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TUVOK, TUVOK... PERCHÉ SEI TU, TUVOK?
di Fabiano "Langley"
Piccione e
Matteo
"Norton" Bistoletti
Per
chi legge spesso questa rubrica non sembrerà una novità il fatto che Tuvok
non è un personaggio che rientra nelle mie grazie, né uno che secondo
me abbia portato un gran contributo alla serie che tanto amo e che tanto
assiduamente ho seguito in tutti questi anni. Che dire di lui? Della sua
carriera nella Flotta Stellare? Dei suoi quattro figli? Della moglie che
lo aspetta su Vulcano? No, qualcosa di più interessante c'è in fondo,
anche se molto molto personale: come mi appaiono oggi i Vulcaniani, dopo
aver visto Tuvok, rispetto all'idea che ne avevo un tempo, quando sotto
gli occhi avevo invece personaggi come Spock, Sarek, Saavik….o anche Sybok,
se si vuole.
Di certo la prima cosa che mi verrebbe da dire sarebbe: ben altri calibri…un
tempo! Quelli erano personaggi cha avevano incontrato l'affetto di tutti i fan,
cosa che Tuvok non è riuscito a fare di certo, o comunque in misura ben più
ridotta. Persino la persona più a digiuno di Star Trek che conosciamo si ricorderà
il nome "Spock" quando lo sente…: "Ah, sì! Quello con le orecchie a punta!?"
Leonard Nimoy ha saputo darci tanto, portando sullo schermo un personaggio combattuto
fra il suo lato emozionale e il suo lato razionale, facendolo diventare un'icona
della fantascienza, un modello di alienità per eccellenza in tutto il mondo.
Il bello di Spock era essere combattuto fra due mondi, mettendo in evidenza
i contrasti fra essi, che poi sono gli stessi contrasti che abbiamo in noi in
ogni decisione quotidiana che dobbiamo prendere.
Non
sono mai riuscito a vedere come puramente vulcaniano neanche Sarek, suo
padre: sposandosi con una Terrestre (anzi due), apparentemente così diversa
dai canoni classici della moglie che un Vulcaniano potrebbe desiderare,
così poco logica e così legata all'emotività, mi ha sempre dato l'impressione
di apprezzare gli esseri umani molto più di quanto lasciasse trasparire
a prima vista, o almeno di provarci. Trapelava un certo grado di stima
per gli umani dal suo atteggiamento; un certo grado di rispetto e in parte
addirittura di fascino, simboleggiati da un matrimonio che altrimenti
non mi riuscirei a spiegare. In Sarek ho sempre visto una persona che
sembra quasi ammettere la sua incapacità di capire a pieno il figlio,
le sue scelte e il suo modo di essere. Una certa amarezza per l'impossibilità
di costruire un ponte di comprensione fra lui e Spock, così diverso dalla
sua "vulcanianicità", ma che allo stesso tempo lo riempie di orgoglio
- se di orgoglio si può parlare su Vulcano - perché suo figlio ha saputo
superarlo, riuscendo ad integrarsi nell'umanità meglio di quanto lui abbia
mai potuto fare. Meglio di quanto qualunque Vulcaniano abbia mai potuto
fare.
Rimandendo in famiglia, poi, è il turno di Sybok: il Vulcaniano che ha detto
NO alla disciplina mentale della sua gente, per ricercare una vita colma di
tutte quelle emozioni che il suo popolo invece rifiuta così nettamente. Un Vulcaniano
che si è ribellato alla sterilità della filosofia del suo mondo. Non ci saremmo
tutti comportati come ha fatto lui, se fossimo stati al suo posto? Voglio dire:
i Vulcaniani possono essere affascinanti, a prima vista, ma come si può apprezzare
davvero un modo di vita privo di ogni emozione, di ogni istinto e slancio affettivo?
Devoto solo allo studio della logica e alla repressione dei sentimenti con cui
invece si nasce?
La
razionalità estrema non è certo tutto nella vita: la saggezza sta, secondo
me, nella giusta via di mezzo come per ogni cosa. Come Spock stesso dice
a Valeris: "La logica è solo il prologo della saggezza, non il suo epilogo".
Ah, Valeris…come ho potuto dimenticare Valeris! Probabilmente la Vulcaniana
meno vulcaniana che io abbia mai visto in ST: intelligente e ambiziosa quanto
diffidente ed iraconda verso il popolo klingon; quasi disgustata da essi, ricolma
di odio e di paura per un loro paventato avvicinamento alla Federazione, tanto
da tramare alle spalle di tutti per annientarli. Quanto poco di logico e freddamente
razionale c'è in questo proposito, tanto da farmi chiedere se davvero Valeris
fosse totalmente vulcaniana, o se il suo retaggio fosse ben diverso. Come diverso
era quello di Saavik (che solo nei libri viene spiegato essere parte romulano),
che in ST 2 versa amare lacrime per la morte del suo mentore Spock, dando sfogo
alla tristezza più profonda.
Tuvok, caro Tuvok! Logico che dopo una carrellata simile di tuoi connazionali
che non hanno mai portato la ferrea "vulcanianicità" al 100%
sugli schermi, chi per un motivo, chi per l'altro, ad un primo impatto
tu possa sembrare tutt'altro che interessante ai più: freddo, privo di
ogni tipo di emozione, di espressione che possa lasciare trapelare qualcosa
che vada oltre la logica. Io in prima linea mi devo schierare dalla parte
di quelli che trovano Tuvok un "mortorio" assoluto, poco interessante
e spento. Ma
vorrei, dopo tutto quello che ho scritto prima, pensarla anche in un'altra
ottica: tutti sono stati capaci, fino ad oggi, di dire quanto fossero
interessanti i Vulcaniani e quanto fascino potessero avere. Forse proprio
perché quelli che abbiamo visto in passato non sono mai stati Vulcaniani
al 100%. La purezza vulcaniana non è mai stata presentata nella sua interezza:
facile amare un personaggio per la sua affascinante logica e la sua apparente
imperturbabilità e riflessività di fronte ad ogni situazione, ma che però
sa tirare fuori anche le emozioni che a noi sono tanto familiari, quando
il momento le richiede. Vedere uno Spock, o una Saavik o un qualsiasi
altro Vulcaniano piangere, o preoccuparsi, o dimostrare passioni quando
il climax di una storia viene raggiunto, è stato il mezzo attraverso il
quale tutti noi li abbiamo amati e ne siamo stati affascinati. Tutti i
Vulcaniani visti nelle serie precedenti avevano una sorta di legame che
li riconduceva all'umanità, e quindi allo spettatore.
Ma non Tuvok: egli è il modello di come un vulcaniano D.O.C. dovrebbe
essere. Così lontani da noi. Siamo ancora convinti che i Vulcaniani ci
affascinerebbero tanto, se lo fossero tutti totalmente come lo è Tuvok?
Io per primo, come ho già detto, devo ammettere di no. Tuvok non mi trasmette
nulla. Ma perché no? Perché è un vulcaniano al 100%, senza sbavature.
Da lui non possiamo e non dobbiamo aspettarci né pianti né sorrisi, né
odio né paura. Non è stato e non sarà mai come i suoi compatrioti visti
prima, dagli occasionali exploit poco vulcaniani: lui non ha né nonni
umani, né zie romulane, né uno dei genitori di origini diverse da Vulcano.
La
sua è una genealogia che, per quanto è dato sapere, risulta totalmente
nativa del caldo pianeta, da generazioni e generazioni. Il suo controllo
sulle emozioni è totale; la sua capacità di reprimerle non ha ostacoli
di natura genetica né di altro genere. Non capirà mai i suoi compagni
di viaggio come a volte poteva riuscire a fare uno Spock, anche senza
darlo a vedere. Né proverà mai odio come Valeris, o piangerà per la perdita
di un compagno come Saavik. Sulla Voyager Tuvok sembra sempre una specie
di pesce fuor d'acqua, sempre sulle sue ed incapace di integrarsi in una
vita di bordo che va al di là del lavoro in plancia per i suoi compagni,
ma non per lui. Si può dire che mostri un isolazionismo inedito nei suoi
compatrioti apparsi prima di lui, preferendo mangiare da solo piuttosto
che condividere il tavolo della mensa con gli altri.
Tuvok è la vera quintessenza del mondo vulcaniano, come non è mai stato
portato sullo schermo. Come i puri Vulcaniani dovrebbero essere, se esistesse
il pianeta Vulcano come ce lo siamo sempre immaginato. Chi dice di amare
gli alieni dalle orecchie a punta e le sopracciglia inclinate e non apprezza
Tuvok, allora dovrebbe ragionare bene e chiedersi se sono davvero i Vulcaniani
che ama, o la versione sì assai affascinante ed attraente, ma bene
o male sempre contaminata, che abbiamo visto prima di lui...
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