L'EVOLUZIONE DI SPOCK NEL MONDO TREK.
di Diego "Tug" Cacchiarelli

Anche Star Trek, come ogni altro fenomeno che dura nel tempo, ha la sua evoluzione. All'interno di questa considerazione, alcune "evoluzioni" le vediamo con difficoltà, mentre altre sono più palesi. Quella del personaggio di Spock è davvero notevole. Ci aiuta in questa affermazione il fatto che Spock è il personaggio che più di tutti ha rappresentato Star Trek. Più di Kirk e di Picard, più di Data e più dell'Enterprise stessa. Spock era presente in The Cage, quando ancora Kirk non era nei piani di Roddenberry. Spock era in The Next Generation, quando Kirk & co. erano già da un pezzo in congedo. Lui è l'entità che più di tutti rappresenta Star Trek. È però anche quello che, proprio per la sua longevità (i Vulcaniani - guarda il caso - vivono più di 200 anni), ha subito più variazioni alla sua personalità.
Vediamo di preciso che cosa gli è successo in tutti questi anni…
In The Cage, Spock è un alieno. Non lo si è ancora caratterizzato. Di lui si dirà, nel corso dell'episodio, che ha un antenato umano. Questo quasi a giustificare la sua presenza sull'Enterprise. Ha emozioni, molte e palesi. Lo vediamo sorridere e divertirsi di fronte a fiori musicali. Lo vediamo turbarsi quando non riesce a penetrare la roccia per salvare il suo capitano.
In realtà in "The Cage" il personaggio non ha tratti precisi da un punto di vista comportamentale e psicologico. Di contro i tratti somatici sono davvero definiti. Questa sarà la fortuna di Spock! Nel primo documento stampato (11.03.64) che riguarda la serie, Roddenberry descrive Spock come un "mezzo marziano" con un colorito tendente al rosso, le orecchie appuntite, il cui aspetto quasi diabolico intimorisce, a dispetto del suo temperamento quieto! Certo ne ha fatta di strada il figlio di Sarek da quella prima scarna caratterizzazione.
La Serie Originale ci ha fatto conoscere Spock molto più a fondo. Ci ha svelato che è originario di Vulcano, ma che sua madre è umana. Spock però si comporta da Vulcaniano. Ha emozioni che come tutti i Vulcaniani tiene sopite. Tali emozioni si manifestano tutte ogni sette anni durante il periodo del Pon Farr (il periodo dell'accoppiamento). Abbiamo anche appreso che Spock si è arruolato nella flotta stellare contro il volere di suo padre, l'ambasciatore Sarek, al quale si è riavvicinato solo molto tempo dopo. Spock è sicuramente cresciuto nella serie originale la quale, a sua volta, è cresciuta grazie anche a Spock. Questo essere non umano è stato lo spunto per molti episodi ed è stata anche la soluzione dei tanti imprevisti accaduti all'Enterprise e al suo equipaggio. Così, nel corso dei 79 episodi (sì, Spock ne ha fatto uno in più degli altri!) si sono conosciute molte peculiarità dei Vulcaniani, dal fondatore dell'IDIC Surak, fino ad arrivare alla fusione mentale o alla presa al collo vulcaniana. La cosa che comunque balza all'occhio di chi guarda gli episodi della Serie Originale è la fredda logicità di Spock. Da vero Vulcaniano egli non trasmette emozioni, ma ragiona e decide solo per logica. Solo di tanto in tanto, se stuzzicato da Mc Coy, si è permesso di fare della velatissima ironia.
Con la fine della serie e l'uscita del primo film di Star Trek, troviamo di nuovo il nostro personaggio al fianco di J.T. Kirk. Egli è ancora più freddo e logico, ma solo in apparenza. Il film ci mostra Spock che su Vulcano sta cercando di purificarsi dai suoi ultimi echi di umanità con il rito del "kolinahr", rito che lui stesso interrompe perché "sente" la presenza di un'entità pericolosa. Questo è molto indicativo; Spock sente. Non analizza né viene informato, egli lo sente e basta. Come si può vedere la sua parte illogica è molto più presente di quello che può sembrare in apparenza. Va colta quindi una certa inquietudine in quest'uomo. Un uomo che per tutta la vita è stato costretto a vivere in armonia tra due culture fortemente in contrasto: quella umana e quella vulcaniana. Dovremo aspettare molto perché egli possa arrivare ad un vero equilibrio.
Il secondo film è invece molto diverso, incentrato sulla figura del Vulcaniano. Spock alla fine del film morirà, per salvare l'Enterprise e i suoi amici. Il gesto nobile viene abilmente mascherato dalla logica vulcaniana. Spock affermerà prima di morire: "Il bene dei molti è più importante di quello dei pochi". Tutto questo, anche se logicamente rispondente a verità, non convince appieno lo spettatore, che percepisce esattamente un grande gesto di amicizia e altruismo puramente "umani".
Il terzo film è ancora focalizzato sulla figura del Vulcaniano - oramai morto? - la cui salma è atterrata planando, dopo il funerale nello spazio, sul pianeta Genesis. Il suo katra (cioè la sua "essenza", si potrebbe dire impropriamente) però è stato affidato a Mc Coy, il suo miglior amico/nemico. Il suo corpo si sta misteriosamente rigenerando insieme al pianeta su cui è stato depositato. Il film è tutto rivolto al ritorno dell'Enterprise e del suo equipaggio sul pianeta Genesis per cercare il corpo senza coscienza di un giovane Spock. Terminerà con il rito del fal-tor-pan con il quale Spock verrà riunito al suo katra. Un film tutto dedicato all'amicizia, alla lealtà tra uomini, tra esseri "umani". Come si può vedere, e siamo solo a metà strada, il Vulcaniano si sta lentamente avvicinando alla sua metà materna. Con l'aiuto dei suoi amici (non più colleghi o superiori) e con l'aiuto delle esperienze di vita.
Il quarto film, Rotta verso la terra, è fin troppo eloquente. Una delle prime scene vedono Spock che sta rieducando la sua mente con un computer. Il computer ad un certo punto gli chiede: "Come ti senti?" e Spock non sa cosa rispondere. Da dietro, sua madre Amanda lo tranquillizza dicendogli: "Sei per metà umano e il computer lo sa. Sei stato addestrato alla maniera dei Vulcaniani ed è per questo che non avverti sentimenti. Ma come figlio mio, tu li possiedi. Riaffioreranno." Il film ci narra dell' Enterprise che sta tornando sulla Terra da Vulcano con uno sparviero Klingon. A causa però di una sonda aliena, Kirk & co. sono costretti a tornare indietro nel tempo, sulla Terra del XX° secolo, per salvare il loro pianeta. Questa è la trama. Molto interessante, probabilmente il più bel film dei sei dedicati all'equipaggio originale. Spock in questo film comincia ad essere più umano che Vulcaniano. Gira per le strade di S.Francisco e cerca, in realtà piuttosto goffamente, di assimilare il gergo dell'epoca. A parte le situazioni divertenti che tali eventi suscitano, quello che si può notare con maggior risalto, specie se si fa un salto all'indietro fino agli episodi di TOS, è che Spock oramai non rifiuta più la sua natura umana. Anzi, egli è impegnato quantomeno nella comprensione di questa natura. Gli episodi ci avevano abituato ad un ufficiale scientifico molto sulle sue, un ufficiale che in ogni occasione si sforzava di dimostrare che la logica vulcaniana era al di sopra di ogni ragionamento "umano". Quanta strada ha fatto il nostro personaggio!
Il quinto film è quello meno convincente. Quello che Roddenberry non ha considerato nemmeno "trek" o "canonico". Non è importante per la nostra analisi. Anche in questo 5° episodio la figura sempre più umana di Spock ne esce consolidata. Egli incontra il suo fratellastro Sybok il quale, allontanatosi dalla filosofia di Surak, con un abile espediente trascina l'Enterprise alla ricerca di "Dio" nel cuore della galassia. Di sicuro l'argomento è impegnativo per un film di Star Trek e non è nemmeno stato sviluppato appropriatamente. Quello che però ci interessa è comunque che Spock viene coinvolto sia a livello familiare (il dualismo con Sybok) sia a livello personale (risparmia la vita a Sybok e di fatto gli consegna la nave a scapito della lealtà verso i suoi compagni). Nell'evolversi del film Spock avrà modo di dimostrare un grande equilibrio. Lo stesso equilibrio che lo sta portando all'accettazione di sé come essere unico, ma non univoco. Probabilmente va considerato anche il fattore età. Spock sta invecchiando e, come tutte le persone avanti con gli anni, tende ad essere più aperto a se stesso e agli eventi della sua vita, passati, presenti e futuri.
Nel sesto e ultimo film la maturazione di Spock è oramai avvenuta. L'accettazione della sua doppia natura e la consapevolezza di se stesso sono all'apice. Basta solo una frase, rimasta nella storia di Star Trek a spiegare la maturazione di Spock. Ad un certo punto, in un dialogo con il tenente Valeris (Vulcaniana anch'essa), Spock la redarguisce dicendo: "La logica è solo la premessa della saggezza, non il suo epilogo". Con questa frase il Vulcaniano di nome Spock, che abbiamo visto nella Serie Originale, termina il suo cammino. Egli ha accettato, compreso e valorizzato la sua natura umana. Ha vissuto tra gli umani e ne ha colto l'aspetto migliore. Quanto siamo riusciti noi a cogliere di Spock, invece è ancora da vedere… Ma come qualcuno ha detto: "Esistono sempre delle possibilità!"


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