 |
|
SPECIALE
a cura di Susanna
"Dana" Ricci e Mauro "Fox" Rossi
IL PARADOSSO DEL DILITIO TEMPORALE:
UNA NUOVA INTERPRETAZIONE
Tra i tanti libri di Star Trek che abbiamo letto, ce ne sono stati alcuni
che ci hanno colpito ovviamente più di altri e tra questi uno in particolare
ha catturato la nostra attenzione, per la cura dei particolari tecnici
e per lo sforzo profuso nel tentativo di spiegare cosa siano i cristalli
di dilitio e come funzionino.
Ovviamente il titolo sfugge, come pure la storia (i due neuroni che ci
sono rimasti in due si guardano ormai sconsolati, da un orecchio all'altro,
in attesa di sapere quale sarà il prossimo ad andarsene…), ma la faccenda
della tavola periodica tridimensionale ci aveva proprio colpito.
Se qualcuno di voi ha letto lo stesso libro, lo riconosce, e se lo ricorda
meglio, ben vengano i commenti e/o le correzioni.
Andiamo
con ordine e partiamo dalla tavola periodica degli elementi che conosciamo:
si tratta di una tabella in cui gli elementi sono raggruppati in righe
e colonne ed ordinati in ordine crescente di protoni.
L'atomo più semplice è quello di Idrogeno, formato da un solo protone
(carica positiva, situato nel nucleo) e da un solo elettrone (carica negativa,
gira intorno al nucleo).
Se aumentiamo di una unità il numero di protoni ed elettroni otteniamo
l'Elio, aumentiamo ancora di una unità ed otteniamo il Litio!
Continuando così (e bilanciando il tutto con un po' di neutroni), è stato
creato l'universo: il numero di elettroni e protoni determina le proprietà
di ogni elemento, oltre che il suo stato fisico, e la sua possibilità
di combinarsi con altri elementi per dare origine alla più grande varietà
di composti.
Pensiamo alle lettere dell'alfabeto: con poco più di una ventina di simboli
siamo in grado di scrivere miliardi di parole; con circa un centinaio
di elementi è stato creato tutto ciò che ci circonda.
Non
c'è niente di più bello della semplicità, e la tavola periodica degli
elementi non solo è bella, ma è anche estremamente elegante nella sua
logica perfetta. Torniamo al Litio: si tratta di un metallo alcalino e
uno dei suoi tre elettroni può essere rimosso abbastanza facilmente; se
viene ceduto, l'atomo di Litio si trasforma nello ione litio Li+, che
può essere combinato per dare origine a composti come ossidi, idrossidi,
sali ecc.
Una delle frontiere della ricerca tecnologica è impegnata nella ottimizzazione
delle batterie al Litio - ione ricaricabili, utilizzate nei cellulari,
nei computer portatili ecc., allo scopo di avere maggiore affidabilità,
più lunga durata e minore impatto ambientale.
Inoltre, dal punto di vista medico, il Litio ha assunto negli ultimi anni
una valenza sempre maggiore nella cura dei sintomi di vari squilibri mentali,
come per esempio gravi forme di depressione.
Per essere il terzo elemento della tavola periodica, si tratta proprio
di un gran bell'elemento!
Ma come passare dal litio al dilitio?
Ebbene,
secondo questo libro la tavola periodica degli elementi non è bi, ma tridimensionale:
essa cioè non si sviluppa solo su un piano riunendo gli elementi in gruppi
(in verticale) e periodi (in orizzontale), ma prende il largo anche in
una terza dimensione, dando origine a tutta un'altra serie di elementi
chiamati "trans-temporali".
Ogni elemento avrebbe quindi un suo corrispondente (un diidrogeno, un
dielio, un dilitio, un dicarbonio, un diazoto e così via), con una caratteristica
molto peculiare: se la tavola periodica diventa tridimensionale, gli atomi
diventano pluridimensionali, con elettroni che sono delocalizzati non
solo nello spazio, ma anche nel tempo.
Facciamo un passo indietro e torniamo al nostro atomo di Idrogeno: il
protone sta nel nucleo e l'elettrone gli ruota attorno.
Se l'atomo fosse un sistema macroscopico e se potessimo assimilare il
nucleo ad un pianeta e l'elettrone ad un satellite (sistema terra - luna),
tramite delle semplici misurazioni potremmo essere in grado di determinare
con precisione velocità e posizione del satellite in ogni momento: con
un telescopio potremmo misurare dove si trova la luna in un momento x,
ripetere la misura in un momento y, e tramite la semplice equazione che
ci dice che la velocità è il rapporto tra lo spazio percorso ed il tempo
impiegato a percorrerlo, avremmo tutti i dati che ci servono.
La nostra misura non perturba il sistema in esame.
Ma
l'atomo non è un sistema macroscopico e non ci è possibile "vedere" dove
si trova l'elettrone e contemporaneamente conoscere anche la sua velocità:
il principio di indeterminazione di Heisenberg ci limita alla conoscenza
accurata di uno solo di questi parametri per volta.
Per misurare la posizione precisa di un elettrone, potremmo sfruttare
la collisione che esso può avere, per esempio, con un fotone: sappiamo
in questo modo la posizione perché riusciamo a percepire dove avviene
lo scontro, ma non sappiamo la velocità, perché l'urto con il fotone ha
modificato la velocità stessa e la traiettoria dell'elettrone in esame.
La nostra misura perturba il sistema, modificandone lo stato.
A livello microscopico, non siamo più in un universo determinato, ma in
un universo probabilistico: gli elettroni sono spazialmente delocalizzati
in una "nuvola", di cui possiamo definire la forma tramite delle funzioni
matematiche. All'interno della nuvola esiste una certa probabilità che
ci sia il nostro elettrone: la probabilità uguale al 100% corrisponde
alla probabilità di trovare l'elettrone nell'intero universo (da qualche
parte dovrà ben essere!).
La teoria ipotizzata nel libro si spinge oltre e ci dice che gli elettroni
degli elementi trans-temporali sono delocalizzati anche nel tempo, cioè
esistono delle funzioni matematiche che permettono di descrivere la regione
di tempo in cui si ha una certa probabilità di trovare gli elettroni in
un dato momento.
Cosa c'entra tutto questo con i motori a curvatura messi a punto da Cochrane?
Supponiamo di avere un oggetto metallico "normale": una delle proprietà
dei metalli è che gli elettroni hanno una certa libertà di movimento,
non sono proprio confinati sui singoli atomi: la nuvola elettronica permea
tutto il pezzetto di metallo che esaminiamo.
Questa libertà di movimento, nello spazio, è responsabile del fatto che
i metalli sono per esempio degli ottimi conduttori di elettricità e di
calore.
Passiamo allora ad un cristallo di materiale trans-temporale: al suo interno,
ci sarà analogamente una certa libertà di movimento, nel tempo, degli
elettroni, per cui, se il cristallo viene opportunamente sollecitato,
potremmo avere un orientamento omogeneo degli elettroni stessi.
Se gli elettroni sono delocalizzati nel tempo, essi possono esistere indifferentemente
nel passato, nel presente o nel futuro: se riuscissimo ad incanalare l'energia
degli scudi deflettori, accoppiandoli con gli smorzatori inerziali e se,
contemporaneamente, facessimo in modo di rimodulare le frequenze del raggio
del teletrasporto…ehm, scusate, un breve attacco di LaForgite.
Ma
supponiamo veramente di poter incanalare la probabilità di tutti gli elettroni
temporali del cristallo in una unica direzione, per esempio nel futuro:
allora se la probabilità degli elettroni di trovarsi nel futuro è pari
al 100%, essi possono in qualche modo "forzare" l'intero cristallo ad
esistere nel futuro; ma quando il cristallo si trova nel futuro, i suoi
elettroni vengono incanalati ancora una volta verso un punto ancora più
nel futuro e così via.
Se i cristalli si spostano nel futuro, e la nave spaziale in cui essi
sono montati viene trascinata con loro, allora la nave si sposta da "adesso"
a "tra un po'" e siccome "tra un po'" la nave sarà qualche parsec più
lontana da dove si trova ora, allora ecco che l'astronave si sposta nello
spazio.
Non fa una piega.
Inoltre, controllando opportunamente l'ammontare dell'orientamento temporale,
cioè giocando sulle diverse percentuali di probabilità di orientare gli
elettroni nel futuro, sarà possibile muoversi a diverse velocità nello
spazio-tempo.
Per esempio, con un 10% di elettroni orientati, la nave si sposta a curvatura
1; con il 20% a curvatura 2 e così via.
Come ci insegna Tom Paris, raggiungere curvatura 10 (100% di elettroni
orientati) significa essere ovunque, nello spazio e nel tempo, contemporaneamente!
L'unica difficoltà è costruire una tecnologia talmente affidabile da riuscire
ad elaborare un software in grado di impostare una rotta verso una certa
regione di spazio e dialogare con un motore che si sposta nel tempo. Per
Zefram non è stato un problema: ce l'ha fatta con i rimasugli di un residuato
bellico!
Ovviamente questa è una interpretazione non ufficiale del funzionamento
dei motori a curvatura, come tutte le storie pubblicate sui libri e non
facenti parte della cronologia ufficiale stabilita dai telefilm.
Inoltre questa teoria non spiega nemmeno perché vengano chiamati motori
a curvatura, né cosa sia o cosa c'entri il subspazio in tutto ciò.
O, se è per questo, per quale motivo siano stati scelti proprio i cristalli
di dilitio e non, per esempio, i cristalli di distronzio.
Una delle Leggi raccolte da Murphy infatti dice:
1st Law of Theory:
No theory will answer the important questions.
Corollary:
All theories are irrelevant.
(Prima legge della Teoria:
Nessuna teoria risponderà alle domande importanti.
Corollario:
tutte le teorie sono irrilevanti)
Il corollario mi sembra poi particolarmente in tema…
Noi comunque pensiamo che questa sia una spiegazione affascinante dal
punto di vista chimico-fisico e per questo ve l'abbiamo proposta, sperando
di non essere risultati troppo noiosi.
LITIO
Il nome deriva dal greco "lithos" (=pietra)
Anno di scoperta: 1817
Scopritore: Arfvedson Simbolo: Li
Numero atomico: 3
Peso atomico: 6.941
Gruppo: 1
Nome del Gruppo: metalli alcalini
Periodo: 2
Blocco: s
Stato standard: solido a 298K
Colore: grigio/argenteo
Se volete commentare questo articolo scrivete a
Warp
Mail
|