LA NOTTE CHE BRUCIAMMO CHROME
di William Gibson
Mondadori, 1993
Traduzione di Delio Zinoni

di Paolo "Exidor" Longarini



"La notte che bruciammo Chrome" è una raccolta di racconti di colui che è universalmente riconosciuto come il massimo esponente del cyberpunk, corrente letteraria che ipotizza non un futuro separato tra uomo e macchina ma una chiara integrazione tra i due, fino ad arrivare ad una simbiosi. Chiaramente questa mia ultima affermazione è da prendere nella stessa maniera in cui prendereste la risposta "molto pesante" se doveste fare la domanda "Come mi devo equipaggiare per scalare l'Everest?" ad una guida sherpa.
Il libro contiene 10 racconti che prendono da lati diversi il lettore e la fantascienza stessa: Gibson non vuole introdurci in un nuovo mondo, ci fa semplicemente vedere degli spaccati di ciò che il mondo sarà. In maniera completamente asettica ed amorale non esprime giudizi, non offre comode vie di scampo ai suoi protagonisti, non li fa parlare come "eroi" o "cattivi"; i personaggi descritti si comportano da persone reali, si esprimono come devono. In realtà sembra quasi si limiti a descrivere una scena alla quale abbia appena assistito.
Il protagonista del primo racconto, "Johnny Mnemonic" (un corriere mnemonico, persona che si è fatta asportare un pezzo di cervello per fare spazio ad una sorta di Hard Disk, e viene braccato per l'importanza dei dati che trasporta. Tanto avreste tutti visto quello stupido film. Beh, se l'avete fatto, leggetevi il libro, non c'è il benché minimo paragone), se ne frega altamente del mondo: il suo mondo inizia con i suoi piedi e termina con i suoi capelli, non è minimamente interessato all'importanza dei dati che trasporta e nel momento in cui scopre che gli potrebbero bruciare il cervello si limita a cercare di riportare a casa la pelle, possibilmente con i soldi che gli hanno promesso, in modo che si possano avverare i suoi sogni di donne, mari tropicali e cocktail serviti con l'ombrellino. Il mondo lo salvi pure qualcun altro.
Questo è uno degli aspetti più semplici ed intriganti di Gibson: il suo non è un futuro derivato da un mondo postatomico o lontano dalla realtà attuale (Jack raccolse il suo pupinizzatore ad induzione termosintattica e cancellò completamente la galassia), no, il futuro descritto è un futuro possibile, un futuro reale da qui a pochi anni, qualcosa che se non vivremo noi al massimo sarà vissuto dai nostri figli e che per i nostri nipoti sarà già il passato. Non ci sono conflitti stellari, pianeti in guerra o invasioni in atto. Il nemico, se così lo vogliamo definire, è sempre di più colui che troviamo nello specchio o le persone che si svegliano vicino a noi il mattino; i nostri problemi sono: procurarmi il cibo, rimanere vivo, fare un gradino in più nella scala gerarchica. E non è detto che siano in quest'ordine.
In tutto questo la distinzione uomo-macchina quasi non esiste: qual è il modo migliore per far funzionare il mio computer? Impiantarmelo? D'accordo, quando si comincia?
Certo Gibson deve tutto questo a varie fonti di ispirazione, ma lui è stato il primo, proprio con questi racconti, ad aprire una finestra su questo mondo; questi racconti sono stati la palestra che ha permesso al nostro eroe di scrivere "Neuromante".
Questi 10 racconti vanno dal più strettamente cyberpunk ("Johnny Mnemonico", "La notte che bruciammo Chrome") al semplice racconto semi-giallo ("New Rose Hotel"), all'angosciante.
Nell'ultimo caso mi riferisco ad "Hinterland", il mio preferito.
Per un motivo che appare inspiegabile una astronauta sovietica scompare nello spazio mentre stava effettuando dei semplicissimi esperimenti e improvvisamente ricompare due anni dopo in stato catatonico tenendo in mano una sorta di conchiglia di origine extraterrestre. I tentativi di riprodurre il "salto" appaiono vani finchè, inspiegabilmente, l'evento si ripete. Casualmente. L'"autostrada", come viene chiamata, prende solo alcuni, persone che magari riportano indietro rose, manufatti alieni o la cura per il cancro, lasciando stare altri che saranno in seguito usati come "surrogati", in pratica come interpreti per i viaggiatori che tornano e non hanno la capacità di esprimersi. Il racconto è narrato dal punto di vista di una non viaggiatrice. Non perdetelo.
In breve, se non conoscete ancora l'universo cyberpunk è decisamente il gradino di ingresso migliore per entrare a farne parte: seguirete così i passi che hanno portato Gibson alla creazione di quello che è diventato non solo un nuovo genere letterario, ma una base per una nuova fantascienza.


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