NESSUN DOVE
Neil Gaiman
Trad. Elisa Villa
Fanucci Editore
Costa ma ne vale la pena

di Paolo "Exidor" Longarini



So già cosa state per dirmi: non è un libro di fantascienza ma è un fantasy.
Se in questi mesi avete imparato a conoscermi, saprete già la mia risposta.

Che cosa distingue un autore da un genio? Che cosa fa la differenza tra, che so, De Carlo e Pessoa, Grisham e James?
Non me lo chiedete, non lo so.
L'unica cosa che so è che dopo aver finito di leggere i 75 numeri di Sandman avrei voluto inginocchiarmi ed urlare il suo nome, non ho potuto solo perché ero sulla linea B della metropolitana e mia mamma mi ha detto di astenermi da siffatte manifestazioni in luoghi simili.
Apro una piccola parentesi per spiegarvi di chi sto parlando. Neil Gaiman è un placido ragazzotto inglese di quarant'anni il quale, un giorno neanche troppo lontano, decide di abbandonare una promettente carriera giornalistica per dedicarsi alla scrittura dei fumetti. Dapprima viene preso per pazzo - non che i suoi colleghi l'avessero mai definito diversamente: in una Londra che esplodeva di colori, il nostro eroe si ostinava a vestire rigorosamente di nero e sfoggiava ogni giorno una faccia sanamente a metà tra l'incazzato ed il depresso.
L'impatto è veloce e sorprendente; per farla breve, in pochi anni vince tutti i premi possibili ed immaginabili nel campo del fumetto, firma un contratto con la BBC per la produzione di una serie fantasy e scrive diversi libri di successo. Un po' come se una persona normale vincesse lo stesso anno il Pulitzer, un Oscar come miglior attore e la classifica cannonieri.
Neil Gaiman scrive in modo sorprendente; non a caso ho precedentemente citato Henry James, entrambi riescono a nobilitare storie magari già sentite, fatti non nuovissimi, trame non appariscenti e ci riescono nella maniera migliore e più difficile al tempo stesso: con grandi personaggi e con uno stile narrativo unico. Non trascurano nulla e non lasciano niente al caso, dalla più piccola delle comparse al personaggio principale, tutti hanno un carattere ben delineato ed incredibilmente originale, tutti i fili tessuti, tutti i semplici accenni fatti in un momento qualsiasi della storia verranno risolti ed insieme formeranno un tutto dapprima inaspettato. Questa è la forza di Gaiman, laddove con Sandman pescava a piene mani dalla tradizione europea e da Shakespeare in particolare (non lo ha mai nascosto); in questo libro affonda le mani nel tema più classico del fantasy: un tipo mediocre viene catapultato in un mondo da favola che vive, guarda caso, a pochi passi da lui.
Il nostro eroe, Richard Mayhew, commette l'"errore" di aiutare Lady Porta, una piccola transfuga da una Londra parallela, ricercata da quella che è la migliore coppia di sicari mai creata dai tempi del Gatto e la Volpe. Naturalmente questo fa sì che da ora in avanti i destini dei due siano legati. Con questa semplice premessa inizia la fantastica scoperta di una Londra nascosta, una città che "avrebbe potuto essere e che in parte è", governata da un angelo (esattamente quello che avete letto, con tanto d'ali bianche e musichetta di sottofondo), una città in cui vivono tutti i tipi di esseri, umani e no.
Qualcuno ha messo un contratto su Lady Porta e sulla sua famiglia, affidando l'incarico a Mister Crup e Mister Vandemar, il gatto e la volpe di cui sopra. I due portano a buon fine solo parte del loro compito, uccidendo la famiglia, ma Lady Porta riesce (apparentemente) a scappare.
A questo punto lei s'imbatte in Richard ed a lui sono collegate le nostre orecchie ed i nostri occhi, ma soprattutto i nostri animi. Richard è la nostra coscienza in un mondo in cui la differenza tra la vita e la morte la fa il possesso di una biro. Lui si comporta come tutti faremmo davanti ad una fanciulla in pericolo, andiamo avanti nell'assurdo tentativo di proteggerla anche quando il nostro compito è esaurito e deve essere lei a proteggere noi. Siamo gli unici a piangere per la scomparsa di una parla-coi-ratti, una ragazza il cui unico scopo nella vita è fungere da traduttrice con i topi e che scompare, nell'indifferenza generale, come pagamento di un tributo per il semplice attraversamento di un ponte.
Richard è la nostra morale in questo mondo, un mondo in cui una corte vive dentro una carrozza della metropolitana e dove esistono anche una bestia ferocissima che nessuno ha mai ucciso, un furfante in grado di resuscitare dopo la morte ed un vecchio che vende corvi arrosto e baratta di tutto...
Non so se a questo punto debba smentire ciò che ho detto all'inizio, quando ho finito il libro (subito dopo essermi ripulito le ginocchia dei pantaloni) ho pensato di aver letto non una storia fantasy ma una favola adulta. Non chiedetemi la differenza tra queste due definizioni perché non credo di essere in grado di spiegarla. So solo di essere rimasto letteralmente incollato ad ogni singola pagina di questo libro, di aver sentito l'odore sgradevole di un mondo in disfacimento, di essere riuscito a provare rabbia, stupore ed incredulità di fronte ad un mucchio di fogli inchiostrati. Tutto quello che so è che ho letto un libro di un grande narratore, una persona che è riuscita a dare un'incredibile potenza alla semplice parola "ciao" (per chi leggerà il libro, mi sto riferendo a pagina 272), e che ci è riuscita solo ed esclusivamente grazie alla bravura ed al genio di una delle menti migliori del nostro tempo. Neil Gaiman.


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