EMANAZIONI
Prima parte
di Anna "Ro Laren" Manfredini


Ciò che rende Star Trek unico nel suo genere, oltre ai già più volte citati messaggi universali nascosti dietro le vicende e la lungimirante filosofia che ne costituisce l'aspetto più significativo, è anche il fatto che in più di 30 anni di produzione la linea temporale della saga non si sia mai interrotta. Da TOS a VOY, da una generazione all'altra, tutto è intrinsecamente collegato, attraverso un'oculatissima rete di apparizioni, memorie, citazioni - "emanazioni", appunto - di personaggi di una o dell'altra serie nell'una o nell'altra serie, anche a distanza di anni.
Non solo: tutto Star Trek (soprattutto da TNG in poi) è tenuto insieme da un fittissimo intreccio di regie e di cammei; quasi ognuno dei protagonisti ha infatti diretto almeno un episodio, non necessariamente appartenente alla serie di cui il suo personaggio fa parte, e attori poi entrati nel cast fisso di una o dell'altra serie sono apparsi come guest stars - interpretando ruoli diversi - in situazioni precedenti.
Al di là di un elemento base del tessuto connettivo di Star Trek come la "voce del computer" (Majel Barrett), che dalla Serie Originale non muta sino a Voyager, le presenze prese "in prestito" sono innumerevoli; mi limiterò (sebbene non sia il termine più adatto, visto che occorreranno almeno due articoli per un lavoro esauriente) comunque in questa sede alle "emanazioni" verso e da The Next Generation.
L'idea di una ricerca di questo tipo mi è balenata in testa dopo l'ennesima visione di un episodio della Terza Stagione di TNG, "Il tunnel conteso", nel quale una coppia di Ferengi - al solito per un eccesso di presunzione - rimane intrappolata senza speranza nel Quadrante Delta... e riappare nell'episodio "Profeti e Perdite" di VOY, ritrovata per puro caso da Janeway e soci parecchi anni dopo. Ma di questo parlerò più compiutamente in seguito.

Da TOS a TNG

"Questa è una nave moderna, ma ha un nome antico e glorioso. Cerca di ricordartelo. Trattala come una signora, e ti riporterà sempre a casa."
(Ammiraglio McCoy a Data, in TNG "Incontro a Farpoint")

Queste parole, impresse ormai indelebili nella nostra memoria di trekkers, sono messe in bocca al Bones ultracentenario (ha la bellezza di 137 anni) e paurosamente raggrinzito che appare per pochi istanti nel pilot di The Next Generation, "Incontro a Farpoint". Quale miglior frazionista nella lunga staffetta di Star Trek per passare il prezioso testimone? Il suo è un cammeo di pochi minuti, ma bastano una frase, un'osservazione (Data è ironicamente paragonato a un Vulcaniano), una precisazione (come al solito, Bones ha rifiutato di essere teletrasportato e Data è andato a prenderlo con una navetta) per fissare nell'eternità atmosfere, psicologia e caratteri di un'epoca e di un personaggio che in Star Trek hanno fatto storia.
Nell'episodio immediatamente successivo, "Contaminazione", viene riprodotta quasi letteralmente una situazione già vista in TOS, precisamente in "Al di là del tempo": sebbene la traduzione italiana dei titoli cancelli qualunque collegamento a priori tra i due episodi, tale collegamento risulta invece evidente ed evidentemente pensato dai titoli originali, TOS "The Naked Time" e TNG "The Naked Now". La traccia della sceneggiatura del secondo era già stata infatti scritta nel 1967 da John D. F. Black, che pensava a una possibile continuazione di "The Naked Time", sempre opera sua. Pressoché identica la vicenda, per cui in entrambi i casi l'equipaggio dell'Enterprise viene a contatto con il terribile virus Psi 2000 che - generato dalla mutazione di una molecola acquatica - agisce sull'organismo intossicandolo e causando inizialmente la caduta di ogni inibizione per condurre alla fine a uno stato parossistico - paranoico. In "The Naked Time" è McCoy a sintetizzare l'antidoto che riporterà l'equipaggio alla normalità; antidoto che si rivelerà inefficace sull'Enterprise-D, in quanto il virus risulterà evoluto. Il dottor Crusher, nonostante - diciamo così - la mente annebbiata, sarà comunque in grado di raffinarne le proprietà e di salvare la nave. Ciò che appare interessante nell'episodio di TNG è la citazione diretta del caso precedente, cui Data e Riker risalgono compiendo una ricerca su una particolare circostanza (un uomo ritrovato congelato nella doccia) che si svela comune in entrambi i contesti.
Molto articolata la vicenda di un altro leggendario eroe nato con TOS, vale a dire Montgomery Scott, ingegnere capo capace di "determinare la velocità della sua vecchia Enterprise dalle vibrazioni del ponte di comando". È protagonista a tutto tondo (e non solo in senso figurato, visto il notevole allargamento del suo girovita) di un toccante episodio della Sesta Stagione, "Il naufrago del tempo", in cui grazie a un originale stratagemma degli sceneggiatori egli scavalca 75 anni e si ritrova a contatto con l'equipaggio di Picard.
Naufragato a bordo della USS Jenolen su una inquietante Sfera di Dyson, Scotty escogita il modo per mantenere il proprio segnale "sospeso" nei buffers del teletrasporto; quando - 75 anni dopo, appunto - una squadra di ricognizione dell'Enterprise-D ritrova la sua nave, l'ingegnere capo (ora capitano) può essere rimaterializzato e accolto a bordo. Se fisicamente il vecchio Scotty è appesantito, se i segni del tempo sono ormai evidenti sul suo volto, nulla è però cambiato nella sua anima: è il rude e insieme romantico "macchinista" di sempre, e un guizzo vitale balena nel suo sguardo appena sente Geordi dire: "Vado in sala macchine". Immediatamente, con il candido entusiasmo di un bambino, si lancia nell'azione, mette a disposizione se stesso e le proprie conoscenze, offre perle di rara saggezza che soltanto l'ottusità mentale di Geordi non è in grado di cogliere (e ci infastidisce non poco l'insofferenza - solo in minima parte motivata - che il tenente LaForge dimostra nei suoi confronti).
Finché, allontanato praticamente a forza dalla sala macchine, il vecchio Scotty comprende d'esser stato proiettato in un futuro la cui tecnologia non gli appartiene più, in cui nessuno sembra avere tempo per ascoltare i suoi racconti, in cui non solo lo scotch, ma anche i comandanti sono sintetici. Così, eccolo seduto al Ten Forward in compagnia di Data, fermamente intenzionato a prendersi una bella sbronza e a dimenticare. Ed eccolo arrivare barcollante all'ingresso di uno dei ponti ologrammi, per ordinare sarcastico al "pezzo di latta pieno di bulloni" (vale a dire al computer di bordo) di riprodurre per lui l'Enterprise "N - C - C - Uno - Sette - Zero - Uno, senza nessuna maledetta A, B, C... o D".
La sua entrata sull'holodeck è magicamente sottolineata da un accenno del tema musicale della Serie Originale; alla vista dell'antico ponte di comando Scotty ha un istante di straniamento, i suoi occhi si fanno lucidi, e un senso di vuoto pervade anche noi quando lo vediamo accasciarsi su una delle poltroncine e piegare la testa prendendosela tra le mani.
È Picard che, conscio del travaglio interiore che devasta il nobile animo del vecchio ingegnere, si fa portavoce di salvezza e lo raggiunge sul ponte ologrammi, pronto a condividere con lui un bicchiere di whisky di Aldebaran e il ricordo incancellabile del "primo amore". I due capitani scoprono allora di essere assai più vicini di quanto il tempo lineare potrebbe far pensare: le navi stellari sono come donne sensuali e affascinanti, e come Scotty non potrà mai dimenticare l'oggetto della sua prima e irripetibile passione, la sua Enterprise, così Picard non potrà mai dimenticare la sua Stargazer, per la quale ancora rinuncerebbe volentieri alla ben più sofisticata nave ammiraglia della Flotta Stellare.
È un tête a tête memorabile, di grande immediatezza e insieme di grande intensità, che in pochi minuti sembra cancellare il baratro di una generazione, ma che si conclude con una disillusa constatazione da parte di Scotty: "Arriva il momento in cui si capisce che non ci si può più innamorare".
È dopo questo breve incontro che Picard "ordina" a Geordi di coinvolgere il vecchio capo ingegnere nelle riparazioni della Jenolen, dandogli così la possibilità di sentirsi ancora una volta utile. E lo scettico e presuntuoso Geordi di questo episodio finirà col ricredersi sulle capacità tecniche del suo "antagonista": saranno proprio la genuina genialità e l'anacronistico coraggio di Scotty, infatti, a salvare l'Enterprise-D dal disastro.

Del ruolo in TNG di due pietre miliari provenienti dalla Serie Classica, Sarek e Spock, ho ampiamente parlato nell'articolo apparso sul numero scorso (STIM n° 24), a cui rimando quindi il lettore.

TNG e DS9

Sono le due serie cronologicamente più vicine, alcuni degli episodi si sovrappongono lungo la timeline della saga e gli "scambi di materiale" in entrambi i sensi sono assai più numerosi e determinanti che in qualsiasi altra situazione diacronica, siglando l'affinamento di vicende globali e di storie personali che altrimenti sarebbero inevitabilmente cadute nell'oblio.
Cominciamo da un episodio che suggella l'avvenuta nascita, mentre ancora TNG era in pieno sviluppo, della allora nuova serie, Deep Space Nine: "La voce del sangue I", Sesta Stagione. Siamo nel 1993, anno di uscita della Prima Stagione di DS9; l'episodio di TNG appena citato è del 22 febbraio, poco più di un mese dopo l'uscita di "L'Emissario".
L'Enterprise-D attracca alla mitica stazione spaziale per offrire assistenza tecnica ai Bajoriani; la prima informazione che riceviamo è che il Capo Operazioni, Miles O'Brien, è già stato assegnato in pianta stabile a Deep Space Nine, su cui continuerà e concluderà la sua lunghissima avventura nella Flotta.
Mentre Beverly e Jean-Luc si concedono un meritato momento di relax sulla Passeggiata, uno spregiudicato - quanto doppiato semplicemente da incubo - Julian Bashir si teletrasporta senza permesso sull'Enterprise, allo scopo di studiare un misterioso congegno ritrovato nel Quadrante Gamma; l'ipotesi che si tratti di uno strumento medico cade non appena una scarica di plasma proiettata dal congegno falcia il povero Data, che in questo modo vive la prima esperienza estatica della sua esistenza. L'incontro tra l'androide e il dottorino è costruito su un piano abbastanza originale: dopo un primo momento di entusiastica meraviglia da parte di Julian, il quale non immaginava che Data fosse "così ben fatto", l'interesse del dottore si sposta tutto sul piano umano e Data resta a dir poco perplesso a osservazioni come "Ma le crescono i capelli?", "Ma lei respira!"...
Bashir è qui poco più che un ragazzino (e il doppiaggio ha senz'altro amplificato in modo rivoltante questo aspetto), dominato ancora dall'eccitazione di essere all'inizio di una grande avventura; ma sono già sue quelle convinzioni e quelle caratteristiche che ne faranno la persona sensibile e disponibile che ci accompagnerà per tutta DS9. È lui infatti, di fronte a un Data spaesato dopo l'inspiegabile "visione", a commentare: "È vero, certo, che le macchine non possono avere le allucinazioni... Ma è anche vero che alle macchine non crescono i capelli!"
Tutto è già perfettamente definito sull'ex stazione mineraria cardassiana, anche una sorta di "passaggio del testimone" si è già verificata: sto parlando, ovviamente, della brevissima duplice apparizione del capitano Picard (anche lui doppiato - purtroppo - in modo repellente) in DS9 "L'Emissario". Il capitano non scende neppure dall'Enterprise, attendendo in sala tattica Sisko per ufficializzarne l'incarico su Deep Space Nine; da parte sua Sisko non mostra alcuna fretta di incontrarlo. Quando i due si trovano finalmente faccia a faccia, l'atmosfera si congela: un tassello dell'intreccio viene rimesso al suo posto e scopriamo che Sisko difficilmente potrà dimenticare il Locutus che guidò i Borg a Wolf 359, quando la USS Saratoga, cui era assegnato, fu distrutta e la sua amata Jennifer rimase uccisa. A Sisko non importa che Picard non fosse in possesso delle proprie facoltà mentali e che la disastrosa battaglia in realtà non sia dipesa dalla sua volontà; d'altra parte, il senso di colpa che attanaglierà Picard fino alla fine dei suoi giorni non gli permette di dire o fare nulla, a parte mantenere un gelido e impotente distacco. Il rapporto tra i due è dunque irreparabilmente compromesso ancor prima di cominciare.

Si accennava poco sopra al capo O'Brien, dal 1993 (data terrestre) membro del cast fisso di DS9: di lui, della sua vita, della sua anima, della sua famiglia impariamo molto di più fin dalle prime puntate di DS9 di quanto non abbiamo mai imparato durante tutta TNG. Eppure lo conosciamo fin dal pilot di The Next Generation, quando ancora sedeva un po' impacciato alla console di navigazione dell'Enterprise e sognava invece la sala macchine.
È sull'Enterprise che si affinano le sue qualità di ingegnere (sebbene sia relegato al teletrasporto), è sull'Enterprise che sposa l'adorata Keiko e che ha la prima figlia, Molly; ma è su Deep Space Nine che il suo estro tecnico potrà avere piena libertà d'espressione, è là che si sveleranno a fondo la sua indole bonaria e un po' tradizionalista, la sua ingenuità un po' "campagnola", il sentimento profondo e inattaccabile che lo lega a Keiko - tanto da fargli perdere spesso la capacità di discernimento del reale. Miles O'Brien è il primo esempio di come una figura portata avanti per accenni lungo tutta una serie possa trovare pieno compimento nella serie successiva.
Insieme a Miles si trasferiscono su Deep Space Nine anche Keiko e Molly, oggetto entrambe - la prima ovviamente più della seconda - di un profondo processo evolutivo sia a livello narrativo che psicologico. Sinceramente, non ho mai amato alla follia quella che mi piace definire "The Sunshine Family" (cfr. STIM n° 14): troppo melense certe scenette intime, troppo banali certi scambi di vedute, troppo asettiche e "per bene" certe situazioni... Diciamo pure che, se sono convinta dell'evoluzione che si è verificata all'interno di questo gruppo familiare rispetto a TNG - è evidente -, non sono certa che tale evoluzione sia avvenuta nella direzione giusta.

Protagonista di primo piano in entrambe le serie, Worf entra a far parte stabilmente dello staff di DS9 a partire dal bellissimo doppio episodio "The Way of The Warrior", in apertura della Quarta Stagione (1995), circa un anno dopo la conclusione di TNG. Che l'idea del suo inserimento nel cast sia dipesa in primis dal tentativo (indubbiamente riuscito) di far riprendere la serie, conferendovi nuova linfa vitale dopo tre stagioni a dire il vero un po' piatte, pare assodato. In ogni caso, io credo, era inevitabile la presenza di un personaggio come Worf dal momento in cui l'Impero Klingon diventa parte attiva e determinante nella guerra contro il Dominio, soprattutto con la rottura degli accordi di Kithomer e dell'alleanza con la Federazione, che avviene proprio in questo episodio e si prolunga per tutta la Quarta Stagione.
Psicologicamente molto ben delineato fin dalle prime stagioni di TNG, il Worf di DS9 complessivamente non è cambiato negli atteggiamenti e nel modo di confrontarsi con la vita e con il resto del mondo che lo circonda. Capace esclusivamente di sentimenti puri e radicali, si trova subito a vivere per l'ennesima volta il dilemma più arduo della sua esistenza: decidere da che parte stare. Già nel meraviglioso "La via di Klingon" I e II (TNG Quarta - Quinta Stagione) l'Impero lo aveva chiamato in sua difesa, e Worf aveva scelto di dimettersi dalla Flotta Stellare per seguire l'impeto del proprio spirito guerriero. Ovviamente reintegrato da Picard a fine episodio (non avremmo potuto sopportare una sua defezione definitiva!), Worf non ha mai realmente smesso di vivere, pensare ed agire per la causa dell'Impero - spesso anche in contrasto con i suoi doveri di ufficiale della Flotta -, né mai smetterà. Anzi, va fatta una precisazione: piuttosto che semplicemente per la causa dell'Impero, le cui - solo in apparenza - incrollabili fondamenta sono ormai pericolosamente minate da un'inesorabile e dilagante corruzione (già manifesta in TNG Terza Stagione "I peccati del padre", in cui il Cancelliere K'mpec, costretto da squallidi intrighi di palazzo, decide di marchiare ingiustamente Worf e il suo casato con l'onta del tradimento), Worf agisce in nome del suo popolo, delle antiche tradizioni, dell'essere Klingon "in assoluto".
Se in "The Way of The Warrior" sceglie la Federazione (facendo di nuovo piombare sul nome suo e della sua famiglia - per decisione dello stesso Gowron, che lo aveva riabilitato a suo tempo - l'onta del disonore), è soltanto perché reputa assolutamente sbagliata l'idea di attaccare Cardassia; e forse è anche perché - da buon istintivo quale ha sempre dimostrato di essere - subodora che l'improvviso fanatismo di Gowron e la delirante decisione di rompere l'alleanza nascondono in realtà implicazioni ben più complesse di un semplice afflato autonomistico.
Per il resto, è sempre il nostro Worf: forse più pronto di un tempo ad impugnare una bat'leth per difendere il proprio onore, forse ancor meno disponibile al sorriso e alla compagnia, forse ancora più chiuso nella monolitica filosofia di vita che lo rende unico nel cast e unico tra i suoi simili.
C'è un solo cambiamento in lui, ma enorme. È quasi con sollievo che lo scopriamo capace di innamorarsi perdutamente, e con occhio quasi intenerito lo osserviamo all'inizio cercare invano di costringere la propria passione entro i dettami imposti dalle tradizioni, poi pian piano ammorbidirsi alla cristallina anima di Jadzia, fino a divenire capace - quando per ordini superiori deve allontanarsi da lei - di frasi come "Tu sei con me... Qui..." (mentre si tocca il cuore). E il lugubre grido di morte che lancia sopra il corpo ormai immobile di lei - in quel piccolo capolavoro che è "Tears of The Prophets" (ultimo episodio della Sesta Stagione) - strazia miseramente anche noi.
Da quel momento in poi Worf non sarà più lo stesso. Pietrificato da un dolore cui non permetterà mai di sfogarsi al di fuori dei bastioni del suo cuore, egli ci parrà ancor più schivo, indurito, incapace di comunicare al di là del proprio dovere di ufficiale e di Klingon. L'arrivo della nuova Dax, Ezri, non farà che aggiungere angoscia e confusione al suo animo già dominato dal caos...
La gestione dei sentimenti fondamentali per Worf non si limita (se "limitarsi" è il giusto termine) a lealtà e amore: da TNG "Successione" (Quarta Stagione), egli è messo di fronte anche all'enorme problema della paternità. Alexander è un bambino che di klingon non ha più nemmeno il nome, ma solo l'aspetto; cresciuto sulla Terra dai nonni adottivi, umani, ha sperimentato da subito sulla propria pelle la crudeltà dell'emarginazione; è un bambino profondamente sensibile, malinconico, e sostanzialmente incapace di comprendere il senso del corpus di norme comportamentali che suo padre tenta inutilmente di insegnargli. Rapportarsi a suo figlio è per Worf difficilissimo sin dall'inizio: inutili sono i consigli di Deanna ("Il sapore della vita"), inutili i tentativi di condividere con Alexander momenti di svago ("Per un pugno di Data"), inutili gli sforzi per farne a tutti i costi un guerriero ("Alexander"). Alexander è e resterà diverso.
Quando lo ritroviamo in DS9 "Sons and Daughters" (Sesta Stagione), ormai cresciuto, rifiuta addirittura di riconoscere suo padre: per anni Alexander è stato abbandonato a se stesso ed ora conosce soltanto la rabbia che ha accumulato durante la sua giovane vita. Ci chiediamo che ci faccia in armatura a bordo della Rotarran e nemmeno lui lo sa con certezza; è l'unico dei giovani Klingon - appena arruolati dal generale Martok - nel cui sguardo non brilli innato il desiderio di combattere; nel corpo a corpo è ridicolo, la bat'leth gli sfugge continuamente di mano, ai comandi della nave si confonde come un pivello, in battaglia è praticamente terrorizzato. Lo scontro con Worf è inevitabile, durissimo, apparentemente senza via d'uscita; eppure, sentiamo che come ad Alexander è mancato un padre, così a Worf è mancato un figlio. E alla fine è il cuore di entrambi che ha la meglio: "Io ti insegnerò tutto quello che serve per essere un guerriero", dice Worf "e tu mi insegnerai tutto quello che serve per essere un padre."
Accolto nel casato di Martok, infine, sarà proprio Alexander a fare "da testimone" al matrimonio di suo padre e Jadzia in "You Are Cordially Invited" (Sesta Stagione).

Sono anche altre le vecchie conoscenze klingon che ritroviamo in DS9; primo fra tutti, il digrignante e allucinato Cancelliere Gowron, capo dell'Alto Consiglio - grazie all'arbitrato di Picard - dall'epoca del già citato "La via di Klingon" I e II. Un personaggio che io trovo fantastico, soprattutto grazie alla delirante interpretazione di Robert O'Reilly (consiglio a tutti quelli che non l'avessero ancora fatto di gustarsi in lingua originale almeno una puntata che lo veda tra i protagonisti), fin dalla sua prima e un po' anonima apparizione in TNG "Successione".
Guidato, più che dal senso dell'onore, da un'irrefrenabile sete di potere, in DS9 la sua figura verrà pian piano offuscata da quella del generale Martok, molto più classicamente "klingon". Gowron è pronto a calpestare i più antichi ideali del suo popolo per raggiungere i propri scopi "politici", confermando quella serpeggiante tendenza alla corruzione che avevamo già visto minacciare l'Impero nella Terza Stagione di TNG. Il senso di lealtà che domina i veri guerrieri come Worf e Martok impedisce loro di opporsi, fino all'ultimo, alle decisioni di colui il quale comunque ancora incarna l'antico leader, Kahless, e l'anima stessa dell'Impero. Ma quando Gowron, perduto definitivamente il lume della ragione, pianifica una missione suicida per la flotta klingon al solo scopo di gettare discredito sul generale Martok, l'onore dei veri guerrieri grida finalmente vendetta: Worf prende pubblicamente posizione, accusa il Cancelliere di essere un codardo e di aver disonorato l'Impero, ingaggia un corpo a corpo con lui, lo uccide e Martok viene acclamato come nuovo capo dell'Alto Consiglio; si apre così un nuovo orizzonte nel futuro dell'Impero (DS9 "Tacking into The Wind", quartultimo episodio della Settima Stagione). In pochi minuti, dunque, si esaurisce la vicenda di un personaggio che abbiamo amato proprio per le sue anomalie, per il suo cinismo, per l'unicità del suo profilo psicologico... E in fondo ci dispiace pensare che non lo vedremo più apparire sui nostri schermi, digrignare i denti e stralunare gli occhi mentre pronuncia con la voce ringhiosa che così mirabilmente lo contraddistingue frasi come: "...But let your people know: the Klingon Empire will remember what has happened here! You've signed up against us in battle... And this we will not forgive... Or forget!"
(A Sisko, in "The Way of The Warrior": "...Ma che il vostro popolo sappia: l'Impero Klingon ricorderà cosa è successo qui oggi! Avete messo la firma contro di noi in battaglia... E questo non potremo perdonarlo... o dimenticarlo!")

Kurn, le sorelle Duras, Q, Lwaxana, Deanna, Barclay, i Maquis e tutte le altre "emanazioni" - in DS9 e in VOY - al prossimo numero.

Però mentre vi saluto voglio stuzzicarvi con un enigma, che lascio aperto a tutte le interpretazioni possibili: non trovate anche voi che gli alieni di TNG "Il segreto della vita" (Sesta Stagione), gli antichissimi Iconiani scomparsi da millenni e depositari dello schema genetico universale da cui tutte le razze umanoidi della Galassia hanno tratto origine, somiglino in modo sconcertante ai Fondatori? E questo/a nella foto a sinistra in particolare a una tra i Fondatori? Ebbene sì, è proprio lei... Salome Jens, l'interprete della spietata femmina mutaforma che tanta parte ha nella conduzione della guerra (e non solo) mossa dal Dominio per la conquista del Quadrante Alfa... Una semplice coincidenza? Un semplice recupero dei caratteri fisici di una razza utilizzata in TNG soltanto per alcuni minuti e poi dimenticata? Un tipico caso di "partecipazione poliedrica" da parte di un'attrice trek? Mah... Eppure non riesco a smettere di pensarci...


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