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TAI NASHA NO KAROSHA
di Anna "Ro Laren"
Manfredini
Anche
a me - come credo a molti altri trekker - dispiacque non poco non ritrovare
sulla plancia dell'Enterprise 1701-D un ufficiale vulcaniano, legata com'ero
alla figura leggendaria di Spock e all'indiscusso fascino di questa razza.
Sicuramente avrei gradito, accanto a quella meravigliosa invenzione che
è Data e accanto all'inconsueta presenza di un Klingon sul ponte
di comando, anche un esponente di quell'antico popolo che fece della logica
pura e della filosofia dell'IDIC i baluardi della propria esistenza. Eppure,
probabilmente a seguito di nuove tensioni esplorative verso mondi e popoli
più lontani, Roddenberry e compagni decisero di sacrificare tale
presenza, limitandone la comparsa ad alcuni sporadici episodi e a due
grandiosi quanto drammatici interventi.
Molto più spazio è riservato, in percentuale, ai più bellicosi
cugini Romulani, nell'intento forse di approfondirne la cultura e la società
appena accarezzate lungo la Serie Classica.
Ciò che della cultura vulcaniana, invece, permea tutta quanta The
Next Generation - e lo vedremo più avanti - è proprio la filosofia
dell'IDIC, presente a livello metatestuale più che in ogni altra serie,
sebbene mai - per quanto la memoria mi permetta di affermare - platealmente
enunciata.
Soltanto due sono gli episodi interamente dedicati ai Vulcaniani, ma due tra
i più belli dell'intera serie: Sarek, nella Terza Stagione, e
Il segreto di Spock I e II, nella Quinta.
Ma prima di affrontare in un'analisi più approfondita i grandi protagonisti
di questi due episodi, vediamo brevemente le fugaci apparizioni dei loro fratelli
di sangue lungo la linea temporale di TNG.
Meteore vulcaniane dentro e fuori l'Enterprise
Nonostante l'evidenza di quanto detto poco sopra a proposito della presenza
vulcaniana in TNG, Vulcano e la sua cultura non avrebbero mai potuto essere
totalmente dimenticati dopo la Serie Classica, tanto più se si pensa
a quanto significativo sia proprio il personaggio di Spock (universalmente noto
come "l'alieno con le orecchie a punta") nell'immaginario collettivo
- non solo trek. Così, tutta The Next Generation è costellata
di cammei, di riferimenti, di allusioni che mantengono vivida e concreta la
realtà di questa razza.
Tra
queste "meteore" la prima che incontriamo è la giovane
e graziosa T'Shanik, di Vulcana Regar, finalista agli esami d'ammissione
all'Accademia della Flotta Stellare insieme a Wesley Crusher nel mediocre
L'età della ragione (Prima Stagione). Mentre sull'Enterprise
Picard è oggetto di un'oscura indagine federale promossa dall'ammiraglio
Quinn e condotta dall'irritante Comandante Remmick, sul pianeta Relva
VII i quattro candidati all'unico posto disponibile in Accademia (Wesley,
il benzita Mordock, T'Shanik e una ragazza terrestre che pare esser lì
per sbaglio, data l'alta percentuale di errori che commette) sono impegnati
in test e psicotest di varia natura, alcuni molto simili a banali videogiochi.
Stranamente - date le ben note facoltà intellettive superiori dei
Vulcaniani - la nostra T'Shanik si classifica soltanto terza, rispettivamente
dopo Mordock (il primo Benzita ad entrare nella Flotta) e Wesley (il quale
perde il primato a causa di un eccesso di altruismo).
Pochi
episodi dopo, in Cospirazione, facciamo la conoscenza dell'Ammiraglio
Savar, figura di maggior rilievo dello stato maggiore della Flotta a quei
tempi. Picard, spinto dal forte sospetto che all'interno delle sfere di
Comando della Flotta sia in atto una cospirazione, rientra con l'Enterprise
nel sistema solare e si trova faccia a faccia con un'inquietante realtà:
tutti gli alti esponenti del Comando sono "posseduti" da una
forma di vita aliena (una sorta di grosso e roseo scorpione dotato di
intelligenza superiore) che, in cerca di corpi da utilizzare come veicolo
di conquista, ha scelto proprio i Terrestri e la loro tecnologia. Il
vulcaniano Savar di questo episodio ha dunque perduto qualunque connotazione
tipica della sua razza e ciò risulta evidente fin dalla sua prima
apparizione sugli schermi dell'Enterprise: sul suo volto è disegnato
un sardonico sorriso che ha davvero poco di logico e che insospettisce
immediatamente Picard. Ovviamente, le cose si risolvono per il meglio
e i papaveri della Flotta alla fine vengono liberati dalle presenze aliene;
l'unico a fare una brutta fine (e sinceramente non ci dispiace molto)
è quel Remmick che avevamo già incontrato in L'età
della ragione. Tutto sommato anche Cospirazione non è
nulla di speciale, costruito sugli schemi della tradizione più
"classica" e poco approfondito da un punto di vista narrativo.
Della
imperturbabile dottoressa Selar, assistente della Pulasky nell'episodio
della Seconda Stagione L'uomo schizoide, abbiamo notizie più
approfondite. Nonostante appaia soltanto in questo episodio (interpretata
da Suzie Plakson, che vestirà anche i panni della più nota
K'Ehleyr), a lei e alle sue ottime qualità professionali si fa
riferimento in svariate occasioni (L'Enterprise dal passato, Ricordatemi,
Una seconda opportunità, Sospetti, Segreto di
famiglia, Genesi) e ciò ci consente di ricostruire in
qualche modo la sua storia e la sua personalità. Nell'episodio
che la vede tra i protagonisti, Selar tenta invano di salvare il famoso
cybernetista dottor Ira Graves dal letale morbo di Darnay. Perfetta incarnazione
del Vulcaniano d.o.c., Selar è stoica, impassibile, totalmente
dedita al proprio lavoro e intollerante nei confronti delle possibili
imperfezioni proprie o altrui. Dal
suo volto non traspare emozione, le poche parole che pronuncia - tra l'altro
per comunicare al dottor Graves che la sua fine è vicina - non
tradiscono il minimo coinvolgimento interiore, persino la sua postura
e i suoi movimenti sono quanto di più essenziale si possa immaginare.
Dopo una lunga permanenza - sebbene virtuale ai nostri occhi - sull'Enterprise,
le notizie sul suo conto parlano di un brusco rientro su Vulcano per ottemperare
ai suoi doveri di moglie, essendo il suo consorte Voltak entrato in pon-farr.
In seguito, dopo un breve periodo trascorso come insegnante all'Accademia Medica
della Flotta, Selar viene assegnata alla USS Excalibur, sotto il comando del
Capitano Calhoun. Le ultime voci a noi note riferiscono che la marmorea dottoressa
è stata colpita dalla terribile sindrome di Bendii (rarissima patologia
vulcaniana che abbatte la capacità di repressione delle emozioni) e che
sta lottando per rallentare il più possibile l'inesorabile decorso della
malattia.
Un
tassello mancante della storia (o forse sarebbe meglio dire della preistoria)
vulcaniana ci viene offerto dall'episodio Prima Direttiva (Terza
Stagione), in cui veniamo a conoscenza dell'esistenza di una popolazione
di proto-Vulcaniani abitante sul pianeta Mintaka III. Ingenui, superstiziosi,
agresti e molto più simili ai Romulani nei tratti somatici, i Mintakiani
finiscono addirittura col considerare "il Picard" - il quale
viene a trovarsi suo malgrado invischiato nella quotidianità di
una civiltà che doveva restare sotto occulta osservazione - un
dio sceso in terra. Al di là del banale abbigliamento con cui i
Mintakiani sono agghindati (che ci ricorda un po' il vecchio West e un
po' la campagna medioevale), al di là della classica vita "da
villaggio" che conducono, è interessante osservare come all'inizio
della loro storia anche gli inflessibili Vulcaniani fossero facile preda
delle emozioni, delle credenze e dei tabù più elementari;
cosa che già sapevamo, ma che fino ad ora non avevamo mai visto
rappresentata sullo schermo. Non
è facile per Picard convincere l'angosciata popolazione che egli
non è affatto una divinità e che non necessita di un sacrificio
umano per placare la propria ira; ma il primitivo popolo è già
sulla strada ad esso assegnata dal destino: le antiche leggende cominciano
ad essere confutate, la razionalità si fa largo poco a poco tra
i deliri della superstizione, la logica si affaccia timidamente sulle
emozioni. E il saluto con cui Picard lascia l'assolato pianeta è
carico di fiduciosa speranza.
Vulcaniani e Romulani, è cosa nota, sono lontani parenti e ciò
risulta evidente soprattutto dalle rispettive caratteristiche fisiche, differenti
soltanto in alcuni piccoli particolari; niente di più facile per gli
spietati servizi segreti romulani, dunque, che trasformare chirurgicamente i
propri agenti e infiltrarli all'interno della Federazione. È ciò
che accade nel bellissimo episodio della Quarta Stagione Una giornata di
Data in cui l'androide, tra le altre attività che caratterizzano
la sua giornata-tipo e che puntualmente riferisce in un diario personale al
Comandante Maddox (cfr. La misura di un uomo, Seconda Stagione), si trova
alle prese con la presunta ambasciatrice vulcaniana T'Pel. È a dir poco
geniale il fatto che in questo episodio tutto ciò che accade - dalle
considerazioni sulla cultura vulcaniana alla scoperta finale del doppio gioco
romulano - sia raccontato dal punto di vista dell'androide; è proprio,
io credo, l'accorgimento che fa di Una giornata di Data un piccolo capolavoro.
Accompagnando
in plancia la statuaria ambasciatrice, Data riflette sul fatto che la
propria incapacità di provare emozioni lo rendano più simile
a un Vulcaniano che a un umano; di questo popolo egli trova affascinante
l'amore per la logica, ma in qualche modo limitante la rigida filosofia.
La presenza di T'Pel sull'Enterprise causa un improvvisa quanto inspiegata
inversione di rotta verso la Zona Neutrale; considerando la questione,
Data conclude che se fosse in grado di esprimere sentimenti la cosa lo
renderebbe alquanto... nervoso. L'androide non ha tutti i torti: la scoperta
di un anomalo spiegamento di forze romulane lungo i confini della Zona
Neutrale non lascia presagire niente di buono. A questo punto scopriamo
che T'Pel è a bordo per portare a termine una pericolosa e segretissima
missione diplomatica. Segue un faccia a faccia proprio tra Data e l'ambasciatrice,
in cui T'Pel tenta - dando poi una banale giustificazione al suo atto
- di oltrepassare i codici di sicurezza dell'androide per avere informazioni
sui sistemi di difesa dell'Enterprise. Data "sente" che c'è
qualcosa che non va, ma, poiché è noto che i Vulcaniani
sono incapaci di mentire, è indotto ad accettare come vere le spiegazioni
dell'ambasciatrice... anche se preferirebbe avere una sensazione più
forte per arrivare a tale conclusione. Ancora
una volta non sbaglia: giunti alle coordinate del misterioso rendez-vous,
T'Pel deve teletrasportarsi sul falco da guerra romulano che la attende
per incominciare il presunto summit... ma inspiegabilmente muore durante
il trasferimento. In breve le indagini - condotte ovviamente da Data -
portano alla luce la verità: T'Pel, una tra i più famosi
e rispettati diplomatici federali, è in realtà il Vicecomandante
Selok, una spia romulana infiltrata da chissà quanti anni all'interno
della Federazione e giunta al termine della propria missione. Il coinvolgimento
dell'Enterprise nell'ipotetico incontro al vertice tra Vulcaniani e Romulani
e l'incidente al teletrasporto non erano che una messinscena per assicurare
a Selok un indisturbato rientro in patria.
A
parte il breve intervento del capitano Satlek, che in Il primo dovere
(Quinta Stagione) presiede insieme all'ammiraglio Brand l'inchiesta sull'incidente
provocato dai cinque scriteriati cadetti della Squadriglia Nova (Nicholas
Locarno, Wesley Crusher, Sito Jaxa, Jean Hayar e il povero Joshua Albert
- che paga con la vita la gravissima marachella), troviamo un'altra Vulcaniana
nel delizioso Sospetti, piccolo gioiello di hitchcockiana memoria.
Si tratta dell'affascinante dottoressa T'Pan, direttrice per ben 15 anni
dell'Accademia Vulcaniana delle Scienze, una leggenda nel campo degli
studi sulla morfologia del subspazio. Finalmente, viene da dire, una degna
rappresentante della sua razza. Altera,
impassibile, pochissime frasi perfettamente calibrate ad esprimere la
consapevolezza della superiorità delle proprie conoscenze quando
commenta - con asettico scetticismo - il progetto per la realizzazione
degli scudi metafasici avanzato dall'improbabile scienziato ferengi, il
dottor Reyga. Insieme al marito e ad altri eminenti scienziati (la klingon
Kurak e il takarano Jo'Bril) è stata invitata sull'Enterprise dal
dottor Crusher per esaminare a fondo le teorie di Reyga. Il consesso scientifico,
però, viene immediatamente avvolto in un'atmosfera da giallo: gli
scudi metafasici vengono sabotati durante la fase di sperimentazione,
il dottor Jo'Bril perde la vita e poche ore dopo anche Reyga viene trovato
morto. Improvvisandosi detective, Beverly decide di arrivare in fondo
alla faccenda e restringe i sospettati alla cerchia degli scienziati interssati
al progetto. La
prima ad essere interrogata è proprio T'Pan, che con tranquilla
autorità afferma essere illogiche le illazioni della Crusher. Rischiando
la corte marziale e l'espulsione dalla Flotta Stellare, Beverly insiste
nella propria indagine, scoprendo alla fine il vero colpevole, Jo'Bril,
che aveva simulato la propria morte per impossessarsi della tecnologia
metafasica e ricavarne una potente arma.
Si diceva poco sopra di come i Romulani abbiano in alcune occasioni sfruttato
le peculiarità che hanno in comune con i Vulcaniani per azioni
di spionaggio; accade anche il contrario, e precisamente nel doppio episodio
L'arma perduta (Settima Stagione). Una
tra gli ultimi protagonisti - ma forse la meglio caratterizzata - di questa
carrellata è infatti una presunta mercenaria romulana, Tallera
(interpretata da Robin Curtis, vecchia conoscenza sugli schermi trek),
che a bordo di un vascello sul quale anche Picard si è imbarcato
sotto falsa identità batte a tappeto il settore alla ricerca di
un misterioso antico manufatto. Sospettiamo subito qualcosa sentendo Tallera
tirare in ballo la logica in diverse discussioni; e alla fine è
lei stessa a rivelare a Picard di essere in realtà T'Paal, membro
della Sicurezza Vulcaniana, spedita in incognito dal suo governo in cerca
della "Pietra di Gol", potentissima arma anticamente usata dal
suo popolo. Ma poiché la verità (Garak docet) può
avere molte facce, dobbiamo giungere alla fine della storia per scoprire
che T'Paal/Tallera è sì vulcaniana, ma non esattamente quello
che afferma: fa parte infatti di un movimento isolazionista che su Vulcano
sta lottando per impedire la contaminazione della propria cultura da parte
di culture aliene; la "Pietra di Gol" deve servire allo scopo.
Anche
questo episodio colma un vuoto nella storia di Vulcano: il popolo guidato
da Surak alla pace e alla logica era in passato talmente selvaggio e guerrafondaio
da aver creato un'arma capace di amplificare, attraverso le facoltà
telepatiche di chi l'avesse usata, l'aggressività del nemico e
ritorcerla contro di lui. Un "risuonatore psionico", così
lo definisce T'Paal; un'arma che da tempo Satok, Ministro della Sicurezza
Vulcaniana, cercava di ritrovare, onde procedere alla sua definitiva eliminazione.
È affascinante il dialogo sommesso tra T'Paal e Picard, il quale cerca
di decifrare l'antica iscrizione incisa sul reperto e lascia che la propria
passione per l'archeologia prenda per un attimo il sopravvento; un'aura di arcano
mistero circonda la "Pietra di Gol", un mistero che non potrà
mai essere interamente rivelato, poiché, smascherata T'Paal e disgregato
il movimento separatista, Satok decide irrevocabilmente di distruggerla.
L'ultimo
ad apparire in ordine meramente cronologico è il giovane e simpaticissimo
guardiamarina Taurik, impegnato insieme a un gruppo di compagni freschi
di laurea all'Accademia - in Giovani carriere - a far bella figura
con gli ufficiali superiori dell'Enterprise, nella speranza di essere
premiato con un incarico a bordo. È una figura sicuramente di non
grande spessore, anche se risultano piacevoli il sorriso di convenienza
costantemente stampato sulla sua facciotta paffutella e la sua tendenza
a socializzare un po' troppo, secondo le rigide regole che sarebbero imposte
dalla logica, con i compagni di avventura.
Sarek e Spock
"Perrin sa essere molto logica e razionale, quando vuole".
(Sarek di Vulcano in TNG "Sarek")
Al
leggendario, indimenticabile e da me amatissimo Sarek di Vulcano dedicai
un articolo apparso sullo
STIM anno 1 n° 7, alla lettura del quale invito il lettore prima che
prosegua oltre. Rivedo spesso i due bellissimi episodi in cui padre e
figlio sono protagonisti; su Sarek (Terza Stagione), che considero
un vero capolavoro e che ho ampiamente analizzato nel succitato articolo,
mi limito qui soltanto a qualche precisazione.
Naturalmente, la cosa che più mi colpisce - e colpisce - in Sarek
è la drammaticità crescente fino all'estremo delle situazioni,
è la consapevolezza dell'inesorabile e devastante rovina di una tra le
più significative figure della storia della Galassia, è il senso
di impotenza che di fronte a tale rovina dilania non solo Picard, ma anche noi
(poiché sappiamo benissimo, nonostante i funzionari di Sarek lascino
intuire una speranza, che la cura per la sindrome di Bendii non verrà
mai trovata)... Tutto supportato dalla sublime interpretazione di due grandi
attori, Mark Lenard e Patrick Stewart.
Ma
al di là di questo, tutto l'episodio è costruito con straordinaria
raffinatezza, i dialoghi sono permeati di signorile e profonda intimità,
vengono sfiorate con nobile attenzione verità assolute, non solo
per i protagonisti della storia, ma per l'umanità intera (si pensi
soltanto, per fare un esempio, alle parole di Picard che riflette sullo
stato mentale del grande Vulcaniano: "È paradossale davvero...
Tutta questa meravigliosa tecnologia, eppure continuiamo ad essere soggetti
agli insulti della vecchiaia. Che cosa umiliante.").
E non a caso ho citato poco sopra le parole di Sarek sulla sua terza moglie,
Perrin, umana come la seconda: in questo episodio
e in quello che segue a più di un anno di distanza (Il segreto
di Spock I, Quinta Stagione) per la prima volta entriamo nell'intimo
di una relazione familiare mai tanto approfondita in precedenza. Bastano
poche frasi scambiate tra i due coniugi, bastano poche sequenze per comprendere
quanto sincero sia il sentimento che li lega, nonostante il Vulcaniano
tenti di sopprimere tale sentimento e nonostante l'umana tenti di dissimulare
la propria passione. Scopriamo
che anche per un personaggio della levatura di Sarek l'ultimo rifugio
è comunque la moglie, unica in grado di comprendere fino in fondo
il tragico tormento che lo divora, unica capace di ritrovare nel caos
indistinto della sua mente devastata dal morbo un barlume di lucidità.
E la quasi impercettibile tenerezza di un gesto, la dosata angoscia di
uno sguardo, la rassegnata tristezza di un sorriso, ci commuovono come
null'altro.
Con Il segreto di Spock I e II viene scritta un'importante pagina
della storia non solo di Vulcano, ma dell'intero Quadrante.
Dato per scomparso (o forse addirittura per disertore), l'ambasciatore
Spock viene localizzato su Romulus in compagnia di Pardek, un funzionario
del governo romulano. Investito dell'incarico di scoprire cosa si celi
sotto tale anomala situazione, Picard decide di avere un colloquio con
Sarek, ormai prostrato dal morbo che gli impedisce quasi di alzarsi dal
letto. Senza ripetere ciò che ho già detto nell'articolo
citato all'inizio di questo capitolo, ci troviamo qui di fronte a una
delle scene più drammatiche di tutto Star Trek. Un monumento della
storia federale sta crollando inesorabilmente, desolatamente, in una solitudine
mortale, in cui l'unica luce che ancora a tratti brilla è l'amara
consapevolezza di avere avuto un figlio al quale non ha mai comunicato
neppure spiritualmente il proprio amore.
Picard
è allucinato, poiché conserva in sé la memoria della
fusione mentale che ebbe con Sarek, e sa quanta disperazione si agiti
nell'anima tormentata dell'ambasciatore morente. Nell'angoscioso delirio
di Sarek riesce a cogliere un'informazione, che sì, probabilmente
Spock è proprio su Romulus insieme a Pardek, che come Spock anche
Pardek è mosso dal desiderio di riappacificazione tra i due popoli
anticamente uniti; un moto d'orgoglio scuote il vecchio ambasciatore all'insinuazione
che suo figlio possa aver disertato e per un momento egli sembra riacquistare
l'antica fredda autorità... Ma subito è di nuovo il caos.
Sarek
ricade sul proprio giaciglio, scosso dal pianto, incapace persino di alzare
la mano nel tanto sentito saluto. È Picard che, tremando, gli stringe
le dita e finisce la frase che Sarek si fa morire in gola: "Lunga
vita... e prosperità".
Una volta giunto su Romulus insieme a Data, Picard scopre finalmente quali sono
i reali intenti dell'ambasciatore "disperso": portare tra i Romulani
la consapevolezza dell'origine comune, diffondere la conoscenza della storia
e della cultura vulcaniane, per guidarli gradualmente a una pacifica riunificazione.
È una scelta che Spock ha attuato indipendentemente, senza coinvolgere
la Federazione, onde evitare inutili spargimenti di sangue. È,
come commenta Picard, una forma di "diplomazia impertinente"
che Sarek difficilmente avrebbe approvato. E qui si innesta il mirabile
sviluppo della relazione tra i due, l'umano "a modo suo testardo
almeno quanto un altro Capitano dell'Enterprise" che Spock conosceva
tanto tempo fa e il Vulcaniano "impuro", come sempre - soprattutto
ora che è vecchio - in leggera difficoltà nel controllo
delle proprie emozioni. Non
solo: il Picard che si rapporta a Spock è decisamente differente
rispetto a quello che sancì il vincolo d'amicizia con suo padre;
è forse proprio il peso dei ricordi di Sarek che fa agire il Capitano
quasi ora fosse lui il genitore di Spock, che gli fa assumere un atteggiamento
assai sicuro di sé e a tratti quasi arrogante. Atteggiamento che
Spock non fatica a cogliere e, seppur abbastanza ironicamente (sempre
se si può parlare di ironia per un Vulcaniano), a riprendere.
E la presenza di Sarek è continua e tangibile, anche dopo che Picard
dà notizia a Spock della sua morte.
Rispetto all'immagine che abbiamo e che ci deriva principalmente da TOS,
quello che ci troviamo di fronte in Unification I e II è
uno Spock evoluto, incredibilmente vecchio (risulta quasi impossibile
pensarlo figlio di Sarek), sicuramente più saggio e apparentemente
anche più sensibile alle emozioni (a fatica nasconde l'angoscia
sentendo della morte di suo padre), capace addirittura di qualche sorriso
in più. Solo un tratto del suo carattere è rimasto sostanzialmente
immutato: l'abitudine ad alzare il sopracciglio per esprimere la propria
perplessità. Tenaci
sono ancora in lui le convinzioni che per tutta la vita l'opposero a Sarek
e che resero le due personalità sostanzialmente inconoscibili l'una
all'altra; la capacità di vedere oltre la logica pura, ad esempio,
che Sarek considerava una debolezza, per Spock è invece fonte di
straordinaria forza; il tentativo stesso di riunificazione tra Vulcaniani
e Romulani per Sarek era un'inutile impresa, mentre Spock è fermamente
convinto del contrario, senza sapere perché.
Insomma, vengono messi in discussione i più saldi fondamenti dell'ideologia
vulcaniana: la logica vorrebbe, una volta avuta prova che la condiscendenza
del proconsole romulano nei confronti delle "nuove tendenze" in realtà
nasconde una trappola, che l'impresa fosse abbandonata. Spock è invece
deciso a proseguire, in nome dei propri ideali, al limite anche soltanto per
smascherare il doppio gioco del governo romulano. Ed è puntualmente quello
che accade alla fine: con impassibile freddezza Spock scopre che è proprio
Pardek il traditore e con l'aiuto di Picard e Data sventa il tentativo di invasione
di Vulcano progettato dal Comandante Sela.
La
fede nella riunificazione comunque non muore, e Spock sceglie di restare
su Romulus per perseguire tale scopo insieme ai propri "seguaci";
è la prima volta che vediamo Vulcaniani e Romulani interagire a
questi livelli, è la prima volta che assistiamo a un chiaro moto
di commozione in Spock, quando alla fine si fonde con Picard per condividere
ciò che di suo padre è ancora vivo dentro il capitano.
E soprattutto è la prima volta che Spock viene invitato a riflettere
sull'integrità della propria etica dall'unica creatura in grado di incrinarne
le certezze: Data.
È l'unico incontro "intimo" tra i due, pochi minuti, sull'astronave
klingon che sosta in orbita attorno a Romulus attendendo la fine della missione
di Picard. Ma è un incontro memorabile, costruito su un dialogo di un'efficacia
e di una finezza uniche, un dialogo che non ha bisogno di alcun commento.
All'affermazione
di Data che lo informa di aver preso Picard come modello di umanità,
Spock controbatte: "Affascinante. Lei ha qualità fisiche e
mentali superiori, nessun tipo di impedimento emotivo... Ci sono Vulcaniani
che tutta la vita aspirano a raggiungere quello che a lei è dato
da programma..."
E Data: "Lei è metà umano, però ha scelto un modo
di vita vulcaniano... Praticamente lei ha abbandonato ciò che io ho cercato
per tutta la vita."
A questo punto Spock cambia agilmente discorso, ma Data lo rincorre: "Ripensando
alla sua vita, crede di aver sentito la mancanza della sua umanità?"
Spock pare vacillare impercettibilmente quando risponde: "Non ho nessun
rimpianto."
E Data (lo sguardo candidamente soddisfatto): "Nessun rimpianto... Questa
è un'espressione umana..."
Un attimo di smarrimento ci prende, guardiamo Spock, pendendo dalle sue labbra:
"Sì..." Il suo sopracciglio si alza. "Affascinante..."
Infinite Diversità in Infinite Combinazioni
In
Star Trek VIII: Primo Contatto, per la prima volta, l'umanità
si trova di fronte a una civiltà aliena: tra le tante possibili,
la razza prescelta è quella vulcaniana; tra i tanti immaginabili,
il gesto di saluto prescelto, che Zefram Cochrane non riesce ad imitare,
è proprio quello che accompagna su Vulcano l'ormai storica frase
"Tai nasha no karosha", "Lunga vita e prosperità".
Il significato simbolico del saluto vulcaniano è profondo e pregnante,
ogni singola parte della mano alzata e aperta in segno di buona disposizione
d'animo racchiude un lemma dell'antica filosofia surakiana: da un lato, il dito
mignolo incarna la filosofia dell'IDIC e l'anulare rappresenta la filosofia
del Nome, ovviamente complementare alla filosofia dell'IDIC; dall'altro, il
dito medio simboleggia la dottrina della dominazione della logica sulle emozioni
e l'indice rappresenta il rispetto vulcaniano per la vita; uniti insieme, indice
e medio ci ricordano che l'esistenza - secondo la visione vulcaniana - richiede
una continua dominazione della logica sulle emozioni. Il pollice da solo rappresenta
la sacralità della privacy individuale.
Il fatto di usare questo gesto accompagnato dalla frase rituale significa riconoscere
a chi si ha davanti l'assoluta ed inviolabile privacy della mente, il diritto
ad essere diverso o anche opposto a chi sta parlando ed è un invito alla combinazione
delle differenze per un vantaggio reciproco, con l'assicurazione che la logica
proteggerà ogni diritto ad una degna esistenza.
Quale
migliore augurio all'apertura dei nuovi orizzonti offerti alla razza umana
dalla scoperta del motore a curvatura? Perfettamente in linea con la filosofia
trek e con gli ideali roddenberriani, dunque, mirabilmente incarnati proprio
dalla dottrina vulcaniana dell'IDIC.
I.D.I.C.: Infinite Diversità in Infinite Combinazioni. Gli studi,
gli approfondimenti, le interpretazioni di tale filosofia sono innumerevoli
e multiformi; basti qui dire che l'IDIC è sicuramente quanto di più
"progressista" si possa immaginare all'interno di una saga che nasce
in un periodo storico (gli anni Sessanta) caratterizzato da grandi sconvolgimenti
sociali. Il succo ideologico dell'IDIC è applicabile infatti ben al di
là dei confini di Star Trek: il rispetto delle altrui differenze, in
tutti gli aspetti in cui esse si possano manifestare (fisico, culturale, sessuale),
ci insegna che è vantaggioso per ognuno di noi fare tesoro dell'unicità
di ogni individuo, onde sviluppare un'attitudine sempre più positiva
verso gli altri. Apprezzare le differenze tra i popoli e tra i singoli individui
non significa peraltro ignorarle; significa imparare a riconoscerle e magari
a sperimentarle, in quello che potrebbe essere definito "effetto sinergistico"
(più banalmente, "unione di energie") e che attraverso la combinazione
delle differenze può condurre a un livello di esistenza superiore.
La Prima Direttiva federale è un lampante esempio di IDIC: sviluppata
definitivamente proprio in The Next Generation, il suo assunto
prioritario impone il rispetto assoluto delle diverse culture e vieta
qualunque tipo di intromissione nello sviluppo naturale delle diverse
civiltà. Ogni
forma di vita, anche la più elementare (si vedano i naniti mutati
di Evoluzione o gli exocomp di Il sapore della vita), è
degna della massima considerazione e deve essere preservata anche a costo
di incorrere in seri pericoli; ogni cultura, per quanto anomala, barbara
o arretrata possa sembrare, ha lo stesso diritto di esistere delle più
importanti e avanzate civiltà della storia. Si pensi ai popoli
di Ornara e Brekka, legati insieme dallo scambio di una terribile droga
(Simbiosi), o alle spietate tradizioni kaeloniane che impongono
il suicidio una volta raggiunti i 60 anni di età (Una vita a
metà), o alle matriarche di Missione di soccorso, o
ai subdoli Edo di Rubicun III (Il giudizio)... Si pensi ai Borg,
all'entità cristallina, e allargando lo sguardo ai Gorn, ai Jem'Hadar
e ai Fondatori, alla Specie 8472... Tutte queste culture hanno goduto
del prioritario diritto alla fiducia derivante dai principi dell'IDIC,
in nome della superiore idea di pace che muove la Federazione Unita dei
Pianeti. Che poi tale diritto sia stato in molti casi ignorato, rifiutato,
frainteso è uno tra i rischi che fanno parte dell'immenso gioco
e con i quali ogni civiltà lungimirante deve misurarsi.
Tra l'altro, è proprio secondo i dettami della filosofia vulcaniana -
e Picard li difende fino in fondo, arrivando a sostenerne la validità
in un'aula di tribunale - che a una forma di vita unica e irripetibile come
Data viene riconosciuto lo status di "essere senziente" (La misura
di un uomo).
Da TNG in poi la filosofia dell'IDIC si espande anche su altri livelli: quello
per me più evidente, e del quale ho già avuto modo di parlare
(cfr. STIM Anno 1, n° 1), interessa la sfera delle relazioni sessuali. Episodi
come Il diritto di essere, Il collezionista o L'ospite
aprono la strada a riflessioni più profonde su questo argomento "scomodo":
è fin troppo ovvio, tenuto conto proprio della filosofia dell'IDIC e
della filosofia trek che in esso si incarna, che nel futuro prospettato da Roddenberry,
un futuro in cui povertà, pregiudizi razziali e sessismo sono stati eliminati,
anche omofobia e discriminazione sessuale debbano per forza essere state abolite.
Ed
è anche in questo senso - per quanto sia consentito dalle leggi
di mercato - che Star Trek si evolve: in Deep Space Nine si moltiplicano
le situazioni per così dire "particolari"; senza citare
per l'ennesima volta Rejoined o l'evidente ambiguità di
Garak, in Uno strano Ferengi Jadzia Dax non mostra alcuna perplessità
all'idea che il Ferengi in questione (ancora non sa che è una femmina)
sia innamorato di Quark; la Kira dello Specchio non disdegna affatto compagnie
femminili e in The Emperor's new Cloak scopriamo che ha una vera
e propria storia con la Ezri dell'universo alternativo; e che dire dei
maschi Vorta, Weyoun per primo, sinuosi, melliflui e delicati come (e
qui scatenerò senz'altro un finimondo) pallide drag queen?
Concludo insomma ribadendo che il perno dell'ideologia roddenberriana, espresso
nella filosofia dell'IDIC, è un elemento guida di tutta The Next Generation
e da The Next Generation in poi permette lo sviluppo di molti di quegli
ideali che anche l'umanità del nostro tempo dovrebbe cercare di perseguire.
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