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DA
TOS A TMP
di Riccardo "Summer" Palazzani
Come
tutti (o quasi) sappiamo, tra la fine della produzione (con conseguente
messa in onda) della Serie Classica negli Stati Uniti (1969) e l'arrivo
nelle sale cinematografiche di tutto il mondo del primo film della saga,
Star Trek: The Motion Picture, trascorsero ben dieci anni.
Anni durante i quali Star Trek crebbe in popolarità, trasmesso sui piccoli
network statunitensi più e più volte. Anni durante i quali Roddenberry,
non riuscendo più a produrre serie di successo, si trovò a pensare che
non sarebbe stata una cattiva idea, per le sue finanze, proporre nuove
avventure della nave Enterprise. StarTrek secondo il suo parere era una
serie ancora vendibile. Il suo problema principale: convincere gli Studi
Paramount, che invece erano di parere contrario. Gli ci vollero dieci
anni per riuscire a fare breccia nelle menti e soprattutto nel budget
della Paramount, la quale alla fine acconsentì a produrre una seconda
serie, la fantomatica Star Trek Phase II che non vide mai la luce.
Verso la fine degli anni 70, tra il '78 e il '79, ST Phase II stava per
nascere. Avrebbe dovuto essere una serie a basso costo, senza troppe pretese,
esattamente come era stata la TOS, ma il destino si intromise, trasformandola
in un lungometraggio dal budget elevato, destinato ad un grande successo
di botteghino. Il motivo è semplice: Lucas furoreggiava con il suo Star
Wars, facendo incassi notevoli e lanciando la moda dei film fantascientifici.
La Paramount, intenzionata a prendersi la sua fetta di guadagni, si giocò
l'unica carta che aveva nel settore, ovvero Star Trek. In fretta e furia
i set di Phase II vennero riadattati ed una sceneggiatura fu stesa (in
realtà la sceneggiatura venne praticamente improvvisata durante le riprese,
causa incomprensioni fra Roddenberry e i vari scrittori, soprattutto Wise,
che vi collaborarono).
Fatta questa debita premessa, arrivo all'argomento con cui intendo intrattenervi
questo mese: analizzare, come sempre molto superficialmente, i cambiamenti
avvenuti nei personaggi protagonisti durante il passaggio dalla fiction
televisiva fine anni sessanta al grande cinema della fine degli anni settanta.
Direi
di cominciare da lui, il solito buon Jim, il capitano più bistrattato,
invidiato, imitato, parodiato della storia dei capitani di tutti i tempi;
e comincio con lui perché è proprio lui il primo personaggio che incontriamo
nel film, a passeggio in compagnia di un Vulcaniano nel Quartier Generale
della Flotta a San Francisco.
Prima di tutto facciamo un confronto partendo dall'aspetto esteriore,
tenendo conto di due fattori: il tempo, il trucco. Il Kirk che vediamo
in TMP è uno Shatner di dieci anni più vecchio, vicino alla cinquantina,
e non porta sul viso i segni di alcun trucco particolare (esclusi ceroni
di vario tipo). Il Kirk della TOS, invece, era pesantemente truccato (a
dire il vero lo erano tutti): ombretto scuro sugli occhi ed un cerone
effetto "pelle di plastica" sulla faccia. Un altro particolare piuttosto
evidente, segno di un cambiamento, è la pettinatura: i capelli erano più
chiari nella TOS e soprattutto erano lisci. In TMP, Kirk sfoggia una capigliatura
riccia leggermente cotonata, seppure con le classiche basettone appuntite,
che lo contraddistinguerà non solo negli altri film di Star Trek, ma anche
in tutte le sue successive apparizioni televisive. Sorvoliamo sulla questione
parrucchino (o capelli trapiantati, scegliete voi la tecnica), in quanto
non v'è dubbio che i capelli che gli vediamo sulla testa in TMP non sono
i suoi originali: già si notava dieci anni prima, infatti, che i capelli
di Shatner erano abbastanza radi. Obiettivamente posso comprendere la
sua scelta (soprattutto perché ho cominciato a soffrire dello stesso problema!)
di non presentarsi calvo al pubblico; un pubblico che lo conosceva principalmente
nel suo ruolo di capitanone d'assalto e che forse non avrebbe gradito
di vederlo sfiorire come una margherita di campo. Sul fatto che poi Shatner
insista a dire che sono proprio i suoi…beh, e lasciamoglielo credere,
no?
Per
il resto, il buon capitano pare avere mantenuto una forma fisica invidiabile,
visto che anche con la tutina attillata la zona addominale pare reggere
la gravità senza nessun aiuto.
Ma veniamo all'aspetto più meramente legato alla personalità del personaggio,
con un confronto che si può azzardare solo dopo avere visionato il film
almeno un centinaio di volte (scherzo! Ne basta una decina). Il Kirk di
TOS lo conosciamo bene: è spavaldo, sicuro di sé, sbruffone, ossessionato
per la sorte della sua nave e del suo equipaggio, coraggioso, sciupafemmine
ma in fondo sempre solo, irriverente, insofferente alla disciplina quando
tocca a lui rispettarla, a volte decisamente imprudente. Sostanzialmente
una figura positiva, classico eroe, maschio e dominatore, tipico della
cultura anni Sessanta. Un po' Clark Gable, un po' Humphrey Bogart. Il
Kirk successivo, invece, risente profondamente del cambiamento culturale
avvenuto nei dieci anni intercorsi, con il crollo del mito del maschio
duro e decisionista e l'emergere di una visione più moderna dell'uomo,
capace di provare reali sentimenti e di mostrarsi per ciò che veramente
è. Un uomo più insicuro, ma anche più profondo e riflessivo (si vede che
in famiglia mi costringono a leggere riviste femminili eh?).
Infatti,
l'Ammiraglio Kirk pare decisamente una persona posata e riflessiva, seppur
determinata. Non esita ad impossessarsi del comando dell'Enterprise pur
di scrollarsi di dosso la polvere accumulata in un ufficio della Flotta,
ma sul suo volto non compaiono i cari vecchi sorrisi compiaciuti di una
volta. A dire il vero, sorride pochissimo per tutta la durata del film.
Pare corrucciato, come se la sua mente fosse occupata da pensieri tristi,
ben oltre la minaccia di V'Ger. Ma il coraggio continua a non difettargli,
infatti non esita un minuto a gettarsi dentro V'Ger per recuperare l'amico
Spock. Sostanzialmente però è un Kirk serio, troppo serio a volte,
rigido anche nella postura. Molto più vicino ad un'ideale figura di capitano
di nave stellare questo Kirk, ma preferisco di gran lunga quel gattone
della TOS, meno credibile, ma più simpatico.
Uno dei personaggi, invece, che troviamo cambiati poco o nulla nell'aspetto
fisico, è Spock. Leonard Nimoy è esattamente uguale a se stesso, nonostante
la decade in più sulle spalle. Solo all'inizio del film, quando lo vediamo
con un look davvero improbabile e molto anni Settanta (guarda caso…) -
ovvero capelli lunghi ed arruffati e basettone galattiche -, un brivido
ci corre lungo la schiena. Ma quando poi si ricongiunge all'equipaggio,
rieccolo col suo taglio a scodella. Semmai notiamo che il colorito della
sua pelle è più naturale. Si è rinunciato a volerlo marzianizzare con
passate di verderame sul viso, dannoso per la pelle seppur comodo contro
i peli superflui! Sorvoliamo sull'abito da Menestrello Nero di Sua Maestà
Britannica con cui si presenta a bordo…(Gli mancava solo il mandolino
e poi era perfetto!)
Una
volta indossata l'uniforme, Spock è di nuovo Spock. E forse è meglio così,
un minimo di continuità, uno scoglio a cui aggrapparsi nel naufragio dei
sensi di fronte alla novità di un lungometraggio dopo tanto vuoto. Anche
Nimoy ha tenuto bene gli anni e non mostra nessun decadimento fisico evidente,
né di avere guadagnato taglie.
Ma lo Spock di TMP, purtroppo, somiglia poco a quello della TOS. È
cento volte più freddo e gelido, oserei dire persino maleducato, tanto
che non risponde manco ai saluti dei compagni al suo improvviso arrivo
in plancia. E per tutto il film continuerà a tenere un atteggiamento distaccato,
da autostoppista, come fosse salito sull'Enterprise esclusivamente o quasi
per raggiungere un proprio scopo; il mitico legame che univa il magico
trio pare non esistere più. Possibile che gli anni e il destino abbiano
separato in maniera così forte persone che parevano agire all'unisono?
Questa è proprio una delle più sentite critiche dei fan a TMP:
perché Bones non insulta più Spock? E perché Spock non ci sforna più le
sue risposte tanto logiche quanto (spesso) ridicole? Perché non ci fanno
più sorridere? (Dopo anni di lamentele la Paramount ha deciso di scusarsi,
dandoci finalmente un prodotto che ci facesse ridere dal primo all'ultimo
minuto: Star Trek Voyager! E stanno preparando una quinta serie…Vogliono
ammazzarci di risate…)
E Bones? Beh, lui decide proprio di non sottrarsi alla moda degli anni
Settanta, presentandosi a bordo con capello lungo, basettone, barba alla
Fidel Castro, vestitino rubato a John Travolta da la "Febbre del Sabato
Sera" e soprattutto medaglione e fibbia della cintura dorati, stile Gigi
er Troione di Trastevere. Ecchediamine! Viene da esclamare! Ma chi è?
Uno dei Cugini di Campagna?
Invece
è sempre lui, il buon McCoy. Infatti, per nostra fortuna una delle prime
cose che decide di fare una volta a bordo è di radersi e riacquistare
un aspetto più umano. Certo i segni del tempo su DeForest Kelley sono
più evidenti. Il volto è più scavato, le borse agli occhi più pronunciate,
le rughe profonde e i capelli leggermente brizzolati, ma anche per lui
la linea è rimasta perfetta e credo per costituzione fisica, visto che
è stato l'unico negli anni a non ingrassare a dismisura.
Invece, il personaggio di Bones, il medico caustico e brontolone della
TOS, è rimasto intatto, così come il suo terrore per il teletrasporto.
Ma come dargli torto? Poco prima della sua entrata in scena se ne erano
sfrittellati giusto un paio, in un incidente a tale macchinario. Però,
come dicevo poc'anzi, l'intesa fra i tre eroi pare non essere più la stessa.
Sicuramente Bones è il personaggio che più è rimasto fedele alle origini
e che continua a farmi impazzire per il suo feroce sarcasmo, a cui spesso
mi ispiro.
Sugli
altri comprimari c'è relativamente poco da dire, soprattutto riguardo
eventuali cambiamenti nella personalità. Nessuno di loro infatti riesce
a strappare più di qualche inquadratura. Difficile quindi stabilire se
Uhura sia o meno felice ora…visto che continua a limitarsi a fare quello
che faceva nella TOS. Aprire le frequenze. Solo nel quinto film, Star
Trek L'Ultima Frontiera, riuscirà a guadagnarsi un piccolo spazio
davvero degno: la faranno ballare, cantare e pure spogliare, il sogno
di ogni attrice. Peccato che ormai avesse quasi sessant'anni. Per nostra
fortuna la luna di Nimbus III è piccola ed illumina poco e la troupe fornì
la Nichols di provvidenziali palme censuranti. Comunque, in TMP la Nichols
porta bene i suoi anni. Leggermente ingrassata e con una capigliatura
supercotonata stile anni Settanta (aridaje…) che la eleva di almeno quindici
centimetri da terra. Si giustificò dicendo che così prendeva meglio le
onde.
Sulu è sorprendente. O meglio, Takei lo è. Nemmeno il più piccolo cambiamento,
né esteriore, né di postura alla consolle… Nulla... Fissandolo
dritto negli occhi in un fermo immagine, si possono vedere passare ai
margini del campo visivo tutti i settantanove episodi della Serie Classica
(e poi crollare in una catarsi mistica). E Takei, tutt'oggi, pare molto
più giovane rispetto ai suoi colleghi. Merito dei geni asiatici? O dei
bagni nella formalina?
Invece
Chekov…ecco, Chekov… Beh, pure lui è rimasto uguale alla virgola. Forse
ha perso un poco quell'espressione da ragazzino monello, ma sostanzialmente
è sempre lui. Ora lo hanno relegato agli armamenti, in un angolino tutto
suo, dove per vedere lo schermo centrale deve farsi venire il torcicollo.
E come nella TOS tocca sempre al suo personaggio ferirsi e farsi male.
Stavolta se la cava "solo" con una bruciatura prontamente curata dalla
Chapel, che ora è dottoressa e - oltre ad avere guadagnato una
laurea - ha scordato di lasciare in facoltà una decina di chili di adipe
di troppo. La Barrett è davvero un poco sfiorita, ma la comprendo, essendo
la moglie di un noto erotomane!
Altra donna che fa davvero una brutta impressione è la Rand. Ve lo ricordate
quell'angelo biondo, dalle cosciotte forse un po' troppo pasciute, che
girellava sul ponte di comando dell'Enterprise, con un taccuino sempre
e un vassoio con tazza di caffè amaro per il capitano? Beh, dimenticatela.
Dieci anni dopo non ne rimane più nulla. Invecchiata di almeno trent'anni,
fa una sparuta comparsa quale addetta al teletrasporto e per un momento
viene da chiedersi se non sia la bisnonna di Kirk. C'è da dire, a sua
parziale scusante, che Whitney non se l'è passata molto bene dopo la sua
uscita dalla TOS. Problemi con alcool e droga. Faranno anche sballare,
ma ti fanno diventare brutto!
L'unico
personaggio, tra parentesi minore, che pare essersene altamente fregato
del passare del tempo, in quanto non sembra avere nemmeno voluto tentare
di nascondere le sue magagne, è Montgomery Scott, ovvero James Doohan.
È ingrassato di una taglia, i suoi capelli sono brizzolati e si
presenta con un nuovo look baffuto che lo accompagnerà fino all'ultimo
film. Per il resto è sempre lui, il buon caro vecchio Scotty, sempre al
lavoro sui "suoi" motori della "sua" Enterprise.
Concludo questo breve excursus, sicuramente superficiale, ma perdonatemi,
più a fondo di così non posso andare. (A chi ha capito la battuta regalo
due episodi della serie Voyager). Il tempo, terribile predatore, così
recitava il dottor Soran in Generazioni, in effetti ci aspetta al varco,
e per quanto ci diamo da fare, inesorabile ci viene a prendere. E così,
inevitabilmente i nostri beniamini sono lentamente invecchiati e in fondo
anche noi insieme a loro.
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