FAHRENHEIT 451
Ray Bradbury - 1978
Trad. Giorgio Monicelli
Mondadori
13 carte

di Paolo "Exidor" Longarini



A volte sento un brivido freddo lungo la schiena.
Non mi capita più spesso come in passato, forse lo scorrere degli anni mi sta corazzando contro tutto e tutti, ma ancora capita.
In vita mia ho letto tanti libri e tanti spero di leggerne ancora, di tutti i generi, preferisco non farmi mancare nulla e conoscere il maggior numero di cose e di autori.
Il genere che mi fa ancora l'effetto che vi dicevo è la cosiddetta fantascienza. Non c'è nulla da fare, puoi leggere qualsiasi cosa, dall'ultimo libro di Vespa ad uno di Biagi, il romanzone di Bocca o la fesseria di Scalfari, ma nulla disegna l'attualità tanto bene come un libro di fantascienza scritto magari 30 anni fa.
Bradbury non è il tipo da astronavi galattiche, scontri epici o computer tascabili, non è l'Asimov della situazione che t'inventa le leggi della robotica. Ai suoi tempi non veniva neanche tanto considerato, o meglio era considerato, come tutti gli scrittori di fantascienza, un autore minore. È il padre della cosiddetta "fantascienza visionaria", di quella che si preoccupava di ambientare le storie nel contesto più probabile del futuro.
Giudicate voi.
Siamo in una tranquilla cittadina americana, tutti sono felici, l'ordine regna sovrano nonostante ci sia una guerra in corso, ma dalla televisione arrivano notizie esaltanti sull'andamento delle battaglie: da come la raccontano sembra che ogni Americano sarà eletto imperatore mondiale entro la fine del mese. La guerra richiede molti sforzi, ma a pagarli sono sempre quelli di altre città se non addirittura di altri stati. Lo ha detto la televisione-parete, già, perché non stiamo parlando di semplici apparecchi televisivi, ma di pareti-tv che non solo ci permettono di far entrare le notizie in casa, ma ci danno la possibilità di interagire con i vicini di casa o con persone lontanissime senza bisogno di uscire fuori.
Il nostro uomo si chiama Montag ed è un vigile del fuoco. Speciale. Lui si occupa di appiccare gli incendi, non di spengerli. Qualche anno prima fu deciso di costruire tutto (e dico tutto) ignifugo, quindi il pericolo di incendi è praticamente zero. Comodo, no? Così quando devi buttare qualcuno fuori di casa vai da lui, bruci tutto e avanti un altro.
La maggior parte del suo lavoro consiste però nel bruciare libri.
Ha una bella moglie, una bella casa, dei buoni amici e tre pareti-tv installate nel salotto. Tutto destinato a sparire, naturalmente.
Il percorso del nostro eroe inizia il giorno in cui una vecchia decide di non uscire da casa sapendo che loro stanno per incendiarla, si lascia bruciare con lei nell'indifferenza generale. La dignità dell'anziana donna, o qualcosa di più che l'autore ci lascia interpretare da soli, inizia a corrodere il perfetto mondo interiore di Montag. Sua moglie non è più tanto irreprensibile, le strade non sono più tanto sicure come prima e quei libri che prima bruciava con tanta indifferenza iniziano ad esercitare una strana attrazione in lui; comincia ad aver bisogno di averne uno, ha bisogno di sapere perché tanta gente è disposta a morire pur di difenderli. Finalmente trova il coraggio di farlo. Viene chiaramente beccato.
Ora inizia il libro, il tutto è nella spiegazione del perché fanno quello che fanno da parte del suo capo, e soprattutto del perché è giusto che loro lo facciano. Il libro è nell'incontro con gli uomini libro, persone che tramite particolari tecniche di apprendimento sono diventate esse stesse un libro, ne hanno memorizzato ogni passaggio, custodendoli così nell'unica maniera possibile, nella loro memoria. Il libro è nella loro spiegazione del perché fanno quello che fanno. Pure loro.
Per una volta il libro non è assolutamente il suo protagonista, un uomo che serve solo come tramite in tutti questi oscuri passaggi che rappresentano l'animo umano; senza farsi mancare nulla Montag attraversa tutte le possibili reazioni dell'uomo senza farne sua nessuna, fino ad una conclusione finale di cui, a mio avviso, non è neanche del tutto convinto.
Tutti avrete sentito parlare del libro, molti avranno visto il film, tantissimi lo avranno letto quindi non mi dilungo nella narrazione della trama (non lo faccio mai, non vedo perché dovrei iniziare adesso); voglio solo sapere se anche voi tutte le volte che aprite un quotidiano non iniziate a sentire caldo.


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