NIRVANA
di Maurizio "Zeno" Coro'


"Vi è un posto dove non c'è terra, acqua, fuoco o aria, né condivisione di spazio infinito, né questo mondo, né un altro mondo, né entrambi, né il sole o la luna. Là non si va né si viene, non si resta, non si muore né si nasce. Non è qualcosa di fisso, non si muove, non è fondato su nulla. Si chiama Nirvana. Esso, invero, è la fine del dolore."


Titolo originale: Nirvana
Titolo francese: Nirvana
Titolo di Zeno: idem

Regia di: Gabriele Salvatores
Scritto da: Pino Cacucci, Gloria Corica

Qualcuno lo ha definito il primo (e unico) film di fantascienza comunista. Personalmente credo che la politica non c'entri fino in fondo in questa grande pellicola italiana. Nirvana è un capolavoro: un cocktail di dramma, commedia e tecnologia come solo un artista quale Gabriele Salvatores poteva confezionare.

LA TRAMA

La storia è semplice ma originale: Jimi Dini (Cristopher Lambert) è un programmatore di videogiochi; Solo (Diego Abatantuono) il protagonista del gioco che, in seguito all'infezione di un virus, acquista autocoscienza e si ribella alla trama imposta da Jimi. La mente fugge rapida a ST:TNG e in modo particolare a quel ponte ologrammi dove Data e Geordi danno vita al primo ologramma senziente della storia: il dottor Moriarty (per altri dettagli consultate la sezione apposita). Ma nel film di Salvatores la questione è anche più sottile: Solo, sebbene cosciente di sé, sa anche di essere imprigionato all'interno delle pareti elettroniche del software, e come unica via di scampo ha solo quella di essere distrutto, cancellato, formattato... Vuole impedire che milioni di persone giochino con lui, trattandolo come un burattino per il proprio futile e breve divertimento, per poi abbandonarlo, all'uscita del nuovo titolo della Okasama, la software house di Nirvana.
Parallelamente Jimi ha il cuore a pezzi in seguito al fallimento della sua storia d'amore: Lisa (Emmanuelle Seigner, che compare solo nei ricordi) lo ha lasciato senza una vera spiegazione ed ha fatto perdere le sue tracce nella periferia dell'Agglomerato.
Jimi capirà di non poter condannare Solo al suo drammatico fato e riuscirà a distruggere la propria opera, di fatto però rovinandosi per sempre.

Elencare tutti gli attori sarebbe impossibile, il film è talmente denso di cammei da renderlo un capolavoro solo per questo. Salvatores ha aggiunto al suo consueto staff nomi noti e amati da tutti gli italiani, donando a tutti un loro spazio congeniale. Paolo Rossi compare su cartelloni pubblicitari stile Blade Runner, intento a descrivere tutti gli effetti delle varie droghe in commercio. Claudio Bisio è un tassista mezzo tossicomane che spaccia e vende di tutto. Silvio Orlando è il maitre di un motel malfamato. Luisa Corna è la Dea Kali. Bebo Storti, però, è una piccola perla: vestito da guru indiano, prende a fucilate chi interrompe la sua meditazione.

LA REGIA

Decisamente azzeccate le scelte registiche: essendo stata scelta un'ambientazione simile a quella di Blade Runner, lo spettatore viene proiettato nell'atmosfera del film senza alcuno sforzo. Un'idea decisamente fortunata: come quella di richiamare situazioni già sperimentate in Tron (della Disney), o nella tragi-commedia di Indiana Jones di Spielberg. I colori scuri, i forti contrasti, la pioggia, il vociare costante di fondo… sono tutti elementi che incorniciano questa società in cui nessuno di noi vorrebbe vivere.
Da notare la non attinenza con il cyberpunk di Jonny Mnemonic o Matrix. Sebbene la tecnologia sia propria del gioco di ruolo in questione, l'ambientazione è ben diversa: niente schiamazzi, niente esplosioni, niente super effetti… ma pace, dolore, dramma.
Il lavoro maggiore è, però, concentrato nell'ambientazione del videogioco: colori, immagini, suoni. Una fotografia eccezionale (diretta da Italo Petriccione) accompagna il tutto. Diego Abatantuono compare con occhi azzurrissimi e colori improponibili: un vero shock. Reazioni impensabili e decessi irreali ci fanno comprendere quanto sia strano il mondo dei videogiochi e come esso potrebbe apparire ai suoi personaggi. In conclusione è a mio parere la migliore pellicola di Salvatores.

LA RECITAZIONE

Gli attori hanno fatto gli straordinari. Lambert finalmente mostra di saper recitare veramente ed entra nel cast di un film serio, dai risvolti sociali profondi e drammatici. Impersona un personaggio che finalmente non è il supereroe che vince sempre, ma inizia affranto nel cuore ed esce sconfitto moralmente e fisicamente. La drammaticità e il dolore del caso sono resi bene dalla sua recitazione, forse accentuati dai capelli biondi e dalla pelle del volto cadente, segno che gli anni passano anche per gli attori: questa immagine inedita dapprima ci lascia perplessi, ma subito i dubbi vengono fugati: la scelta è stata ottima.
Diego Abatantuono, un giorno, decise di abbandonare i panni immondi del "terrunciello" in cui dava il peggio di sé facendo ridere tutti quelli che avevano un QI inferiore a 35. Finalmente ebbe una parte importante in uno sceneggiato per la televisione dedicato ai Tuareg; da quel momento in poi ha saputo far sorridere e piangere meglio di chiunque altro. Personalmente reputo Abatantuono uno dei migliori attori italiani, a partire da pellicole come Mediterraneo, fino a Puerto Escondido, passando per quella che reputo la sua migliore interpretazione in Per amore solo per amore; la sua drammaticità ha saputo dare una nota eccellente a tutti i film in cui è comparso.
Il matrimonio con Salvatores gli ha poi dato la possibilità di esprimersi al meglio in ruoli diversi, e in questo film riesce a far ridere a crepapelle tra una lacrima e l'altra. Sempre più coraggio per Sergio Rubini. Quasi nessuno lo conosceva prima e dopo Nirvana, la sua fama è di certo aumentata con Il conte di Montecristo, dove non sfigurava accanto ad un superbo Gerard Depardieu. Ma già da giovane (sempre con Depardieu, aveva un grosso ruolo in Una pura formalità, drammatica pellicola di e con Roman Polanski) si potevano riconoscere in lui i tratti caratteristici della sua vis interpretativa. In Nirvana è Joistick: ex "angelo" ormai povero in canna e mezzo cieco, dato che ha venduto gli occhi per denaro. Sergio Rubini appare decisamente ispirato, il classico parassita manzoniano trasportato nella fantascienza.
Da non dimenticare parti come quella di Amanda Sandrelli (Maria); bellissima, ma costretta dal gioco non solo nel ruolo della prostituta, ma a ripetere sempre e solo la stessa frase: "Vuoi scopare?"
Stefania Rocca è invece Liza, la ragazza che si innamora di Jimi: una buona interpretazione ma senza eccessivo spessore, forse offuscata dagli attori di levatura maggiore che la circondano.

LA SOCIETA'

La società dipinta da Salvatores è molto più credibile di tante altre viste al cinema, e riflette una tendenza reale ormai assodata; il mondo è totalmente multietnico: razze, religioni, differenze di ceto non sono più delineate e divise come oggi, tutte le popolazioni sono mischiate tra loro e il concetto di nazione è del tutto scomparso. Città e Paesi sono considerati dei quartieri, e grosse autostrade collegano gli stati l'uno all'altro. "Agglomerato" è l'unico termine che viene utilizzato per la città di Jimi e, sebbene siamo dubbiosi se esso sia un nome o una definizione, di certo rende l'idea inquietante della sovrappopolazione.

LA TECNOLOGIA

La tecnologia è strabiliante, come al solito, ma mai esagerata come appare in molte pellicole SCI-FI; impossibile dire quale sia l'aspetto più eccitante. Per tutti gli appassionati di informatica, di certo avrà costituito motivo di esaltazione la lotta uomo contro macchina degli "angeli": coloro che cercano di penetrare nei sistemi protetti (senza considerare le scommesse clandestine che circondano queste sfide); i computer si difendono leggendo nella mente dell'uomo e distraendolo con i propri ricordi: splendido!
Altri elementi sono la casa intelligente, le telecamere ottiche, gps satellitari (il film risale a quando ancora non erano diffusi), chip di credito. In perfetto stile cyberpunk abbiamo anche innesti di memoria (i ricordi), che possono essere sostituiti con banchi di memoria biologica (settori del cervello)... Piccoli elementi straordinari che appaiono profondamente quotidiani.

LA PERLA

Per la perla c'è stato molto da valutare: l'antifurto che insulta pesantemente i ladri; il benzinaio automatico che versa esplosivo nel serbatoio quando vengono usati chip falsi... Ma la vera perla, e come non potrebbe, è il "software detector": quando Jimi passa sotto uno di essi, il detector rivela che in tasca ha un software non registrato. In effetti si tratta del suo gioco, per cui nulla di illegale... Ma quanti informatici hanno sentito un brivido gelido lungo la schiena, e il sangue ghiacciarsi nelle vene durante quella scena?

SCENA MIGLIORE

La scena migliore è il finale: tutti i nodi vengono al pettine e persino il personaggio di un videogioco si rende conto che vincere vuol dire morire, e che questo non è facile da accettare... Cosa accade quando cancelliamo qualcosa che abbiamo creato con le nostre mani? Non è come distruggere una parte di noi stessi?
Un altro pensiero non inopportuno è quello relativo alla realtà, alla vita che quotidianamente viviamo: siamo noi vivi, veri, pensanti, coscienti… o siamo semplicemente stati creati così? E se qualcuno giocasse anche con noi?

LA CITAZIONE

Christopher Lambert: "È un film di fantascienza, ma più che altro un film di emozioni, e forse il film più completo e più importante che abbia mai fatto."

CONCLUSIONE

Uno dei momenti più importanti del film è quello in cui Solo vuole a tutti i costi far comprendere ai suoi simili di essere una mera creazione informatica. Egli (o dovremmo dire "Esso") cerca di convincere Maria a fuggire con lui, vuole certo salvarla dal destino impostogli dal programmatore, ma soprattutto ha bisogno di non essere più solo ed abbandonato a se stesso… ed ecco che viene richiamato un altro grande concetto della filosofia orientale: l'ineluttabilità del destino. Per quanto Solo si sforzi di uscire dagli schemi del gioco, ogni suo movimento lo porta ad avanzare nel videogame stesso, rendendo vani tutti i suoi sforzi, mettendolo di fronte ad un fato crudelmente deciso a tavolino.
Per alcune filosofie ciascuno è padrone del proprio destino… Ma quanti di noi avrebbero la forza di andare avanti se sapessero che ogni loro mossa è stata progettata, che ogni avvenimento della loro vita è stato soppesato, studiato, programmato?… Il concetto di "libero arbitrio" cesserebbe di avere valore, sapremmo che se decidessimo di mangiare un gelato, o di suicidarci, è perché qualcun altro lo ha deciso per noi.
Nonostante questo, Solo avrebbe voluto una soluzione diversa: poter vivere nel suo mondo fatto di bit e raggi luminosi, ma circondato da individui, e non da sagome di cartone. Vorrebbe vivere con Maria, senza dover ricominciare tutta la lotta per darle coscienza ogni volta che il gioco lo uccide e ricomincia. La vita ha un valore che trascende il destino, ed è per questo che, all'ultimo, Solo ha un leggero ripensamento: uno sguardo balena nei suoi occhi mentre chiede supplichevole "allora abbiamo vinto noi?": è lo sguardo del martire condannato a morte, di chi vorrebbe vivere ma che sa di non poter far altro che morire…

SCHEDA

Valutazione: 950/1000
Collocazione della videoteca: Alla destra di Blade Runner
Prerequisiti cinefili: Blade Runner
Ora ideale del giorno: La sera
Compagnia ideale: La dolce metà (ma solo se ama il genere)
Cibo ideale: Tazza di the caldo (o tisana)
Controindicazioni: Non indicato a persone con crisi esistenziali
Effetti benefici: Smettere di credere nel destino sarà una necessità

"Un gentile fiocco di neve che non cade in nessun posto" - Antico detto Zen

 

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