Raramente abbiamo avuto modo di
vedere la Terra del futuro, quella della Federazione Unita dei Pianeti:
qualche breve apparizione qua e là, in un film o in qualche telefilm,
senza mai soffermarcisi troppo perché non è la storia della Terra quella
che interessa raccontare, ma quella delle esplorazioni nello spazio.
Da quel poco che si riesce ad intravedere, sembra un bel posto, con
tanto verde, aria pulita, clima buono, niente automobili né sovraffollamento,
niente rumore, niente persone stressate che prendono a coltellate il
vicino di casa o la fidanzata.
Sembra insomma che, nel XXIII secolo, la Terra sia diventata un buon
posto per crescere i propri figli, nonostante sia dovuta passare attraverso
ben due ulteriori guerre, quella eugenetica e la terza guerra mondiale
(senza contare i tentativi dei Borg di assimilarci tutti!).
Il
messaggio principale di Roddenberry è quello che, in futuro, l'umanità
avrà finalmente messo la testa a posto, capirà che il profitto non è
il fine ultimo della vita, che un pianeta adatto a forme di vita umanoidi
è più piacevole di uno devastato da smog ed inquinamenti di ogni tipo.
Cosa ci manca per arrivare dove Gene sperava? Dove nessun uomo è mai
giunto prima? Ancora tantissima strada, irta di immense difficoltà.
Credo tutti (o almeno moltissimi) abbiano visto il film "Matrix"; ebbene,
una frase mi ha colpito in modo particolare e cioè che gli esseri umani
sono come un tumore: crescono a dismisura senza riuscire a trovare un
equilibrio con ciò che li circonda, distruggendo tutto ciò che ostacola
la loro espansione, fino a provocare la morte del loro "ospite".
Sono due concezioni diversissime della stessa cosa: da un lato fiducia
nell'umanità ed un roseo futuro, dall'altra una visione apocalittica,
che porta all'autodistruzione.
Personalmente, anche se a malincuore, tendo a concordare con la visione
apocalittica.
Non so quanti di voi sappiano cosa siano i patti di Kioto o cosa significhi
che il presidente americano Bush abbia deciso di non sottoscriverli.
Ebbene, si tratta dell'atto più clamorosamente egoistico e antiumano
che un governante potesse concepire.
Nel 1997 i rappresentanti dei paesi maggiormente industrializzati, a
seguito dei rapporti e degli studi redatti dai maggiori scienziati mondiali,
hanno deciso di incontrarsi per cercare di gettare le basi di quello
che viene chiamato "sviluppo sostenibile".
Cosa significa sviluppo sostenibile? Significa sostanzialmente cercare
di fare quello che Matrix pensa sia impossibile e cioè crescere in armonia
con il mondo, sviluppare le nostre potenzialità in modo da non creare
dei danni a ciò che ci circonda.
È impensabile, e anche parecchio stupido, cercare di fermare il progresso:
nonostante i nostalgici, che continuano ad affermare che si stava meglio
quando si stava peggio, le innovazioni tecnologiche e di pensiero emerse
nell'ultimo secolo sono state tali da migliorare sostanzialmente il
livello di vita media dei paesi industrializzati. Non che questo sia
sufficiente, ma proprio perché non lo è occorre andare avanti e, se
non si può fermare il progresso, occorre imparare a gestirlo e a condividerlo.
Una
antenna per la telefonia mobile, installata su un palazzo di 36 appartamenti,
in pieno centro, fa comodo a chi deve mandare sms per avere un po' di
ricarica gratis, ma può dare fastidio a chi abita all'ultimo piano del
condominio in questione.
L'energia elettrica ci serve per poter controllare la posta elettronica
e partecipare ai newsgroup, ma costruire una centrale nucleare perché
non si riesce a far fronte alla domanda, è quanto meno fuori moda.
Con gli esempi si potrebbero riempire le pagine di diversi volumi di
una enciclopedia.
Il concetto essenziale è che occorre impiegare in maniera corretta le
risorse che abbiamo, perché non sono infinite; inoltre occorre concordare
le linee di azione principali a livello planetario, perché la "globalizzazione"
non è solo una parola, che ormai da un po' fa tanto intellettuale, ma
è un dato di fatto, perché abitiamo tutti nello stesso posto!
È necessario che ognuno prenda atto dei danni potenziali che può provocare
e del bene potenziale che può fare al mondo, e agire di conseguenza.
Ecco allora che i potenti della Terra si sono riuniti a Kioto, perché
comunque da qualche parte occorre cominciare, se ne parla ormai da tanto,
e bisogna anche agire.
Sul fatto che il risultato dei patti di Kioto non sia magari stato esaltante
al massimo si può ancora discutere, ma che almeno si sia fatto il primo
passo verso una gestione un po' più coerente dell' "economia" di questo
pianeta, mi sembra un atto dovuto.
Non vorrei essere fraintesa su questo punto: non sto affrontando un
tema politico, perché non mi interessa al momento. Sto parlando di ambiente
e di come cercare di rendere compatibile uno sviluppo economico-tecnologico
con la salvaguardia dell'ecosistema del nostro pianeta.
I patti di Kioto erano stati sottoscritti da Clinton: uno dei passi
fondamentali, accettati dall'America, era quello di ridurre gradualmente
la concentrazione di anidride carbonica emessa dalle industrie in territorio
americano, per poter arrivare, nel 2012, ad una riduzione globale del
5%.
L'anidride carbonica, come senz'altro saprete, è ritenuta la fonte inquinante
principale dell'effetto serra: l'atmosfera terrestre, arricchita di
CO2, permette alle radiazioni infrarosse di penetrare, ma non di uscire;
questo determina un surriscaldamento dell'atmosfera, con conseguente
variazione del clima, scioglimento dei ghiacciai, modificazione degli
ecosistemi e così via (http://www.geocities.com/humus_2000/effett.htm).
L'America è considerata il paese che ha, in proporzione, la maggior
produzione di anidride carbonica (circa il 25% del totale dei paesi
industrializzati): si capisce bene che, se proprio l'America non tiene
fede al patto, raggiungere la quota di riduzione concordata diventa
impossibile.
Bush
ha "giustificato" la propria decisione con il fatto che - al momento
- il problema non è prioritario per l'America, in quanto il paese non
sta risentendo degli effetti negativi correlati all'aumento dell'inquinamento:
il che significa forse che l'America non sta sul pianeta Terra, o che
probabilmente vive in una realtà alternativa, non so… La logica di questa
affermazione mi sfugge del tutto.
Se mi passate il paragone non proprio elegante, è come dire che in una
casa di 60 mq in cui vivono 15 persone, 5 di queste, che vivono nella
stanza più grande e meglio equipaggiata, fanno i loro bisogni nel bagno
comune, che si trova nella camera da letto degli altri 10, senza mai
tirare l'acqua, perché tanto - per il momento - il problema di pulire
il cesso non li tocca.
Altra argomentazione che ha portato alla brillante decisione del presidente
americano è il fatto che, al momento, la priorità è quella creare ricchezza
e benessere e questo può essere fatto solamente liberalizzando lo sviluppo
delle industrie: esse, non più frenate da stupidaggini integraliste
come la protezione dell'ambiente, possono finalmente far fare all'economia
del paese quel passo avanti tanto necessario.
Successivamente, creata tutta questa ulteriore ricchezza, sarà possibile
reinvestirla, per cercare delle nuove tecnologie in grado di rimediare
ai pasticci, e bonificare ciò che è stato rovinato durante lo sviluppo
della ricchezza stessa.
La domanda sorge spontanea: è meglio costruire una fabbrica che produca
beni e crei poco impatto sull'ambiente circostante sin da subito, oppure
è meglio inquinare falde, terreni, aria, distruggere habitat naturali
e sconvolgere flora, fauna ed umani, salvo poi cercare di metterci una
pezza quando la fabbrica in questione viene abbandonata? Quale delle
due alternative costa di meno? Siamo proprio sicuri che sia la seconda
quella più economica?
Se la vediamo nell'ottica "per adesso faccio quello che mi pare, del
doman non v'è certezza", allora la risposta è sì.
Nel mio lavoro mi trovo costantemente a dover affrontare problemi di
questo tipo: industrie attive negli anni 50-60, ormai dismesse da decenni,
lasciate ad incancrenire il paesaggio del tessuto urbano delle città.
Quando gli amministratori locali decidono che è ora di sfruttare le
aree occupate da questi fantasmi del passato e decidono di radere al
suolo e ricostruire, per creare dei centri commerciali o un complesso
residenziale o un parco urbano, si trovano a dover fronteggiare l'emergenza
"sottosuolo". Ettari di terreno in cui è stato sotterrato di tutto:
spesso si scava per creare delle fondamenta e si viene investiti da
miasmi di ogni tipo, si scovano vasche interrate che una volta scoperchiate
possono persino incendiarsi e scoppiare.
Al momento esiste un'ottima legge in Italia per gestire questo tipo
di situazioni, per fortuna.
Il grosso problema rimangono comunque i costi, che spesso sono da attribuire
alla collettività, perché la ditta in questione, in quanto entità fisica,
non esiste più: per bonificare un terreno di un centinaio di ettari
si rischia di dover pagare qualche decina di miliardi (ricerche, rimozioni,
smaltimenti regolari, drenaggio di falde ecc).
Probabilmente Bush pensa che sia più importante essere presidenti oggi,
che non permettere ai suoi figli di vivere in un mondo sano domani.
C'è una soluzione: la natura.
Fino ad oggi la natura ha sempre agito nell'interesse dello sviluppo
della vita.
Forse in futuro la Terra non sarà più così bianca e azzurra come appare
adesso dai finestrini dello Shuttle; forse gli esseri umani non respireranno
più ossigeno e si saranno adattati a mangiare il soylent green; forse
anche gli animali cambieranno e ci saranno specie in grado di metabolizzare
gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), o il benzene, o la diossina;
forse la nostra pelle si adatterà ad assorbire una maggiore quantità
di raggi ultravioletti e il buco nell'ozono non sarà più un problema.
Forse in futuro i nostri discendenti diventeranno allergici all'acqua
che non contiene cianuri ed arsenico e non riusciranno a vivere senza
la loro dose quotidiana di radiazioni elettromagnetiche.
Magari in futuro Brad Pitt sarà considerato bruttissimo, l'Enterprise
esisterà ma sarà capitanata da un essere tanto diverso da noi quanto
noi lo siamo dalla Lucy di Neandhertal.
Le vie dell'evoluzione sono infinite.
Chissà.
Magari Bush verrà ricordato come il presidente più lungimirante che
gli Stati Uniti abbiano mai avuto.
Ah, se vi capita di guardare fuori dalla finestra, proprio in questo
momento ho visto un asino che volava...
Dott.ssa
Susanna Ricci
Responsabile del Servizio Territoriale della Sezione ARPAER di Forlì
- Cesena (ARPAER: Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell'Emilia
Romagna - http://www.smr.arpa.emr.it/arpasc/)
Venezia - aprile 2000: Quarta conferenza Nazionale delle Agenzie Ambientali:
"Controlli ambientali ed ecomafia".
Viene citato il Dott. Summers, economista americano.
"… Io penso che la logica economica che sostiene lo scarico di rifiuti
tossici nei paesi dove i costi sono più bassi, sia impeccabile (…) Ci
sono vaste aree sottopopolate in Africa, che sono ancora scarsamente
inquinate."
Nel 1991, spedire una tonnellata di rifiuti clorurati dalla Germania
all'Albania costava 5 dollari; smaltirli in maniera corretta costava
5.000 dollari.
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