FUORI CAMPO
a cura di Antonella Bellecca



Chi di voi ha letto il libro o visto il film "Il silenzio degli innocenti" non farà fatica a riconoscere personaggi e situazioni di questa versione trek scritta da Antonio Mercurio. Ma anche chi, come me, non rientra in queste due categorie può tranquillamente apprezzare la perizia narrativa dell'autore. Per praticità ho tagliato una breve presentazione e alcune note, che i più esigenti potranno comunque raggiungere tramite il link che ho inserito; ho tratto questo racconto dal sito della USS Capella di Sassari, ma potete trovarlo anche alla seguente URL di Star Trek Dreams: http://www.stdreams.net/testi/silselintro.htm. Vi consiglio di andarci almeno per dare un'occhiata alla scheda di presentazione dell'alter ego di Antonio, YuQ Wa'DIch…

PS: mi sento in obbligo di scusarmi per un inconveniente riguardante "Fuori Campo" dello scorso mese. Sono stati pubblicati i primi due capitoli del racconto "Un aiuto inatteso", di Claudio Caridi, con l'indicazione che i rimanenti avrebbero potuto essere reperiti nella sezione Crossovers del sito di Star Trek Dreams. In realtà per un disguido quel racconto non era stato ancora messo on-line al 1° marzo, per cui è possibile che nella prima settimana di marzo qualcuno non sia riuscito a leggere la fine del racconto per tale motivo. Adesso è tutto a posto, mi scuso di nuovo.


IL SILENZIO DEL SEHLAT
di Antonio Mercurio


I campi d'addestramento della Tal Shiar si tenevano in una località segreta. Oltre alle normali attività del centro, in cui veniva formata la crema del servizio segreto dell'Impero, era incluso un percorso di guerra. Il percorrerlo nel minor tempo possibile era considerato facoltativo, ma coloro che si applicavano nel tentativo venivano visti di buon occhio dai superiori. Per questo motivo (oltre al respiro trafelato) l'aspetto dell'erein Uilah evidenziava la necessità di una doccia sonica. La classificazione "urgente" della convocazione del direttore della sezione "affari locali" Charfor, del resto, implicava che non si sarebbe fatto caso all'aspetto fisico.
Charfor era un mito per tutti i cadetti della Tal Shiar, ma era caduto in disgrazia dopo che la sua mnhei'sahe era stata scossa profondamente, in seguito alla scoperta che, seppure in modo marginale, un elemento della sua famiglia era implicato nell'incidente di Icarus IV.
In una società come quella romulana, un evento simile avrebbe spezzato anche l'animo più potente, magari forgiato negli intrighi di corte o del Senato. Charfor non era da meno e perciò aveva trovato consolazione nella bevanda romulana per eccellenza. Al termine delle attività quotidiane era solito trascorrere, nell'intimo del suo alloggio, discreti periodi in preda ai fumi della birra romulana.
Uilah trovò Charfor intento a leggere un dipad, mentre contemporaneamente parlava con una persona. Il terminale era nascosto da pile di oggetti e dipad, da cui Uilah poté solo sentire un accenno di conversazione:
"So io di chi fidarmi: anche se ha solo 19 anni, la ragazza è il mio miglior elemento, e poi non è necessario che abbia combattuto una guerra per interrogare un pazzo. Del resto, sono stufo marcio di essere indicato come prossimo alla pensione per colpa di un macellaio".
Alla vista dell'erein, Charfor chiuse, in modo sommariamente educato, la conversazione, digitò una sequenza sul suo terminale e, dopo aver scrutato a fondo la giovane disse:
"Erein Uilah R'Tanet-n'Ehhlih del distretto di Thatar, superati a pieni voti i test di ammissione alla Tal Shiar, appartenente ad una famiglia storica dell'Impero, ha manifestato senso del comando ed una spiccata capacità di analisi. Jolan tru".
"Direttore, come mai mi ha convocata? Avrei la necessità di sistemarmi fisicamente, mentre lei passa il suo tempo a leggermi ciò che entrambi sappiamo" sbottò Uilah.
"Erein! Il suo profilo psicologico indica che ha la possibilità di coprire posti di comando. Il suo difetto, come mi ha appena dimostrato, è una sua certa insofferenza verso la catena di comando. Dato che lei è la migliore allieva che abbia mai frequentato il primo anno di formazione nella Tal Shiar, abbiamo deciso di 'smussare' qualche angolo del suo carattere, aiutandola a mascherare questa sua caratteristica, anziché arruolarla come 'volontaria' in qualche pattuglia suicida" rispose Charfor.
"Direttore, devo forse interrogare l'Aberrato di Vulcano in merito ai delitti del macellaio di Havran?" ribatté l'erein, ignorando l'appunto che le veniva mosso.
"Complimenti, erein! Sa benissimo che su Romulus sono oramai alcuni anni che vengono perpetrati delitti atroci. Le vittime vengono ritrovate con le orecchie mozzate e con ampi settori di pelle mancanti. Abbiamo pensato a qualche cane della Federazione o a qualche cellula Klingon, qualcun altro ha ipotizzato anche un'opera di destabilizzazione ad opera di qualche oltranzista vulcaniano, ma siamo costretti a pensare che si tratti di un romulano".
"Ne deduco, direttore, che lei ritiene che si debba utilizzare un pazzo per catturare un altro pazzo… e perciò l'Aberrazione Vulcaniana potrebbe esserci utile?".
"Sì, erein. Perciò, visto che abbiamo due giorni di riposo, andrà nel distretto Ael, interrogherà il dottor Tarlek e mi farà rapporto. Può andare, erein! Sia molto prudente con Tarlek. Si nutre di emozioni, in modo particolare di emozioni forti, e tutto ciò che le chiederà sarà per usarla. Vedrà che è rinchiuso in una cella con le mani legate: NON SI LASCI TOCCARE, se non vuole far restituire il suo guscio vuoto alla sua famiglia!
Sappiamo che quando si parla si deve cedere qualche informazione, ma lei ne dia il meno possibile e non si faccia imbrigliare. Sia lei a guidarlo nel suo sentiero e non si dimentichi mai chi è Tarlek".
"E lei direttore… lo sa?".
"So che è un mostro, so che se potesse mi prosciugherebbe e mi rivolterebbe perché l'ho incastrato. Erein Uilah R'Tanet n'Ehhlih, la mia scelta è stata dettata dal fatto che ritengo che lei abbia, perlomeno se ne leggono le potenzialità, la possibilità di ricoprire un ruolo fondamentale, sia nella Tal Shiar, sia per la supremazia di Romulus. Alla luce di queste considerazioni mi auguro che lei non mi deluda!".

* * *

"Il kolinahr è il rituale vulcaniano che dovrebbe eliminare ogni emozione residua…" una matriarca vulcaniana parlava con un individuo che si teneva nell'ombra "…ma prima di essere vulcaniani dentro è necessario esserlo fuori. Non bisogna mostrare quello che si pensa o quello che si prova, bisogna mascherare i propri sentimenti e poi aspirare alla totale eliminazione delle emozioni. Tu straniero! Non sei pronto. Si vede da fuori che non sei un vulcaniano, si vede che l'involucro esterno non contiene un vulcaniano ma un essere qualsiasi, che si lascia dominare dai sentimenti, dalle emozioni. Vai, medita e torna quando ti sentirai vulcaniano fuori. Solo allora potrai aspirare a percorrere il sentiero del kolinahr …".
L'essere seduto nell'ombra si avvicinò verso la matriarca brandendo un pugnale… e si svegliò in una costruzione su Romulus.
"Maledetti! Ve la farò vedere io, maledetti vulcaniani!" disse, riaddormentandosi.

* * *

Il dottor Kilton era il direttore del "Centro Studi Aberrazioni". Il suo incarico ed il sito in cui lavorava, identificabile secondo la cultura terrestre con un ospedale psichiatrico, erano una diretta conseguenza del suo attivismo interventista.
La sua ideologia auspicava che Romulus dovesse passare come un rullo compressore attorno ai confini dell'Impero, e conquistare militarmente l'abietta Federazione e quei vili vermi dei Klingon. La sua teoria era purtroppo carente di diversi pilastri, primo fra tutti il fatto che Romulus non aveva una forza militare sufficiente neppure per effettuare un'escursione, figuriamoci per un piano così grandioso. Altro fatto che aveva contribuito al suo declino era che "attaccare per primi" non era in linea con la filosofia della casta dominante.
La sua famiglia d'origine era una delle più antiche e sedeva nel Senato da tempi immemorabili.
La conseguenza del potere natale, unita ad un sostegno discreto in Senato, aveva reso impossibile l'esprimere il pubblico dissenso della sua filosofia, con il conseguente suicidio pubblico.
Una soluzione elegante fu facilitata dalla crisi scatenata dal dottor Tarlek: era stato creato un centro di studi per l'Aberrazione, in modo da poterla utilizzare come arma a gloria di Romulus, e la direzione ne venne affidata al dottor Kilton.
Kilton aveva capito di essere stato incastrato, sviluppando un astio verso tutto ciò che il dottor Tarlek rappresentava ed estendendo il suo rancore anche nei confronti di Charfor e, seppur sottovoce, verso la Tal Shiar. Egli riteneva che Charfor, per mezzo della più potente organizzazione del quadrante, avesse tramato per escluderlo dalla vita politica attiva, rinchiudendolo in un casermone con un solo "prigioniero", della cui vita era diventato responsabile; allo stesso tempo custode e vittima.
Quando si trovò davanti colei che incarnava il direttore Charfor e la Tal Shiar, ciò non contribuì certo a rendere il suo umore dei migliori.
"Lei è l'erein Wilah? Si trova bene al campo della Tal Shiar?" domandò alla giovane, per innervosirla.
"Dottor Kilton, il mio nome esatto è UILAH, con la U, e non sono venuta qui per fare amabile conversazione. Devo interrogare il dottor Tarlek in merito a questioni relative alla sicurezza dell'Impero, quindi alzi i suoi muscoli da quella sedia e mi metta in condizione di fare il mio lavoro, prima che decida di dare una pulita al mio disgregatore in questa stanza 'dimenticandomi' la sicura…".
"Erein!" ribatté Kilton "Lei non sa chi sono io!".
Uilah considerò la giornata: era la seconda persona che aveva manifestato dubbi, lei era stanca e riteneva il lavoro che le era stato assegnato indegno di un erein. Lo sguardo che rivolse verso Kilton, causato da questo stato d'animo, avrebbe costretto anche il più incallito Nausicano ad invocare la mamma. La voce avrebbe fatto congelare un bicchiere colmo di liquido:
"Lei è il dottor Kilton, capo del 'partito interventista' o 'della guerra totale' e per sfortuna discende da una delle famiglie più antiche. Di conseguenza, le è stata assegnata questa direzione per 'toglierla di mezzo', e potrei renderle questa condizione definitiva, rinchiudendola con il dottor Tarlek per 'osservare' il modo dell'Aberrazione di nutrirsi dei suoi sentimenti, ammesso che riesca a trovare un barlume di intelligenza nella sua scatola cranica. Io appartengo alla Tal Shiar e potrei sempre sostenere di averla sentita esprimere pareri poco lusinghieri sulla classe politica e di aver trovato un modo consono per farle capire il suo sbaglio. Devo continuare, o mi accompagna dal dottor Tarlek?".
Effettivamente Kilton sperimentò la sensazione che il suo sangue si fosse congelato, ma tale sensazione non gli impedì di ribattere: "D'accordo, ma deve lasciarmi in consegna il suo disgregatore".
Uilah si alzò ed estrasse il disgregatore ma, anziché consegnarlo al dottore, glielo puntò contro!
"Direttore! Se lei se lo fosse scordato, non esiste modo di prendere ad un membro della Tal Shiar il disgregatore, se non uccidendolo. Dato che lei è fisicamente 'gelatinoso', mi riesce difficile ipotizzarla capace di tale gesto".
"Si calmi erein! Mi è sufficiente che lasci in questo ufficio la cellula d'alimentazione! Sa, il "dottor" Tarlek potrebbe sfilarglielo a sua insaputa…".
Due sonori manrovesci incontrarono il viso di Kilton a velocità curvatura.
"Ma lei è PAZZA!" strillò il direttore, indietreggiando allibito.
"Questo è per non usare il disgregatore e per insegnarle a formulare le richieste con più dettagli!".
Soddisfatta della reazione, che aveva agito da valvola di sfogo dei suoi sentimenti negativi, Uilah tolse la cellula d'alimentazione del disgregatore e la appoggiò sulla scrivania. Poi volse le spalle al direttore, dirigendosi risoluta verso la porta, seguita da Kilton.
Contrariamente alle prigioni romulane, costruite utilizzando corridoi stretti con angoli vivi, per impedire assalti in massa, il Centro era costituito da un lungo corridoio illuminato a giorno, che conduceva ad una grande stanza, al centro della quale si trovava una gabbia, composta da un quadrilatero di sbarre in lega di duranio.
L'accesso alla stanza era bloccato da un portello che non avrebbe avuto nulla da invidiare a quello di un'astronave d'assalto. Al soffitto erano attaccate una lunga serie di lampade keikogene che riproducevano lo spettro del sole di Romulus.
Al centro della gabbia stava ritto un vulcaniano, avvolto in una camicia di forza di fattura terrestre.
"Ma non spegnete mai le luci, qui?" chiese Uilah al direttore.
"No, il 'dottore' non si è comportato in maniera consona di recente, e per evitare il suo contatto ho, inavvertitamente, guastato l'interruttore delle luci… Le ricordo che, secondo le norme di questo Centro, deve stare a tre passi dalla gabbia, non deve voltare le spalle al "dottore" e non deve lasciare alcun oggetto a portata delle sue braccia. Mi dispiace non poterle far compagnia, ma la sua presenza mi ha già considerevolmente rovinato la giornata".
Kilton aprì il pesante portellone:
"Vada sempre dritta e buon divertimento!".


Chi volesse leggere il seguito di questo racconto, può trovarlo nel sito della USS Capella: http://www.usscapella.org
oppure all'indirizzo
http://www.stdreams.net/testi/silselintro.htm





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