I PERSONAGGI "MINORI"
Seconda Parte

di Anna "Ro Laren" Manfredini


Sarek

Sarek di Vulcano. Ambasciatore, padre di Spock, fondatore della Federazione Unita dei Pianeti, artefice della storia della Galassia. Un personaggio che io amo moltissimo. Depositario in primis della saggezza, della cultura, delle tradizioni vulcaniane, che trasmette austero e inflessibile alle due compagne della sua vita, entrambe umane, Amanda (madre di Spock) prima e Perrin poi. Figura di elevatissimo prestigio e di enorme importanza nello sviluppo storico e narrativo della Serie Originale (dagli episodi ai film), non può assolutamente essere considerato un "personaggio minore" nella saga di Star Trek. Avvolto di irresistibile fascino (grazie indubbiamente anche alla magistrale interpretazione del compianto Mark Lenard) fisico ma soprattutto interiore, Sarek non sarà facilmente dimenticato.
È incarnazione assoluta dell’ideologia e della morale vulcaniane, fatte di logica pura e di educazione alla soppressione totale delle emozioni. È irremovibile sostenitore dell’identità culturale di Vulcano, conquistata a ben caro prezzo dal suo popolo in un passato ormai lontanissimo, prima di tutto nei confronti dei cugini Romulani, con i quali egli ritiene assolutamente impossibile un "ricongiungimento" a qualunque livello. È virtualmente incapace di qualunque manifestazione affettiva, sia nei confronti delle due mogli (che a modo suo "ama", ma cui non concede alcun gesto di "trasporto" in pubblico, se non un castigato tocco delle dita) che – con maggiore evidenza – di suo figlio. In nome di tale ideologia Sarek porta avanti un rapporto estremamente conflittuale con Spock, colpevole suo malgrado di possedere una metà umana e di essere quindi più facile preda dell’emotività; non può perdonargli di esserglisi messo contro, pubblicamente, ai tempi della guerra contro i Cardassiani; né può accettare che proprio suo figlio sia fautore di una pacifica "rivoluzione" che si propone di riavvicinare verso un utopico futuro comune Vulcano e Romulus.
Sarek di Vulcano: una personalità marmorea, compatta, apparentemente incrollabile.
Tralascerò qui tutte le implicazioni (biografiche e non) che legano Sarek a TOS per considerarne soltanto le fugaci ma intensissime apparizioni in The Next Generation. Sono solo due gli episodi che lo vedono protagonista, ma entrambi – soprattutto, a mio parere, Sarek – di un’efficacia drammatica straordinaria. In poco più di un paio d’ore (sebbene a distanza di tempo l’una dall’altra) assistiamo al tragico sfacelo di una delle personalità più potenti di tutta la saga.
Al suo incontro con Picard (in Sarek, appunto), Sarek di Vulcano giunge preceduto dalla propria leggenda. Picard, al settimo cielo per l’opportunità che gli si offre, gli si accosta quasi con la stessa ossequiosa riverenza, lo stesso rispettoso imbarazzo che lo colse quando, da tenente, ebbe occasione di vederlo durante una cerimonia celebrativa. Sarek è a bordo dell’Enterprise per l’ultima grande missione diplomatica della sua carriera: da novantatré anni egli sta lavorando per organizzare un incontro tra la Federazione e la popolazione di Legara IV ed ora, finalmente, il momento è arrivato; e la presenza dell’Ambasciatore al tavolo delle trattative è vincolante.
Qualcosa appare però subito strano: in sala teletrasporto Sarek e Perrin sono preceduti da due alti funzionari che si raccomandano affinché l’Ambasciatore, una volta salito a bordo, goda della più completa tranquillità e non venga disturbato per nessuna ragione, neppure per assistere a un concerto organizzato da Picard in suo onore. In seguito anche la moglie Perrin, nonostante la severa e inossidabile forza che Sarek – pur a 202 anni di età – pare mostrare, insiste perché si possano ritirare al più presto nei loro alloggi. È immediata la tensione che si crea tra gli ufficiali di plancia (e in noi) all’atteggiamento iperprotettivo dei funzionari nei confronti dell’Ambasciatore e tale tensione è via via alimentata da incomprensibili scoppi di violenza tra i membri dell’equipaggio.
La sera, tra stupore e sollievo generali, Sarek decide di assistere al concerto, accompagnato dal suo seguito. E qui, sulle dolorose note del secondo movimento di uno splendido quartetto d’archi di Mozart, c’è una sequenza da brivido, quasi tutta giocata su efficacissimi primi piani: Troi, che muta espressione cogliendo qualcosa di angosciante nell’animo di Sarek; i due funzionari, improvvisamente preoccupati, che parlottano tra loro; gli occhi di Sarek che si colmano di pianto; Perrin che in un gesto di impercettibile e sublime tenerezza gli asciuga una lacrima; e Picard, sconvolto alla vista di quel pianto… La realtà che si delinea è terribile: Sarek di Vulcano è affetto dalla sindrome di Bendii, una rarissima malattia che può colpire i Vulcaniani di più di 200 anni abbattendone poco a poco ma in modo irreversibile il controllo sulle emozioni. Picard, e noi con lui, ci rendiamo improvvisamente conto delle dimensioni del dramma: per un Vulcaniano, che considera il distacco dalla sfera emotiva il cardine della propria esistenza, essere travolto dai sentimenti è quanto meno disastroso. Per bontà d’animo più che per altro, Sarek è tenuto all’oscuro di tutto da coloro che lo circondano, compresa la moglie; tocca a Picard, che vede ormai a rischio la conferenza con i Legariani, il compito di "aprire gli occhi" al vecchio Ambasciatore.
Per pochi istanti soltanto Sarek sembra poter contenere le proprie reazioni alle affermazioni del Capitano e cerca, adducendo pretesti apparentemente logici, di negare l’evidenza; poi, messo alle strette da Picard, in un drammatico crescendo il monolito vulcaniano è travolto dalla rabbia e grida, impreca, esplode, si dispera, alla fine senza più alcun controllo. Completamente indifeso. "Un Vulcaniano non può provare rabbia! È illogico! Illogico! Illogico!" E crolla, disperato. Crolla in lui il mito di una vita condotta all’insegna dell’autodisciplina, crollano tutte le barriere, crolla un uomo al cui cospetto un tempo il giovane tenente Jean-Luc Picard si era sentito "inebetito"…
Ma non è giusto che sia negata a una delle personalità più significative nella storia della galassia l’ultima missione: così, per permettere a Sarek di portare a compimento l’incontro con i Legariani, Picard accetta di sottoporsi a una fusione mentale con il grande Vulcaniano. "La tua mente nella mia mente", recita il ritornello rituale: le due anime si congiungono, si compenetrano, totalmente, si mescolano l’autocontrollo del Capitano e le angosce a stento soffocate dell’Ambasciatore. E mentre Sarek può finalmente presiedere alla conferenza da tanti anni attesa, Picard, nella penombra solitaria del suo alloggio (assistito soltanto da Beverly), rivive tragicamente sulla sua pelle i 200 anni di passioni represse del Vulcaniano: attraverso di lui vediamo Sarek imprecare contro la sorte impietosa che lo condanna a una mortale sensibilità emotiva, lo vediamo piangere e disperarsi e gridare per la prima volta, al vuoto, tutto l’amore che per Amanda, per Perrin, per Spock ha provato e prova tuttora… ma che non ha mai potuto esprimere con le parole...
È impressionante, credo, il modo in cui viene raccontata la disastrosa rovina di una delle anime più grandi della storia di Star Trek, sono sorprendenti la profondità dell’analisi psicologica e l’accuratezza nella composizione dei particolari, dalla scelta delle inquadrature alle musiche, alle parole, agli impercettibili mutamenti d’espressione sui volti dei protagonisti… È una stretta al cuore ogni volta, complice naturalmente Mozart, alla sequenza del concerto... Agghiacciante l'interpretazione di Mark Lenard quando esplode in Sarek, rimasto solo con Picard, una furia quasi animale... Toccante Patrick Stewart che affonda nell'animo del Vulcaniano... E non posso dimenticare la frase sussurrata da Picard a Perrin poco prima della partenza... "Perrin, lui la ama..."

Quando lo ritroviamo, a poco più di un anno di distanza (in Il segreto di Spock I), Sarek è ormai l'ombra di se stesso: travolto dalle emozioni che lo dilaniano è costretto in un letto, tra deliri lunghissimi e brevi istanti di lucidità in cui Perrin tenta con alterna fortuna di raggiungere ancora una volta la sua mente... Picard, impegnato nella ricerca dell'Ambasciatore Spock dato per scomparso (e forse per disertore), deve incontrarlo una volta ancora, in nome del particolare vincolo che li lega e che gli impone di informarlo sulle sorti del figlio.
Ciò che resta dell'animo del grande Vulcaniano è un caos indistinto, in cui un unico sentimento emerge a forza e senza controllo: l'amore mai manifestato per il figlio, il desiderio bruciante di rivederlo un'ultima volta, di sanare ogni rottura prima che sia troppo tardi, di fargli sapere che sempre, nonostante le apparenze, egli lo ha ammirato e gli ha voluto bene... È una sequenza assai breve nell'arco di un doppio episodio, seppure di grande effetto, e credo che tale brevità sia voluta: in Sarek di Vulcano non è rimasto quasi più nulla dell'antica saggezza, della solenne autorità, della forza interiore che lo avevano reso una figura leggendaria nell'universo conosciuto; il sipario della sua storia e della sua vita si chiude sommessamente sulla sua bocca che non riesce più a pronunciare l'antico saluto vulcaniano e sul suo volto sofferente che si gira da un lato mentre, la voce rotta di un padre roso dai rimorsi, balbetta "Spock... figlio mio..."
Veniamo a sapere della sua morte da un breve comunicato che giunge a Picard ormai lontano, in viaggio verso Romulus... E sarà ancora Picard, depositario dell'eredità interiore di Sarek, a coronare l'ultimo sogno del Vulcaniano, fondendo la propria mente con quella di Spock per comunicargli l'amore di suo padre...

 

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