 |
|
IL
CRISMA DELL'UFFICIALITÀ
di Domenico
Ciccone
Nel corso dei più di due anni di vita
dello STIM ho parlato varie volte in questa rubrica delle fasi di cambiamento
e/o di assestamento che lo Star Trek Italian Club ha affrontato nel corso
della sua indubbia "vita gloriosa".
Questo mese l'argomento merita di essere ripreso per parlare di un avvenimento
di cui sicuramente molti sono già a conoscenza, ma che senza dubbio rappresenta
una svolta importantissima nella vita dello STIC: l'ufficializzazione
del club sotto il marchio della Paramount.
I meno addentro alla questione potrebbero stupirsi del fatto che una organizzazione
come lo STIC, promotore di convention, fornitore di uomini e mezzi per
doppiaggi e stesure di testi anche con valenza scientifica, si dovesse
ancora considerare "non ufficiale". Difatti abbiamo più volte sottolineato
come per la parte strettamente commerciale (detenzione dei diritti di
diffusione del marchio Star Trek di proprietà della Paramount)
il concessionario unico per l'Italia fosse la società SPAZIO di Massimo
Romani, proprietario anche del famoso negozio bolognese "Ultimo Avamposto".
Cosa significava, allora, essere "non ufficiali"? A parte non avere il
grado, e quindi essere solo soldati o marinai semplici (hehehehe…hem…penosa,
nevvero?) significava che in teoria la Paramount in qualsiasi momento
avrebbe potuto avviare un'azione legale contro lo STIC per impedirgli
di usare marchio, immagini e quant'altro connesso e collegato con il nome
Star Trek; questo è anche il motivo per il quale sotto ogni buon
sito web dedicato a Star Trek, STIM compreso, appare la dicitura,
più o meno variabile nella forma, "Tutti i diritti sono riservati alla
Paramount Pictures, non si intende infrangere alcun copyright".
Pare però che negli ultimi tempi ci fosse stato un cambiamento di rotta,
come spiegato dallo stesso ammiraglio Lisiero dello STIC sulle pagine
dell'Inside Star Trek di marzo: "Durante il colloquio, apprendo
che è cambiato qualcosa….la Paramount ha deciso di attuare una politica
diversa nei confronti del mondo degli appassionati. Dopo aver inizialmente
deciso di sancire l'ufficialità solo per le Convention di Star Trek, adesso
preferisce che in ogni paese in cui Star Trek gode di un ampio seguito
ci sia un club ufficiale, che pubblica la rivista ufficiale (…) Una sola
rivista ufficiale, un solo club ufficiale: non più abbonati oppure Soci,
ma solo ed esclusivamente Soci del Club Ufficiale che ricevono la rivista
ufficiale".
Lisiero
realizza così un accordo con il rappresentante italiano della Paramount,
accordo che si struttura grossomodo nei termini seguenti: lo STIC rimane
un'associazione senza scopo di lucro, e l'accordo commerciale vero e proprio
viene sancito tra la Paramount e la società che già deteneva i diritti
di sfruttamento in Italia del marchio, vale a dire Ultimo Avamposto; all'interno
di questo contratto è pero stabilito che la Paramount riconosce lo STIC
come il club ufficiale italiano di Star Trek, mettendolo così al
sicuro da un punto di vista legale.
Una soluzione caldeggiata dallo stesso Lisiero, visto che fare un accordo
commerciale diretto con la Paramount avrebbe significato inevitabilmente
trasformarsi in società e perdere la natura di associazione senza scopo
di lucro. E per citare ancora le parole dell'Ammiraglio: "Lo STIC avrebbe
dovuto chiudere e riaprire - ad esempio - come STIC srl. Niente più associazione,
niente più soci, niente più senso della famiglia (almeno per quanto mi
riguarda). Solo ed esclusivamente clienti".
L'aspetto più immediato e "visibile" di questo cambiamento per noi soci
è nella struttura della rivista del club. La Paramount infatti voleva
avere una rivista ufficiale, per intenderci una di quelle con pubblicità
di gadget, anticipazioni su script non "rubate" e cose simili, mentre
Lisiero precisa di non voler rinunciare alla struttura dell'IST con tutte
le sue rubriche connesse con l'attività del club.
L'accordo allora ha previsto l'unificazione (alcuni maligni hanno parlato
di "assimilazione" borghiana) tra l'IST e la rivista Star Trek Magazine
edita da Ultimo Avamposto, in modo da far nascere un'unica rivista per
i soci dal nome Inside Star Trek Magazine: la parte della rivista
dedicata al mondo di Star Trek, con interviste, notizie e anticipazioni,
sarà approvata dalla Paramount e sarà quella che rimane in edicola, mentre
i soci la riceveranno con all'interno la parte IST con tutte le sue classiche
rubriche dedicate all'attività del club.
Che dire di questa ufficialità? Le voci pro e contro sono già molte. Dalla
parte dei "pro" c'è chi sostiene che l'ufficialità metta una volta per
tutte al sicuro il club da possibili sorprese legali e consenta una migliore
gestione delle informazioni legate alle serie e ai film; dalla parte dei
"contro" si registra un quasi unanime verdetto di condanna per avere venduto,
con questa ufficializzazione, il club alla Paramount o peggio ancora a
Massimo Romani di Ultimo Avamposto.
Personalmente ritengo che sia ancora troppo presto per esprimere un qualsiasi
parere sensato: il che vuol dire che, almeno per me, bisogna prima aspettare
un po' di tempo e vedere che risultati concreti propone questa ufficializzazione.
L'Ammiraglio Lisiero, fra l'altro, ha già messo le mani avanti affermando
che non avrebbe mai permesso che in Italia potesse succedere quello che
era già accaduto in Germania, dove con l'ufficializzazione il locale club
era diventato né più né meno che una propaggine commerciale
della Paramount e la fanzine del club un bollettino delle trame e delle
situazioni di episodi delle serie: piuttosto era pronto a sbaraccare tutto.
Fermo restando il principio dell'attesa prima del giudizio di merito,
penso però che un paio di riflessioni vadano fatte. Credo sia un po' forzato
affermare che non accettare l'ufficializzazione avrebbe portato al concreto
pericolo di vedersi impedire l'uso del marchio a favore di un club ufficiale
messo sù a tavolino: i dirigenti Paramount non sono certo fessi, e non
credo avrebbero corso il rischio di buttare a mare un bacino pronto di
migliaia di trekkers, potenziali acquirenti di gadgets, per ricostruire
praticamente da zero un nuovo club.
Per quanto riguarda la rivista, invece, un primo giudizio è possibile
darlo, visto che il numero di giugno è già arrivato ai soci. Indubbiamente
la parte grafica è molto ben curata, alcune rubriche sembrano molto interessanti
(ad esempio quella sulle navette con i disegni originali dei progetti),
altre decisamente di scarso livello (ad esempio le solite interviste trite
e ritrite, in questo caso a Marina Sirtis e Majel Barrett…quante decine
di volte ancora ci propineranno come "confidenza" dell'attrice la storiella
di Roddenberry che inventa per la moglie la parte di Lwaxana e le dice
"Ho una parte meravigliosa per te e tu non devi neanche recitare"?).
La parte IST riservata ai soci, poi, è fedele al passato, con tutte le
sue rubriche e pressappoco lo stesso numero di pagine che aveva da rivista
autonoma.
Il giudizio sul primo numero di questa nuova rivista ufficiale, insomma,
è tutto sommato positivo: resta però un certo non so che, quella sensazione
un po' di asetticità e di impersonalità che forse dipende dal primo impatto
con la nuova creatura. Vedremo come andrà nei prossimi numeri.
Se volete commentare
questo articolo scrivete a Warp
Mail
|