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EMANAZIONI
Prima parte
di Anna "Ro Laren"
Manfredini
Ciò che rende Star Trek unico nel suo genere,
oltre ai già più volte citati messaggi universali nascosti dietro le vicende
e la lungimirante filosofia che ne costituisce l'aspetto più significativo,
è anche il fatto che in più di 30 anni di produzione la linea temporale
della saga non si sia mai interrotta. Da TOS a VOY, da una generazione
all'altra, tutto è intrinsecamente collegato, attraverso un'oculatissima
rete di apparizioni, memorie, citazioni - "emanazioni", appunto - di personaggi
di una o dell'altra serie nell'una o nell'altra serie, anche a distanza
di anni.
Non solo: tutto Star Trek (soprattutto da TNG in poi) è tenuto insieme
da un fittissimo intreccio di regie e di cammei; quasi ognuno dei protagonisti
ha infatti diretto almeno un episodio, non necessariamente appartenente
alla serie di cui il suo personaggio fa parte, e attori poi entrati nel
cast fisso di una o dell'altra serie sono apparsi come guest stars - interpretando
ruoli diversi - in situazioni precedenti.
Al di là di un elemento base del tessuto connettivo di Star Trek come
la "voce del computer" (Majel Barrett), che dalla Serie Originale non
muta sino a Voyager, le presenze prese "in prestito" sono innumerevoli;
mi limiterò (sebbene non sia il termine più adatto, visto che occorreranno
almeno due articoli per un lavoro esauriente) comunque in questa sede
alle "emanazioni" verso e da The Next Generation.
L'idea di una ricerca di questo tipo mi è balenata in testa dopo l'ennesima
visione di un episodio della Terza Stagione di TNG, "Il tunnel conteso",
nel quale una coppia di Ferengi - al solito per un eccesso di presunzione
- rimane intrappolata senza speranza nel Quadrante Delta... e riappare
nell'episodio "Profeti e Perdite" di VOY, ritrovata per puro caso
da Janeway e soci parecchi anni dopo. Ma di questo parlerò più compiutamente
in seguito.
Da TOS a TNG
"Questa è una nave moderna, ma ha un nome antico e glorioso. Cerca
di ricordartelo. Trattala come una signora, e ti riporterà sempre a casa."
(Ammiraglio McCoy a Data, in TNG "Incontro a Farpoint")
Queste
parole, impresse ormai indelebili nella nostra memoria di trekkers, sono
messe in bocca al Bones ultracentenario (ha la bellezza di 137 anni) e
paurosamente raggrinzito che appare per pochi istanti nel pilot di The
Next Generation, "Incontro a Farpoint". Quale miglior frazionista
nella lunga staffetta di Star Trek per passare il prezioso testimone?
Il suo è un cammeo di pochi minuti, ma bastano una frase, un'osservazione
(Data è ironicamente paragonato a un Vulcaniano), una precisazione (come
al solito, Bones ha rifiutato di essere teletrasportato e Data è andato
a prenderlo con una navetta) per fissare nell'eternità atmosfere, psicologia
e caratteri di un'epoca e di un personaggio che in Star Trek hanno fatto
storia.
Nell'episodio immediatamente successivo, "Contaminazione",
viene riprodotta quasi letteralmente una situazione già vista in
TOS, precisamente in "Al di là del tempo": sebbene
la traduzione italiana dei titoli cancelli qualunque collegamento a priori
tra i due episodi, tale collegamento risulta invece evidente ed evidentemente
pensato dai titoli originali, TOS "The Naked Time" e
TNG "The Naked Now". La traccia della sceneggiatura del
secondo era già stata infatti scritta nel 1967 da John D. F. Black,
che pensava a una possibile continuazione di "The Naked Time",
sempre opera sua. Pressoché identica la vicenda, per cui in entrambi
i casi l'equipaggio dell'Enterprise viene a contatto con il terribile
virus Psi 2000 che - generato dalla mutazione di una molecola acquatica
- agisce sull'organismo intossicandolo e causando inizialmente la caduta
di ogni inibizione per condurre alla fine a uno stato parossistico - paranoico.
In "The Naked Time" è McCoy a sintetizzare l'antidoto
che riporterà l'equipaggio alla normalità; antidoto che
si rivelerà inefficace sull'Enterprise-D, in quanto il virus risulterà
evoluto. Il dottor Crusher, nonostante - diciamo così - la mente
annebbiata, sarà comunque in grado di raffinarne le proprietà
e di salvare la nave. Ciò che appare interessante nell'episodio
di TNG è la citazione diretta del caso precedente, cui Data e Riker
risalgono compiendo una ricerca su una particolare circostanza (un uomo
ritrovato congelato nella doccia) che si svela comune in entrambi i contesti.
Molto
articolata la vicenda di un altro leggendario eroe nato con TOS, vale
a dire Montgomery Scott, ingegnere capo capace di "determinare la
velocità della sua vecchia Enterprise dalle vibrazioni del ponte
di comando". È protagonista a tutto tondo (e non solo in senso
figurato, visto il notevole allargamento del suo girovita) di un toccante
episodio della Sesta Stagione, "Il naufrago del tempo",
in cui grazie a un originale stratagemma degli sceneggiatori egli scavalca
75 anni e si ritrova a contatto con l'equipaggio di Picard.
Naufragato a bordo della USS Jenolen su una inquietante Sfera di Dyson,
Scotty escogita il modo per mantenere il proprio segnale "sospeso"
nei buffers del teletrasporto; quando - 75 anni dopo, appunto - una squadra
di ricognizione dell'Enterprise-D ritrova la sua nave, l'ingegnere capo
(ora capitano) può essere rimaterializzato e accolto a bordo. Se
fisicamente il vecchio Scotty è appesantito, se i segni del tempo
sono ormai evidenti sul suo volto, nulla è però cambiato
nella sua anima: è il rude e insieme romantico "macchinista"
di sempre, e un guizzo vitale balena nel suo sguardo appena sente Geordi
dire: "Vado in sala macchine". Immediatamente, con il candido
entusiasmo di un bambino, si lancia nell'azione, mette a disposizione
se stesso e le proprie conoscenze, offre perle di rara saggezza che soltanto
l'ottusità mentale di Geordi non è in grado di cogliere
(e ci infastidisce non poco l'insofferenza - solo in minima parte motivata
- che il tenente LaForge dimostra nei suoi confronti).
Finché,
allontanato praticamente a forza dalla sala macchine, il vecchio Scotty
comprende d'esser stato proiettato in un futuro la cui tecnologia non
gli appartiene più, in cui nessuno sembra avere tempo per ascoltare
i suoi racconti, in cui non solo lo scotch, ma anche i comandanti sono
sintetici. Così, eccolo seduto al Ten Forward in compagnia di Data,
fermamente intenzionato a prendersi una bella sbronza e a dimenticare.
Ed eccolo arrivare barcollante all'ingresso di uno dei ponti ologrammi,
per ordinare sarcastico al "pezzo di latta pieno di bulloni"
(vale a dire al computer di bordo) di riprodurre per lui l'Enterprise
"N - C - C - Uno - Sette - Zero - Uno, senza nessuna maledetta A,
B, C... o D".
La sua entrata sull'holodeck è magicamente sottolineata da un accenno
del tema musicale della Serie Originale; alla vista dell'antico ponte
di comando Scotty ha un istante di straniamento, i suoi occhi si fanno
lucidi, e un senso di vuoto pervade anche noi quando lo vediamo accasciarsi
su una delle poltroncine e piegare la testa prendendosela tra le mani.
È
Picard che, conscio del travaglio interiore che devasta il nobile animo
del vecchio ingegnere, si fa portavoce di salvezza e lo raggiunge sul
ponte ologrammi, pronto a condividere con lui un bicchiere di whisky di
Aldebaran e il ricordo incancellabile del "primo amore". I due
capitani scoprono allora di essere assai più vicini di quanto il
tempo lineare potrebbe far pensare: le navi stellari sono come donne sensuali
e affascinanti, e come Scotty non potrà mai dimenticare l'oggetto
della sua prima e irripetibile passione, la sua Enterprise, così
Picard non potrà mai dimenticare la sua Stargazer, per la
quale ancora rinuncerebbe volentieri alla ben più sofisticata nave
ammiraglia della Flotta Stellare.
È
un tête a tête memorabile, di grande immediatezza e insieme
di grande intensità, che in pochi minuti sembra cancellare il baratro
di una generazione, ma che si conclude con una disillusa constatazione
da parte di Scotty: "Arriva il momento in cui si capisce che non
ci si può più innamorare".
È dopo questo breve incontro che Picard "ordina" a Geordi
di coinvolgere il vecchio capo ingegnere nelle riparazioni della Jenolen,
dandogli così la possibilità di sentirsi ancora una volta
utile. E lo scettico e presuntuoso Geordi di questo episodio finirà
col ricredersi sulle capacità tecniche del suo "antagonista":
saranno proprio la genuina genialità e l'anacronistico coraggio
di Scotty, infatti, a salvare l'Enterprise-D dal disastro.
Del ruolo in TNG di due pietre miliari provenienti dalla Serie Classica,
Sarek e Spock, ho ampiamente parlato nell'articolo apparso sul numero
scorso (STIM n° 24), a cui rimando quindi il lettore.
TNG e DS9
Sono le due serie cronologicamente più vicine, alcuni degli episodi
si sovrappongono lungo la timeline della saga e gli "scambi di materiale"
in entrambi i sensi sono assai più numerosi e determinanti che
in qualsiasi altra situazione diacronica, siglando l'affinamento di vicende
globali e di storie personali che altrimenti sarebbero inevitabilmente
cadute nell'oblio.
Cominciamo
da un episodio che suggella l'avvenuta nascita, mentre ancora TNG era
in pieno sviluppo, della allora nuova serie, Deep Space Nine: "La
voce del sangue I", Sesta Stagione. Siamo nel 1993, anno di uscita
della Prima Stagione di DS9; l'episodio di TNG appena citato è
del 22 febbraio, poco più di un mese dopo l'uscita di "L'Emissario".
L'Enterprise-D attracca alla mitica stazione spaziale per offrire assistenza
tecnica ai Bajoriani; la prima informazione che riceviamo è che
il Capo Operazioni, Miles O'Brien, è già stato assegnato
in pianta stabile a Deep Space Nine, su cui continuerà e concluderà
la sua lunghissima avventura nella Flotta.
Mentre Beverly e Jean-Luc si concedono un meritato momento di relax sulla
Passeggiata, uno spregiudicato - quanto doppiato semplicemente da incubo
- Julian Bashir si teletrasporta senza permesso sull'Enterprise, allo
scopo di studiare un misterioso congegno ritrovato nel Quadrante Gamma;
l'ipotesi che si tratti di uno strumento medico cade non appena una scarica
di plasma proiettata dal congegno falcia il povero Data, che in questo
modo vive la prima esperienza estatica della sua esistenza. L'incontro
tra l'androide e il dottorino è costruito su un piano abbastanza
originale: dopo un primo momento di entusiastica meraviglia da parte di
Julian, il quale non immaginava che Data fosse "così ben fatto",
l'interesse del dottore si sposta tutto sul piano umano e Data resta a
dir poco perplesso a osservazioni come "Ma le crescono i capelli?",
"Ma lei respira!"...
Bashir è qui poco più che un ragazzino (e il doppiaggio
ha senz'altro amplificato in modo rivoltante questo aspetto), dominato
ancora dall'eccitazione di essere all'inizio di una grande avventura;
ma sono già sue quelle convinzioni e quelle caratteristiche che
ne faranno la persona sensibile e disponibile che ci accompagnerà
per tutta DS9. È lui infatti, di fronte a un Data spaesato dopo
l'inspiegabile "visione", a commentare: "È vero,
certo, che le macchine non possono avere le allucinazioni... Ma è
anche vero che alle macchine non crescono i capelli!"
Tutto è già perfettamente definito sull'ex stazione mineraria
cardassiana, anche una sorta di "passaggio del testimone" si
è già verificata: sto parlando, ovviamente, della brevissima
duplice apparizione del capitano Picard (anche lui doppiato - purtroppo
- in modo repellente) in DS9 "L'Emissario". Il
capitano non scende neppure dall'Enterprise, attendendo in sala tattica
Sisko per ufficializzarne l'incarico su Deep Space Nine; da parte sua
Sisko non mostra alcuna fretta di incontrarlo. Quando i due si trovano
finalmente faccia a faccia, l'atmosfera si congela: un tassello dell'intreccio
viene rimesso al suo posto e scopriamo che Sisko difficilmente potrà
dimenticare il Locutus che guidò i Borg a Wolf 359, quando la USS
Saratoga, cui era assegnato, fu distrutta e la sua amata Jennifer rimase
uccisa. A Sisko non importa che Picard non fosse in possesso delle proprie
facoltà mentali e che la disastrosa battaglia in realtà
non sia dipesa dalla sua volontà; d'altra parte, il senso di colpa
che attanaglierà Picard fino alla fine dei suoi giorni non gli
permette di dire o fare nulla, a parte mantenere un gelido e impotente
distacco. Il rapporto tra i due è dunque irreparabilmente compromesso
ancor prima di cominciare.
Si
accennava poco sopra al capo O'Brien, dal 1993 (data terrestre) membro
del cast fisso di DS9: di lui, della sua vita, della sua anima, della
sua famiglia impariamo molto di più fin dalle prime puntate di
DS9 di quanto non abbiamo mai imparato durante tutta TNG. Eppure lo conosciamo
fin dal pilot di The Next Generation, quando ancora sedeva un po'
impacciato alla console di navigazione dell'Enterprise e sognava invece
la sala macchine.
È sull'Enterprise che si affinano le sue qualità di ingegnere
(sebbene sia relegato al teletrasporto), è sull'Enterprise che
sposa l'adorata Keiko e che ha la prima figlia, Molly; ma è su
Deep Space Nine che il suo estro tecnico potrà avere piena libertà
d'espressione, è là che si sveleranno a fondo la sua indole
bonaria e un po' tradizionalista, la sua ingenuità un po' "campagnola",
il sentimento profondo e inattaccabile che lo lega a Keiko - tanto da
fargli perdere spesso la capacità di discernimento del reale. Miles
O'Brien è il primo esempio di come una figura portata avanti per
accenni lungo tutta una serie possa trovare pieno compimento nella serie
successiva.
Insieme a Miles si trasferiscono su Deep Space Nine anche Keiko e Molly,
oggetto entrambe - la prima ovviamente più della seconda - di un
profondo processo evolutivo sia a livello narrativo che psicologico. Sinceramente,
non ho mai amato alla follia quella che mi piace definire "The Sunshine
Family" (cfr. STIM n° 14): troppo melense certe scenette intime,
troppo banali certi scambi di vedute, troppo asettiche e "per bene"
certe situazioni... Diciamo pure che, se sono convinta dell'evoluzione
che si è verificata all'interno di questo gruppo familiare rispetto
a TNG - è evidente -, non sono certa che tale evoluzione sia avvenuta
nella direzione giusta.
Protagonista
di primo piano in entrambe le serie, Worf entra a far parte stabilmente
dello staff di DS9 a partire dal bellissimo doppio episodio "The
Way of The Warrior", in apertura della Quarta Stagione (1995),
circa un anno dopo la conclusione di TNG. Che l'idea del suo inserimento
nel cast sia dipesa in primis dal tentativo (indubbiamente riuscito) di
far riprendere la serie, conferendovi nuova linfa vitale dopo tre stagioni
a dire il vero un po' piatte, pare assodato. In ogni caso, io credo, era
inevitabile la presenza di un personaggio come Worf dal momento in cui
l'Impero Klingon diventa parte attiva e determinante nella guerra contro
il Dominio, soprattutto con la rottura degli accordi di Kithomer e dell'alleanza
con la Federazione, che avviene proprio in questo episodio e si prolunga
per tutta la Quarta Stagione.
Psicologicamente
molto ben delineato fin dalle prime stagioni di TNG, il Worf di DS9 complessivamente
non è cambiato negli atteggiamenti e nel modo di confrontarsi con
la vita e con il resto del mondo che lo circonda. Capace esclusivamente
di sentimenti puri e radicali, si trova subito a vivere per l'ennesima
volta il dilemma più arduo della sua esistenza: decidere da che
parte stare. Già nel meraviglioso "La via di Klingon"
I e II (TNG Quarta - Quinta Stagione) l'Impero lo aveva chiamato
in sua difesa, e Worf aveva scelto di dimettersi dalla Flotta Stellare
per seguire l'impeto del proprio spirito guerriero. Ovviamente reintegrato
da Picard a fine episodio (non avremmo potuto sopportare una sua defezione
definitiva!), Worf non ha mai realmente smesso di vivere, pensare ed agire
per la causa dell'Impero - spesso anche in contrasto con i suoi doveri
di ufficiale della Flotta -, né mai smetterà. Anzi,
va fatta una precisazione: piuttosto che semplicemente per la causa dell'Impero,
le cui - solo in apparenza - incrollabili fondamenta sono ormai pericolosamente
minate da un'inesorabile e dilagante corruzione (già manifesta
in TNG Terza Stagione "I peccati del padre", in cui il
Cancelliere K'mpec, costretto da squallidi intrighi di palazzo, decide
di marchiare ingiustamente Worf e il suo casato con l'onta del tradimento),
Worf agisce in nome del suo popolo, delle antiche tradizioni, dell'essere
Klingon "in assoluto".
Se in "The Way of The Warrior" sceglie la Federazione
(facendo di nuovo piombare sul nome suo e della sua famiglia - per decisione
dello stesso Gowron, che lo aveva riabilitato a suo tempo - l'onta del
disonore), è soltanto perché reputa assolutamente sbagliata
l'idea di attaccare Cardassia; e forse è anche perché -
da buon istintivo quale ha sempre dimostrato di essere - subodora che
l'improvviso fanatismo di Gowron e la delirante decisione di rompere l'alleanza
nascondono in realtà implicazioni ben più complesse di un
semplice afflato autonomistico.
Per
il resto, è sempre il nostro Worf: forse più pronto di un
tempo ad impugnare una bat'leth per difendere il proprio onore, forse
ancor meno disponibile al sorriso e alla compagnia, forse ancora più
chiuso nella monolitica filosofia di vita che lo rende unico nel cast
e unico tra i suoi simili.
C'è un solo cambiamento in lui, ma enorme. È quasi con sollievo
che lo scopriamo capace di innamorarsi perdutamente, e con occhio quasi
intenerito lo osserviamo all'inizio cercare invano di costringere la propria
passione entro i dettami imposti dalle tradizioni, poi pian piano ammorbidirsi
alla cristallina anima di Jadzia, fino a divenire capace - quando per
ordini superiori deve allontanarsi da lei - di frasi come "Tu sei
con me... Qui..." (mentre si tocca il cuore). E il lugubre grido
di morte che lancia sopra il corpo ormai immobile di lei - in quel piccolo
capolavoro che è "Tears of The Prophets" (ultimo
episodio della Sesta Stagione) - strazia miseramente anche noi.
Da quel momento in poi Worf non sarà più lo stesso. Pietrificato
da un dolore cui non permetterà mai di sfogarsi al di fuori dei
bastioni del suo cuore, egli ci parrà ancor più schivo,
indurito, incapace di comunicare al di là del proprio dovere di
ufficiale e di Klingon. L'arrivo della nuova Dax, Ezri, non farà
che aggiungere angoscia e confusione al suo animo già dominato
dal caos...
La
gestione dei sentimenti fondamentali per Worf non si limita (se "limitarsi"
è il giusto termine) a lealtà e amore: da TNG "Successione"
(Quarta Stagione), egli è messo di fronte anche all'enorme problema
della paternità. Alexander è un bambino che di klingon non
ha più nemmeno il nome, ma solo l'aspetto; cresciuto sulla Terra
dai nonni adottivi, umani, ha sperimentato da subito sulla propria pelle
la crudeltà dell'emarginazione; è un bambino profondamente
sensibile, malinconico, e sostanzialmente incapace di comprendere il senso
del corpus di norme comportamentali che suo padre tenta inutilmente di
insegnargli. Rapportarsi a suo figlio è per Worf difficilissimo
sin dall'inizio: inutili sono i consigli di Deanna ("Il sapore
della vita"), inutili i tentativi di condividere con Alexander
momenti di svago ("Per un pugno di Data"), inutili gli
sforzi per farne a tutti i costi un guerriero ("Alexander").
Alexander è e resterà diverso.
Quando lo ritroviamo in DS9 "Sons and Daughters" (Sesta
Stagione), ormai cresciuto, rifiuta addirittura di riconoscere suo padre:
per anni Alexander è stato abbandonato a se stesso ed ora conosce
soltanto la rabbia che ha accumulato durante la sua giovane vita. Ci
chiediamo che ci faccia in armatura a bordo della Rotarran e nemmeno lui
lo sa con certezza; è l'unico dei giovani Klingon - appena arruolati
dal generale Martok - nel cui sguardo non brilli innato il desiderio di
combattere; nel corpo a corpo è ridicolo, la bat'leth gli sfugge
continuamente di mano, ai comandi della nave si confonde come un pivello,
in battaglia è praticamente terrorizzato. Lo scontro con Worf è
inevitabile, durissimo, apparentemente senza via d'uscita; eppure, sentiamo
che come ad Alexander è mancato un padre, così a Worf è
mancato un figlio. E alla fine è il cuore di entrambi che ha la
meglio: "Io ti insegnerò tutto quello che serve per essere
un guerriero", dice Worf "e tu mi insegnerai tutto quello che
serve per essere un padre."
Accolto nel casato di Martok, infine, sarà proprio Alexander a
fare "da testimone" al matrimonio di suo padre e Jadzia in "You
Are Cordially Invited" (Sesta Stagione).
Sono
anche altre le vecchie conoscenze klingon che ritroviamo in DS9; primo
fra tutti, il digrignante e allucinato Cancelliere Gowron, capo dell'Alto
Consiglio - grazie all'arbitrato di Picard - dall'epoca del già
citato "La via di Klingon" I e II. Un personaggio
che io trovo fantastico, soprattutto grazie alla delirante interpretazione
di Robert O'Reilly (consiglio a tutti quelli che non l'avessero ancora
fatto di gustarsi in lingua originale almeno una puntata che lo veda tra
i protagonisti), fin dalla sua prima e un po' anonima apparizione in TNG
"Successione".
Guidato, più che dal senso dell'onore, da un'irrefrenabile sete
di potere, in DS9 la sua figura verrà pian piano offuscata da quella
del generale Martok, molto più classicamente "klingon".
Gowron è pronto a calpestare i più antichi ideali del suo
popolo per raggiungere i propri scopi "politici", confermando
quella serpeggiante tendenza alla corruzione che avevamo già visto
minacciare l'Impero nella Terza Stagione di TNG. Il
senso di lealtà che domina i veri guerrieri come Worf e Martok
impedisce loro di opporsi, fino all'ultimo, alle decisioni di colui il
quale comunque ancora incarna l'antico leader, Kahless, e l'anima stessa
dell'Impero. Ma quando Gowron, perduto definitivamente il lume della ragione,
pianifica una missione suicida per la flotta klingon al solo scopo di
gettare discredito sul generale Martok, l'onore dei veri guerrieri grida
finalmente vendetta: Worf prende pubblicamente posizione, accusa il Cancelliere
di essere un codardo e di aver disonorato l'Impero, ingaggia un corpo
a corpo con lui, lo uccide e Martok viene acclamato come nuovo capo dell'Alto
Consiglio; si apre così un nuovo orizzonte nel futuro dell'Impero
(DS9 "Tacking into The Wind", quartultimo episodio della
Settima Stagione). In pochi minuti, dunque, si esaurisce la vicenda di
un personaggio che abbiamo amato proprio per le sue anomalie, per il suo
cinismo, per l'unicità del suo profilo psicologico... E in fondo
ci dispiace pensare che non lo vedremo più apparire sui nostri
schermi, digrignare i denti e stralunare gli occhi mentre pronuncia con
la voce ringhiosa che così mirabilmente lo contraddistingue frasi
come: "...But let your people know: the Klingon Empire will remember
what has happened here! You've signed up against us in battle... And this
we will not forgive... Or forget!"
(A Sisko, in "The Way of The Warrior": "...Ma che
il vostro popolo sappia: l'Impero Klingon ricorderà cosa è
successo qui oggi! Avete messo la firma contro di noi in battaglia...
E questo non potremo perdonarlo... o dimenticarlo!")
Kurn, le sorelle Duras, Q, Lwaxana, Deanna, Barclay, i Maquis e tutte
le altre "emanazioni" - in DS9 e in VOY - al prossimo numero.
Però mentre vi saluto voglio stuzzicarvi con un enigma, che lascio
aperto a tutte le interpretazioni possibili:  non
trovate anche voi che gli alieni di TNG "Il segreto della vita"
(Sesta Stagione), gli antichissimi Iconiani scomparsi da millenni
e depositari dello schema genetico universale da cui tutte le razze umanoidi
della Galassia hanno tratto origine, somiglino in modo sconcertante ai
Fondatori? E questo/a nella foto a sinistra in particolare a una tra i
Fondatori? Ebbene sì, è proprio lei... Salome Jens, l'interprete
della spietata femmina mutaforma che tanta parte ha nella conduzione della
guerra (e non solo) mossa dal Dominio per la conquista del Quadrante Alfa...
Una semplice coincidenza? Un semplice recupero dei caratteri fisici di
una razza utilizzata in TNG soltanto per alcuni minuti e poi dimenticata?
Un tipico caso di "partecipazione poliedrica" da parte di un'attrice
trek? Mah... Eppure non riesco a smettere di pensarci...
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