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STAR TREK: I PROTETTORI
di William Shatner
di
Alessandra
"Deyanira" Ronconi e Andrea
"Eremita" Leonelli
Il
romanzo che conclude la trilogia iniziata con "Il Fantasma"
e "Vittoria oscura", e in cui due uomini e due universi che
non dovevano incontrarsi si avvicinano in modo inesorabile e fatale. Il
sanguinario e tirannico imperatore Tiberius, un tempo capitano della I.S.S.
Enterprise, ha trovato un alleato inatteso nel rivale che aveva sempre
disprezzato, l'uomo che per primo si è messo in contatto con il suo mondo:
il capitano James T. Kirk. Onesto e idealista, Kirk è molto diverso da
Tiberius, ma al tempo stesso è profondamente innamorato di sua moglie,
e Teliani sta morendo. Per salvarle la vita Kirk metterà in discussione
i propri ideali entrando in conflitto con il capitano Jean-Luc Picard
e con una nuova generazione di eroi della Flotta Stellare. Ma sullo sfondo
si staglia il mistero di un oggetto sconosciuto, lasciato da un'enigmatica
e avanzatissima civiltà, che sembra aver influenzato l'evoluzione della
vita nella galassia nel corso di milioni di anni. Kirk è l'uomo destinato
a riceverlo, e a interrogarsi sul messaggio lasciato dai Protettori...
Leggendo la presentazione dell'ultimo romanzo di William Shatner Star
Trek: I protettori si è tentati di chiedersi se davvero questo sarà
l'ultimo capitolo della saga scritta da Shatner e iniziata in realtà ben
sei volumi fa, con il romanzo Star Trek: Le ceneri del Paradiso.
E certamente qualunque fan di Star Trek che si trovi di fronte alla firma
di W. Shatner si chiederà con un pizzico di nostalgia e forse anche di
imbarazzo fino a dove riuscirà ad arrivare il resuscitato Kirk dei romanzi
in questione. Perché leggere i romanzi di Shatner significa inevitabilmente
confrontarsi con la sua personalità "importante", che emerge da ogni riga
del romanzo, dalla sua veste di scrittore e da quella di interprete del
capitano Kirk.
Se
infatti Shatner sa molto abilmente giocare con il suo personaggio perennemente
al salvataggio dell'universo, i lettori del romanzo, e specie gli appassionati
che hanno ben vivo il ricordo del capitano Kirk dei tempi d'oro, si troveranno
di sicuro in imbarazzo di fronte a qualche pagina del racconto, pur apprezzando
lo stile e la natura che di Kirk emerge dalla trama. In tal senso, questo
sesto romanzo scritto da Shatner (dopo, nell'ordine, Le ceneri del
Paradiso, Il ritorno, Il vendicatore, Il fantasma
e Vittoria oscura) è una conferma dell'idea che Shatner ha del
suo personaggio e della convinzione della forza dei valori morali del
capitano Kirk.
È sempre interessante leggere e capire come un attore "sente" un
suo personaggio. Chi infatti meglio del suo interprete sa conoscere un
personaggio, al di là delle impressioni che ogni spettatore si fa di fronte
alla visione di una serie televisiva complessa come Star Trek? In questo
senso, i romanzi di Shatner sono un utile strumento per capire meglio
Kirk, e Shatner di riflesso. O viceversa, se volete. Infatti emerge dalle
pagine che più si concentrano sull'intimo di Kirk una sintesi totale tra
Shatner scrittore e Shatner interprete del personaggio, sintesi che risulta
anche dal riflesso che le dolorose vicende private di Shatner degli ultimi
tempi hanno sulla trama de I protettori. Evidentemente, per Shatner,
è ben difficile separare la sua esistenza reale da quella del capitano
che l'ha reso famoso. Così come è difficile per il lettore dimenticare,
durante la lettura, la figura un po' ingombrante dello scrittore, pur
sapendo che un grande aiuto (riconosciuto nella dedica) nella stesura
del romanzo è venuto a Shatner da Judith e Garfiled Reeves-Stevens, affermati
scrittori di romanzi di fantascienza.
Probabilmente
il dualismo Kirk - Imperatore Tiberius, cioè tra il bene e il male
dell'Universo apparsi sotto le stesse spoglie, può in molti tratti del
romanzo sembrare riflesso del dualismo Shatner-Kirk che l'attore ha dovuto
affrontare più volte. Certo, bisogna ammettere che Shatner, con il suo
ciclo di romanzi, è riuscito molto avvedutamente a ridare vita ad un personaggio
che dagli schermi e dalle serie di Star Trek è scomparso dal 1994 con
il film Generazioni; a questo proposito va segnalato anche il fatto
che più volte, nonostante i tentativi di mascherare l'antagonismo tra
i due, nel romanzo si prova a risolvere l'amore/odio tra Kirk e Picard.
In effetti, in tutto I protettori, si nota una tendenza di Kirk
"contro tutti" molto più accentuata rispetto ai romanzi precedenti. Kirk
contro le scelte del governo della Federazione, Kirk contro i suoi compagni
di avventure, Kirk contro Tiberius, Kirk contro il destino avverso che
gli vuole sottrarre moglie e figlio... È forse una vecchia storia,
o un segno che Kirk/Shatner non ha ancora trovato una giusta armonia nei
confronti del suo destino.
Comunque, una volta che il lettore riesce a dimenticarsi del problematico
narratore, la trama e lo stile de I protettori coinvolge molto,
specie per i quesiti che pone sia sull'organizzazione della Federazione,
qui in pericolo per la presenza (presunta) di segreti e congiure interne
agli alti comandi, sia soprattutto per i quesiti etici e morali che indirettamente
il romanzo pone sulla presenza di esseri molto più potenti, i Protettori
appunto, che possano manipolare la storia e i suoi protagonisti a piacimento
come marionette. Siamo davvero liberi di scegliere il nostro destino,
o c'è qualcuno che dall'esterno della nostra ristretta visione delle cose
ci manipola e influenza il nostro fato? Il romanzo affronta anche questa
domanda, senza dare risposte definitive, ma dimostrando, attraverso la
determinata caparbietà di Kirk e Picard, che non bisogna arrendersi, ma
cercare sempre una soluzione, ponendo positiva fiducia nelle capacità
degli esseri umani.
Dunque anche al lettore, messo da parte il dilemma su Shatner scrittore,
non rimane altro che avere fiducia nel fatto che comunque, attraverso
libri come questo, può continuare a vivere un mondo, quello di Kirk, che
sullo schermo ha lasciato il passo ad altri, ma che è stato comunque,
bisogna riconoscerlo, per tanto tempo il simbolo della fiducia nel futuro.
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