GALAXY QUEST
di Antonella Bellecca


L'antefatto

L'antefatto del film inizia ventidue anni prima, con la trasmissione sulla TV americana di un telefilm di fantascienza, dal titolo "Galaxy Quest" (che potremmo tradurre come "ricerca galattica"), in cui un eroico equipaggio imbarcato sulla nave Protector corre al soccorso di chiunque ne faccia richiesta. Il bello è che "Galaxy Quest" è l'evidente parodia di "Star Trek" (si fa riferimento principalmente alla serie classica), come vedremo meglio fra poco; i riferimenti, dalle scenografie ai costumi, sono tantissimi e non è possibile elencarli: lascio allo spettatore il gusto di scoprirli.
Il bello è che un lontano popolo di ingenui extraterrestri, i termiani, ha captato la trasmissione degli episodi di "Galaxy Quest" e, scambiandoli per documenti storici, ha uniformato l'intera società su quella rappresentata nel telefilm. Un po' come succede nell'episodio TOS: "Chicago anni Venti". I termiani hanno anche costruito un'astronave identica al Protector, compresi il teletrasporto, i replicatori di cibo e il misterioso dispositivo Omega 13, che gli stessi sceneggiatori del telefilm non avevano mai chiarito a cosa effettivamente servisse e come funzionasse.

L'equipaggio

Protagonisti del serial sono cinque ufficiali: primo fra tutti il comandante, Peter Quincy Taggart, un tipo sbruffone e coraggioso, eroico e donnaiolo, al quale capita spesso di perdere la maglietta durante i combattimenti corpo a corpo... Subito dopo abbiamo il primo ufficiale e consigliere, un alieno che viene chiamato semplicemente dottor Lazarus (quante volte il "signor Spock" è divenuto, per trekignoranza, il "dottor Spock"?); è il migliore amico del comandante e ripete una stupida formuletta ogni volta che ne ha l'occasione. Abbiamo quindi il tenente Tawny Madison, l'unica donna, che ha un ruolo ancor più inutile e stupido di quello del tenente Uhura; come quest'ultima, mostrando un formidabile paio di cosce, si limitava ad aprire e a chiudere le frequenze di chiamata, così Madison, con una uniforme da cui strabordano due formidabili poppe, ha l'unico scopo di... ripetere al capitano le comunicazioni del computer, che già comunque vengono effettuate dalla "voce" del computer stesso! Infatti il suo ruolo non ha nessuna specificazione: è semplicemente un'assistente con una postazione sulla plancia, simbolo della superfluità del ruolo di Uhura di "ufficiale addetto alle comunicazioni" (infatti nelle serie successive questa figura scomparirà). Passiamo adesso agli ultimi due: il sergente tecnico Chen, un tipo mite che si limita a fare miracoli, e il pilota Laredo, che è... un bambino! Sì, proprio un bambino delle elementari, di colore; un evidente sfottò del personaggio di Wesley Crusher, ed anche un sottile riferimento ironico alla "necessità" di un personaggio non-bianco in ogni serie trek, come Sulu, Geordi, Kim, Tuvok...
I nostri eroi proseguono le loro avventure per quattro anni, poi la produzione di "Galaxy Quest" si interrompe. Ma (come spesso succede...) la fortuna del telefilm è immensa, e ancora a quindici anni di distanza esiste un mondo di fan, convention, merchandising, che non accenna ad affievolirsi.

I personaggi

Come i personaggi del telefilm "Galaxy Quest" ricalcano in maniera ironica e precisa quelli di "Star Trek", così i loro interpreti (cioè, in definitiva, i protagonisti del film) ricalcano la personalità, i difetti e le manie degli attori che hanno dato vita a Kirk, Spock e soci.
Purtroppo la mia scarsa conoscenza del fandom americano e della lingua inglese non mi consentono una dimestichezza approfondita con gli attori (in primis William Shatner e Leonard Nimoy), per cui sicuramente ci saranno molti riferimenti nel film che non ho potuto cogliere (direi che in genere il film è strapieno di citazioni e riferimenti, anche a singoli episodi; è difficile coglierli davvero tutti). Le somiglianze che sono riuscita a rilevare sono fondamentalmente il super ego dell'attore principale e le rivalità all'interno del cast. Ma passiamo a vedere chi sono questi attori-personaggi di "Galaxy Quest".
Il comandante Taggart è interpretato da Jason Nesmith, un attore che è riuscito a creare quasi un culto della propria personalità; adorato dai fan, ha mantenuto il mito di Peter Q. Taggart arrivando quasi a crederci egli stesso. È in pessimi rapporti col resto del cast, che ha sempre considerato come dei comprimari, assumendo abitualmente atteggiamenti da primadonna. Sempre allegro, sempre entusiasta, non si accorge di rivalità e rancori, né di quanto possa essere deprimente continuare a "interpretare" lo stesso personaggio per vent'anni. Fino al giorno in cui, chiuso in un bagno durante una convention, ascolta due fan parlare di lui, del disprezzo dei suoi colleghi, della ridicolaggine di certi atteggiamenti da divo. Improvvisamente il mondo gli crolla addosso e, tornato al banco degli autografi, maltratta infastidito un ragazzo che gli chiede spiegazioni su un'incongruenza tecnologica di un episodio. In pochi minuti quindi il film ci mostra la parabola di William Shatner, così come lui stesso l'ha descritta nei libri "Diario del capitano" e "Get a life!": la scoperta dolorosa dell'astio dei colleghi, rivelata da Nichelle Nichols e confermata da George Takei, il rifiuto di James Doohan di avere qualsiasi tipo di rapporto con lui, il comportamento arrogante da lui più o meno inconsapevolmente tenuto nei confronti dei colleghi (chi è stato alla Sticcon XIV ricorderà l'affermazione dell'attrice Robin Curtis che Shatner non la guardava mai negli occhi). E poi, l'atteggiamento sprezzante nei confronti di un fan, durante una convention: "get a life!" (rifatti una vita).
Il dottor Lazarus è interpretato dall'(ex) attore shakespeariano Alexander Dane, un depresso cronico che si chiede ancora come la sua carriera sia finita nei camerini di una convention a ripetere una stupida filastrocca senza significato; detesta il fandom e "Galaxy Quest" e, en passant, anche Jason Nesmith. Pure in questo caso, è evidente il parallelo con Leonard Nimoy, di cui è nota la rivalità con William Shatner, e che ha scritto addirittura un libro nel tentativo di prendere le distanze dal personaggio di Spock ("Io non sono Spock").
Gli altri tre sono Fred Kwan, un tipo assolutamente defilato e imperturbabile, che mangia in continuazione, costretto a recitare con gli occhi socchiusi perché deve fare la parte di un orientale (mi fa venire in mente Walter Koenig e James Doohan, che dovevano recitare con l'accento rispettivamente russo e scozzese); Tommy Webber, che, divenuto ormai adulto, si guadagna da vivere partecipando alle convention (come gli altri, del resto); e infine Gwen DeMarco, che ha passato la sua vita, come lei stessa dice, a spiegare come riusciva a far entrare le tette nell'uniforme.

La trama

Eravamo rimasti a un popolo extraterrestre, i termiani, che avevano riprodotto il Protector (il sogno di ogni trekker: costruire l'Enterprise!), copiando naturalmente anche i ruoli dell'equipaggio. Abbiamo così un comandante (Mathesar), un primo ufficiale (Teb), un'assistente (donna, Laliari) e ufficiali vari. Coinvolti in una terribile guerra con una razza di lucertoloni, i termiani hanno la splendida idea di chiedere aiuto a Taggart/Nesmith, il quale, scambiandoli per dei fan un po' bizzarri (ehm...), li segue sulla loro astronave, rendendosi conto solo al rientro sulla Terra dell'incredibile avvenimento. Eccitatissimo, racconta tutto ai colleghi, immediatamente dimentico delle invidie e delle rivalità; ma essi, naturalmente, non credono neanche una parola; tuttavia lo seguono ugualmente, credendo che si tratti di una nuova convention.
A questo punto abbiamo un gruppetto di attori catapultati da un tunnel spaziale in una galassia lontana, su un'astronave, senza avere, ovviamente, alcuna nozione di ingegneria, di astrofisica, di strategia militare, di volo spaziale... alle prese con un intero equipaggio di extraterrestri che si fidano ciecamente di loro e si aspettano eroici atti di coraggio e di astuzia. E soprattutto, in piena guerra!
Ma c'è una novità: insieme ai cinque protagonisti di "Galaxy Quest" viene "assoldato" un attorucolo che continua ad essere invitato alle convention per avere interpretato una minuscola particina in un episodio: si tratta di Guy Fleegman, interprete per una sola volta del ruolo del "sesto membro", quello sacrificabile; eh sì, infatti così come in Star Trek abbiamo gli uomini della sicurezza, le guardie insomma, che indossano l'uniforme rossa e che regolarmente vengono fatte fuori, tanto da dare luogo al mito della "giacchetta rossa", oggetto di innumerevoli battute nel fandom, anche nel telefilm "Galaxy Quest" abbiamo un ruolo ricorrente di "morto ammazzato": si tratta del "sesto membro", che accompagna i cinque ufficiali nelle missioni o sulla plancia, e che muore, come Guy stesso dice, per far capire che la situazione è grave. E poi, naturalmente, c'è il cattivo di turno, Sarris (pron. "Serris"), che cito sia perché l'attore (Robin Sachs) dà un'ottima performance e notevole spessore al personaggio (grazie anche alla sceneggiatura, ovviamente), sia per il bellissimo trucco pieno di particolari, veramente curatissimo. Chissà che non entri a far parte della galleria dei personaggi trek che vediamo alle sfilate dei costumi durante le convention...
Ovviamente qui non desidero raccontarvi l'esilarante e spassosissima trama nei dettagli; vi dirò solo che tutto è bene quel che finisce bene, e che alla fine per "Galaxy Quest" accade quello che i fan della serie classica di Star Trek hanno atteso inutilmente per quindici anni: una seconda serie con gli stessi personaggi e gli stessi attori! Con l'aggiunta... di una termiana, che decide di rimanere sulla Terra; concludo con una domandina semplice semplice: cosa vi fa venire in mente il nome terrestre che viene attribuito alla ragazza aliena, e cioè "Jane Doe"?

Il cast (quello vero!)

Il regista Dean Parisot ha portato sullo schermo un film che è un sogno, un'utopia, una speranza. Permettetemi di lodare in maniera sperticata il creatore di questa storia, David Howard, soggettista e sceneggiatore. Sono nomi che a dire il vero non mi dicono assolutamente nulla, ma non c'è dubbio che siano trekker, perché una conoscenza così approfondita del fenomeno di Star Trek può essere dovuta solo a una grande passione e ad una assidua frequentazione del fandom.
Curiosando su Internet Movie Data Base ho trovato che Dean Parisot nel 1990 ha diretto una serie per la tv dal titolo "Get a life": avrà qualcosa a che fare con William Shatner?
Desidero dare un tributo anche all'ironia con la quale è stato rappresentato il fandom ed il mondo delle convention, con una divertentissima galleria di fan (i questoidi! Chissà com'è la versione originale di questo termine...), in costume o in uniforme, che parlano un gergo incomprensibile e si affannano su insignificanti particolari tecnici.
Per quanto riguarda gli attori, li ho trovati tutti eccellenti. Il protagonista è Tim Allen, non molto noto da noi ma conosciutissimo negli States per i suoi spettacoli televisivi. Pensate che sul set solo sei persone avevano un assistente personale: il regista, i due produttori, il produttore esecutivo e i due attori Allen e Weaver; Tim Allen ha voluto anche un allenatore personale, per le scene d'azione! Non so se la somiglianza di recitazione fra Tim Allen e William Shatner sia casuale o sia stata studiata a tavolino, certo è che è impressionante: i gesti, le espressioni, i discorsetti... è proprio ugualeee!! Penso che dopo questo film il nome di Tim Allen mi rimarrà scolpito indelebilmente in mente.
La protagonista femminile è una incredibile Sigourney Weaver, che deve aver fatto qualche lifting o un patto col diavolo, perché dimostra molto di meno dei suoi (splendidi) 50 anni. Bionda, ironica, volutamente sopra le righe in un ruolo comico che le si addice benissimo.
Ed ecco la grande sorpresa: un inedito Alan Rickman in versione comica, registro che gli è certamente meno congeniale di quello drammatico, ma l'attore merita ugualmente un plauso per essercisi cimentato e per i risultati ottenuti (dicono che sarà suo il ruolo del cattivo in Star Trek X). Io *adoro* Alan Rickman e ho apprezzato moltissimo questo suo tributo al mondo di Star Trek; tra l'altro l'attore recita per tutto il film con il trucco da alieno, non c'è nemmeno una scena in cui non ce l'abbia: una citazione del film "Il più grande spettacolo del mondo", interamente recitato da James Stewart con la maschera da clown? A pensarci bene, i sei della Protector appaiono sempre e soltanto in uniforme per tutto il film(1); solo il comandante appare brevemente con una tenuta identica a quella di James Kirk in alcuni film (con una giacchetta marrone, per intenderci). Forse tale soluzione non è casuale, ma è un preciso riferimento a come i personaggi di Star Trek siano entrati nella pelle di William Shatner, Leonard Nimoy, Nichelle Nichols, DeForest Kelley, James Doohan, George Takei, Walter Koenig...
Una lode particolare va a Sam Rockwell, interprete di Guy, che ha saputo ritagliarsi un ruolo veramente istrionico, "occupando" la scena con i suoi atteggiamenti comicamente drammatici e al contempo infantili; da antologia la scena in cui suggerisce a Jason, isolato in un deserto in compagnia di un mostro bellicoso, di cercare di costruirsi una falce! (Non vi fa venire in mente TOS: "Arena"?...)
Insomma, un film mitico, da vedere e rivedere, utilizzando il rallentatore per gustare appieno alcune scene in ogni particolare. Inutile dire che un film su Star Trek non poteva che essere trattato male in Italia, infatti è uscito soltanto in videocassetta e, a dire il vero, io non l'ho neanche trovato a noleggio, l'ho dovuto comprare (£ 19.900); ma l'ho fatto volentieri perché sapevo che ne valeva la pena.

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(1) C'è una brevissima scena, la sera dopo la convention, in cui Gwen appare con la vestaglia, Jason solo con la camicia e Alexander in abiti civili, a casa sua, ma ancora con il trucco da alieno!
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Cast tecnico

Dreamworks, USA 1999; durata 102 minuti
Regia: Dean Parisot
Soggetto: David Howard
Sceneggiatura: David Howard e Robert Gordon
Produttori: Mark Johnson e Charles Newirth
Produttore esecutivo: Elizabeth Cantillon
Musica: David Newman

Cast artistico

Jason Nesmith: Tim Allen
Gwen DeMarco: Sigourney Weaver
Alexander Dane: Alan Rikman
Fred Kwan: Tony Shalhoub
Tommy Webber: Daryl Mitchell
Guy Fleegman: Sam Rockwell
Mathesar: Enrico Colantoni
Laliari: Missi Pyle
Quellek: Patrick Breen
Teb: Jed Rees
Sarris: Robin Sachs


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