 |
|
IL
CAPITANO SFORTUNATO
di Riccardo "Summer" Palazzani
Quando
Kirk ne prese il comando, L'Enterprise aveva già una bella decina d'anni
di servizio sulle spalle. Un tempo, umanamente parlando, molto lungo,
durante il quale l'astronave più famosa dell'universo è sicuramente stata
protagonista di avventure che nessuno ha mai raccontato e che probabilmente
nessuno racconterà mai. Il suo primo capitano si chiamava April e di lui
sappiamo pochissimo (consiglio la lettura del romanzo "Destino Glorioso",
edito Fanucci, che offre qualche dettaglio sulla figura di April. Sì,
lo so, i romanzi non sono canon, ma questo è davvero bello!), mentre del
suo successore, lo sfortunato capitano Christopher Pike abbiamo sufficienti
informazioni per delinearne la tragica figura, vista la sorte che gli
toccherà.
Il capitano Pike avrebbe potuto essere ciò che oggi è Kirk. Era lui il
capitano dell'Enterprise nell'episodio pilota, il primo che Roddenberry
propose ai dirigenti Paramount nel 1964. In quell'episodio, intitolato
"The Cage", creato appositamente per presentare la serie e strappare
un contratto, il ruolo del prode capitano spaziale venne affidato a Jeffrey
Hunter. La trama dell'episodio vede il capitano Pike scendere su Talos
IV, dopo che l'Enterprise ha intercettato un S.O.S.. Sul
pianeta vengono trovati dei superstiti di un viaggio stellare, dati per
dispersi più di un decennio prima. Ma è tutta un'illusione, creata dai
Talosiani al solo scopo di trovare un compagno per Vina, l'unica vera
sopravvissuta. I Talosiani hanno creato nel sottosuolo una specie di Zoo
(da cui il titolo italiano: "Lo Zoo di Talos"), con coppie
di varie specie di esseri senzienti, allo scopo di studiarli e di avviarne
la riproduzione per utilizzarli come schiavi. L'episodio è diviso in due
scene differenti: sulla superficie i compagni di Pike cercano di trovare
un modo per penetrare nel sottosuolo, comandati dal Numero Uno (per l'occasione
una bruna Majel Barret) e da un acerbo Spock, sempre interpretato da Nimoy.
Sotto
la superficie, il capitano Pike viene sottoposto ad una serie di prove,
attraverso scenari creati dalla potente mente dei Talosiani, che cercano
in ogni modo di piegare il suo spirito e di spingerlo a rassegnarsi al
suo nuovo destino. Ma Pike non demorde: alla fine comprende che le forti
emozioni impediscono ai suoi carcerieri di penetrargli la mente e minacciando
il suicidio costringe i Talosiani a rivelare il loro bluff. In realtà
non erano alla ricerca di schiavi, ma volevano crearsi una discendenza
a cui tramandare la loro cultura, destinata all'estinzione dopo una guerra
totale che, oltre ad avere devastato la superficie del loro pianeta, aveva
sottratto loro la capacità di riprodursi.
Questo primo episodio pilota venne respinto. Poca azione e troppi contenuti
per un programma il cui target avrebbe dovuto essere l'adolescente medio
americano. E fu la fine del capitano Pike.
In
pratica scomparvero non solo il personaggio, che mutò il suo nome in quello
che tutti conosciamo, ma anche l'attore stesso: l'anno successivo, quanto
Roddenberry tornò alla carica per produrre un secondo episodio pilota,
Hunter diede forfait, attratto da impegni ben più consistenti e proficui
nel cinema.
Ma non fu una fine definitiva. Il peggio per lui, forse, doveva ancora
arrivare. Per cercare di abbattere i costi di produzione, Roddenberry
& Co. decisero di recuperare quanto più possibile dal primo episodio pilota.
Nacque così l'episodio doppio "L'Ammutinamento", che non è altro
che un collage di parti dell'episodio pilota con scene girate di fresco.
Si pose il problema di recuperare anche il capitano Pike per alcune nuove
scene, ma Hunter era ormai troppo costoso per un ruolo secondario; venne
così utilizzato un attore che presentava una certa somiglianza,
Sean Kenney, e soprattutto gli sceneggiatori escogitarono un bello stratagemma,
facendo cadere Pike vittima di un gravissimo incidente, nel tentativo
di salvare alcuni cadetti. Raggi
Delta, mortali e devastanti. Pike, irriconoscibile, è ridotto a vivere
grazie all'ausilio di una macchina, che lascia scoperta solo parte del
busto. Non può più nemmeno parlare. Il suo unico mezzo di comunicazione
è una spia luminosa, interfacciata in un qualche modo con il suo sistema
nervoso. Un solo lampeggio sta ad indicare una risposta affermativa e
due ne indicano un negativa.
Kirk si trova di fronte al suo predecessore, sconvolto dalle sue orribili
condizioni. Pike è un capitano, esattamente come lui, solo che questa
volta la sorte non lo ha protetto ed ora la sua esistenza è irrimediabilmente
compromessa. I capitani non sono immortali né indistruttibili.
La
parabola discendente di Pike è conclusa. Da capitano dell'Enterprise e
potenziale protagonista di decine di avventure, nonché simbolo di un'America
anni Sessanta in grande spolvero, grande amatore di donne affascinanti,
sofferto vincente destinato alla gloria, eccolo ridotto a poco più di
un lampadario ambulante, impossibilitato a renderci partecipi delle sue
storie, con il suo equipaggio, con la sua Enterprise.
Tocca a Spock, suo ufficiale proprio sull'Enterprise pre-Kirk, tentare
di trovare una via di fuga dalla prigionia in cui il destino e gli sceneggiatori
l'hanno relegato. In accordo con i Talosiani, sì, proprio i Talosiani,
rapisce Pike dalla base stellare; prendendo il comando della NCC 1701,
senza alcuna autorizzazione, imbastisce una trama di piccole menzogne
e sabotaggi e la lancia verso Talos IV.
Kirk viene abbandonato sulla base stellare, in compagnia di un noiosissimo
commodoro, con il quale tenta un inseguimento disperato, salvo restare
senza carburante proprio nel bel mezzo del nulla spaziale. Ma Spock, per
quanto logico, freddo e calcolatore, pare proprio impossibilitato a tradire
l'amicizia con il suo attuale capitano in favore di quello precedente,
al punto di lasciarlo morire assiderato in una scatoletta di sardine federale.
Recupera
capitano e commodoro e si arrende all'evidenza che il suo piano è fallito
o quasi. La rotta dell'Enterprise è bloccata verso Talos IV…e non c'è
modo di invertirla. Qualcosa…qualcuno vuole che l'ammiraglia della Flotta
Stellare giunga proprio nella sua orbita e la sta manovrando. Solo giungendo
a destinazione sarà possibile capire chi sono e cosa vogliono.
Intanto, a bordo, Kirk imbastisce un processo per ammutinamento contro
il suo primo ufficiale vulcaniano, durante il quale vengono utilizzate
come prove vecchie registrazioni del primo viaggio di Pike sul Talos IV.
Si tratta proprio delle scene recuperate da "The Cage", che si
intervallano a quelle girate nella sala riunioni.
Kirk può così rivivere l'avventura del suo predecessore, eroe sfortunato
di una saga mai nata, avendo Pike come stella nascente.
Lo
scopo di tutto è solo riportare Pike dai Talosiani, affinché essi, grazie
loro poteri mentali cui prima accennavo, possano donare a Christopher
l'illusione di una vita normale, seppur relegato nel sottosuolo di un
pianeta morente, con la compagnia di Vina, l'altra sventurata, precipitata
più di venti anni prima, anch'essa completamente sfigurata dal maldestro
tentativo dei Talosiani di curarla, senza avere mai visto un essere umano
in precedenza.
Giunti nell'orbita di Talos, il commodoro e la base stellare sembrano
svanire nel nulla, come se si fosse trattato di un sogno. L'ennesima illusione
dei Talosiani, che permettono a Kirk di salvare l'onore compromesso con
la perdita del comando della nave affidatagli e di lasciare cadere le
accuse di ammutinamento verso Spock. Il solito stratagemma salva-attore
del cast fisso.
L'episodio
si conclude con un Pike nuovamente dotato di gambe e braccia che sale
felice la scalinata che lo porterà all'ingresso del mondo sotterraneo
di Talos, tenuto per mano da una splendida Vina. Libero dall'orrore di
un corpo ormai inservibile, lui, spirito libero, capitano di nave stellare,
che come sappiamo, è impossibile da intrappolare. I capitani di navi stellari
si riconoscono fin da bambini: guardano sempre in su e fremono…
Pike quindi viene abbandonato senza troppi problemi alla sua nuova vita
virtuale e tutti vissero felici e contenti; come al solito però
qualche dubbio rimane sulla liceità di una simile condotta da parte di
Spock e sul fatto che comunque i Talosiani vengano lasciati a loro stessi
e nessun tentativo per un ulteriore primo contatto sia avanzato. Ma questi
sono i soliti ragionamenti da trekker fissato, che vorrebbe un universo
talmente coerente con se stesso da sembrare davvero reale e possibile.
Al punto da cascarci pure dentro. Devo smettere, è peggio del fumo o del
sesso.
Nel
finale concedetemi la solita riflessione basata sul "se" ipotetico, concetto
difficile da capire per alcuni trekker poco fortunati, che mi è sorta
spontaneamente nella testa rovistando i miei archivi alla ricerca di materiale
sul povero Pike. E principalmente la domanda è: come sarebbe stato Star
Trek se al posto di Kirk ci fosse stato Pike? Inteso sia come personaggio
sia come volto che impersona il capitano dell'Enterprise? Se invece di
Shatner ci fosse stato Hunter?
Ebbene, Pike a tutti gli effetti è stato un capitano sfortunato: Hunter
infatti è morto per una botta in testa dopo una caduta, il 27 maggio 1969.
Quindi pochi anni dopo avere sostenuto il provino per Star Trek. Avrebbe
a mala pena avuto il tempo di terminare gli episodi della terza stagione,
ma non di vederli tutti in onda, visto che l'ultimo fu trasmesso il 3
giugno del 69.
Ho persino cinicamente pensato che il destino abbia protetto Star Trek,
allontanando dal cast colui che poi, in seguito, non avrebbe mai potuto
regalarci un seguito cinematografico, come invece ha fatto Shatner, interpretando
sette film sempre nei panni di Kirk. Piccole cose, piccole decisioni,
piccole scelte e il futuro da nero può dipingersi di rosa e viceversa.
Il famoso battito d'ali di farfalla in Amazzonia, che causa un tromba
d'aria in Florida. Mi sono anche chiesto se, nel caso in cui Hunter avesse
interpretato i panni di Pike per le tre magiche stagioni della TOS, gli
sarebbe comunque toccata una sorte così tragica, dovuta ad un banale incidente.
Probabilmente
no, o forse sì.
Ma sto divagando. Si sa che di "Se" son piene le fosse.
Dov'è ora Pike? Che fa? È ancora vivo?
Non lo sappiamo. Presumo stia ancora su Talos IV, tenuto in vita dai suoi
abitanti, fin tanto che non si estingueranno per mancanza di progenie.
E chissà quali incredibili avventure sta vivendo grazie alla forza delle
illusioni mentali talosiane. O forse invece ha rinunciato allo stress
delle esplorazioni spaziali e si è sposato la sua Vina ed ora, proprio
ora, sta placidamente leggendo il Gazzettino Galattico con le pantofole
ai piedi, spaparanzato sulla poltrona di un illusoria casetta di campagna.
Ma non credo, Christopher è e rimane un capitano della Flotta Stellare,
dovunque sia ha lo sguardo rivolto verso le stelle e la forte convinzione
che il suo destino sia scritto in esse.
Con questo modesto articolo concludo la mia esperienza presso lo Star
Trek Italia Magazine. Per questioni personali non potrò più seguire questa
rubrica, che cedo volentieri a chiunque ami la Serie Classica, come ho
imparato ad amarla io, proprio documentandomi in questi ultimi due anni
e mezzo di vita di questa davvero splendida webzine. Splendida soprattutto
perché creata, curata, gestita e coccolata da persone speciali, che saluto
pubblicamente di cuore, augurando loro la miglior sorte possibile e augurando
allo Star Trek Italia Magazine una vita lunga e prospera, ma soprattutto
carica dell'entusiasmo che da sempre contraddistingue i suoi redattori.
Per arrivare là dove nessuna webzine è mai giunta prima, naturalmente!
Se volete commentare
questo articolo scrivete a
Warp
Mail
|