comunicatore interno: pianto che riempie Paris di gioia e di orgoglio, perché è diventato padre. Paris corre in infermeria, verso questa bambina nata proprio in corrispondenza del loro rientro a casa, nel momento della resa dei conti, mentre Chakotay prende il timone e Janeway, sedendosi sulla sua poltrona, con gli occhi commossi e lucidi, impartisce lo stesso ordine che aveva dato all'inizio della loro lunga odissea: "Tracci una rotta verso casa".

Endgame è un degno finale di Voyager perché ne porta tutti gli ingredienti più caratteristici, che ho amato nel corso degli anni: primo fra tutti una Janeway che deve fare i conti con la coscienza, con la morale, con il prezzo delle sue scelte.
È un personaggio che ho amato, perché umano e molto passionale, imperfetto e vero, in tutti i suoi aspetti. È un personaggio che è stato "completato" mantenendone proprio gli elementi caratterizzanti, conflittualità e passionalità, che hanno reso l'Ammiraglio Janeway una credibilissima donna disillusa, amareggiata e cinicamente decisa a cambiare le cose. Una donna che ha perso se stessa perché ha perso parte della famiglia che aveva giurato di difendere e condurre a casa, e che ora è disposta a tutto proprio per un grande senso di devozione e lealtà verso gli amici per cui ha sempre dato tutto ciò che poteva. Uno straordinario confronto fra una Janeway capace di credere nelle regole e nella filosofia morale che le è propria, e una Janeway che ha perso anche quella in seguito al disgregarsi della sua famiglia.
Endgame ha saputo mostrare il senso di unità che in Voyager è emerso piano piano, puntata dopo puntata, e che qui raggiunge il suo apice, in una scena magari un po' teatrale, ma comunque efficacie: un equipaggio che sta per distruggere l'ennesima possibilità di tornare a casa, perché ciò sarebbe la scelta più giusta e meno egoista, e perché poi quello che conta, in fondo, non è dove stai, ma con chi stai. Magari l'importante, come dice Kim, non è la meta finale che il viaggio ha, ma il viaggio stesso, e con chi lo vivi.
Una famiglia a cui non manca nulla, nonostante Neelix se ne sia distaccato qualche tempo prima, scegliendo di rimanere nel Quadrante Delta per costruirsene una da sé, con la sua stessa gente; questo mi dimostra ancora una volta quanto Neelix fosse una simpatica mascotte per la nave, ma non un membro di cui sentire la mancanza.
C'è inoltre una nuova famiglia nella famiglia, data la nascita della bambina di B'Elanna e Paris, che ha saputo dare a questi due personaggi una conclusione doverosa e davvero ben fatta, offrendo loro quella solidità e sicurezza di cui entrambi avevano bisogno.

Tutti hanno avuto il loro spazio in Endgame: Kim con la sua iniziale ossessione di tornare a casa tramite la nuova opportunità presentatasi, senza contare la sua controparte del futuro… alle prese con un cocciuto Ammiraglio, intenzionato a cambiare il passato; Paris e B'Elanna con l'arrivo della bambina, e con i risvolti della loro vita coniugale; Tuvok con la malattia mentale che lo ha colpito e che ferisce il suo orgoglio vulcaniano, tanto che nel futuro egli sarà internato in una casa di cura; il Dottore, simpatico come al solito sia nel passato che nel futuro, e finalmente sposato… anche se con una ragazza che potrebbe sembrare, "casualmente", la controfigura di un ex-Borg molto "familiare". Persino Neelix è apparso per qualche istante, via trasmissione subspaziale, per mostrarci come sia felice della scelta che ha fatto e della gente con cui si trova.
Dimentico qualcuno, direte voi! No, semplicemente lascio per ultima la neo-coppia Sette di Nove-Chakotay, perché trovo sia quella attorno alla quale ruotano gli unici difetti di questa puntata finale: credo sia fuori dubbio che gli sceneggiatori abbiano scelto di dare a Sette l'ultimo tassello di umanità in corrispondenza della puntata finale, dell'ultimo atto. Ma perché? Perché non dare a Sette l'occasione di una love-story nella penultima, o prima? In questo modo hanno dovuto concentrarsi sui suoi flirt con Chakotay, piuttosto che sul legame tra lei e Janeway, che nel finale sarebbe stato davvero doveroso. Sette ha un dialogo molto intenso con l'Ammiraglio Janeway, ma nessuno con il Capitano, con la quale ha costruito un legame unico nel corso degli anni.
Occasione sacrificata? Sì, nel nome di una storia d'amore che sapeva di artificioso da chilometri di distanza, che sapeva di unica chance di "mettere a posto" due personaggi: l'uno perché ormai "ballerino e inconcludente" nelle sceneggiature delle ultime stagioni; l'altra perché bisognosa di una persona di cui essere innamorata, per raggiungere l'ultimo stadio che ancora le mancava per diventare una donna vera e completa, prima che lo show finisse. Ma era davvero indispensabile dare a Sette questo ultimo atto? Sì, forse sì, perché unico modo per suggerire quello che le sarebbe successo una volta tornata sulla Terra, a lei così ignota e sconosciuta. Dove sarebbe andata a finire? Tempo prima aveva avuto modo di contattare sua zia, sulla Terra, ma questo non era abbastanza per gli sceneggiatori, e forse questa scelta la possiamo capire un po' tutti: come può un personaggio del calibro di Sette finire sulla Terra, dopo tanto tempo, e forse andare a vivere con la zietta? No, tedioso e riduttivo per una come lei. Ecco che occorre darle un futuro più solido da suggerire: ed ecco che la scelta è ricaduta su Chakotay…
Ah, Chakotay: partito tanto bene nella serie, finito tanto tanto male. Ti hanno messo con Sette perché a Kim avevano trovato già altro da far fare nella puntata finale. Ma allora mi chiedo di nuovo: perché non il Dottore? Perché non già un personaggio con cui Sette ha, al contrario, costruito un rapporto intenso fin dall'inizio, che la può comprendere meglio di chiunque altro e che è da tempo innamorato di lei? Forse proprio perché altrimenti di Chakotay non avrebbero saputo cosa farsene, nella sceneggiatura dell'ultima puntata… Perciò la neo love-story è sembrata così artificiosa, oltre che per la coppia di per sé male assortita, anche perché così tanto improvvisa, nonostante fosse stata suggerita da alcune puntate prima.

La Regina? Che dire di lei? Apparizione più breve che in First Contact , Dark Frontier o Unimatrix Zero, ma davvero ben fatta: Alice Krige, tornata in questo ruolo dopo l'esordio del personaggio nelle sale cinematografiche, ha saputo infondere di nuovo un pizzico di sensualità in questa figura che ho sempre odiato e amato allo stesso tempo, perché incoerente con quello che sono i Borg, ma anche così affascinante nel suo ruolo di ammaliatrice e manipolatrice. Qui la Regina è ingannata, usata a sua insaputa per condannare i Borg alla distruzione, usata come veicolo per contagiare l'intero Collettivo. Viene manipolata, invece che manipolare. Ma fino all'ultimo, fino alla fine, quando si accascia al suolo priva di vita, mantiene intatta la sua imperturbabile regalità.

Endgame finisce con una Voyager che viaggia verso la Terra, lì, sullo sfondo, accompagnata da una miriade di navi della Flotta Stellare. Niente abbracci, niente ricongiungimenti, niente immagini di quello che sarà o che potrebbe succedere. Solo l'unica certezza che effettivamente ci serviva, e che in effetti abbiamo avuto: ce l'hanno fatta, sono a casa!
Endgame finisce proprio dove e come mi sarebbe piaciuto che Voyager finisse: con la fine dell'avventura… lasciando spazio all'immaginazione di ognuno, libero di fantasticare su quello che i nostri beneamati faranno o che succederà loro una volta giunti sulla Terra; questa volta… tutti quanti.

 

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