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EMANAZIONI
Seconda parte
di Anna "Ro Laren"
Manfredini
TNG e DS9
Dove eravamo rimasti? Oh, sì... Si parlava di Klingon...
Riker:
"Signore, questa non è una nave klingon".
Kurn:
"Lo so, comandante, non lo è... Se fossimo su una nave klingon,
l'avrei uccisa per avere osato darmi un consiglio".
(TNG
"I peccati del padre")
Nell'episodio da cui ho citato il brevissimo ma significativo dialogo,
Worf viene messo alle strette proprio da un altro membro - la cui esistenza
fino a questo momento non gli era mai stata rivelata - della sua famiglia:
il comandante Kurn, figlio minore di Mogh, ancora in fasce ai tempi di
Kithomer. Con il pretesto di uno scambio di ruoli tra Federazione e Klingon,
Kurn si imbarca sull'Enterprise in qualità di primo ufficiale,
come a suo tempo aveva già fatto Riker su una nave klingon. Ma
il suo scopo è ben altro: scoprire - senza farsi riconoscere e
attraverso una serie di feroci provocazioni - quanto sangue guerriero
scorra ancora nelle vene di Worf. È Worf infatti, come figlio maggiore,
che ha l'obbligo di "lanciare la sfida" all'Alto Consiglio che
ha accusato Mogh di tradimento, onde evitare che l'onta del disonore cada
su tutto il suo casato.
Kurn
è veramente un Klingon "tutto d'un pezzo", ciecamente
fedele ai principi etici fondamentali della sua civiltà, assolutamente
incapace di "vie di mezzo": è pronto a dare la vita per
l'onore della famiglia e a morire accanto al fratello nel caso la "sfida"
si risolva a loro sfavore; si rode di rabbia all'imposizione di Worf,
che gli impedisce di rivelare la propria identità all'Alto Consiglio...
e inevitabilmente lo accusa di essersi eccessivamente "umanizzato".
Dopo averlo veduto combattere al fianco di Worf per assicurare all'Impero
il nuovo cancellierato di Gowron contro l'ignobile Duras ("La
via di Klingon" I e II), lo perdiamo di vista per ben
cinque anni per ritrovarlo, psicologicamente distrutto, nel bellissimo
"Sons of Mogh" (DS9, Quarta Stagione). L'onta che Worf,
con la propria defezione da Gowron, ha attirato sulla propria famiglia
ha letteralmente devastato l'esistenza di Kurn che, al contrario del fratello
maggiore, non ha la Flotta Stellare in cui cercare una via di riscatto.
La vita di Kurn è un inferno: ha perduto nome, beni, onore, su
Qo'noS e in tutto l'Impero è disprezzato, non esiste più
alcun luogo che possa garantirgli dignità... Ed è tornato
da suo fratello per supplicarlo di rendergli l'ultimo favore, l'unico
in grado di permettergli l'ingresso nello Sto-Vo-Kor: il Mauk-to'Vor,
rituale di morte che solo Worf, come consanguineo più prossimo,
può eseguire.
Con
il pugnale in mano Worf, esitante, è alla fine spinto all'azione
dalla disperata furia di Kurn, che lo accusa di ogni sua disgrazia, che
gli rinfaccia ancora una volta di aver tradito il sangue klingon che pulsa
nelle sue vene, e si scopre il petto in una scena carica di crescente,
agghiacciante tensione per accogliere con rabbiosa soddisfazione la lama
che gli si pianta nel cuore...
E noi odiamo Dax che all'ultimo riesce a teletrasportare in infermeria
il Klingon morente, strappandolo al tanto agognato trapasso... Il Kurn
che si risveglia, che ha fallito anche l'ultima prova - quella di morire
con onore -, è l'ombra di se stesso: ormai completamente svuotato,
lascia che Worf decida di assegnarlo alla sicurezza bajoriana, indossa
docilmente un'uniforme in cui ci appare impacciato e quasi ridicolo, non
reagisce più ad alcuno stimolo. Mortalmente intrappolato in una
non-vita... Così, a Worf - che nonostante tutto desidera che suo
fratello resti vivo - non rimane che una scelta: sottoporre Kurn ad un
intervento di totale cancellazione della memoria, affidandone poi le sorti
alla famiglia di un vecchio amico paterno che si offre di accoglierlo
come proprio figlio. Un nuovo nome, un nuovo casato, una nuova onorevole
esistenza... Ma noi sentiamo un groppo in gola quando, alla fine dell'episodio,
andandosene con il nuovo padre Kurn getta uno sguardo incuriosito su Worf:
"Are you a member of my family?" e Worf, glaciale, risponde:
"I have no family".
Una curiosità: Tony Todd, che dà volto e voce a Kurn, è
anche il magnifico interprete del vecchio Jake Sisko di DS9 "The
Visitor" (Quarta Stagione), episodio in sé molto bello
ma completamente sconnesso dal contesto, e del non meglio identificato
Hirogeno Alfa di VOY "Prede" (Quarta Stagione).
Come
non accennare a questo punto alle mitiche sorelle Duras? Lursa e B'Etor,
fantastiche, magnificamente disegnate nei pochissimi episodi che le vedono
protagoniste e, permettetemi di dirlo, non degnamente sfruttate. In rare
occasioni ci siamo trovati di fronte a vere femmine klingon, così
cariche di impeto guerriero e di frenesia erotica insieme... Le vediamo
per la prima volta in azione, feroci e incarognite come i peggiori tra
i barbari, sempre in TNG "La via di Klingon", dove sono
impegnate a difendere i diritti di successione del figlio illegittimo
del loro fratello Duras. Disposte a pagare qualsiasi prezzo, compresi
l'alleanza segreta con i Romulani e il doppio tentativo di seduzione (scene
veramente indimenticabili) di Picard prima e di Worf poi. Già
in questo episodio si delinea chiaramente una sorta di gerarchia nella
coppia: è evidente che Lursa, la maggiore, ha il comando della
situazione, se non altro da un punto di vista tattico e decisionale, e
che alla più giovane e più focosa B'Etor toccano i compiti
per così dire "marginali", come appunto quello di ammaliatrice.
Niente da dire, anche Worf - sebbene per un istante - digrigna i denti
in segno di brama sessuale all'odore di B'Etor che gli si strofina lungo
tutto il corpo...
Dopo una loro breve apparizione nell'episodio della Settima Stagione di
TNG "Alexander", ritroviamo le sorelle Duras in tutto
il loro splendore in DS9 "Il terrorista", ancora invischiate
in un intrigo per riconquistare le redini dell'Impero; e - purtroppo -
assistiamo alla loro fine in Star Trek VII - Generazioni quando,
mentre paiono ad un passo dalla distruzione dell'Enterprise e dal coronamento
del loro sogno di potere, vengono banalmente raggirate da un trucchetto
di Riker e il loro vecchio sparviero esplode sull'eco dell'imprecazione
di Lursa.
Che dire? Sinceramente trovo che siamo di fronte a uno dei tanti fatti
inspiegabili di Star Trek: per quale motivo liquidare così due
figure dalle potenzialità enormi? Potremo rivedere due femmine
klingon di tale spessore (e non me ne vogliano Grilka e Sirella! :))?
Potremo dimenticare il ghigno sardonico di B'Etor, che ha appena ricevuto
un dritto in pieno volto dal dottor Soran e che leccandosi il labbro spaccato
ringhia: "Spero per te che tu voglia iniziare un rituale di accoppiamento..."?
" 'Odo'... Ha un non so che di lirico... Scivola sulla lingua..."
(Lwaxana Troi a Odo, in DS9 "Il cucciolo")
Eh sì, è proprio lei, la mia adorata signora, Lwaxana. Di
lei, del suo ruolo in TNG e di quanto io ami questo personaggio ho detto
in un articolo apparso sullo STIM anno 1 n° 5 e non mi ripeterò
qui; veleggerò quindi su Lwaxana attraverso i tre episodi di DS9
in cui appare e che considero molto significativi, sebbene a prima vista
possano apparire puntate per così dire "di passaggio".
Sono invece tre piccoli gioielli d'approfondimento psicologico e narrativo
di importanza non trascurabile sia nella storia personale dei protagonisti
che nell'intreccio globale.
Nella
Prima Stagione di DS9, la figlia della Quinta Casa, detentrice del sacro
calice di Rixx, erede dell'anello di Betazed, e da TNG "La porta
chiusa" anche ambasciatrice, fa capolino all'inizio quasi sullo
sfondo nell'episodio "Il cucciolo". Appena la sua figura
comincia a prendere risalto e a conquistare il centro della scena, ci
accorgiamo che Lwaxana non è cambiata da come abbiamo imparato
a conoscerla in TNG: anzi, sfoggia capini sempre più importabili
e acconciature sempre più impensabili, sembra ancora più
frivola e schiava del "desiderio", che guida ogni sua mossa
in modo tale da renderla a tratti deliziosamente insopportabile. Basta
il fatto che Odo ritrovi il suo fermacapelli rubato, insieme alla curiosità
per una forma di vita (e di maschio) così anomala, per scatenare
in lei un impeto di passione: ed eccola immediatamente incollata allo
spiazzato Conestabile, eccola tentare in tutti i modi di sedurlo, eccola
scontrarsi puntualmente con un secco e inevitabile rifiuto.
Ma come sappiamo, dietro la devastante esuberanza di Lwaxana, dietro la
sua invadenza spesso al limite dell'umana (e mutaforma) sopportazione
ci sono aspetti ben più profondi, già evidenti negli episodi
di The Next Generation che l'hanno vista fra i protagonisti: Lwaxana
è una donna non più giovane e fondamentalmente, disperatamente
sola. Aggrappata
ai ricordi degli amori passati che vomita addosso al povero Odo mentre
sono intrappolati nel turboascensore, esalta le proprie facoltà
di seduttrice più per dar forza a se stessa, ben sapendo che ormai
tali facoltà non sono più tanto fresche e soprattutto che
la mente di Odo è rivolta altrove. Eppure, alla fine, sarà
Odo a ricredersi: Lwaxana è capace infatti di sentimenti in grado
di spiazzare chiunque, forse proprio per il fatto che è per natura
sincera, telepatica, istintivamente bendisposta, in fondo quasi materna.
È lei che, dolcemente, amorevolmente e alla fine senza più
alcuna motivazione erotica convince Odo a venir fuori dal guscio, a mettere
da parte una vergogna che non ha motivo di esistere, a mostrarsi per quello
che è e ad accettare l'idea di poter essere amato per quello che
è. Questo è un momento di fondamentale importanza nella
vita del Conestabile. È una scoperta che il mutaforma fa grazie
a Lwaxana e che cambierà radicalmente la sua esistenza.
Ma per permettere a Odo di compiere questo passo anche Lwaxana deve gettare
la maschera e mostrarsi per come è realmente, come nessuno l'ha
mai vista, rinunciando per un momento all'impalcatura esteriore che normalmente
l'accompagna e la rassicura... E vi dirò, ogni volta che la rivedo
porgere la parrucca a un Odo tremante e ormai quasi liquefatto, mi viene
il magone. Ogni singola santa volta.
Anche
nel successivo "Incantesimo d'amore" (Terza Stagione,
forse il meno brillante tra gli episodi cui Majel Barrett prende parte)
Lwaxana è al centro della storia, causa suo malgrado di un singolare
disagio per gli abitanti della stazione: colpita dalla febbre zanthi,
una sindrome tipica dei Betazoidi anziani (altra discreta batosta psicologica
per la nostra signora), effonde sugli altri, praticamente a caso, le proprie
emozioni, con effetti a dir poco esilaranti. Mentre lei continua ad avere
occhi e mani solo per Odo - il quale non mostra alcuna intenzione di cedere
-, ecco che le brame erotiche latenti di una buona metà dei protagonisti
esplodono senza controllo: Vedek Bareil prende a strisciare dietro le
gonne di Jadzia, Jadzia si scioglie in sinuose evoluzioni tra le braccia
di Sisko, Jake perde la testolina per Kira, Kira si incolla alla bocca
di Bashir e - meraviglioso! - Quark attenta addirittura alle inattaccabili
virtù di Keiko O'Brien. Insomma,
un delirio di situazioni tra il futile e il grottesco... Un episodio in
cui anche la caratterizzazione di Lwaxana rimane un po' in superficie,
focalizzata tutta in direzione dei suoi tentativi di seduzione nei confronti
di Odo.
Una cosa resta da dire, in ogni caso: senza Lwaxana, senza la sua febbre
zanthi non avremmo mai sospettato l'esistenza di tali desideri nascosti
negli animi solitamente irreprensibili dei nostri beniamini...
Sicuramente di ben altro livello (limitatamente però alla vicenda
Lwaxana - Odo, in quanto trovo piuttosto privo di spessore il plot parallelo
con protagonisti Jake e la sua Musa ispiratrice) l'episodio "The
Muse", della Quarta Stagione. Un anno è passato, Lwaxana
ha evidentemente interiorizzato l'impossibilità di una relazione
con Odo, ha nuovamente ripiegato su un marito "di comodo" -
il tavniano Jeyal - ed è miracolosamente incinta. La rigida tradizione
tavniana impone che i figli maschi siano sottratti alle madri appena nati
e cresciuti esclusivamente dai maschi della famiglia: così Lwaxana
scappa e va a rifugiarsi presso l'unica persona che reputa degna di fiducia,
cioè Odo. È subito chiaro che a lei non importa nulla del
nuovo ennesimo marito, che il suo pensiero è tutto rivolto a quel
figlio tanto inaspettatamente giunto ad alleviare il peso della sua solitudine,
e che l'idea di perderlo le fa rivivere i terribili momenti che seguirono
la morte di Kestra, la sua prima figlia (cfr. TNG "La porta chiusa").
È
una Lwaxana incredibilmente "tranquilla" quella che abbiamo
di fronte in questo episodio, direi quasi "matura": per la prima
volta non la vediamo esplodere in mille smancerie, né saltare al
collo di Odo tentando di baciarlo; è semplicemente una donna delusa
dall'ennesimo matrimonio sbagliato, stanca di andare in cerca di un amore
che non esiste e pienamente soddisfatta dalla conferma che, comunque,
tra lei e Odo si è creato un profondo vincolo d'amicizia. È
di una tenerezza sconcertante la scena in cui lei, spossata dalla gravidanza,
si siede sul pavimento dell'alloggio di Odo, guida la sua mano sul proprio
ventre per fargli sentire come il bambino scalci e infine si addormenta
serena tra le sue braccia, mentre il mutaforma fa del proprio braccio
una coperta per avvolgerla e tenerla al caldo.
E
finalmente anche Odo comprende che non ha più ragione di trattenere
i propri sentimenti: in nome dell'amicizia che ormai li lega, decide di
sposarla, sottraendola così al controllo dell'irremovibile Jeyal.
Non importa se è un matrimonio fittizio, non importa se durerà
fino alla nascita del bambino e poi sarà annullato: le parole con
cui Odo - davanti a tutti gli invitati - giustifica il proprio desiderio
di sposare Lwaxana toccano il cuore.
"For the first time in my life someone wanted me as I was, and
that changed me forever. The day I met her is the day I stopped being
alone".
("Per la prima volta nella mia vita qualcuno mi ha voluto per come
ero, e questo mi ha cambiato per sempre. Il giorno in cui l'ho incontrata
è il giorno in cui ho smesso di essere solo".)
TNG, DS9 e VOY
"La Terra... Parecchie centinaia di anni fa era interessante...
Crociate, inquisizione, Watergate... Adesso è un luogo mostruosamente
noioso..."
(Q a Vash, DS9 "Per amore di Q")
Ci sono poi situazioni e personaggi che da TNG si sviluppano attraverso
entrambe le serie successive, cementando in tal modo l'elemento di continuità
storico-narrativa lungo l'intera saga.
Tra
questi, Q è sicuramente quello che arriva più lontano, prolungando
le proprie sporadiche apparizioni fino agli ultimi episodi di Voyager.
Una cosa va subito sottolineata, almeno dal mio punto di vista (come sapete,
considero il Q di TNG una delle invenzioni più geniali di tutto
Star Trek): in più di dieci anni di evoluzione, il capriccioso
abitante del Continuum ha purtroppo perso molto della sua caratterizzazione
originale ed è stato costretto in situazioni forzate e tristemente
banali, come l'infelice trovata di dargli una compagna e fargli fare un
figlio (in VOY "Questioni di Q-ore"). Non solo: sebbene
io non abbia ancora visto gli episodi di Voyager da poco usciti
e che lo vedono protagonista, ho la nettissima sensazione che Q abbia
irreparabilmente perduto quell'ironia raffinata e impudente, quella "classe",
quella presunzione intrisa di saggezza e di onnipotenza, quella predisposizione
al "gioco" e al "teatro" che caratterizzavano meravigliosamente
ogni suo intervento in The Next Generation... Insomma, come se
la ricercata profondità psicologica così tipica del suo
personaggio fosse stata sacrificata per potenziarne gli aspetti più
insignificanti e scontati...
Ma andiamo con ordine.
Dopo
aver concesso all'umanità l'ennesima chance in TNG "Ieri,
oggi, domani", Q riappare sugli schermi trek in DS9 "Per
amore di Q" (Prima Stagione), ancora molto vicino al nostro freschissimo
ricordo: è sempre l'Entità dispettosa ed egocentrica pronta
a mettere alle strette il rappresentante di turno dell'umanità
- Sisko in questo caso - con i suoi simpatici giochetti (memorabile il
match di boxe tra i due, con Q che finisce KO per un inaspettato sinistro
del nerboruto comandante... "Mi hai colpito! questo Picard non l'avrebbe
mai fatto!").
Q è capitato sulla stazione per inseguire un'altra nostra vecchia
conoscenza, l'affascinante e determinata Vash (cfr. TNG "Le vacanze
del capitano" e "Q-pido"), da lui sottratta
anni prima alla noia della vita tra i mortali, tenuta come compagna di
giochi per un certo tempo e poi abbandonata nel Quadrante Gamma. Anche
Vash non è cambiata rispetto a TNG: decisa a non cedere alle lusinghe
della capricciosa Entità, finisce per seguire l'unico istinto cui
è incapace di resistere, vale a dire la brama di profitto.
Per
ritrovare Q dobbiamo aspettare tre anni e trasferirci sulla Voyager ("Diritto
di morte", Seconda Stagione), rimanendo a dir poco perplessi
di fronte a ciò che vediamo succedere: un Q rinnegato, imprigionato
da trecento anni nel nucleo di una cometa, viene liberato da Janeway e
compagni, chiede asilo sulla nave e dichiara di essere stato condannato
dal Continuum per aver tentato di porre fine alla propria esistenza. E
il Continuum chi invia per risolvere la situazione? Ma ovviamente il nostro
vecchio Q, grande esperto di umanità, che acconsente all'istruzione
di un processo per verificare se le ragioni dell'altro Q siano valide
o meno (memorabile in questo contesto il cammeo di Jonathan Frakes, chiamato
a testimoniare come William Riker sui benevoli influssi che l'esistenza
del Q ribelle ha avuto nella storia dell'umanità).
Mentre
l'idea di approfondire le implicazioni negative che l'immortalità
può contenere è sicuramente ottima, così come l'analisi
della possibile ammissione del suicidio - se giustificato da insopportabili
sofferenze -, non sono altrettanto brillanti altri sviluppi, quali il
patetico giocare a nascondino del secondo Q, che giunge all'assurdo portando
prima la Voyager indietro nel tempo fino al big bang e poi riducendola
alle dimensioni di un protone. Il nostro Q, poi, è radicalmente
cambiato: si è redento, è passato dalla parte della legge
del Continuum, ha rinnegato tutte quelle convinzioni che l'avevano reso
unico in TNG. Com'è possibile, mi chiedo, dopo un'eternità
trascorsa a prendersi gioco di tutto e di tutti (compreso il Continuum
stesso), che Q in un batter d'occhio compia un voltafaccia così
estremo?
Un'altra
trovata di dubbio effetto, ma sicuramente originale, è l'aver finalmente
dato corpo al Continuum. Erano anni che aspettavo, sperando che prima
o poi mi facessero vedere questo luogo senza spazio né tempo, al
di là dell'umana comprensione, e immaginavo chissà quali
meraviglie... Beh, alla fine è una strada? Certo, l'idea di ridurre
l'ineffabile Continuum a misura d'uomo è simpatica e insieme conveniente,
ma anche assai limitativa. Di sicuro sono azzeccati i tratti simbolici
con cui tutto l'ambiente è descritto, dai titoli dei libri che
i silenziosi ed annoiati Q sfogliano ("The Old", "The New"),
al flipper "The Galaxy", al cricket con palle che riproducono
i pianeti... Eppure mi aspettavo qualcosa di più.
Ancor più ordinario il Continuum di "The Q and The Grey"
(Terza Stagione), episodio in cui la guerra civile tra i Q - scatenata
dall'avvenuto suicidio del Q ribelle - è ridotta (sempre per consentire
all'umana Janeway di comprenderne almeno a livello elementare il significato)
allo scontatissimo espediente del conflitto americano tra Nordisti e Sudisti.
Tra
l'altro, il titolo italiano dell'episodio, "Questioni di Q-ore",
non rende giustizia alle fin troppo chiare intenzioni degli sceneggiatori,
che hanno sfruttato con un calembour il noto motto americano "The
Blue and The Grey", riferito appunto alle divise dei due schieramenti
nella guerra di secessione.
Il nostro Q, poi, ha effettuato in modo assai approssimativo un nuovo
subitaneo cambiamento di fronte e si è schierato dalla parte dei
ribelli. In questo episodio altre amenità, quali il tentativo da
parte dell'Entità di sedurre la Janeway per farne la madre del
suo primo figlio e salvare le sorti del Continuum dando origine a una
nuova stirpe di Q; l'apparizione di una gelosissima femmina Q (interpretata
dalla sempreverde Suzie Plakzon), decisa a far valere il proprio ius primae
noctis ai danni della sbalestrata Kathryn; il ridicolo "accoppiamento"
tra i due, dito a dito, a metà fra E.T. "telefono-casa"
e le pillole dell'amore di "Barbarella"... E
infine, il coronamento di questo delirio di assurdità, la nascita
del piccolo q, cui come prima cosa Q insegna a scaraventare piccoli pianeti
fuori dalla loro orbita.
Insomma, nonostante io sia sempre bendisposta verso gli episodi che annoverano
Q tra i protagonisti, mi sento di dire che in "Questioni di Q-ore"
il mio beniamino è stato decisamente sminuito, ridotto a termini
eccessivamente umani, prosciugato della carica di eccezionalità
che aveva quando trascorreva il proprio tempo in solitaria superiorità
a stuzzicare Picard.
Nell'episodio della Settima Stagione di VOY "Q 2", uscito
da pochissimo sugli schermi americani, si assiste al ritorno di Q sulla
Voyager accompagnato dal figlio ora adolescente (e interpretato dal figlio
"reale" di John De Lancie, Keagan De Lancie);
leggendo le trame sparse per la rete (e con il prezioso aiuto di Fabiano
Piccione, redattore della pagina dedicata a Voyager) mi è
parso di capire che Q non abbia avuto totale successo come genitore e
che il giovane rampollo sia cresciuto praticamente privo di giudizio,
incontrollabile e ribelle proprio come la maggior parte degli adolescenti
umani. Per questo Q decide di ricorrere all'aiuto della "Zia Kathy",
nella speranza che almeno lei riesca a inculcare qualche elementare principio
di comportamento nel riottoso ragazzo. Non sarà un compito facile:
come prima cosa, il giovane Q decide di organizzare - ovviamente all'insaputa
della zia - una specie di disco-party in sala macchine, con tanto di cubiste
in bikini e luci stroboscopiche.
Mah... Non sono sicura se dalle premesse io debba ben sperare, ma indubbiamente
sono curiosa. Staremo a vedere.
Anche per questo mese vi lascio, rimandando l'approfondimento sui Maquis,
su Barclay e soprattutto su Deanna al prossimo numero.
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