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SALTO NEL BUIO
(INNERSPACE)
di Antonella
Bellecca
USA 1987
Soggetto: Chip Proser
Sceneggiatura: Jeffrey Boam e Chip Proser
Regia: Joe Dante
Interpreti: Dennis Quaid (Tuck), Martin Short (Jack), Meg Ryan (Lydia).
Questo
film del 1982 ha un paio di punti di contatto con la nostra serie preferita.
Balza subito all'occhio la presenza nel cast di Robert Picardo (il dottore
di Voyager), che ricopre il ruolo secondario del "cow-boy"; ma c'è da
notare anche che la colonna sonora è stata scritta da Jerry Goldsmith,
musicista molto caro ai trekker per aver scritto la colonna sonora dei
film Star Trek I, V, VIII e IX (The Motion
Picture, L'ultima frontiera, Primo contatto, L'insurrezione),
e ancor più le sigle di The Next Generation e Voyager. Goldsmith
ha vinto anche un premio Oscar per la partitura del film "Il presagio",
del 1975. Per ulteriori approfondimenti vi rimando a due articoli di Gianni
Bergamino, il primo sulla musica di "Star Trek - The Motion Picture",
che potrete trovare nel numero di febbraio 2000 dello Star Trek Italia
Magazine (download n. 12), il secondo sulla musica di The Next Generation,
pubblicato sul numero di maggio 2000 (download n. 15).
Tornando a "Salto nel buio", possiamo dire che più che un film
di fantascienza questo ci è sembrato una bella commedia comica e sentimentale;
tuttavia è innegabile che la struttura della trama è data da una trovata
assolutamente fantascientifica (seppur non originale): la miniaturizzazione
di un uomo ed il suo inserimento nel corpo di un altro uomo. Il neologismo
"innerspace" infatti può essere tradotto più o meno come "spazio interiore".
So che coloro che mi leggono in questo momento stanno pensando al film
"Viaggio allucinante"; indubbiamente l'idea originale non può non
dirsi di Asimov, ma questo non importa perché il film risulta comunque
gradevole, spiritoso, sostanzialmente leggero, laddove "Viaggio allucinante"
racconta una trama altamente drammatica.
"Salto nel buio" narra le disavventure del tenente Tuck, che per un
esperimento scientifico viene miniaturizzato, insieme ad una navicella-batiscafo,
per essere introdotto nel corpo di un coniglio; purtroppo il caso, nelle
persone di un gruppo di scienziati "cattivi", ci mette lo zampino e la
sfortunata cavia (Tuck, non il coniglio) finisce per essere iniettata
nel corpo di Jack, un ignaro cassiere di supermercato, ipocondriaco e
patologicamente nevrotico. Per compiere la complessa operazione della
miniaturizzazione è necessario uno speciale chip, ma per far tornare l'oggetto
miniaturizzato alle sue reali dimensioni ne sono necessari due; entrambi
i microchip sono destinati alla vendita sul mercato delle super-tecnologie,
e precisamente ad un misterioso acquirente conosciuto come il Cow-boy.
I cattivi ne rubano uno, quello custodito nel laboratorio dove si è compiuto
l'esperimento; il secondo, però, si trova all'interno del batiscafo. Per
questo motivo inizia una spericolata ed a tratti esilarante caccia all'uomo.
Con l'aiuto di una bella giornalista, Lydia, fidanzata di Tuck, e dello
stesso Tuck, con cui è in comunicazione "via orecchio", Jack riuscirà
ad eliminare i cattivi (miniaturizzandoli!) e ad approdare al laboratorio,
in tempo per salvare la vita al povero tenente Tuck, prima che muoia per
mancanza di ossigeno. Al termine abbiamo un classico finale "aperto",
come si suol dire, ad un eventuale seguito, ma evidentemente gli incassi
registrati non hanno giustificato la produzione di un sequel.
Il film si sofferma molto sulle scene più divertenti, che ruotano soprattutto
attorno alle strambe conversazioni tra Tuck e Jack e tra quest'ultimo
e Lydia, la quale ignora che nel corpo del suo compare è alloggiato il
proprio fidanzato; questa situazione, ovviamente, dà luogo a molti equivoci
più o meno comici. Ma gli autori hanno voluto dare ampio spazio anche
al lato romantico, tra separazioni e riconciliazioni, innamoramenti e
delusioni. A mio giudizio, il momento in assoluto più romantico del film
è quando, per una serie di circostanze che non vi voglio rivelare, Tuck
si trova per un breve periodo di tempo nel corpo di Lydia, andando a finire
proprio... nella placenta, dove la dolce manina del suo stesso figlio
sembra voler acchiappare quella buffa navicella.
Non mancano alcune scene d'azione, e addirittura una battaglia "spaziale"
nei meandri anatomici di Jack, ma si tratta comunque di scene funzionali
al lato umoristico della pellicola. Lo stesso può dirsi per alcuni spassosissimi
effetti speciali, legati alla trovata, davvero fantascientifica, di un
mutamento dei lineamenti del povero Jack "dall'interno", grazie a fantomatiche
manipolazioni dei nervi e dei muscoli facciali.
Le performance dei vari attori sono tutte apprezzabili; la scelta di ottimi
caratteristi irrobustisce tutte le scene in cui mancano i protagonisti,
e supporta pregevolmente questi ultimi. Dennis Quaid e Meg Ryan (marito
e moglie nella realtà; ma adesso si sono separati perché lei si è messa
con Russel Crowe, che poi l'ha lasciata - fine del pettegolezzo!) sono
attori indiscutibilmente molto bravi, anche se lei ha avuto più numerose
possibilità di mostrare il suo talento, raggiungendo una maggiore notorietà.
Il vero protagonista, però, è Martin Short, dotato di una comicità naturale,
che purtroppo non ha ancora trovato la via della gloria nel firmamento
di Hollywood. Egli dà via via il volto ad un personaggio infelice, malato,
comico, avventuroso, innamorato, infine coraggioso e sicuro di sé.
Che dire della interpretazione di Robert Picardo? Non ha molte battute,
ed è irriconoscibile sotto un parruccone di capelli neri. Il suo personaggio
è davvero burino, strepitose le mutande con conchiglia dorata.
Vorrei segnalare per concludere una precisa citazione da "E.T.",
che lascio allo spettatore di scovare (tra i produttori esecutivi compare
anche il nome di Steven Spielberg).
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