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PIANETA STAR TREK
di
Antonella
Bellecca
Il titolo di questo libro richiama uno dei progetti che ne sono alla base: un
giro del mondo alla ricerca di fan club di Star Trek. Ma c'è molto di più: visite
ai set di "Primo contatto", interviste a produttori, autori, attori, persino
scienziati e scrittori di fantascienza, e soprattutto considerazioni personali
dell'autore sulla serie, sullo spazio e sulla vita. Inoltre le pagine sono costellate
di box con citazioni da siti Internet, da riviste e da libri.
Gli
spunti sono sicuramente tutti interessanti, ma non mancano momenti di
noia: interi capitoli in cui non si parla affatto di Star Trek, e le considerazioni
dell'autore (di cui sopra), che spesso risultano di poco interesse per
il fan. Personalmente, inoltre, ho trovato molto sgradevole la descrizione
asciutta e quasi compiaciuta degli stravizi hollywoodiani, così come dei
rapporti interpersonali tra gli individui che, per un motivo o per l'altro,
ruotano attorno al programma.
C'è da specificare, in ogni caso, che Greenwald ha posto una domanda alla base
della sua ricerca: Star Trek ha avuto tanto successo perché è un surrogato del
programma spaziale statunitense, archiviato prematuramente negli anni Settanta?
La gente che si aspettava di vedere l'uomo camminare su Marte e orbitare attorno
a Giove, ha colmato la sua delusione sognando con Star Trek un futuro di esplorazione
spaziale? Greenwald si chiede anche, per ogni Nazione che visita, quali siano
le ragioni del successo del programma in quel determinato ambiente culturale;
domanda esistenziale che, naturalmente, ottiene sempre risposte vaghe e inconsistenti
(almeno secondo il mio giudizio).
Un'ulteriore notazione. L'autore, che è israelita, esprime pareri molto recisi
sui danni della Chiesa Cattolica; è bene che i fan cattolici lo sappiano. Inoltre
suppongo che sia democratico, politicamente, visto che ad un certo punto afferma
che il Partito Repubblicano è una comunità "artificiale e senza significato".
Be', ha voluto esternare il proprio parere.
Il libro consta di venticinque capitoli, con argomenti alternati: dopo un capitolo
dedicato ad un'intervista ne viene uno dedicato ad un viaggio, più o meno (alcune
immagini sono pubblicate per gentile concessione di Ipicture, che ne ha il copyright).
Ma c'è una piccola delusione: i Paesi visitati sono soltanto sei! Inghilterra,
Germania, Ungheria, Italia, India e Giappone. Ci sono poi due "box" contenenti
notizie sui fandom sudafricano e brasiliano. Sarebbe interessante se qualcuno
facesse "veramente" un giro del mondo, magari virtuale, "visitando" i fandom
di Star Trek almeno di una ventina di Paesi.
Capitolo I: "Questo significa qualcosa!"
È l'introduzione all'opera, in cui l'autore esprime la sua teoria che Star Trek
sia un surrogato del programma spaziale statunitense. Il titolo del capitolo
si riferisce ad una battuta pronunciata dal protagonista del film "Incontri
ravvicinati del terzo tipo", che dopo aver scolpito una montagna di terra e
fango, un'immagine che lo ossessiona, esclama appunto: "Questo significa qualcosa!".
Anche Star Trek significa qualcosa, ma, ammette onestamente Greenwald, "tra
qualche secolo potremmo trovarci tutti d'accordo su che cosa".
Capitolo
II: Padroni dell'universo
L'autore assiste ad una sessione creativa di "Primo contatto", che vede Ron
Moore (vedi foto) e Brannon Braga dare dei ritocchi alla sceneggiatura finale.
Capitolo III: Un taglio di capelli decente
È il resoconto di una visita al Jet Propulsion Laboratory (JPL), che si trova
a Los Angeles; è il laboratorio dove vengono progettate le missioni spaziali
(per esempio, la missione Mars Pathfinder). L'autore ha raccolto le testimonianze
di alcuni tecnici e ingegneri che hanno rivelato di essere stati ispirati nella
loro carriera da Star Trek. Il titolo si riferisce al fatto che Greenwald, prima
di fare visita al JPL, si è fatto tagliare i capelli molto corti, per non apparire
troppo eccentrico in un ambiente di militari. In realtà ha poi appurato che
le persone che lavorano nel laboratorio, non essendo militari ma scienziati,
non portano i capelli alla "marines".
Capitolo
IV: Missione di ricognizione I: mappe delle abitazioni delle star
Nove capitoli del libro di Jeff Greenwald hanno la dicitura "Missione di ricognizione".
Sinceramente non ho capito con quale criterio li abbia scelti, visto che sei
di essi si riferiscono ad esplorazioni di fandom nazionali, altri tre trattano
argomenti vari. In questo capitolo, comunque, abbiamo il primo viaggio: Londra
(vedi foto). Ma attenzione: Greenwald non ha voluto scrivere dei depliant pubblicitari
sui fan club nazionali, ma semplicemente incontrare, a faccia a faccia, appassionati
stranieri per porre la fatidica domanda: perché in questo Paese piace Star Trek?
Si tratta di esperienze sporadiche, che non vogliono essere esaustive riguardo
al fandom di quella Nazione. Qui, per esempio, l'autore si limita a visitare
due luoghi e a parlare con gli avventori: si tratta del negozio "Forbidden Planet"
(specializzato in fumetti e collezionismo), e del pub "Page's", luogo di ritrovo
di trekker londinesi. Pare che uno degli aspetti più entusiasmanti di Star Trek,
per i clienti di questo pub, sia la libertà sessuale (l'argomento sessuale sembra
essere particolarmente sentito da Greenwald).
 Capitolo
V: L'anima di una nuova macchina
È un capitolo dedicato alle navi di Star Trek, con interventi di Rick Sternbach,
Michael Okuda e altri. Comprende una visita sul set di "Primo contatto", durante
l'allestimento dell'Enterprise-E.
Capitolo VI: Missione di ricognizione II: Uomo razzo
Narra l'incontro con Steve Bennet, un inventore inglese che ha costruito un
razzo in casa ed ora ne sta costruendo un secondo, per partecipare ad un concorso
per il "primo veicolo privato spaziale… capace di portare tre uomini"; il premio
in palio consiste in dieci milioni di dollari e sono in lizza finora (1997)
quattordici concorrenti.
 Capitolo
VII: Tra le grandi scimmie
Nella prima parte del capitolo c'è la descrizione, per nulla edificante, di
una festa hollywoodiana a casa di Brannon Braga (vedi foto). È triste comprare
un libro sulla diffusione di Star Trek nel mondo e scoprire che uno degli scrittori
più conosciuti e amati della serie è un lussurioso che organizza orge su isole
segrete. Nella seconda parte, dopo una visita al set (è inutile specificare,
è sempre lo stesso film), c'è un'intervista in cui Rick Berman (vedi foto) racconta
come abbia conosciuto Gene Roddenberry e come sia entrato nella squadra di The
Next Generation.
Capitolo VIII: Missione di ricognizione III: Klingonish
Ecco
la visita al fandom tedesco. Abbiamo prima un pranzo in un ristorante
di Dortmund (vicino Düsseldorf), specializzato in atmosfere trek; poi
una sosta in casa di un trekker (mi sembra di aver capito che tutte le
conoscenze internazionali di Greenwald siano avvenute tramite Internet),
dove l'autore assiste ad alcuni episodi in tedesco. Ma il momento culminante
della visita si svolge a Trier (vicino al confine con il Lussemburgo);
in un bosco, dove viene allestito un vero e proprio accampamento, si svolge
ogni anno un festival klingon della durata di una settimana! Da notare
che parecchi partecipanti sono scozzesi; in effetti, se c'è un'etnia a
cui possono somigliare i klingon, è quella scozzese (avete visto il film
"Bravehart"?)!
Capitolo IX: Fattori Worf
È tutto incentrato su Michael Dorn (nella foto qui sopra con Marina Sirtis alla
première di "First Contact"). Prima una puntatina alla convention Grand Slam
di Pasadena, in occasione di una sua performance, poi una visita al set e l'intervista.
Capitolo
X: Missione di ricognizione IV: Goulash ungherese
Narra l'incontro con alcuni fan ungheresi a Budapest (vedi foto).
Capitolo XI: Lui non è Spock
Elettrizzante
incontro di un'ora con Leonard Nimoy nel suo ufficio!
Capitolo XII: Cattive notizie da Ivory Prime
È una battuta del film "Primo contatto", di cui l'autore descrive l'estenuante
seduta di numerosi ciak. Ma il reale contenuto del capitolo è l'intervista a
Patrick Stewart (nella foto con Wendy Neuss alla première di "First Contact").
Capitolo
XIII: Missione di ricognizione V: Star Trek, Italian style
Eccoci qui! Siamo proprio noi! Greenwald visita la mostra "Star Trek in Italy"
a Trieste (vedi foto) e poi va a pranzo a casa dell'Ammiraglio Alberto Lisiero,
dove conosce Gabriella Cordone, Luigi Rosa e altri fan. Le impressioni sull'Italia
non sono troppo stereotipate, tranne forse quella sulla Chiesa Cattolica (sembra
che l'oscurantismo cattolico sia responsabile del disinteresse degli italiani
verso la fantascienza). Naturalmente al primo posto nei ricordi c'è la cucina
italiana! C'è anche una capatina a Firenze, che non c'entra niente con Star
Trek.
Capitolo XIV: Le sentinelle di Camelot
Altra chiacchierata con Ron Moore e Joe Menosky, negli uffici dell'Hart Building,
il palazzo della Paramount a Los Angeles. Il titolo si riferisce all'opinione
dell'autore che Star Trek rappresenti, nel panorama fantascientifico televisivo,
Camelot, cioè la crema della nobiltà; gli autori sono le sue sentinelle, che
debbono mantenere alti gli standard qualitativi. La sera va a casa di Moore
a giocare a scarabeo; la cena è costituita da champagne e vodka (forse ci sarà
stato qualche salatino); la moglie di Moore ammette candidamente di essere "un
tantino alcolizzata".
Capitolo XV: Missione di ricognizione VI: L'orbita di Clarke
Visita
allo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke (autore di "2001 Odissea
nello spazio"), nella sua megavilla nello Sri Lanka. Si parla "anche"
di Star Trek.
Capitolo XVI: Isole nel cielo
Visita sul set e intervista a Gates McFadden. Le isole nel cielo dovrebbero
essere le astronavi di Zefram Cochrane e del pianeta Vulcano che atterrano nel
Montana.
Capitolo
XVII: La superficie di un palloncino
Contiene l'intervista allo scrittore di fantascienza Kurt Vonnegut, autore di
"Mattatoio n. 5", nella sua casa di New York (vedi foto). Il titolo è una citazione
dal romanzo di Vonnegut "Ghiaccio nove". Si parla "anche" di Star Trek.
Capitolo
XVIII: La gioia di klingon
Incontro a New York con Lawrence Shoen, il fondatore del Klingon Language Institute
(KLI). Il klingon è stato inventato da Marc Okrand, ma Shoen l'ha enormemente
perfezionato. L'Istituto si occupa della diffusione della lingua klingon e della
traduzione di opere famose (attualmente è in lavorazione la Bibbia).
Capitolo XIX: Missione di ricognizione VII: il Raj virtuale
Viaggio in India, nella città di Bangalore, dove l'autore incontra sparuti fan;
l'impressione è che Star Trek non abbia avuto molta presa da queste parti. C'è
anche una visita culturale in un luogo chiamato Hampi. Greenwald è dell'opinione
che Star Trek non abbia avuto successo in India perché la mitologia indù è talmente
ricca da riempire tutto l'immaginario. Non si capisce perché non ritenga che
sia la stessa cosa anche in Italia, con la religione cattolica. Comunque a me,
a giudicare dal web, non sembra che il fandom indiano sia tanto scarno.
Capitolo
XX: Blues da Delta
Contiene l'intervista a Jeri Taylor ed una allucinante seduta di "pitching"
(suggerimento); si tratta di un incontro tra uno dello staff e un aspirante
sceneggiatore trek, per discutere un lavoro da questi inviato. In questo caso
Brannon Braga conclude la seduta con una frase irripetibile. C'è anche una breve
visita al set di Voyager.
Capitolo
XXI: Missione di ricognizione VIII: Giappone - tre settori
Ci si riferisce ai tre paragrafi del capitolo: Tokyo (vedi foto), Sapporo e
un'intervista a un certo Alex Kerr, americano residente in Giappone, esperto
di cultura giapponese. Tutto è mirabolante, ci sono tanti fan. Jeff Greenwald
assiste ad alcuni episodi in giapponese a casa di un fan; gli episodi hanno
un doppio audio, in giapponese e in inglese; si può scegliere uno dei due oppure
ascoltarli insieme!
Capitolo
XXII: Oh, mia bella guerriera!
Interessantissima intervista a Kate Mulgrew nella sua casa di Los Angeles.
Capitolo
XXIII: Missione di ricognizione VIII: Gli alieni hanno una natura buddista?
Non ci crederete: Jeff Greenwald è riuscito ad intervistare il Dalai Lama a
casa sua, in India! E gli ha chiesto se gli piace Star Trek!!!
Capitolo XXIV: Decisamente non svedesi.
L'autore assiste all'ultimo ciak del film, che vede il duetto fra Data e la
regina borg che gli soffia sul braccio. Chiacchierata con Moore e Braga, il
quale afferma che "Primo contatto" sarà migliore di "Independence Day" (questo
prima di averli visti entrambi).
Capitolo XXV: Il pollo può aspettare
Il titolo fa riferimento ad un curioso episodio. La sera della prima
Greenwald si era messo d'accordo con Ron Moore e Brannon Braga per fare un giro
dei cinema, a Los Angeles, allo scopo di vedere le reazioni della gente. Sennonché
Rick Berman ha poi invitato Moore e Braga ad effettuare con lui questo famoso
giro, e Greenwald è rimasto fuori. Per la rabbia l'autore se n'era rimasto a
casa sua, a Oakland, con la sua donna; la quale, vedendolo mogio mogio, gli
ha detto appunto: "Il pollo può aspettare". Così Jeff Greenwald è andato al
cinema e ha visto il film, rimanendone entusiasta.
Epilogo(ghi)
Nell'epilogo l'autore riallaccia le file dei molteplici argomenti trattati.
Esso è suddiviso in tre parti. Nella prima c'è una breve chiacchierata con Brannon
Braga, che si dice deluso degli incassi del film (95 milioni di dollari), ritira
quanto precedentemente detto su "Independence Day" e loda Jeri Ryan. Nella seconda
parte si riferisce la notizia che una parte delle ceneri di Gene Roddenberry
ci sta attualmente girando sulla testa all'interno di un razzo. Nella terza
parte, infine, che conclude effettivamente tutto il libro, c'è un breve "report"
dell'evento "Planetfest '97", a Pasadena, durante il quale sono state mostrate
in diretta le immagini trasmesse dal Pathfinder atterrato su Marte (ammartato?),
ed al quale è intervenuto l'astronauta Edwin Aldrin (vedi foto), il secondo
uomo che abbia camminato sulla Luna.
Seguono un'appendice di siti trek, ringraziamenti e permessi. In conclusione,
a me è sembrato che Jeff Greenwald voglia che venga ripreso alla grande il programma
spaziale. È questa la "sua" mitologia, della quale Star Trek è, come dice nella
premessa, solo un surrogato…
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