DEI E DEMONI
Prima parte
di Anna "Ro Laren" Manfredini


Benjamin Sisko: "But why me?"
Sarah Sisko: "Because it could be no-one else."
("Ma perché io?"
"Perché non poteva essere nessun altro."
DS9, "Shadows And Symbols")

Per capire ed apprezzare pienamente Deep Space Nine io credo sia assolutamente necessario conoscere tutta la serie, dall'inizio alla fine. È incredibile con quanta attenzione, coerenza, plurivocità i fili della narrazione si snodino attraverso le sette stagioni che la compongono; le storie parallele e intrecciate che prendono corpo via via sulla stazione sono innumerevoli, ognuna corredata di un giusto peso, di un oculato sviluppo, di valenze mai completamente avulse dal contesto, in cui rientrano tutte con puntuale accortezza. È la serie per definizione di alcuni "meno trek" tra le quattro, è quella che per certi aspetti maggiormente si discosta dalla tradizione, sia per la mancanza del tipico fattore esplorativo, sia per l'attenzione focalizzata, invece che sulla scoperta di nuovi mondi e nuove civiltà, su un terribile conflitto, che mette in evidenza prospettive mai profondamente analizzate prima: in primis, la componente prettamente militaristica che emerge anche all'interno della Federazione; in secundis, il substrato spirituale, religioso, mistico - l'eterna, ancestrale lotta tra il Bene e il Male, che si incarna in forze trascendenti, opposte e incontrollabili per l'uomo - che in realtà costituisce il vero elemento guida dell'intera vicenda.
Dico che per comprendere fino in fondo le profonde ragioni di Deep Space Nine bisogna attraversare l'intera saga, dal primo all'ultimo episodio, perché è proprio nell'ultimo episodio che viene svelato il vero motivo scatenante del conflitto, il vero pericolo per il Quadrante Alfa e l'universo intero; perché solo alla fine si scopre, come enigmaticamente Sarah rivela a Sisko, che la conclusione del viaggio "lays not before you... but behind you..." ("Non sta davanti a te... ma dietro di te..."); perché anche in DS9, come già in TNG, il cerchio si chiude perfettamente tra il primo episodio e l'ultimo, siglando l'evoluzione di un personaggio - Sisko - che accanto al conflitto materiale della Federazione contro il Dominio vive un altro conflitto del tutto personale, spirituale, intimo, quello tra il suo status di Capitano della Flotta e la sua investitura come Emissario dei Profeti; perché alla fine, e solo alla fine, siamo messi di fronte a uno dei più grandi "misteri della fede", sentito e coltivato in tutte le culture, in tutte le religioni, in qualunque periodo della storia: la certezza (o l'impressione, per chi come me non segue nessun tipo di credo religioso) che in ultima analisi qualcosa di ineffabile, incomprensibile, sovrumano guidi da un non meglio identificato "alto" le nostre misere azioni terrene.
Tutto in DS9 si svolge contemporaneamente su due piani paralleli, quello terreno e cronologicamente definito della guerra e quello ultraterreno e atemporale della spiritualità, del mistero, della profezia; ciò dà vita ad un intreccio di una complessità a volte sconcertante, che necessita di un'analisi tesa molto al di là dei fattori meramente militari o semplicemente umani; quello che i Profeti del Tempio Celeste e i Pah-Wraiths delle Caverne di Fuoco incarnano, e cioè la fatale inconoscibilità delle ragioni delle cose, dell'essenza del Bene e del Male, dello scopo stesso dell'esistenza, riduce ogni altro problema (la guerra, la morte, l'amore, la carriera, la famiglia, la nascita di un figlio) a una trascurabile e secondaria dimensione "temporanea". Anche in DS9 c'è un viaggio, non fisico, ma interiore, verso luoghi dove nessuno è mai giunto prima: è il viaggio di Sisko verso la verità, verso la risposta ai più arcani "perché" del genere umano, verso l'illuminazione finale, verso la comprensione del Bene e il controllo del Male...
Perciò, in pieno possesso delle mie facoltà di trekker pluridecennale, mi permetto di dissentire da coloro che affermano che DS9 "non è Star Trek".
Non ho intenzione di procedere qui a una timeline degli "dei del Tempio Celeste" e dei loro malefici avversari, per farlo in maniera adeguata occorrerebbe probabilmente un saggio specifico sull'argomento; cercherò invece di dare un'interpretazione personale a quanto la presenza di queste forze trascendenti provoca nello sviluppo della storia, e soprattutto delle storie di alcune figure imprescindibili in DS9.
Questo complicato percorso attraverso le manifestazioni e le azioni incrociate negli universi assoluti del Bene e del Male interessa molto da vicino l'evoluzione di tre personaggi fondamentali in Deep Space Nine, Sisko, Dukat e Kai Winn: il primo, ovviamente, verso la comprensione dei "veri dei", i secondi (tramite vie assai diverse che, se in qualche modo si congiungono alla fine, tuttavia restano sostanzialmente separate) verso l' "eresia" propugnata dai "falsi profeti". Lungo il sentiero, altre figure - pur di minor peso - e situazioni si alternano ricordandoci continuamente la componente spirituale che sta alla base della serie, Kai Opaka, Vedek Bareil, sacerdoti che vanno e vengono, famiglie devote, festeggiamenti rituali, preghiere individuali (si pensi a Kira) o collettive, profezie, visioni...

Il cammino spirituale di Benjamin Sisko inizia già nell'episodio pilota, "L'Emissario" quando, ancora totalmente scettico e ben deciso ad abbandonare al più presto l'incarico sulla stazione, viene immediatamente messo di fronte da Kai Opaka a una realtà che mai egli avrebbe immaginato. Dopo aver sentito il pagh del Comandante, l'austera e saggia sacerdotessa pronuncia la prima di una lunga serie di frasi profetiche:
"Che ironia... Colui che non vuole essere tra noi deve essere l'Emissario..."

E all'imbarazzata perplessità di Sisko, gli apre davanti il Cristallo della Profezia, esortandolo a "cercare le risposte dentro di sé", poiché lei non è in grado di dargli "ciò che lui nega a se stesso"...
È evidente da subito, dunque, lo spostamento su un piano interiore della chiave di lettura della storia; e il primo compito dello scombussolato "eletto" è quello di trovare il Tempio Celeste, "non per Bajor, non per la Federazione, ma per il suo stesso pagh..."... Perché questo è il viaggio che Sisko da sempre era destinato a fare.
Buona parte dell'episodio pilota è dedicato proprio alla scoperta del Tempio, che nei limiti della sua forma umanamente concepibile è un tunnel spaziale, e al "primo contatto" di Sisko con le entità che lo abitano, alieni incorporei che vivono in una sorta di oltretempo e faticano a comprendere la linearità dell'esistenza umana... Alieni secondo la razionalistica visione della Federazione, ma immediatamente identificati con i Profeti dalla mistica bajoriana.
Gli "dei del Tempio Celeste" non si erano mai manifestati prima ai religiosissimi Bajoriani, se non attraverso i nove Cristalli giunti misteriosamente dal cielo attraverso 10.000 anni di storia e considerati nella mitologia locale un dono dei Profeti. In realtà, tali Cristalli paiono essere sonde lanciate attraverso il non-tempo dagli alieni del tunnel verso il tempo delle creature "lineari": proprio perché appartenenti a una civiltà esistente al di fuori di ogni possibile definizione temporale, essi sono in grado - a contatto con forme di vita temporalmente "definite" - di rivelare passato, presente e futuro, ponendo tutte e tre le dimensioni nemmeno su livelli paralleli, ma su un unico piano di esistenza.
Attraverso millenni di visioni, di profezie, di rivelazioni è naturale dunque che la religione bajoriana abbia eletto a propri dei queste entità inconoscibili e occulte, ad esse affidando con ardore le anime dei propri fedeli, soprattutto negli anni terribili dell'occupazione cardassiana. Il popolo di Bajor è sicuramente il più spirituale, sotto tutti i punti di vista, tra quanti ne abbiamo mai incontrati in Star Trek. Soltanto per fare un esempio, anche in ambito strettamente politico è l'assemblea dei Vedek - con il Kai o la Kai al suo vertice - che in ultima analisi prende le decisioni definitive, affidandosi, più o meno disinteressatamente, all'interpretazione degli "oracoli" dei Profeti.
Gli "dei del Tempio Celeste" non rispecchiano comunque quella che potremmo definire una visione cristiana della divinità; non sono "buoni" a prescindere, né dispensano "amore" o predicano "l'amore per il prossimo", né intercedono in favore dei propri protetti, o tanto meno ne pretendono l'adorazione; forse proprio in relazione alla loro natura di alieni incorporei e atemporali, lasciano che Bajor compia ogni passo nella sua storia da solo, in attesa dell'epifania di colui - l'Emissario - che è destinato a fare da tramite.

Dal momento suo "primo contatto" con gli alieni del tunnel in poi l'esistenza di Sisko comincia dunque a sdoppiarsi su ogni livello, mentale, fisico, comportamentale, decisionale; ciò che egli all'inizio si rifiuta di accettare, il fatto cioè d'essere stato investito di una carica messianica e la reale portata di tale fatto, pian piano prende forma, si affina, delineandosi sempre più chiaramente come la prospettiva d'azione prioritaria.
In episodi come "Nelle mani dei Profeti" (Prima Stagione) o "La terza profezia" (Terza Stagione) Sisko appare ancora molto lontano dalla comprensione del suo effettivo "ruolo religioso", tanto che ribadisce più volte di non gradire l'appellativo "Emissario" e ancor meno le implicazioni mistiche che ne derivano; è il Comandante di una stazione spaziale federale e non può permettersi di giocare all'Olimpo. Non è nemmeno bajoriano, quindi gli appare davvero inverosimile dover incarnare una figura tanto importante in una cultura che non è la sua. Eppure, proprio alla fine del secondo episodio citato, quando le enigmatiche frasi della profezia vengono inesorabilmente confermate dai fatti, non può fare a meno di corrugare la fronte e meditare... "Maggiore, lei veramente pensa che io sia l'Emissario?"
Il cammino è lungo e difficile, come più volte i Profeti gli ripetono; gli incontri di Sisko con gli dei trasparenti del tunnel si fanno sempre più frequenti, così come le indiscutibili manifestazioni del vincolo che li lega a lui; è a lui, in qualità di Emissario, che la gente comincia a rivolgersi, chiedendo consigli, parole rassicuranti, benedizioni; è Sisko che, rapito nella contemplazione dei simboli incisi su un antichissimo obelisco bajoriano, scopre la leggendaria città perduta di B'hala (in "Rapture", Quinta Stagione) e arriva a un passo dalla completa comprensione delle "ragioni di ogni cosa"... Così, in modo quasi naturale, egli scivola pian piano dentro il ruolo cui è predestinato, ne assapora dapprima il fascino arcano e poi ne esplora i contenuti profondi, senza riuscire mai a coglierne chiaramente il significato, ma toccandone di volta in volta l'essenza, illuminato.
Allo stesso tempo, però, deve fare i conti con il suo status di Capitano della Flotta, cui non è consentito disobbedire agli ordini, rimandare azioni sul campo o summit con i rappresentanti alleati adducendo l'inaccettabile - per gli alti esponenti della Federazione - "pretesto" della "volontà dei Profeti". In molte circostanze, perciò, Sisko si trova ad un tormentato bivio decisionale, in cui sono ormai fortissime e in marcato contrasto entrambe le componenti - spirituale e razionale - del suo animo. Quando ad esempio gli alti funzionari delle parti in causa sono già seduti al tavolo delle trattative per accogliere Bajor nella Federazione (nel succitato "Rapture"), ecco che i Profeti misteriosamente pongono il veto, ed ecco che Sisko si oppone all'ingresso del pianeta nell'alleanza. Quando tutto è pronto per attaccare Cardassia, in "Tears of The Prophets" (Sesta Stagione), ecco i Profeti avvertire Sisko che non è quello il giusto cammino; di contro, l'Ammiraglio Ross intima a Sisko di prendere una decisione in merito alla sua contorta posizione e Sisko sceglie questa volta di ignorare la visione e procedere all'attacco. Quando finalmente mancano pochi giorni al matrimonio del secolo dell'Emissario con Kasidy (in "'Til Death Do Us Part", Settima Stagione), ecco i Profeti annunciare al povero Ben che se si sposa non ne ricaverà altro che sofferenze; e anche in questo caso, Sisko decide di non osservare la volontà dei Profeti...
...Volontà che si rivela puntualmente, inesorabilmente infallibile: se Bajor fosse entrato nella Federazione, non avrebbe potuto firmare (in "Call to Arms", fine Quinta Stagione) il patto di non aggressione con il Dominio, patto che sarà la carta della sua salvezza; se Sisko fosse rimasto su Deep Space Nine rinunciando all'attacco di Cardassia, forse sarebbe stato possibile fermare Gul Dukat posseduto dai Pah-Wraiths, impedire il collasso del tunnel e la morte di Jadzia; se il matrimonio non avesse mai avuto luogo, Kasidy probabilmente non sarebbe mai rimasta sola, incinta di un figlio destinato a nascere senza un padre.

Ma il processo di "spiritualizzazione" di Sisko e dell'intera storia non si limita soltanto a questo; l'azione delle forze soprannaturali si fa via via più intrusiva e determinante, fino ad avvolgere le origini stesse di Benjamin Sisko, dell'intera vicenda di cui è protagonista e il suo epilogo.
È in "Accession" (Quarta Stagione), quando un poeta bajoriano - morto secoli prima e uscito dal tunnel a bordo di un antichissimo vascello solare - avanza il proprio diritto ad essere l'Emissario, che Kai Opaka, in una visione, chiarificando la situazione a Sisko gli dice per la prima volta: "You are of Bajor".
"You are the Sisko. The Sisko is of Bajor", è il ritornello rituale che sentiamo ripetere da questo momento in poi ogni volta che il Capitano entra in contatto con i Profeti. E ci chiediamo che cosa significhi, poiché sappiamo bene che Benjamin Lafayette Sisko è nato a New Orleans, sulla Terra, da padre e madre umani...
C'è un episodio poi che ho dovuto riguardare più volte per comprenderne a pieno il significato profondo, un episodio bellissimo della Sesta Stagione, "Far Beyond The Stars": "Lontano, oltre le stelle"... Un titolo che dopo una prima visione può apparire totalmente fuori luogo, in quanto la vicenda si svolge quasi interamente all'interno di un "viaggio" (una lunghissima visione profetica) in cui Benjamin/"Benny" Sisko/"Russell" - immemore della propria realtà, se veramente ne esiste una - si ritrova scrittore di colore nell'America razzista del 1953. La storia ha inizio in un momento di atroce dubbio per Sisko il quale, all'ennesima notizia della morte di un amico, pensa seriamente di abbandonare il comando... È la prima volta, dopo il pilot, che il Capitano sente vacillare tanto pericolosamente le proprie certezze. Ed è la prima volta che suo padre, Joseph Sisko, lascia il ristorantino sulla Terra per andare a trovarlo.
Sulle prime ci pare il tipico "salto nel tempo" trek, in cui tutto il cast - sconvolgentemente senza trucco - è impegnato nella rivisitazione di una situazione-tipo del passato prossimo americano, in questo caso la redazione di una rivista di fantascienza.
Di episodi apparentemente simili ne abbiamo visti molti, da TOS in avanti. Man mano però che la vicenda procede, ci accorgiamo che questa volta c'è molto di più e che le implicazioni sono completamente diverse. Quando Roy (H. J. Hertzler), illustratore della rivista, presenta alla redazione l'ultimo dei suoi disegni - una stazione spaziale identica a DS9 - Benny ha una folgorazione e abbandona ogni altro progetto per iniziare a scrivere il primo capitolo di una nuova storia: "Captain Benjamin Sisko sat looking out of the window..." E la storia in una sola notte prende forma, il giorno dopo viene presentata ai colleghi di redazione e riscuote immediato successo... Ma non può essere pubblicata, poiché il protagonista è un Capitano di colore. Non è neppure il messaggio antirazzista che interessa, non principalmente, almeno; è la certezza che via via si fa sempre più solida che Sisko sia a tutti gli effetti l'unico artefice - in quanto portavoce dei Profeti - della propria storia, quella vera, quella che nella realtà si svolge in un futuro lontano 400 anni... Quella che, secondo le parole dell'anonimo e inquietante Predicatore (Brock Peters, alias Joseph Sisko), deve essere scritta dall'angelo che i Profeti hanno inviato sulla Terra per "mostrare a tutti ciò che deve succedere, per condurre l'umanità attraverso la via delle tenebre fino alla luce... La luce dei Profeti..."
E pian piano ci rendiamo conto che all'origine della storia c'è un disegno molto più grande, c'è una volontà che trascende ogni possibile dubbio mortale e ogni possibile sconfitta (come simboleggia il rifiuto finale alla pubblicazione del racconto di Benny); la storia è reale, deve comunque continuare e concludersi, ruotando attorno a Benny/Sisko, perché così è stato deciso fin dall'inizio in una dimensione che sfugge alle umane capacità di comprensione, perché Sisko "è il sognatore... e il sogno". È così allora che la storia - tutta la storia - si spinge davvero, simbolicamente, oltre le stelle più lontane, fuori dal tempo e dallo spazio... Perché è là che è cominciata ed è là che deve finire...
Per avere l'illuminate conferma definitiva del ruolo di Sisko e dello scopo finale del suo lungo cammino dobbiamo però attendere "Shadows And Symbols" (Settima Stagione) e giungere fino a "What You Leave Behind" (ultimo episodio della serie).
Ma a questo punto, nel viaggio dell'Emissario lungo la via dei Profeti, intervengono le forze del Male.

Dei Pah-Wraiths, entità malefiche scacciate dal Tempio Celeste secoli e secoli prima e da allora imprigionate nelle Caverne di Fuoco di Bajor, sentiamo parlare per la prima volta in "The Assignment" (Quinta Stagione), quando Keiko O'Brien viene posseduta da uno di essi. Come il demone sia riuscito a liberarsi, non è dato sapere; sappiamo solo che lo scopo dei Pah-Wraiths è quello di riconquistare il proprio posto nel Tempio, a costo di distruggere i Profeti e il Tempio stesso.
Apparentemente i Pah-Wraiths (conosciuti nella mitologia bajoriana come Kosst Amojan) condividono la stessa natura dei Profeti: sono incorporei, atemporali e si manifestano attraverso visioni; più dei Profeti, per agire nella limitata dimensione "umana" hanno bisogno di "vascelli", cioè di corpi da utilizzare come strumenti; improvvisamente un'altra pagina della storia viene alla luce, e scopriamo che da sempre, su Bajor, anch'essi hanno i loro seguaci.
Profeti e Pah-Wraiths rappresentano dunque - come ho detto all'inizio di questo articolo - le due forze ancestrali che guidano dall'alto (o dal basso) il traballante libero arbitrio dell'uomo; gli uni alla ricerca di animi tendenzialmente "puri" (Sisko), gli altri di spiriti votati per natura o per scelta alla malvagità (Dukat e Winn); gli uni abitanti del paradisiaco Tempio Celeste, gli altri - come Lucifero - cacciati dal Paradiso e relegati nelle infernali profondità fiammeggianti delle Caverne di Fuoco.
Ed è questa la grande battaglia che è destinata a svolgersi sul palcoscenico di Deep Space Nine e nell'intimo spazio delle anime dei rispettivi Emissari, al di là degli attacchi del Dominio, al di là delle incursioni di Cardassia, al di là di ogni sconfitta o vittoria militare.
Dall'episodio "The Reckoning" (Sesta Stagione) in poi si definiscono sempre più chiaramente i meccanismi occulti che governano questa lotta oltre la lotta e che rendono tutta la parte finale di DS9 così affascinante (almeno da un punto di vista personale): ho sempre provato un'irresistibile attrazione per l'arcano, l'esoterico, l'inspiegabile, soprattutto quando esso comprende il richiamo alla sfera del "transumano", all'interpretazione di libri proibiti e formulari rituali, a fatti che accadono misteriosamente e per i quali non c'è spiegazione; e trovo che in tutto questo, in pieno spirito trek, ci sia un innegabile riferimento a elementi che sono comuni a tutte le culture, dall'antichità ai giorni nostri.
Ma andiamo con ordine.

"The Prophets will weep. Their sorrow will consume the gateway to the Temple."
(Iscrizione su un antichissimo manufatto bajoriano, DS9 "The Reckoning")

Dei due futuri portavoce delle forze del Male - Gul Dukat e Kai Winn - non sospettiamo per lungo tempo, almeno non in modo chiaramente definibile; è evidente, però, che entrambi sin dall'inizio si pongono come poli negativi nell'immenso quadro al cui centro stanno Sisko e i Profeti. Gul Dukat incarna per molte stagioni il classico leader militare cardassiano, spietato, guerrafondaio e insensibile, apparentemente non solo non pentito, ma orgoglioso dei decenni di sofferenze che ha imposto a Bajor. Qualcosa si spezza irrimediabilmente nel suo animo soltanto nel toccante episodio della Sesta Stagione "Sacrifice of Angels", quando l'amata figlia Ziyal muore falciata dal phaser del legato Damar: da questo momento Gul Dukat comincia a cambiare, inesorabilmente, divenendo preda di una sorta di follia che lo spinge a cercare con delirante furore una vendetta cosmica. Il suo animo muta, le sue prospettive mutano, come i suoi scopi e le profonde, distorte ragioni che lo spingono ad ottenerli. Se fino a poco tempo prima Dukat era ancora una figura dall'indole sì sostanzialmente malvagia, ma comunque nella norma delle caratteristiche legate alla sua cultura, ora è campo fertile per il seme del Male.
Così Winn Adami, personaggio di incredibile spessore, che per la prima volta compare - quando è ancora vedek - in "Nelle mani dei Profeti" (Prima Stagione) e immediatamente instaura un rapporto conflittuale con Sisko; mossa da una feroce ambizione, che la spinge al radicalismo religioso più assoluto e che addirittura la induce ad organizzare in nome dei Profeti un attentato alla vita di Bareil, vede e considera i fatti secondo un'unica prospettiva, quella profetica, in cui - è evidente dalla sua prima apparizione nella storia - in realtà non crede assolutamente. O meglio, in cui forse si sforza di credere, ma in modo sbagliato e comunque sempre e in ogni caso sottomesso alla brama di potere che la divora. Winn non sopporta che l'eletto dai Profeti sia Sisko, un alieno, non sopporta che il popolo di Bajor faccia riferimento a lui, non sopporta che Sisko abbia continui contatti con i Profeti, i quali invece non hanno mai degnato lei di una sola parola, non sopporta neppure che i suoi venerati dei dimostrino più considerazione per una persona semplice, ma sincera, come Kira piuttosto che per la leader spirituale dell'intero pianeta.
Man mano che si affina in lei la consapevolezza - solo fino a un certo punto inconscia - della propria ipocrisia, Winn diviene sempre più eleggibile a portavoce delle forze maligne. Se il momento fatale è a lungo rimandato, molto più a lungo di quanto accada per Dukat, ciò è dovuto al fatto che la Kai mostra rari momenti di lucidità interiore, in cui per qualche istante sembra comprendere che ogni cosa è già stata scritta e che non le è concesso alterare ciò che dall'alto è già stato deciso.
È nel già citato "The Reckoning" che Kai Winn fa il primo e forse inconsapevole passo verso il suo inevitabile destino. Inconsapevole... C'è probabilmente un'ombra di ingenuità malsana nelle azioni che Winn compie lungo tutto il proprio percorso all'interno della lettura "mistica" di DS9; non le è mai effettivamente chiaro, neppure alla fine, il significato delle proprie scelte, né ha lucida percezione delle ragioni che la spingono a farle; anche sul suo volto compare spesso un'espressione attonita, infantile, e la voce che esce dalle sue labbra sembra quella di una bambina... Così in contrasto con l'atteggiamento determinato e impietoso che normalmente la caratterizza...
All'epoca di "The Reckoning", il conflitto contro il Dominio non sembra riservare molte speranze di vittoria alla Federazione e ai suoi alleati; di conseguenza, anche per Bajor sembra vicina la fine. Anche sull'altro piano, quello ultraterreno, è giunto il momento della resa dei conti: le forze occulte che guidano le azioni dei mortali - e che sono inspiegabilmente, ma indissolubilmente legate a Bajor - devono affrontare lo scontro finale, prima che sia troppo tardi. Immediatamente, il piano trascendente prende il sopravvento nella storia: Sisko è chiamato a B'hala, dove un manufatto vecchio di 30.000 anni attende un'interpretazione; in una visione, i Profeti gli annunciano lo scontro, che significherà "la fine... o l'inizio..."; e l'Emissario è chiamato direttamente in causa, sebbene Sisko non sia ancora in grado di comprendere in quale maniera.
L'iscrizione sul manufatto sentenzia: "Dopo la resa dei conti, i Profeti piangeranno. Il loro dolore consumerà l'ingresso del Tempio". Un impulso incontrollabile spinge Sisko a rompere il manufatto, liberando le due forze opposte, un Profeta e un Kosst Amojan, ognuno dei quali sceglierà sulla stazione il proprio "vascello" per la battaglia finale.
Kira, la cui fede è sincera e incrollabile, è la prima; dalla sua bocca escono parole confortanti: il cammino dell'Emissario è completo; se il Male sarà sconfitto, Bajor rinascerà e una nuova età dell'oro comincerà. Anche Kai Winn sembra illuminarsi di vera fede di fronte all'epifania del Profeta, chiede perdono, si prostra in preghiera, supplica... Ma non riceve alcuna risposta.
Perché allora dopo la resa dei conti i Profeti piangeranno? Perché le porte del Tempio saranno distrutte? Come suggerisce la scettica Dax, le porte del Tempio non sono forse da indentificare con la stessa Deep Space Nine?
Sisko comincia a comprendere il proprio ruolo quando suo figlio Jake viene prescelto dal Kosst Amojan; e la sua "fede" è tale che rifiuta categoricamente qualsiasi intervento risolutivo propostogli da Dax. Non riusciamo a capire fino in fondo il perché di quanto sta accadendo, soprattutto il perché di come sta accadendo. Ma le modalità di uno scontro finale tra il Bene e il Male, intesi come forze assolute, trascendono la comprensione di qualsiasi mortale.
La battaglia è terribile, surreale, devastante; forse la stazione non reggerà all'impatto. Ma il Bene deve vincere, il bene sta per vincere...

...Quando ecco l'interferenza imprevista, sconsiderata, assurda di Kai Winn, che dalla Sala Comando attiva un impulso di radiazioni che interrompe lo scontro e permette al Male di continuare ad esistere.
Perché lo ha fatto? Gelosia nei confronti di un Emissario alieno che dimostra di avere una fede molto più salda della sua? Oppure una prima inconsapevole prova di devozione verso i "falsi profeti"?
In ogni caso, ora sappiamo che se i Profeti piangeranno esiste un motivo... L'iscrizione sul manufatto viene da un passato la cui linearità sfugge agli alieni del tunnel spaziale; come ogni altra cosa nella loro ineffabile dimensione, è testimonianza di qualcosa che accadrà, o che è già accaduto, o che sta accadendo...

In effetti, il Male non tarda a colpire e a suscitare le "lacrime dei Profeti": poco tempo dopo, in "Tears of The Prophets" (fine Sesta Stagione) ha inizio un nuovo capitolo nella complicata vicenda ultraterrena.
Il Dukat che si ripresenta all'improvviso - dopo mesi - su Cardassia Prime, pretendendo da Weyoun e Damar che gli sia procurata un'antica statuetta bajoriana, appare carico di sconosciuto fervore. Annuncia di essere un uomo completamente nuovo, non più mosso dalla sete di conquista o di potere; ha raggiunto uno stato di totale chiarezza, una chiarezza che intende condividere con l'intero universo. E che sarà il mezzo per ottenere quello che anche il Dominio e Cardassia stanno cercando di ottenere, cioè la conquista del Quadrante Alfa.
Pare davvero di sentir parlare un profeta... Paradossalmente, Dukat è il primo a comprendere che per raggiungere la vittoria la guerra va giocata su un piano diverso rispetto a quello delle armi: è necessario interrompere per sempre il contatto tra Bajor e il Tempio Celeste, tra l'Emissario e i Profeti, eliminando la protezione divina e riportando Sisko allo stato di semplice ufficiale della Flotta. Perciò ha studiato gli antichi testi di Bajor, ha acquisito le necessarie conoscenze ed ora può pronunciare le frasi rituali in un bajoriano ineccepibile, mentre spezza la stauetta per liberare il Pah-Wraith che vi è rinchiuso...
Nonostante Weyoun e Damar - ma per loro, soprattutto per il portavoce del Dominio, è impossibile capire - restino scettici fino alla fine, Dukat, fattosi volontario "vascello" delle forze maligne, riesce ad ottenere il suo scopo: mentre la Flotta e Sisko sono impegnati nell'attacco a Cardassia, non visto, solo, accompagnato soltanto da un alito di vento raggiunge il tempio bajoriano su Deep Space Nine e, posseduto dalla forza devastante dei Pah-Wraiths, incenerisce il Cristallo della Profezia.
I Kosst Amojan hanno così libero accesso al Tempio Celeste, il tunnel si chiude e Bajor resta orfano dei suoi dei.

L'unico, sincero rimpianto di Dukat, ormai libero dal demone che aveva occupato il suo corpo (e ci sorprende vederlo capace di un simile moto di pietà) è per aver involontariamente causato la morte di Jadzia, che si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato...
"I know this is small confort... But I never intended you any harm..."
("So che è una magra consolazione... Ma non avevo alcuna intenzione di farti del male...")

Fine Prima Parte


Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail