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di Susanna Ricci


La fine della quarta stagione di DS9 coincide con l'avverarsi del desiderio di Odo di essere trasformato in un essere umano completamente solido.
Molti hanno visto in questo personaggio l' "occhio alieno", il contraltare di Spock e di Data sulla stazione spaziale: un essere estremamente diverso dagli esseri umani, con caratteristiche e modi di esistere veramente lontani da noi. Spock si sforzava di essere quanto meno umano possibile, affermando con forza esagerata la sua volontà di essere solamente vulcaniano; Data cercava invece in ogni modo di diventare umano a tutti gli effetti, arrivando a creare subroutine e programmi specifici per simulare il comportamento ed i sentimenti dei suoi compagni biologici.
Odo, a mio avviso, non è particolarmente ansioso di assurgere allo stato di creatura fatta di carne ed ossa e sangue e cellule, se non per un piccolissimo dettaglio: l'amore.
Pur essendo un mutaforma, egli è sempre vissuto in mezzo ai Bajoriani: forse a causa della sua stessa natura, che gli permettere di assumere ogni forma desiderata, egli, nel corso del tempo, ne ha assunto anche le caratteristiche psicologiche.
Odo non è privo di sentimenti, né si sforza particolarmente di tenerli sotto controllo o nascosti: da coloro che lo hanno accolto e gli hanno fornito un posto e delle sembianze in cui vivere, egli ha tratto anche molto altro. È molto meno diverso di quanto sembri quindi a prima vista, e senza dubbio è molto meno alieno dei suoi compagni Fondatori.
Dai Bajoriani ha "ereditato" un senso della giustizia estremamente forte, cosa che lo ha spinto ad affinare la sua capacità di investigatore prima, e di capo della sicurezza poi: non esita a ricorrere alle sue peculiari caratteristiche per risolvere i misteri o gli imbrogli che avvengono sulla stazione, cioè cerca di impegnarsi sempre al meglio in tutto ciò che fa, utilizzando tutte le sue risorse. Non ha mai espresso il desiderio di essere diverso da ciò che è, proprio per il fatto che essere un mutaforma può essergli utile nell'espletamento del suo lavoro.
Però c'è un fatto.
Da quanto tempo Odo è innamorato di Kira? Da quando lei era prigioniera su Terok Nor e tramava per assassinare quanti più Cardassiani le era possibile? O da quando è diventata l'assistente Bajoriana della Flotta Stellare? O forse la conosceva ancora da prima?
Certo è che se ne è innamorato, in un modo talmente tenero e dolce da lasciare anche un po' imbarazzati: pensa di non interessarle per il fatto di essere un mutaforma che può assumere ogni forma e dimensione desideri! L'unico sentimento che tiene nascosto dentro di sé è proprio questo: si limita a guardarla da lontano, a proteggerla ed a soffrire in silenzio quando la vede in compagnia di un essere umano di sesso maschile.
Forse Odo, come spesso succede agli innamorati che hanno paura a svelare i propri sentimenti, non ha capito bene una cosa… che invece aveva capito alla perfezione Mamma Troi, signora di ben maggiore e indiscussa esperienza!
La puntata in sé è estremamente interessante e per più di un aspetto.
Come dicevo, Odo ha un elevato senso del dovere e della giustizia: il fatto di avere ucciso un altro mutaforma lo aveva, a suo tempo, gettato in una grave crisi di coscienza, poiché "nessun mutaforma ha mai fatto male ad un altro".
Non deve stupire quindi il fatto che accetti immediatamente il proprio fato: l'apparente malattia di cui è affetto gli è stata trasmessa dal Fondatore con cui ha avuto maggiori contatti, a garanzia del fatto che, in questo modo, egli sarebbe dovuto necessariamente tornare al Grande Legame, unico mezzo per poter "guarire".
E il ritorno forzato diventa occasione non già di ricongiungimento con i propri simili (cosa a cui Odo anelava da tantissimo tempo), ma di giudizio: egli dovrà affrontare il rientro in seno al mare dei Fondatori per ricevere la giusta punizione. Dovrà essere giudicato per il crimine commesso e, poiché è il primo della sua specie ad aver commesso un crimine simile, dovrà affronterne le sconosciute conseguenze. Sconosciute anche ai suoi giudici, che non sono nemmeno tutti d'accordo sul suo ritorno.
Star Trek ribadisce ancora una volta il concetto che la vera amicizia è più forte di qualsiasi altra cosa e supera ogni diversità: tutti, sulla stazione, sono partecipi della malattia di Odo e si prodigano per una sua pronta guarigione. Lo accompagnano nel quadrante Gamma e non lo abbandonano in nessun momento, né di fronte alle dittatorie richieste dei mutaforma, né di fronte alla possibilità di dover aspettare un tempo incognito prima di sapere l'esito definitivo dell'incontro con il Grande Legame.
Quando il corpo di Odo, e in questo caso si parla proprio di corpo, viene restituito, il commento dei Fondatori è lapidario: "Povero Odo, forse dopo tutto era meglio ucciderti…"; la crudeltà maggiore è quella di lasciargli il volto abbozzato, privo di definizione: un essere umano a metà, non più in grado di cambiare le proprie sembianze, non più in grado di sperimentare il Grande Legame, ma nemmeno un uomo vero. Come se a Pinocchio bambino fosse rimasto il lungo naso di legno.
Quando era un mutaforma poteva offrire a Kira almeno il brivido della propria diversità, come essere umano ora non può offrirle nemmeno un volto.
Da questo punto di vista, così come Spock e Data, Odo incarna i sentimenti di tutti gli adolescenti del mondo: né bambini, né adulti; con un corpo in continua evoluzione, ogni giorno un po' diverso dal precedente; con pensieri strani, alieni a sé ed al mondo circostante. Innamorato cotto di una persona che ritiene irraggiungibile.
Ma torniamo alla puntata in questione.
Dicevo che secondo me è molto interessante anche per altri motivi: per esempio è estremamente intrigante il sub-plot riguardante Garak; ma del resto, raramente Garak risulta poco interessante… Il personaggio del sarto riesce sempre a ritagliarsi dei cameo di tutto rispetto.
Garak chiede di poter partecipare alla missione di soccorso di Odo per poter perorare la causa dei Cardassiani nei confronti dei Fondatori e chiedere informazioni sui prigionieri di guerra.
Inoltre accetta con entusiasmo il compito di "storyteller", per tenere alto il morale di Odo e impedirgli di pensare alla propria malattia durante il viaggio: impegnare la mente del Conestabile con il racconto di tutte le sue passate peripezie rischia di diventare un vero e proprio piacere.
È da questo telefilm che vengono presi tutti gli spunti per il libro scritto poi da Andrew Robinson "A Stitch in Time" (autobiografia di un agente segreto): il passato di giardiniere presso l'ambasciata Cardassiana su Romulus; le morti misteriose che seguono Garak come una scia; le sue fantomatiche missioni per l'Ordine Ossidiano…
Quando poi finalmente Garak riesce a parlare con la mutaforma per chiederle notizie sulle navi cardassiane, catturate durante l'attacco al primo pianeta dei Fondatori, la risposta che riceve è talmente lapidaria da ghiacciare l'atmosfera della Defiant:
"You're a Cardassian. You're dead. Cardassia's dead."
" Lei è Cardassiano. Lei è morto. Cardassia è morto."
Nonostante questo, Garak non perde il suo aplomb, ringrazia compuntamente e si ritira in buon ordine…
Salvo poi ritrovarlo, incarognito ed invasato, mentre cerca di bypassare i controlli delle armi per cogliere al volo l'occasione di eliminare in modo definitivo, e per sempre, tutti i mutaforma.
Sembra spinto da un odio profondissimo, un risentimento insolito: raramente lo abbiamo visto perdere il controllo in modo così totale.
Scoperto, cerca di convincere e coinvolgere Worf in un semplice e veloce genocidio e quando vede che le parole sul Klingon non hanno effetto, passa direttamente alla violenza fisica. Aggredisce Worf e sembra per un momento riuscire quasi ad avere la meglio. Ma è solo un momento: fare il sarto per tanti anni ha indebolito e addormentato i suoi riflessi da agente segreto e dopotutto Worf è di parecchio più giovane e più grosso.
Sarà in una delle puntate future che verremo a sapere il motivo di tanto odio nei confronti dei Fondatori, e verremo a scoprire anche tanti altri piccoli segreti del nostro sarto preferito. Alla fine della storia, nonostante debba fronteggiare le accuse di insubordinazione, aggressione di un ufficiale della flotta, tentato genocidio e altre bazzecole, egli non rinuncia ad essere il primo e solo a cucire un vero abito per Odo, preoccupandosi che il taglio sia perfetto, che la lana usata sia morbida ed elargendo consigli affinché le gioie dell'essere solido non vadano perdute nel troppo zelo dedicato al lavoro.
Con simili nemici, chi ha bisogno di amici?



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