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STAR
TREK VOYAGER: SESTA STAGIONE, GIOIA E DELUSIONE
di Fabiano "Langley"
Piccione e
Matteo
"Norton" Bistoletti
Cominciando
l'articolo con una sana dose di retorica, si sente spesso dire che "il
tempo vola e non ci si accorge di come passa in fretta". Chissà quante
volte avremo sentito dire questa frase, spesso ignorandola per la sua
banalità. Eppure, mentre mi accingo a scrivere questo articolo, non posso
non pensare alla verità di questa affermazione. Mi sembra ieri quando
iniziai a vedere, con molta perplessità e troppo pieno di preconcetti,
questa quarta incarnazione di Star Trek. Ci volle tempo, un giusto
lavaggio del cervello e, quel che è giusto è giusto, un giro di vite da
parte della serie stessa, per farmela apprezzare quanto faccio oggi. Perciò
scusate se comincio questo articolo con una sana dose di nostalgia quando
noto che siamo già giunti alla fine della sesta stagione e che la prossima
porterà la serie alla sua naturale conclusione. Non voglio però adesso
inebriarmi nei mille ricordi che ogni cosa comporta, perché sarebbero
inutili ai fini di questo articolo e vi annoierei soltanto; piuttosto
voglio condividere con voi alcuni commenti su quest'ultima stagione di
Star Trek Voyager, scusandomi già fin d'ora con chi non ne ha visto
le puntate.
Mettendo
da parte la nostalgia e la retorica, mi armo di obbiettività (fin dove
è possibile) e passione per una serie che seguo da ormai quasi quindici
anni con, ovviamente, diversi metodi di approccio. Tanto per cominciare,
non esito a dire che, a mio avviso, la sesta stagione è di qualità inferiore
rispetto alle due precedenti, davvero eccellenti. Un senso di delusione
mi invade quando ripenso a quest'annata di puntate, alcune molto belle
e altre meno come sempre, ma la cui maggior parte non riesce a sollevarsi
da una mediocrità abbastanza fastidiosa e talvolta addirittura disturbante.
La sesta stagione ha portato in luce secondo me due problemi molto gravi
per una serie di Star Trek. Il primo è un problema abbastanza nuovo
in ambito Trek: sto parlando della qualità delle storie. Purtroppo
ho notato una netta diminuzione della suddetta qualità delle sceneggiature.
Star Trek si è da sempre proposto come serie innovativa e cercava
di liberarsi il più possibile da cliché già fin troppo collaudati da altre
serie o film. In Voyager quest'anno le sceneggiature danno ampio
spazio a situazioni e personaggi molto superficiali, banali, molto "televisivi"
oppure con un forte sapore di déjà vu. Intendo riferirmi a personaggi
o situazioni che sono molto scontati, che servono solo ed unicamente allo
svolgimento della storia e portano poco in ambito più profondo. Ciò porta
ad avere alcune puntate tutt'altro che brutte, ma mediamente vuote o con
un contenuto "preriscaldato" e molto insapore. Non so se questo fatto
sia causato da una certa saturazione degli sceneggiatori (sono state girate
ormai più di 500 puntate), che non riescono più a scrivere cose fresche,
nuove ed appassionanti; o se sia proprio un problema di nuova impostazione
della serie voluta dalle alte sfere Paramount, cioè una serie più alla
portata di tutti, meno ricercata e complessa. Scordatevi
quindi puntate dello spessore di Mortal Coil ("Spirale Mortale"),
Distant Origin ("L'origine della specie"), Living
Witness ("Testimone oculare") oppure Latent Image
(tanto per citarne alcune) e preparatevi a puntate come Alice,
Riddles, Dragon's Theeth, Voyager Conspiracy, Virtuoso
o Good Shepherd. Queste puntate non sono brutte, ma si limitano
ad intrattenere e nulla più. Un altro serio problema della sesta stagione
sono i personaggi. Ormai possiamo contare sempre e solo su tre di loro:
Janeway, Sette di Nove e il Dottore Olografico. Gli altri devono contendersi
delle puntate interamente incentrate su di loro (vedi per esempio B'Elanna
e il suo interessante viaggio spiritual-mistico in Barge of the Dead)
per poi essere parzialmente ignorati nella altre; oppure essere completamente
dimenticati come il buon Chakotay, che ha chiuso la stagione senza nemmeno
una sua scena degna di citazione (a parte in Equinox di cui parlerò
dopo). Perfino la puntata che sembrava scritta apposta per lui, il peraltro
molto bello One small Step, si è chiusa con lui su un lettino moribondo
e Sette che porta avanti da sola questo viaggio interiore nel passato
dell'esplorazione spaziale e dell'ignoto.
La coralità di personaggi tipica di TNG e DS9 è del tutto scomparsa, tornando
(però in questo caso involontariamente) ad una struttura che ricorda più la
Serie Classica.
Da
queste linee generali poco entusiasmanti vanno però sottolineate alcune
dovute eccezioni. Tanto per cominciare, la bellissima conclusione di Equinox,
ad inizio stagione. Una puntata estremamente bella, che bilancia sapientemente
azione, dilemmi e personaggi molto intensi e credibili e che sfrutta a
piene mani la condizione in cui la nave Voyager si ritrova. Il capitano
Ransom è un personaggio straordinario, il conflitto con Janeway è favoloso
e portato avanti su diversi piani (indimenticabile la caduta dello stemma
federale dalla plancia della nave con l'osservazione "Non era mai caduto
prima d'ora" da parte di una Janeway redenta dal suo desiderio incontrollabile
di vendetta, o il vedere la stessa adirata perché tradita nei suoi stessi
principi). Si riapre, come in Scorpion ("Il patto dello scorpione"),
un bellissimo confronto tra Chakotay e Janeway e si intensifica quello
tra il Dottore e Sette, entrambi poi dimenticati nel resto della stagione.
Altra
cosa degna di nota in questa annata sono le puntate sul progetto Pathfinder,
con Barclay e Troi come ospiti d'onore (Pathfinder e Life Line).
Sono puntate molto belle perché introducono una nuova sorta di mitologia
molto interessate all'interno della serie. È, dopotutto, bello
e curioso sapere come altre persone sulla Terra vivono la situazione della
Voyager e che vengano mostrati gli sforzi della Federazione per riportare
la nave dispersa a casa. Insomma, queste puntate hanno avuto una collocazione
perfetta (farle prima sarebbe stato troppo presto) e sono anche molto
coinvolgenti. Nota di merito anche a Blink of an Eye, che dimostra
come in fondo si possa scrivere ancora della buona e semplice fantascienza
come non si vedeva da tempo in Star Trek. La storia è molto intrigante,
ma è bella proprio per la sua semplice originalità quasi "bradburyana"
e la commovente ingenuità. Un piccolo gioiello insomma.
Dal lato comico va senz'altro menzionato Tinker Tenor Doctor Spy; una
puntata a dir poco esilarante, supportata da un superbo Picardo. Forse tra le
puntate comicamente più riuscita di tutto Star Trek.
Ma
oltre a queste puntate davvero eccezionali la sesta stagione verrà purtroppo
ricordata anche per alcuni delle peggiori catastrofi della storia Trek.
Le puntate irlandesi (Fair Haven e Spirit Folk) sono l'insieme
dei difetti sopraccitati e ancor peggio. È triste vedere una donna che
per sei anni non abbiamo mai visto innamorasi o farsi travolgere dalla passione,
sciogliersi letteralmente per uno (squallido e stereotipato all'inverosimile)
personaggio olografico. Stiamo parlando di Janeway, che purtroppo viene messa
in un contesto assurdo e che poco le si addice…Viene quasi da rimpiangere le
storiche olonovelle con cui si divertiva facendo la governante-istitutrice durante
le prime stagioni. I cliché a livello di trama e ambientazioni si sprecano;
credo che i Trekker irlandesi rimarranno sconvolti nel vedere come Hollywood
immagini il loro mondo e il loro contesto socioculturale.
Altra
catastrofe è Tsunkatse, per cui non voglio spendere che poche parole.
Mi sono sentito preso in giro quale Trekker da questa puntata; pensano
che basti scrivere il titolo Star Trek sulla copertina delle videocassette
o nella sigla iniziale per rendere una puntata degna di essere vista?
Sinceramente facevo a meno di vedere Sette fare lotta libera coi campioni
americani di Wrestling, mentre i suoi compagni (con Neelix e Chakotay
in prima fila) si esaltano e urlano come tifosi allo stadio.
Altra
mitologia, invece a tratti davvero interessante, portata avanti da questa
sesta stagione è la storia dei bambini borg che, staccati dal Collettivo,
vengono presi sotto l'ala protettrice di Sette. Partita in maniera davvero
soporifera e banale in Collective, soprattutto in Child's Play
la vicenda assume invece toni davvero interessanti e stimolanti, con
una puntata davvero molto bella e ricca di "chimica" fra i personaggi.
Pollice verso anche per il ritorno, da me tanto atteso, di Kes in Fury.
Far tornare un personaggio dopo così tanto tempo offre possibilità emozionali
non indifferenti, ma l'occasione viene scarsamente sfruttata. Insomma, uno dei
personaggi principali torna dopo così tanto tempo e se ne va senza lasciare
un segno evidente del suo ritorno nel cuore né dell'equipaggio né degli spettatori.
La puntata è comunque interessante, soprattutto perché ci (ri)mostra una Voyager
dei primi anni.
Nota
conclusiva spetta ovviamente ai Borg, che proseguono nel loro inesorabile
declino causato da eccessivo sfruttamento. A volte mi sembra che gli sceneggiatori
abbiano perso il filo trattando i Borg, oppure sono io che sono rimasto
un po' indietro (diciamo pure ai tempi d'oro di Scorpion).
Unimatrix Zero, il finale della sesta stagione, è l'ennesima puntata
sui Borg. Una volta accettato questo ed anche il fatto che essi siano sempre
meno i Borg degli inizi (per esempio, ormai la Regina spara ordini e sentenze,
si arrabbia contro Janeway e gioisce quando riesce a farla franca, è costretta
perfino ad usare l'inganno per scoprire cosa si cela nella Unimatrix), la puntata
offre spunti interessanti per una possibile e futura liberazione di tutti Borg.
Infatti l'Unimatrix del titolo è una realtà virtuale dove i Borg posso ritrovare
la loro indipendenza dal collettivo mentre si rigenerano. Janeway vuole sfruttare
questo mondo virtuale per liberare i Borg. Sarebbe bello se tutti i droni Borg
divenissero dei novelli Sette di Nove o Tugh, non trovate? Sicuramente un finale
molto "trekkiano", se mi si consente il termine.
Forse sono stato troppo severo nel commentare questa sesta stagione di
Voyager, ma avevo voglia di giocare al critico televisivo. Credo
sia comunque corretto, quale appassionato e fan di Star Trek, pretendere
sempre il meglio, ossia un livello qualitativo a cui da sempre siamo stati
abituati e dal quale questa stagione si è fin troppo allontanata. Star
Trek è un sogno di lusso, e va preservato e mantenuto così com'è.
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