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FANTERIA DELLO
SPAZIO
di Robert A. Heinlein
Oscar Mondadori Bestsellers 1999
di Antonella
Bellecca
Cari amici, questo mese mi
accingo a recensire un libro scritto per una collana per ragazzi, ma che
può avere livelli di lettura anche adulti. Di Robert Heinlein, conosciutissimo
scrittore di fantascienza, so poco o niente, per cui vorrei fare un tentativo:
parlare del libro "prima" di documentarmi sull'autore, in maniera da non
lasciarmi influenzare. Vedremo cosa ne uscirà fuori. La terza parte dell'articolo
sarà dedicata al film "Starship Troopers", tratto dal libro in questione.
FANTERIA DELLO SPAZIO
Questo
romanzo è stato scritto nel 1959 in una collana di fantascienza per i
ragazzi. E in effetti il protagonista è un ragazzo di 18 anni, Johnny
Rico, che entra nella fanteria spaziale e racconta, in prima persona,
prima il lungo addestramento e poi le esperienze di guerra. Ma mentre
un adolescente può appassionarsi alle noiose elencazioni delle gerarchie
militari, un adulto riesce a scorgervi molto di più, laddove l'autore
esprime opinioni ben precise sul diritto di voto e sulla guerra, per esempio.
La società immaginata da Heinlein fa venire un po' i brividi. Per poter
ottenere il diritto di voto è necessario espletare il servizio militare,
che è comunque e sempre volontario, sia per i maschi che per le femmine.
Inutile dire che è un servizio militare di una difficoltà inaudita, che
mette duramente alla prova sia il fisico che lo spirito; questo serve
per "scremare" i volontari nella prima parte dell'addestramento, in maniera
che coloro che non sono adatti alla guerra si ritirino (perdendo il diritto
di voto, ovviamente). Non è chiaro come faccia un disabile ad ottenere
tale diritto, mi sembra che l'autore faccia un fuggevole accenno a lavori
d'ufficio. Un servizio militare così duro purtroppo ha come conseguenza
che qualcuno ci rimette la pelle; durante i due anni di ferma di Johnny
ci saranno quattordici morti, più un numero imprecisato di inabili per
incidenti gravi. Ma pazienza, almeno ci hanno provato!
L'addestramento
militare ha lo scopo di "cambiare dei cuccioli bisognosi di sculacciate
in uomini veri". Ecco un piccolo esempio: "Lì c'è il codice militare...
Non troverai un solo accenno al fatto che un superiore non può metterti
le mani addosso o colpirti come meglio crede quando è nell'esercizio delle
sue funzioni... Quanto ai bastoni, hanno due scopi. Primo, servono come
simbolo dell'autorità. Secondo, devono essere usati per incitarvi, per
impedirvi di prendervela con calma. Non possono farvi danni e risparmiano
una quantità di parole inutili. Per esempio, voi non siete sufficientemente
svelti a saltare in piedi quando suona la sveglia?...Il caporale passa
di corsa, vi strappa le coperte e prosegue, e quando è il caso si spiega
meglio con la punta del bastone. Anzi potrebbe benissimo pigliarvi a calci,
visto che sarebbe altrettanto legale ed efficiente...". Posso aggiungere
che il soldato a cui viene fatto questo pistolotto verrà poco dopo condannato
a dieci frustate e all'espulsione dalle forze armate per aver colpito
un suo superiore durante l'addestramento; e gli è andata pure bene, perché
per un tale reato avrebbe potuto anche essere impiccato!
Un
altro esempio di "addestramento" è dato dal fatto che, durante le esercitazioni
militari, un fucile su cinquecento è caricato con proiettili veri, e non
si sa a chi capiterà quel fucile, potrebbe anche essere un istruttore
dall'ottima mira... Ma, dopotutto, "il destino più nobile che può capitare
a un uomo è quello di mettere il proprio corpo mortale tra la sua adorata
casa e la desolazione di una guerra".
Passando alle opinioni di Heinlein sulla guerra, appunto, non voglio dire
né che siano sbagliate né che siano giuste; è una delle prospettive dalle
quali può essere vista la guerra. Ecco le sue parole, in maniera che ognuno
possa farsi una propria idea: "La guerra non è violenza fine a se stessa,
la guerra è violenza controllata, tesa a uno scopo ben preciso. E uno
degli scopi di una guerra è quello di sostenere con la forza la decisione
del nostro governo. L'obiettivo non è mai quello di uccidere il nemico
giusto per ucciderlo, ma di fargli fare quello che si vuole che faccia...
Non spetta mai al soldato decidere quando, dove, come o perché combattere.
Spetta agli uomini politici e ai generali... Noi forniamo la violenza".
Una cosa che non farà molto piacere agli studenti è che a scuola, così
come nella società civile, sono ammesse le punizioni corporali. È impressionante
come abbia potuto essere pubblicato come libro per ragazzi un romanzo
che contiene una disgustosa descrizione di una fustigazione, pubblica
naturalmente, perché deve servire anche come deterrente. Heinlein dedica
molte pagine alle punizioni corporali, situandole, significativamente,
durante una lezione di storia e filosofia. Il
suo concetto è che solo il dolore fisico può essere un deterrente per
non ripetere azioni criminali; i bambini devono essere educati come i
cuccioli, quando sbagliano devono essere battuti (piano, si spera!), in
maniera che successivamente assoceranno sempre quell'azione al dolore
fisico e non la ripeteranno più. E sia chiaro che qui si parla di nerbate,
non di scappellotti. Lo stesso vale per i minorenni che commettono reati,
i quali devono subire una punizione corporale immediatamente, non dopo
lunghi processi, altrimenti la punizione non avrà più significato. L'etica,
la morale, non sono sentimenti innati, si imparano con l'educazione; per
questo dietro a un delinquente minorile c'è sempre un adulto, e una società,
che non l'hanno saputo educare: "nessuno predicò il dovere a quei ragazzi,
in un linguaggio che potessero intendere, e cioè per mezzo di sonori ceffoni.
Invece, la società in cui vissero parlava loro incessantemente dei loro
diritti... un essere umano non ha diritti naturali di nessun genere".
Ed è proprio a scuola che Johnny ascolta la seguente lezione sulla violenza:
"La violenza e la forza bruta hanno risolto più situazioni della storia
di qualsiasi altro elemento, e chiunque pensa il contrario è un illuso.
Le specie intelligenti che hanno dimenticato questa verità fondamentale
hanno regolarmente scontato l'errore con la vita e la libertà". Meditate,
gente, meditate...
Ma
Heinlein vuole essere ancora più preciso nell'esprimere le proprie concezioni
filosofiche, casomai qualcuno possa non capire come la pensa. Il professore
di storia e filosofia di Johnny infatti arriva a citare senza circonlocuzioni
Karl Marx: "La definizione che Marx dà del valore è confutabile... Questi
esempi possono demolire la teoria marxista sul valore e illustrare la
verità della definizione di buon senso che invita a misurare in termini
di uso... Il valore non ha significato se non in relazione agli esseri
viventi... è sempre relativo a una particolare persona e diverso per ciascun
essere vivente... È determinato da due fattori: qual è l'uso dell'oggetto
e costo dell'oggetto... Non è vero che le cose migliori non costano niente...
Fu questo il tragico errore che portò alla decadenza e al crollo le democrazie
del ventesimo secolo... Il popolo era stato indotto a credere che bastasse
votare per ottenere ciò che si voleva... (invece) il prezzo delle cose
migliori è agonia, sudore, devozione, fatica, lacrime...".
Insomma,
e io che pensavo di andare a leggere un semplice romanzo di fantascienza!
Anche per quanto riguarda i rapporti familiari non c'è molto di che stare
allegri. Il dialogo tra genitori e figli è talmente franco, in questo
futuro prossimo immaginato da Heinlein, che il padre di Johnny interrompe
qualsiasi contatto con il figlio quando questi decide di arruolarsi, cancellandolo
virtualmente dalla propria esistenza. E la madre? Be', le donne non è
che abbiano tanta voce in capitolo, a meno che non siano capitani d'astronave.
Per ubbidire al marito, inizialmente anche lei tiene le distanze dal figlio,
poi finalmente gli scrive una lettera di nascosto: "Tuo padre non permette
ancora che in casa si faccia il tuo nome... Lui non può piangere, come
me". Insomma, è chiaro chi sia il capofamiglia. Successivamente, ad ogni
modo, il padre, rimasto vedovo a causa di una incursione aerea, riconsidera
il punto di vista del figlio e arriva ad arruolarsi egli stesso.
A partire dal decimo capitolo, l'argomento passa all'azione vera e propria,
cioè la Guerra dei Ragni. Heinlein si dilunga in narrazioni particolareggiate
di azioni di guerriglia, si diffonde sulla vita a bordo delle astronavi
militari, descrive minuziosamente le futuristiche tute da sbarco. Insomma,
diventa più un vero e proprio libro per ragazzi sulla vita militare. Un
particolare che definirei interessante è che, pur trovandoci in un'era
spaziale, la guerra viene combattuta anche dalla fanteria; mi sembra più
verosimile dell'annientamento di interi pianeti che si vede in Star Trek.
Potrei
definire questo libro un inno alla guerra e alle forze armate. Non è affatto
un romanzo d'evasione, anzi si prefigge scopertamente di inculcare negli
adolescenti quelle che l'autore considera verità fondamentali sulla vita
e sulla violenza. È significativo che il nemico non abbia nulla di umano:
sono enormi ragni, sono assolutamente alieni. Il nemico non dev'essere
visto come uno di noi, un nostro simile, ma come qualcuno che è meglio
sterminare in maniera scientifica. Sono idee pericolose? Be', dipende
se vengono assorbite in maniera acritica o se possono dare spunto ad una
serie di riflessioni, anche su noi stessi, sul nostro modo di rapportarci
alla violenza, sia individuale che organizzata. Dipende anche dalle conseguenze
che si possono trarre dai concetti espressi dall'autore; è vero che la
guerra può essere considerata una violenza necessaria, ma, con questo
ragionamento, la ragione va sempre al più forte. Credo che tante pagine
di Heinlein possano aiutare a capire il punto di vista di chi considera
la violenza un metodo, e "capire" è sempre importante, se non altro per
"evitare". Un'ultima notazione, personale: un individuo violento si giudica
da quello che fa, non da come parla della violenza (o della non-violenza).
ROBERT A. HEINLEIN
Robert
A. Heinlein è nato nel 1907 ed è morto nel 1988. Aveva tre fratelli e
tre sorelle. Cito dalla Enciclopedia della letteratura Garzanti: "Studioso
di fisica, ha pubblicato romanzi di fantascienza nei quali l'avventura
e il discorso tecnico-scientifico celano inquietanti interrogativi etici...
L'analisi sociologica diventa scoperta contestazione del sistema americano".
Heinlein entrò nell'Accademia Navale nel 1925, dove prese la laurea in
ingegneria navale, proseguendo la carriera militare finché non dovette
ritirarsi dalla Marina per motivi di salute (tubercolosi). Nel 1932 sposo`
Leslyn MacDonald.
Dopo aver svolto i più svariati mestieri, nel 1938 si candidò come rappresentante
democratico all'Assemblea della California, ma fu sconfitto. Nel 1939
scrisse in quattro giorni il suo primo racconto, "La linea della vita",
che fu pubblicato su Astounding Science Fiction. Nel 1947 divorziò dalla
prima moglie e l'anno seguente si risposò con Virginia Doris Gerstenfeld,
che gli resterà accanto per 41 anni, fino alla morte. Le sue ceneri furono
sparse in mare e per sua precisa volontà non fu eretto nemmeno un cenotafio.
Esiste un sito italiano molto ben fatto su questo autore (http://heinlein.cjb.net/),
creato da Francesco Spreafico, meglio noto anche fra i trekker come Lazarus
Long (che, per inciso, è un personaggio di Heinlein). Esiste anche un
NG in lingua inglese, alt.fan.heinlein.
Bibliografia essenziale:
Oltre l'orizzonte (1948)
Il terrore della sesta luna (1951)
Stella doppia (1956)
Straniero in terra straniera (1962)
Il gatto che attraversa i muri (1985)
Oltre il tramonto (1987)
STARSHIP TROOPERS
Un
fumettone. Molto bello, per chi apprezza il genere. Non dico che non sia
fedele, molti dialoghi sono ripresi pari pari dal libro; ma è lo spirito
che è diverso, l'anima grandguignolesca del regista Paul Verhoeven ha
contaminato lo spirito pedagogico del romanzo, trasformando la storia
di una maturazione personale in un'avventura piena d'azione.
Da sottolineare che la scelta delle scenografie e dei costumi richiama
in maniera impressionante l'iconografia nazista, forse per dare un'impronta
più militaresca alla storia; ciò aggiunge al film molta suggestività,
ma non ha comunque nulla a che vedere con il libro, che, a mio giudizio,
tratteggia una società realmente futuristica, non paragonabile a nessuna
delle società odierne (praticamente una democrazia a suffragio limitato,
ma non mi voglio addentrare in un'analisi politica, anche perché andrei
al di là dello stesso intento dell'autore).
Un'altra
sostanziale modifica rispetto al libro è l'aggiunta di una componente
romantica, con l'invenzione di due personaggi femminili in realtà inesistenti:
Carmen Ibanez appare nel romanzo assolutamente di sfuggita, Dizzy è un
personaggio completamente nuovo. Anche Zander è un personaggio inventato
dallo sceneggiatore, Ed Neumeier. D'altra parte Neumeier ha immaginato
spogliatoi e dormitori misti maschi-femmine che nel 1959 erano assolutamente
impensabili. Ho trovato apprezzabile la trovata, attualissima, della propaganda
militare tramite televisione, giustamente interattiva; è un intermezzo
che appare più volte nel film e che sostituisce quella che un tempo era
la voce narrante (che nel libro è Rico stesso).
Io
dividerei idealmente il film in due parti: nel primo tempo abbiamo la
scuola e l'addestramento, e qui, bisogna riconoscerlo, lo sceneggiatore
si è mantenuto abbastanza fedele al testo; tranne che il film presenta
solo la metà delle situazioni presentate da Heinlein, ottenendo un prodotto
dignitoso ma senza il respiro del libro, che, lungo ben otto capitoli
sui quattordici totali, racconta la formazione di questo ragazzo attraverso
le lezioni di storia e filosofia prima, di vita militare e di rapporti
umani e sociali poi, al campo di addestramento (poche le scene aggiuntive).
Diciamo che lo sceneggiatore ha scelto i punti meglio riducibili di questa
parte del romanzo e li ha trascritti calandoli in un'atmosfera di goliardia
e sana competitività, tralasciando completamente i tormenti dell'animo
di Johnny e la sua graduale, piena accettazione dei valori della vita
militare, quali possono essere l'abnegazione, lo spirito di corpo, il
rispetto della gerarchia ecc. Né
ha aiutato in questo senso la scelta dell'attore, un ragazzone non molto
espressivo, che tra l'altro avrebbe dovuto essere filippino invece era
più americano di Ken, benché spacciato per argentino. Esemplare la scelta
di far morire il padre, assieme alla madre, durante un'incursione nemica,
eliminando alla radice il problema dell'evoluzione dei rapporti tra padre
e figlio. Ugualmente significativa, in questo senso, la scelta di Johnny
di fare il servizio militare per un motivo assolutamente superficiale,
quale la passione per una ragazza, rimanendo assenti le motivazioni molto
più profonde presenti nel libro, che siano condivisibili o meno.
Per quanto riguarda la seconda parte, c'è da mettersi le mani nei capelli.
Un mattatoio, non saprei in quale altra maniera definirlo. Uno scannatoio
di arti mozzati e teste volanti, un'ora di carneficine innaffiate di sangue
(e anche di liquidi verdi e/o arancioni che spruzzano dai Ragni a mo'
di doccia sui nostri soldati). Astronavi
ed effetti speciali di tutto rispetto, ma... tutto ciò risolve il film
una serie di scene d'azione, punto. Tutta la parte riguardante la carriera
militare di Johnny, i suoi studi, l'ammirazione per il tenente Rasczak,
l'entrata nel mondo degli ufficiali, la progressiva assunzione di responsabilità
nei confronti dei sottoposti, la vita a bordo delle astronavi militari...
è stato tutto saltato a piè pari perché non funzionale all'azione, per
la quale bastavano invece mirabolanti (e ripugnanti) effetti speciali
e un'unica battuta ripetuta all'infinito: "Aaaaaahhhhhhhh!!!!". In compenso,
abbiamo avuto una serie di scenette romantiche completamente assenti nel
romanzo.
In definitiva, un filmetto. Qualcosa che non rimane impressa nella memoria.
Effetti speciali come se ne vedono in tutti i film e interpretazioni piatte.
Rimane un bel film per passare un paio d'ore di relax (sempre per chi
gli piace il genere), ma niente di più.
USA 1994
Regia: Paul Verhoeven
Sceneggiatura: Ed Neumeier
Scenografia: Allan Cameron
Costumi: Ellen Mirojnick
Musica: Basil Poledouris
Johnny Rico: Casper Van Dien
Dizzy Flores: Dina Meyer
Carmen Ibanez: Denise Richards.
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