"IO SONO I BORG"
di Anna "Ro Laren" Manfredini


"Io sono il principio e la fine.
L'uno e il molteplice.
Io porto ordine nel caos.
Io sono i Borg".


All'inizio è soltanto una voce.
Di ghiaccio, eppure allo stesso tempo carica di calda, ineffabile sensualità.
E ci spiazza, subito, ancor prima di apparire fisicamente. Pura energia straniante.

Quando vidi "Primo Contatto" entrai in sala già sapendo dell'inconsueta e discussa presenza di una Regina Borg all'interno del Collettivo; con il senno di poi avrei fatto meglio a non cedere alle tentazioni, evitando così di spulciare qua e là gli spoiler apparsi su quotidiani e riviste, per potermi gustare appieno l'epifania surreale di questa meravigliosa entità. Tanto più che le opinioni correnti disegnavano la sua comparsa come qualcosa di assolutamente contraddittorio, inadeguato e negativo. Alla STICCON '97 di Modena, un anno dopo l'uscita del film, la scomoda figura della Regina era ancora sulle bocche di molti trekkers e originò una lunga serie di discussioni durante le conferenze in Sala Enterprise (chi c'era, come me, lo ricorderà perfettamente); in rete sono innumerevoli i siti dedicati a questo inquietante personaggio e in ognuno di essi, immancabilmente, sono riportati commenti più o meno lapidari, critiche più o meno giustificate, dilemmi di varia natura. Vedremo più avanti come la stessa Alice Krige, mirabile interprete della Regina, in numerose interviste si sia trovata di fronte a questioni di difficile interpretazione.
Chi accusa gli sceneggiatori di avere "tradito" in qualche modo le intenzioni roddenberriane inserendo questa figura si appiglia all'assunto che i Borg sono per definizione una Collettività mentalmente decentralizzata, in cui non esiste il concetto di "individualità" e in cui quindi non ha alcun senso la presenza di un leader; giudica anzi questa invenzione irreparabilmente dannosa nella storia di una razza che per come è stata creata, rappresentata e sviluppata non ha assolutamente eguali.
Chi denigra questo personaggio adduce come giustificazione primaria l'inverosimile carica erotica, emotiva, passionale che lo caratterizza e che apparentemente distrugge le peculiarità uniche che fino a quel momento ci avevano fatto amare i Borg come una tra le più originali invenzioni di Star Trek: una razza che proprio nell'assoluta e devastante "inumanità" mostrava il suo tratto più affascinante.
Resta il fatto, comunque, che "Primo Contatto" (a detta di una enorme fetta di trekker e non solo) è il film migliore della serie; ciò dipende in gran parte, io credo, proprio dalla presenza dei Borg e della loro Regina. L'avrete già capito, non sono d'accordo con chi considera la Regina Borg un parto mal riuscito; sviscererò le mie e le altrui ragioni "articolo scrivendo".

Un individuo nel Collettivo

"Parole coraggiose... Le ho già sentite pronunciare da migliaia di specie, in migliaia di mondi... Da molto prima che tu fossi creato. Ma ora quelle specie sono Borg."

Così la voce, aleggiando invisibile e sensuale all'interno della Sala Macchine, risponde a Data il quale, catturato dai Borg che stanno per assimilare l'Enterprise-E, rende noto al Collettivo che qualsiasi tentativo di decrittare il codice di protezione del computer di bordo sarà del tutto vano. È proprio Data il primo a mostrarsi sorpreso al suono di quella voce, al significato di quelle parole: qualcuno, all'interno della Collettività, comunica utilizzando espressioni proprie dell'individualità. E noi restiamo a bocca aperta insieme a lui.
Questo qualcuno, poi, è una donna: facile cadere nel più banale atteggiamento critico che giustificherebbe una presenza femminile tra i Borg con la necessità di "riportare in auge la serie" inserendo un personaggio dotato di connotazioni capaci di garantirne il gradimento presso il grande pubblico. Forse è anche vero, nel 1996 (anno di uscita di "Primo Contatto") Star Trek aveva bisogno di nuovi input, dopo la conclusione di The Next Generation; in realtà, io credo, la decisione di creare una figura di tale peso sia a livello narrativo che contenutistico non può essere dipesa semplicemente dal fattore audience, anche perché, vedremo, tale figura andrà a riempire alcuni "buchi" fondamentali nella linea temporale della saga, sia nel passato che nel futuro.
Che la Regina sia una presenza unica e irripetibile ci è testimoniato subito, alla sua prima apparizione sullo schermo: le due metà del suo corpo vengono assemblate al momento del contatto fisico con Data, in una scena che da sola vale l'intero film. Ricordo che nell'istante della congiunzione provai un brivido anch'io lungo la spina dorsale, una sensazione a metà tra una forte inquitudine e un pallido orgasmo... Quasi quell'atto rappresentasse una sorta di sublimazione di un rapporto sessuale... E non riuscii più a pensare la Regina come palese incarnazione del male.
Nessun Borg presenta le stesse caratteristiche fisiche della Regina; nessun Borg (neppure la Seven of Nine degli episodi migliori, né la seconda Regina apparsa in VOY) è mai stato così terribilmente sexy. E - mirabile a dirsi - nessun doppiaggio ha mai reso con altrettanta felicità la sensualità profonda e gelida della voce originale.
Regina, dunque, singolarità all'interno del Collettivo, donna e femmina estremamente provocante. Questo è quanto rimane impresso alla prima visione. Questo è quanto porta le menti più ottuse a dare un'interpretazione sostanzialmente fuorviante del personaggio.
Dove e quando sia nata, dove e quando sia stata assimilata, non è dato sapere; né chi o cosa fosse prima della sua assimilazione. Sappiamo da lei stessa che è il nucleo centrale della Collettività, la mente superiore che porta ordine tra la moltitudine di voci, che unifica i pensieri e ne focalizza la direzione. Sappiamo da Picard che lei "c'è sempre stata", al di là delle facoltà di comprensione così limitatamente "tridimensionali" tipiche della razza umana; in lei si confondono e si compenetrano individualità e collettività, per lei "io" e "noi" sono espressioni - e punti di vista - tranquillamente intercambiabili: perciò si riferisce freddamente agli umani come a una razza troppo "lineare" per poter comprendere appieno il suo piano di esistenza.
Anche in natura accade, nelle comunità di insetti, che un individuo si faccia carico della direzione degli intenti della globalità: ogni alveare ha la sua regina. Perfettamente individualizzata, inconfondibile e unica nell'aspetto, fulcro e punto di riferimento dell'intera comunità. Il Collettivo borg ha tutte le caratteristiche di un alveare, e come tale viene più volte definito.
"Io sono i Borg"
, afferma imperturbabile la Regina, un sorriso enigmatico sulle labbra sottili.
"Ma è una contraddizione"
, controbatte Data, facendosi portavoce del pubblico di fronte a un'affermazione di individualità fino a quel momento impensabile. "I Borg hanno una coscienza collettiva. Non ci sono individualità".
"Presupponi una diversità che non esiste,"
è la risposta. "Sono io la Collettività".
Come l'ape regina di un alveare esiste in funzione dell'esistenza dell'alveare stesso, come un alveare non può sopravvivere senza una regina, così la Regina Borg incarna la Collettività ed esiste per permettere alla Collettività di sopravvivere.
La Regina è dotata di un senso di individualità e autocoscienza unico tra i Borg, di un'intelligenza superiore, di capacità percettive che superano di gran lunga quelle di qualunque altra specie vivente. Il suo profilo è caratterizzato da una fortissima e compenetrata dualità, anche a livello fisico, che risulta evidente proprio alla sua prima apparizione (per questo motivo tanto sconvolgente e straniante): sola tra i Borg, vive praticamente scissa in due realtà "corporee", una prettamente organica che ne comprende la testa, le spalle e la parte superiore del torso e una inorganica, dal seno fino ai piedi. La sua spina dorsale (così come la sua struttura "scheletrica") è ciberneticamente integrata, in modo - quando se ne presenti la necessità - da poter essere inserita sul resto del corpo unificandone la persona.
Da Voyager veniamo a sapere che la Regina Borg risiede normalmente in una sorta di "sancta sanctorum" noto come Unimatrix Uno, situato da qualche parte nel Quadrante Delta, dal quale esce riassemblandosi soltanto in situazioni di estrema necessità per supervisionare le assimilazioni. Di questo non si parla in "Primo Contatto": ecco un primo "buco narrativo" colmato nel futuro.
Nel film vediamo per la prima volta una sfera borg uscire dal "classico" cubo portando con sé il prezioso carico, una sorta di "cuore" proiettato fuori dal gigantesco "corpo" per preservarne l'integrità e gli intenti; altro fattore di unicità caratterizzante la Regina e la sua alcova. In seguito (sempre da Voyager, e precisamente nell'episodio "Dark Frontier") scopriremo che la Regina viaggia a bordo di un suo proprio vascello, strutturalmente assai diverso dagli standard delle navi borg e dotato di una camera centrale iperprotetta in cui ella trascorre la maggior parte del tempo (cliccate sulla foto a sinistra per una versione ingrandita). Corre voce, tra l'altro, che ogni cubo borg alberghi nel suo "cuore" una Regina, ma lascio questa indagine ai colleghi curatori della pagina dedicata a Voyager.
Altre tessere del mosaico si aggiungono comunque ad arricchire vita e storia di questa meravigliosa figura.
Sempre dal punto di vista fisico, la Regina presenta altre peculiarità che la rendono unica all'interno del Collettivo: i suoi impianti cibernetici paiono maggiormente "assimilati" (facile gioco di parole) all'interno della componente organica del suo corpo, tanto che non mostra nessuna protesi ottica o facciale, né il classico prolungamento bionico del braccio. Al contrario, le terminazioni ciber-neurali (passatemi il neologismo, se tale è) si concentrano tutte nella parte posteriore del suo cranio, quasi a confermare la potenza immensamente superiore della sua intelligenza.
Il suo sguardo, liquido e intenso, trasuda tutte quelle emozioni che sono assenti in qualunque altro Borg (a parte naturalmente Hugh di "Io, Borg") e il suo volto, bellissimo, è attraversato dalla molteplicità di espressioni che caratterizzano questo personaggio nella disarmante consapevolezza della propria asettica e assoluta "perfezione".
Sicuramente lei è altro dai Borg così come da sempre li conoscevamo. Sicuramente questo fatto ha infastidito non pochi cultori di Star Trek. E sicuramente il dilemma ha investito gli stessi sceneggiatori, incapaci di dare una definizione univoca del personaggio neppure all'attrice che avrebbe dovuto interpretarlo.
"Nessuna delle persone con cui ho parlato" dice Alice Krige in un'intervista per lo Star Trek Monthly (Gennaio 1997, Vol. 1, No. 23) "ha dato la stessa definizione su chi o cosa sia la Regina Borg. Perciò ho concluso che la Regina È il Collettivo e che la popolazione Borg semplicemente esiste come aspetto o funzione della Regina stessa. Lei è l'immaginazione, lei è la mente, o forse la combinazione di entrambe. Non l'abbiamo mai vista prima, così dobbiamo pensare che i Borg che abbiamo incontrato all'inizio fossero soltanto i suoi tentacoli, una sua manifestazione fisica".
Non deve essere stato facile interpretare una creatura la cui mente contiene allo stesso tempo individualità e collettività, che contemporaneamente sta dentro e fuori la sua forma fisica. È sempre Alice Krige a trarci d'impaccio, con parole tanto semplici quanto significative: "Dire che cosa sia la Regina Borg è difficile quanto dire che cosa sia un essere umano. Si sa che l'essere umano possiede una forma fisica e che tale forma fisica produce pensieri, sensazioni e sentimenti. Lo stesso accade per la Regina. L'essere umano, al di là dell'aspetto fisico, è dotato di spiritualità e così anche la Regina; che cosa sia tale spiritualità, non so dirlo né per l'essere umano né per la Regina".
Infine, la Regina Borg non è il primo esempio di individualità all'interno del Collettivo. Non a caso ho accennato poco sopra al giovane Hugh, protagonista di uno degli episodi più belli di TNG ("Io, Borg"): sebbene nel suo caso si tratti di individualità "indotta", 3di5 è il primo della sua razza a manifestare tale istinto e a farlo proprio, trasmettendolo in seguito a buona parte della Collettività. Non è scritto da nessuna parte, dunque, che i Borg siano immuni a questo tipo di sensazioni e non deve meravigliarci tanto la scoperta dell'esistenza di una singolarità fisica e mentale come una Regina alla guida di una comunità così massivamente generalizzata.

La Regina e l'androide

Data è il primo a sentirla, il primo a vederla, il primo ad avere con lei un contatto ravvicinato. Inevitabile, poiché Data è obiettivamente quanto di più vicino a lei possa esistere in quel momento sull'Enterprise.
Il dialogo tra i due, fin dalle prime battute, è spettacolare: pur non condividendo lo stesso tipo di esistenza, Data e la Regina sono in qualche modo simili, entrambi caratterizzati da una forte componente inorganica (che in Data è totale), entrambi dotati di un'intelligenza superiore (anche se nella Regina è frutto di secoli di assimilazioni, mentre in Data è generata dai circuiti positronici), entrambi unici (pur se per differenti connotazioni) nell'intero universo. L'androide esordisce con la proverbiale asettica tranquillità, vantando le peculiarità strutturali che dovrebbero renderlo immune a qualsiasi tentativo di assimilazione, e viene immediatamente smontato dalle parole suadenti e lapidarie della Regina: "Tu sei un essere imperfetto creato da un essere imperfetto. Trovare il tuo punto debole è solo una questione di tempo".
Data sembra non cogliere l'affermazione di onnipotenza che traspare evidente dalle asserzioni della Regina, mosso inizialmente solo da una fortissima curiosità: vuole comprendere la contraddizione insita nell'esistenza stessa di tale inimmaginata entità, ma non riesce a superare i limiti intellettivi impostigli dalla logica razionalità propria della sua condizione di androide.
"Tu sei la contraddizione, Data,"
gli risponde melliflua e superba la Regina. "Tu sei nel caos. Una macchina che desidera essere umana..."
È proprio questo, io credo, che suscita l'interesse di una creatura che sta oltre ogni plausibile livello di esistenza come la Regina Borg. Data costituisce per lei una sfida e allo stesso tempo un enigma: alla sua poliedrica mente risulta incomprensibile e forse assurdo che un essere più degli altri vicino a quella che lei considera la "perfezione", un essere il cui cervello ha capacità che vanno molto al di là di quelle umane desideri con tanto ardore scendere a un livello di esistenza decisamente inferiore.
Ed è a Data per primo che lei tenta di far comprendere i privilegi che offre la possibilità di una nuova vita all'interno del Collettivo. La tensione evolutiva verso la "perfezione" che muove i Borg dall'inizio dei tempi attraverso la Galassia deve essere condivisa con tutte le altre specie viventi, anche tramite l'imposizione forzata; ma se ciò avviene con l'assenso volontario dell'antagonista, l'assimilazione e i suoi vantaggi si attuano su un piano infinitamente più attivo e interattivo. Perciò occorre trovare il punto debole su cui agire, attraverso il quale Data possa essere "opportunamente stimolato". E la soluzione non è difficile. Data desidera sopra ogni altra cosa essere "umano": dopo aver riattivato il suo chip emozionale, la Regina "innesta tessuto organico sulla sua struttura endoscheletrica" (sono le esatte parole di Data alla consapevolezza del cambiamento avvenuto, parole alle quali lei risponde con una delle frasi più seducenti dell'intero film: "Che fredda descrizione per un dono così prezioso...").
Lo stimolo fisico avviene immediatamente: con un dolcissimo, lento soffio di fiato la Regina sfiora il quadratino di pelle appena impiantato sul braccio di Data, provocando nell'androide un prolungato brivido di piacere. Poco dopo, in un impeto di ribellione, Data viene ferito proprio su quel quadratino di pelle, restando ammutolito - dopo un grido incredibilmente "sentito" - all'inaspettata sensazione del dolore. La Regina sorride, provocandolo ancora con parole taglienti ("Guardati... Te ne stai lì a coccolare la nuova pelle che ti ho dato...") che paiono confermare come l'androide sia già in suo potere. E in effetti Data è letteralmente spiazzato, i suoi programmi non prevedono l'elaborazione di tali sentimenti, non trova le parole (incredibile a dirsi per un androide), addirittura mente dicendo che sta semplicemente imitando il comportamento umano. Ma all'insinuante invito della Regina non riesce a strappare da sé quella pelle come se fosse un circuito difettoso.
Il passo successivo è davvero breve: "Hai familiarità con le forme fisiche del piacere?"
Ed ecco uno dei momenti più discussi del film: la carica erotica della Regina esplode mentre si avvicina a un Data sempre più tremolante ed eccitato, che balbettando puntualizza che non fa uso delle "tecniche multiple" per cui è programmato da ben 8 anni, 7 mesi, 16 giorni, 4 minuti e 22 secondi... E a cui lei chiude la bocca con uno tra i baci più sensuali che si siano mai visti in Star Trek.
Un Borg traboccante di passione carnale? Un Borg capace di rapporti sessuali? Assolutamente inverosimile. Un elemento inaffondabile a favore delle critiche mosse al personaggio da parte dei più "tradizionalisti" fra i trekker. Secondo me, invece, un fattore spiegabilissimo. La Regina Borg, lo abbiamo già detto, è insieme lo stesso e altro dalla Collettività, poiché riunisce in sé, elaborandoli, assimilandoli, i molteplici aspetti di infinite culture: come poteva non aver fatto sua già da secoli la conoscenza delle "forme fisiche del piacere", probabilmente decidendo di non estenderne la consapevolezza al Collettivo?
Ancora una volta ci soccorre Alice Krige, evidentemente attentissima all'analisi psicologica del suo personaggio: "La sessualità della Regina è parte del suo potere. Una volta scoperto il tallone d'Achille di Data (il suo desiderio di essere umano), lo raggiunge e lo fa suo utilizzando una delle più intense aree dell'umana esperienza: la sessualità" (da un'intervista di John Archer, Home Cinema Choice, Maggio 1998). E aggiunge: "È una vera e propria storia d'amore, qualcosa di dolce-amaro, perché io credo che lei si innamori veramente di Data... Purtroppo però, è eccessivamente consumata dal desiderio di potere e risulta impossibile per loro due arrivare a una condivisione totale dei sentimenti. Ma io ho la netta sensazione che entrambi si innamorino davvero e mi dispiace che la storia non abbia un lieto fine" (Star Trek Monthly, Gennaio 1997, Vol. 1, No. 23).
Forse queste ultime parole della Krige sono eccessive, ma confesso di aver sognato anche io (come Data per una frazione di secondo) che una storia d'amore così inconsueta potesse realmente prendere forma.
Come pensare che la Regina faccia tutto questo, in questo modo, solo all'insegna della malvagità? Come non vedere l'accenno alla nascita di qualcosa di più profondo tra colei che porta ordine nel caos e l'androide che desidera essere sottratto al caos della propria esistenza? Nonostante gli occhi della Regina si aprano impassibili durante quel bacio, la sensazione che ci viene trasmessa è tutt'altro che palesemente subdola e maligna. E ne è conferma, a mia avviso, l'espressione agghiacciata e il grido rabbioso che le sfugge quando alla fine della storia comprende il doppio gioco di Data, allorché ormai era sicura di avere conquistato la sua piena fiducia.
Ma a questo punto un'altra vicenda, anch'essa assai contorta, si innesta su questa.

La Regina e Locutus

"E sul bianco dorso della balena egli scaricò la somma di tutta la rabbia e l'odio provati dalla propria razza. Se il suo petto fosse stato un cannone, le avrebbe sparato contro il suo cuore".

(Picard a Lily, citazione da "Moby Dick" di Melville)

Corre l'anno 2373 quando l'Enterprise 1701-E, nuova di zecca, si lancia attraverso un vortice temporale per inseguire la sfera borg indietro nel tempo fino al 4 aprile 2063 (giorno precedente il leggendario primo contatto dei Terrestri con una razza aliena) e impedire l'assimilazione totale della razza umana.
Picard conserva ben chiaro nella memoria il ricordo della propria esperienza tra i Borg, quando sei anni prima, assimilato come Locutus, guidò il Collettivo nel primo tentativo di assimilazione della Terra, culminato con la terribile battaglia a Wolf 359 (cfr. TNG, "L'attacco dei Borg" I e II). Talmente chiaro che egli sente la sua voce chiamarlo, "Locutus...", sente la presenza della Collettività ancor prima che la minaccia dei Borg divenga manifesta. E immediatamente, contro ogni principio etico, contro le proprie stesse affermazioni, si fa portavoce di vendetta.
Fra i Terrestri, finora è l'unico ad essere ritornato da un'assimilazione, l'unico ad aver totalmente recuperato le proprie facoltà fisiche e mentali; l'unico a possedere perfetta e lucida coscienza della realtà del Collettivo. Nel 2366, anno dell'assimilazione di Picard, nessuno ha idea della vera ragione per cui un singolo individuo riscuota presso i Borg tanto interesse da spingerli a combattere per rapirlo e farlo proprio; la giustificazione ufficiale per cui il Collettivo necessita di un portavoce umano che spiani la via all'assimilazione della Terra ci appare sostanzialmente priva di consistenza. Possibile che una razza tanto potente, capace di assimilare intere civiltà, di autorigenerare le proprie navi, di spazzar via senza alcuna pietà né fatica mondi interi abbia bisogno dell'apporto di un piccolo e limitato umano per procedere al nuovo attacco? La spiegazione non convince.
Così, come accade per il futuro di Star Trek, anche nel passato della saga un fondamentale "buco narrativo" deve essere riempito.
L'incontro tra Picard e la Regina, in "Primo Contatto", è estremamente chiarificatore, anche se crea in noi un nuovo senso di perplessità: i due si conoscono. Il loro dialogo si apre e si sviluppa sui ricordi. E noi scopriamo che lei era già là, sei anni prima, al comando del cubo su cui Picard fu imprigionato e trasformato in Locutus. Scopriamo che da tempo lei desiderava al suo fianco una controparte umana dotata di una mente autonoma, che si concedesse a lei spontaneamente, un eguale, qualcuno che fosse più di un semplice drone e che la aiutasse a colmare il divario tra le due razze. Scopriamo un'altra storia, un'altra relazione intima, un altro tassello che va a rafforzare il complesso insieme delle caratteristiche che definiscono la poliedrica natura della Regina, amplificandone l'unicità.
In primis, Picard fu rapito per lei.
Ma rifiutò di darsi volontariamente e perciò fu assimilato come Locutus e messo alla guida dell'invasione della Terra. Il suo corpo fu profanato e alterato, la sua mente distorta, la sua capacità di discernimento inibita; fu costretto, contro i suoi più alti ideali, a muovere guerra alla sua razza e alla Federazione, divenendo causa di morte per centinaia e centinaia di persone. Perciò in lui ora è tanto più forte l'amarezza, è tanto più incontrollabile la sete di vendetta:
"Invadono il nostro spazio e noi ci ritiriamo. Assimilano mondi interi e noi ci ritiriamo. Adesso basta. Li dobbiamo fermare qui"
.
Eppure, quando si trova faccia a faccia con la Regina ha un momento di sbandamento, un attimo di cedimento di fronte a ricordi mai sopiti del tutto che improvvisamente riaffiorano.
"Ascolti ancora la nostra canzone?"
...
E noi abbiamo l'impressione che siano quasi ricordi piacevoli... Il gioco è su due piani, da un lato quello di Picard che è rimasto solo sull'Enterprise prossima all'autodistruzione per salvare Data, dall'altro quello di Locutus che deve combattere una lotta interiore scaturita da consapevolezze appena raggiunte.
È a questo punto che le due storie, quella di Data e quella di Locutus, si intrecciano intorno alla Regina. Lei stessa, la mente superiore che governa e guida la Collettività, è di fronte a un dilemma: ha donato a Data quello che nessuno in tanti anni era mai riuscito a dargli, carne e ossa; lo ha legato a sé, probabilmente ormai certa di aver conquistato e fatto suo quanto di più vicino all'umanità le fosse concesso; ma deve affrontare nuovamente Locutus, l'uomo che aveva prescelto tra tutti perché condividesse con lei un'esistenza superiore.
Forse è un impeto d'orgoglio che le fa dire "Data mi capisce... Tu ti sopravvaluti, Locutus... Non puoi neanche immaginare la vita che ti sei negato...". Ora lei ha Data, più semplice conquista e senza dubbio alternativa assai meno seducente di Picard, ma sicura. Un impeto d'orgoglio che cade immediatamente, appena Picard offre se stesso al posto di Data, facendo uscire allo scoperto ciò che di femmina è rimasto all'interno del groviglio intellettivo che costituisce l'anima della Regina. Come qualunque donna bramosa che ha finalmente ritrovato l'oggetto dei suoi desideri, non esita a liberare l'androide; un'espressione di manifesto appagamento attraversa il suo volto quando languidamente loda la nobiltà di spirito di Picard, facoltà che "a volte ai Borg fa difetto"... L'attacco alla Terra è stato dimenticato e all'istante è come se Locutus fosse tornato a casa, all'istante immaginiamo la nuova straordinaria vita che li attende, sentiamo quasi che è giusto così e azzardiamo un moto di soddisfazione...
Ho rivisto questa scena decine di volte, ogni volta cercando di carpirne i valori più profondi; e alla fine credo che la Regina abbia tentato, attraverso la condivisione dell'umanità di Picard, di recuperare quegli aspetti unici e distintivi della natura umana (come la nobiltà d'animo, appunto) andati irrimediabilmente perduti nelle assimilazioni o forse mai assurti per lei a conoscenze acquisite.
Ma la storia, lo sappiamo tutti, non può finire così. Data ha una sorta di "voltafaccia inaspettato" e si rifiuta di abbandonare l'alveare: il desiderio di potere della Regina, allora, si risveglia e ha la meglio sulle umane emozioni, spingendola ad abbandonare Locutus per riprendere in mano i fili della conquista. E soltanto quando Data, lucidamente, sbaglia la mira con i siluri fotonici che avrebbero dovuto distruggere la Phoenix lei si rende conto di essere stata tradita dai due potenziali compagni... e di averli perduti entrambi.
Allora si scatena la lotta e solo allora, dall'inizio del film, ci troviamo di fronte alla componente più spaventosa e bestiale della Regina, fino a quel momento sopita e ora ridestata dal crollo di ogni illusione. Come una pantera rabbiosa si aggrappa ai condotti che penzolano dal soffitto cercando di abbrancare Picard, tra i fumi del plasma liberato da Data; la lotta è breve, l'esito è scontato, come è scontato che all'annientamento di lei segua il collasso di tutti i Borg annidati nell'alveare.
Non è scontata, invece, la frase di Data che osserva Picard tenere tra le mani il teschio bionico ed esitare un istante prima di spezzarne le vertebre ancora palpitanti:
"È strano... Una parte di me soffre per la sua morte".
Anche una parte di noi soffre per la sua morte.
Fissando ciò che resta di lei, un lucido cranio metallico che non ha più nulla della seducente potenza, della indecifrabile bellezza fino a pochi istanti prima così vive, ci chiediamo come sia possibile che una creatura tanto impenetrabile e complessa sia ridotta alla fine sullo stesso squallido piano di una "macchina"...
È forse solo questo che mi sento, in fondo, di rimproverare agli sceneggiatori di "Primo Contatto": il fatto di aver liquidato così in fretta e in modo così meschino un personaggio che prima della sua creazione non aveva avuto eguali.

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Alice Krige racconta...

Attraversando la rete alla ricerca di notizie, aneddoti, immagini e quant'altro concernesse la Regina Borg, mi sono imbattuta in numerose interviste (stralci dalle quali già citati nella prima parte di questo articolo) rilasciate da Alice Krige a diversi magazine. Ho trovato molto interessanti e divertenti alcune delle sue dichiarazioni, e credo di far cosa gradita ai più riportandone una sintesi a conclusione di questo mio piccolo ma sentito parto.

"Come hai avuto la parte della Regina Borg?"

"Non saprò mai nei particolari come andò la cosa, sei un attore e vieni considerato la più infima forma di vita. Fui chiamata e mi consegnarono la parte da leggere, soltanto le scene dove sarei apparsa. Dissi al mio agente che avrei fatto l'audizione solo dopo aver letto l'intero copione. Ma il mio agente - fortunatamente - mi illuminò: 'No, no, tu non capisci. Questo è Star Trek. Nessuno può vedere l'intero copione, altrimenti sarebbe su internet ancor prima dell'inizio delle riprese. Tu vai là e divertili, OK?' E così ho fatto."

"All'audizione scoprii che Jonathan Frakes e io avevamo lavorato insieme in TV 12 anni prima! [...] Dopo un paio di settimane di silenzio da parte loro, ho semplicemente pensato: 'Oh, beh, another one bites the dust!'"

"Conoscevi Star Trek?"

"Tutto quello che sapevo di Star Trek era che il Dr. Spock c'entrava in qualche modo e che qualcuno diceva spesso 'Ci porti su, Scotty!'"

"E la tua giustificazione a tale mancanza?"

"Beh, sono nata in Sudafrica e laggiù non abbiamo avuto la TV fino all'anno in cui me ne sono andata... Sono praticamente cresciuta senza averne mai vista una e questo è un vero buco nero nella mia educazione. [...] Un mio amico aveva scritto alcuni episodi di Deep Space Nine; quando mi dissero che mi avrebbero fatto il provino mi precipitai a casa sua e mi guardai tutti gli episodi sui Borg. E quando mi diedero la parte, passai ore ed ore a guardare tutta The Next Generation per imparare tutto su tutti i protagonisti. La Federazione non si sarebbe aspettata niente di meno..."

"Come avvenne la 'trasformazione'?"

"Mi dissero che non avrei dovuto indossare 'protesi' o tutine bioniche e io tirai un sospiro di sollievo. Ma qualche giorno dopo essere stata scritturata, mi chiamarono dicendomi che dovevano farmi una maschera e io pensai che si trattasse semplicemente della calotta con cui sarei apparsa calva. In realtà scoprii che mi aspettava ben altro: avrei sfoggiato un groviglio di tubi dietro la testa e indossato la fatidica tutina 'adesiva'. Mi misi subito a dieta e cominciai un ciclo di fitness. [...] Sul set il primo giorno fu il peggiore. Dopo sei ore di trucco, mi ci volle un'altra ora per entrare in quella tuta e quando me la tolsero alla fine della giornata ero tutta un dolore. E poi, io sono abituata a bere litri di caffé, tè e succo d'arancia la mattina... E anche le Regine Borg hanno bisogno della toilette... Nel tardo pomeriggio ero letteralemte disperata. [...] Fortunatamente, per il giorno dopo Todd Masters e la sua squadra mi confezionarono una tutina molto più morbida."

"E quando sei entrata nel personaggio?"

"Appena mi vidi allo specchio completamente truccata e abbigliata e colsi le espressioni attonite del cast intorno a me, provai uno straordinario senso di potere. Realizzai che l'impulso primario - anche se non l'unico - della Regina Borg era proprio una libidinosa sete di potere. Terribilmente sensuale. Con quella tutina era come se non avessi niente addosso, ma stranamente non ero imbarazzata a sentirmi 'nuda'. E non ho mai girato scene di nudo".

[dall'intervista di John Archer, Home Cinema Choice, Maggio 1988]

"In Star Trek mi colpì subito l'uso del linguaggio, che non è assolutamente colloquiale: una cosa davvero insolita, uno stile e un ritmo particolari, molto interessanti ma non necessariamente facili da rendere..."

"Ho letteralmente perso la testa per Data, è un personaggio di un candore e di una dolcezza assolutamente irresistibili. Brent era meraviglioso: il suo zelo nei confronti di Data era semplicemente stupefacente, continuava a lavorare al copione, ci lottava finché non aveva centrato la scena anche quando tutti noi avremmo rinunciato. Ero contentissima di averlo accanto, perché lui era totalmente immerso nella storia e si preoccupava di rendere ogni cosa al massimo livello".

(Se prima del film praticamente non conosceva Star Trek, Alice è ora uno dei più sfegatati membri del Data Fan Club.)

"La cosa veramente incantevole era, nei giorni in cui Patrick, Jonathan e Brent stavano insieme sul set, il meraviglioso senso di allegria carnevalesca che li circondava. Si divertivano talmente tra loro, non lavoravano semplicamente, si stuzzicavano... Era bellissimo vedere tutti e tre, che avevano passato tanto tempo lavorando insieme, godersela in quel modo. Veri amici. [...] È vero, spesso si andava avanti a scariche di adrenalina pura, perché lavoravamo anche 18 ore al giorno, ma nonostante questo è stata un'esperienza meravigliosa."

[dall'intervista di Lou Anders, Star Trek Monthly, Gennaio 1997, Vol. 1 no. 23]

"Penso che 'Primo Contatto' sia un film perfetto, stupendamente montato, senza fratture. Quando lo vidi la prima volta fui conquistata dalla velocità dell'azione, dalla forza e dall'interesse della storia."

"La Regina Borg è diventata subito uno tra i villain più popolari nella storia di Star Trek. Sei soddisfatta della tua interpretazione?"

"Sembrerà strano, ma alla prima visione del film sentii veramente di avere fallito con questo personaggio. Ancora adesso non sono del tutto convinta di averla resa abbastanza spaventosa... Ma a quanto pare, il pubblico ha decretato che funziona."

"E ciò è confermato dal fatto che l'Academy of Science Fiction, Fantasy and Horror ti ha assegnato il Saturn Award come migliore attrice non protagonista".

"Fui contentissima, infatti. Anche Brent vinse l'award, ma non poté essere presente alla cerimonia, così ritirai io il suo premio. Penso sia stato meraviglioso che Data e la Regina Borg abbiano vinto insieme, perché erano veramente la coppia più originale dell'anno!"

"'Primo Contatto' è stato il primo film della serie diretto da Jonathan Frakes. Commenti?"

"Jonathan è stato meraviglioso sotto tutti gli aspetti. Prima di tutto, è talmente amato dagli altri attori del gruppo che tutti si sono davvero impegnati oltre ogni limite perché avesse successo con il film. Inoltre, adora talmente il suo lavoro che ogni giorno sul set irradiava felicità semplicemente con la sua presenza. Sentiva di essere a un passo dal successo e questo contribuì a creare un meraviglioso ambiente di lavoro. Infine, essendo attore lui stesso, era molto sensibile alle esigenze degli altri attori e ci furono momenti in cui mi fu di enorme aiuto."

"Non avevo mai realizzato che Star Trek fosse parte della moderna mitologia: i riferimenti a Star Trek sono dappertutto, nella letteratura, nella pubblicità, addirittura all'ufficio cambio delle banche. La gente cita Star Trek senza accorgersene, la banca qui dietro l'angolo usa la frase 'to boldly go' nella sua campagna pubblicitaria!"


[dall'intervista di David Bassom, Star Trek Monthly, Aprile 1998, Vol. 1, No. 38]

 

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