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ARENA
di Riccardo "Summer" Palazzani
La
prima volta che vidi gli episodi della Serie Classica correva la metà
degli anni ottanta ed ero un prossimo adolescente. Per parecchie settimane
accompagnarono i miei compiti e le mie merende. Poi, per almeno una decina
d'anni, non ebbi più occasione di rivederla, fino a quando non acquistai
l'intera collezione di videocassette. Uno dei pochi episodi di cui conservavo
un ricordo ancora vivido era Arena. La sfida fra il gracile ma scaltro
Kirk ed il possente ma lento Gorn aveva solleticato la mia fantasia di bambino
caratterialmente portato all'indipendenza ed all'autonomia. La vittoria
di Kirk, ottenuta facendo appello all'ingegno ed all'intelligenza, contro
la sola forza bruta del capitano rettiloide, si impresse irreversibilmente
nella mia memoria e da ciò trassi la morale spicciola che avrei consumato
nella realtà quotidiana: non importa quanto sia grosso, basta che
non t'acchiappi! [Non importa quanto sia grosso
tu sarai sempre più
furbo e scaltro!].
La sceneggiatura del diciannovesimo episodio della prima stagione ('66/'67)
fu partorita da una delle menti più creative e fervide che Gene
avesse al suo fianco: Gene L. Coon. Non fu però tutta farina del
suo sacco, in quanto si ispirò ad un racconto di Frederic Brown,
intitolato appunto "Arena". Ma Coon, come per tutte le sue sceneggiature,
seppe apportare il suo contributo ricreando uno scenario fantascientifico
carico di pathos e di piccoli capovolgimenti di fronte che tengono lo
spettatore in sospeso fino all'ultimo.
L'episodio si apre con un prologo carico d'ironia, in un clima disteso
e gioviale. Kirk, Spock e McCoy, più il solito circolo di sacrificabili
giacchette rosse, sono in sala teletrasporto. Si apprestano a sbarcare
su Cestus III, lontano avamposto federale. Ad attenderli sul pianeta i
manicaretti del cuoco del commodoro Travers, imparagonabili al cibo sintetizzato
dell'Enterprise. Spock si permette di dare dell'epicureo ad un fin troppo
entusiasta Bones, il quale senza batter ciglio accetta volentieri la definizione!
Ma ecco il primo capovolgimento di scena: appena sbarcati, i nostri compagni
si trovano nel mezzo della piazza di un avamposto distrutto, ancora fumante
ed in rovina; ciò sembra impossibile, perché un minuto prima
avevano comunicato con il commodoro in persona! Kirk & Co. trovano
un superstite, l'unico, il tenente Harold, che è ferito gravemente
e necessita di immediate cure. Nonostante le sue condizioni riesce ugualmente
ad avvisare della presenza del nemico sulle colline
e non fa in
tempo a finire che inizia un bombardamento massiccio.
Ben presto i nostri scoprono di essere a loro volta sotto attacco: alieni
sconosciuti, e come Spock rileva con il tricorder
non umani, i quali
- nonostante le tecnologie del 23° secolo - bombardano l'avamposto
con antiquate granate! Un'imboscata alla vecchia maniera, sia sulla Terra
che nello spazio, in cui il povero Sulu, lasciato solo al comando, deve
fronteggiare il vascello Gorn che, spuntato dal nulla, si mette a fare
fuoco sull'Enterprise. E naturalmente a scudi alzati
non si può
risalire.
In
pochi minuti, un paio dei soliti sfortunati accompagnatori del capitano
ci lasciano le penne, ed uno in maniera anche comica! Il capitano gli
ordina di scrutare le colline ed individuare la posizione del nemico,
ma appena quello alza la testa da dietro il riparo
zaaap! Vaporizzato!
Allora Kirkone, da buon capitano d'assalto, decide lui stesso di porre
fine alla questione e da vero eroe corre zigzagando verso l'arsenale della
colonia, ancora intatto. Seguito da Spock naturalmente. Recuperata un
lanciagranate che sembra preso direttamente dall'assedio di Sarajevo,
ci infila una palletta colorata. Coriandoli? No! Un sol colpo
micidiale.
E l'attacco cessa improvvisamente. I nemici sono stati sterminati.
A
questo punto risalgono sull'Enterprise, mentre la nave Gorn decide di
ritirarsi. E Kirk lancia la sua nave all'inseguimento. Ma la carretta
Gorn gli tiene la distanza. Quando Sulu riceve l'ordine di accelerare,
anche i Gorn si adeguano, al punto che Kirk spinge la sua nave al limite
dell'integrità strutturale.
Ed ecco il secondo colpo di scena. Uhura capta delle strane onde. Raggi
esplorativi da un pianeta di un sistema solare relativamente vicino, ancora
inesplorato. Kirk decide che non c'è tempo di indagare. Gli alieni
bastardi che hanno massacrato i coloni su Cestus III devono essere puniti,
perché egli sospetta che sia l'inizio di una possibile invasione
della Federazione. Colpirli subito e forte adesso per educarli domani.
(O almeno spaventarli!)
Uhura
fa una bella crocetta come promemoria sulla sua mappa spaziale: "Da
ricontrollare se il capitano non c'ammazza prima tutti". Ma non appena
solleva il lapis, Sulu annuncia che i Gorn rallentano. Sempre più.
Kirk è pronto a saltargli addosso
ma anche l'Enterprise rallenta
inspiegabilmente! E la causa risiede proprio su quel pianeta che poco
prima li stava analizzando. I due vascelli sono entrambi fermi nello spazio
impotenti. Gli strumenti non rispondono e Kirk quasi si fa venire una
crisi isterica: chi si è permesso di fermare la sua nave? La risposta
arriva subito. Sullo schermo compare una specie di forma indefinita dai
colori psichedelici: sono i Metrons, alieni superdotati di poteri tecnologici
e mentali, con la solita spocchia delle razze che si credono superiori
e che, guarda caso, non possono proprio sopportare la violenza che fa
parte della natura umana. Soprattutto in quello che considerano il loro
spazio. Sono loro che hanno bloccato le navi. E decidono, dall'alto della
loro civiltà infinitamente superiore alla nostra, che solo una
delle due potrà proseguire il viaggio e che, a decidere quale,
sarà un duello fra i due capitani. E Kirk scompare dalla plancia
per finire catapultato su un desertico pianeta, in compagnia di un lucertolone
vestito come Tarzan, lento come la fame, ma possente come un toro. I Metrons
danno il via alla sfida, dando come unica dritta un'indicazione alquanto
vaga: sul pianeta sono presenti varie armi. Sta ai contendenti scovarle.
Kirk
non bada troppo a queste parole: è troppo incavolato! E scioccamente
tenta un corpo a corpo con il lucertolone, uscendone alquanto malconcio.
Per sua fortuna il coccodrillone è davvero lento ed impacciato,
il che permette al capitano di guadagnare un certo vantaggio in termini
di distanza terrestre dal suo avversario, fra le cui grinfie deve assolutamente
evitare di cadere, se non vuole vedere la sua testa staccarsi dal collo
in un battibaleno. Kirk si guarda intorno, ma di armi proprio non ne vede.
Tenta allora la via della lapidazione, scagliando un bel pietrone di cartapesta
contro il Gorn il quale, oltre a non risentirne minimamente, replica sollevando
un sasso dieci volte più grosso e pesante ma mancando il bersaglio.
Il messaggio è palese: il mio sasso è più grosso
del tuo!
Kirk non discute l'evidenza e fugge sulle montagne. Mentre gironzola,
scopre però che la superficie del pianetino è ricca di minerali.
Dapprima trova dei preziosi diamanti, la cui utilità però
sul momento gli sfugge.
Avendo fallito il primo tentativo con un sassetto di dimensioni ridicole,
Kirk ci riprova, facendo rotolare dall'altro di una rupe un grosso masso,
proprio sulla testa del lucertolone, che rimane impietosamente schiacciato.
Un umano non sarebbe mai potuto sopravvivere. Ma i Gorn hanno la pellaccia
dura e quando Kirk si avvicina per constatarne l'avvenuto decesso, il
suo avversario si rialza. Kirk fugge di corsa
ma verso una trappola
preparata ingegnosamente dall'altro capitano e rimane con una gamba sotto
un masso.
Il Gorn lo raggiunge e quando sembra essere lì lì per sferragli
il colpo finale, il buon Jim riesce a divincolarsi e scappare. Ma ora
è ferito e zoppica vistosamente. Il suo vantaggio, la rapidità,
è quasi annullato.
Incappa
in puro zolfo (sembra farina gialla per polenta!), sparpagliato su una
roccia
e comincia a ricordarsi certe nozioni di chimica.
Sull'Enterprise la situazione si fa drammatica: Spock e McCoy sono in
plancia e discutono sul da farsi. Terribili quei due quando vengono lasciati
soli! I Metrons si rimettono in contatto con loro, annunciando che il
capitano Kirk sta per venire sconfitto, e decidono di concedergli di vivere
in diretta lo scontro, regalandogli parabola e decoder.
Intanto, sul pianeta, il Gorn si mette in comunicazione con Kirk e scopriamo
che l'attacco a Cestus III non è stato un atto di aggressione,
ma di pura difesa. Cestus III è situato all'interno dei confini
del territorio Gorn.
I coloni sono stati considerati come aggressori. E i Gorn non vanno tanto
per le spicce con gli inquilini sotto sfratto.
Insomma, oltre al danno la beffa, sembrerebbe.
Kirk
non vuole credere alle parole del lucertolone e intanto comprende come
crearsi un'arma utilizzando i minerali trovati in superficie: polvere
da sparo come forza detonante e diamanti come proiettili. Uno zoppicante
capitano si affanna a raccogliere i vari elementi, sempre con alle calcagna
il lento e pure un po' scocciato Gorn.
Con
il tronco cavo di un albero, Jim costruisce una specie di cannone in cui
inserisce una miscela di sua creazione, sperando in dio che funzioni.
Trovo la fase di costruzione del cannone (nella versione jamaicana queste
scene furono modificate con un altro genere di cannone
), con un
Kirk in affanno, intercalata da stacchi sul Gorn che si avvicina lentamente,
una delle più emozionanti della TOS!
Infine Kirk riesce pure a dare fuoco ad un lembo delle sue braghe (ignifughe
le uniformi della Flotta, eh?), con il classico strofinio di due pietre
focaie (se ci provassi io, nemmeno in mille anni
), e ad innescare
una rudimentale miccia, proprio mentre il suo avversario sta per acchiapparlo.
L'esplosione
è violenta e stende il Gorn definitivamente.
Kirk allora si getta su di lui, gli sottrae una specie di punteruolo,
che il Gorn si era fabbricato all'inizio dell'episodio, e si prepara a
ficcaglierlo in pieno petto, nemmeno fosse un paletto di frassino e il
Gorn la versione "rettilosa" di Dracula. Ma ci ripensa. Ennesimo
colpo di scena. Gli risparmia la vita, comprendendo che ora più
che mai la violenza è inutile e che forse è proprio la Federazione
ad essere in torto.
Il Gorn scompare nel nulla, ritornando sulla sua nave, mentre un Metron
appare in cima ad una roccia.
Bianco come il latte e con una tunica perlinata, si complimenta con Kirk
per la clemenza, afferma la sua sorpresa e la conseguente decisione di
risparmiare l'Enterprise e i suoi occupanti. E quando Kirk domanda della
sorte del suo avversario, il Metron si offre di distruggere la sua nave,
ma Kirk rifiuta: è sicuro che troveranno un accordo senza fare
uso di violenza.
 Il
Metron, soddisfatto, annuncia che per la razza di Kirk c'è speranza
e che fra qualche migliaio di anni o forse più saremo abbastanza
evoluti da poter interagire con la loro civiltà. Il Metron scompare
e Kirk torna sull'Enterprise, dove il suo equipaggio è felice di
accoglierlo nuovamente in plancia.
Al di là delle emozioni che ci regala la sequenza finale e la moralina,
comune nella letteratura fantascientifica, sui soliti umani violenti,
barbari, ignoranti ma che comunque meritano una possibilità (fiducia
ben riposta dico io!), questo episodio ci racconta quanto i pregiudizi
su chi è diverso da noi non portino mai a qualcosa di buono. Kirk
prova istintiva repulsione per l'aspetto del Gorn e diversamente da altre
occasioni non fa alcun tentativo di comunicare con il suo avversario.
Lascia che i suoi istinti e le sue paure lo guidino sulla strada sbagliata.
E quante volte capita a tutti noi di giudicare il nostro prossimo basandoci
solo sull'aspetto fisico o sull'estrazione sociale o sulla nazionalità?
Beh, il capitanone per eccellenza prova a dirci che bisogna sapere superare
questi condizionamenti, anche perché, se mai un giorno accadrà,
come potremmo accettare l'incontro con esseri provenienti da un altro
pianeta? Se poi, più che ai Vulcaniani di Primo Contatto, somiglieranno
a quelli di Indipendence Day
potremo lamentarci di avere avuto una
jella incredibile, viste le scarse probabilità di un simile evento!
A
fondo articolo aggiungo questo mio interrogativo, che rivolgo agli esperti
di chimica: con gli elementi chimici che vengono mostrati nell'episodio
(zolfo, carbone
e altro) è davvero possibile creare della
polvere da sparo? Se sì
non oso immaginare quanti ragazzini,
dopo avere visionato l'episodio, possano essersi precipitati nel garage
di casa con quel dannato Piccolo Chimico (il regalo che tutti, ai miei
tempi, temevano di ricevere), a fare un qualche tentativo e magari riuscire
finalmente ad eliminare la sorellina o il fratellino piagnone. O semplicemente
a farsi saltare una mano. Mi piace pensare che la polvere da sparo sia
difficilissima da fabbricare e non alla portata di uno studentello di
terza media. Altrimenti
devo avere ancora quella dannata scatola
da qualche parte
(Ma in fondo di che mi preoccupo? Ai minorenni vengono oggigiorno venduti
senza restrizioni petardi e botti dalla potenza devastante. I Metrons
hanno proprio ragione.)
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