L'ESILIO DEL PLIOCENE
Julian May - 1984
Traduzione: Annarita Guernieri
Costo dell'intera saga: 99.000

di Paolo "Exidor" Longarini



Mettetevi seduti comodi perché la cosa sarà lunga.
Cominciamo dalle basi. La saga dell'esilio del Pliocene è composta in realtà da quattro libri: "La terra dai molti Colori", "Il collare d'oro", "Il re non nato" e "L'avversario". Scordatevi di poterli leggere separatamente poiché ognuno inizia esattamente da dove termina il precedente. Per mettervi subito paura potrei dirvi che ci troviamo davanti a circa 2000 pagine di storia, ma sono buono, e non ve lo dirò; in realtà sono solo 1800. Se adesso state pensando "ma chi me lo farebbe fare?", datemi un po' di tempo e cercherò di convincervi.
Siamo in un universo in cui non esistono guerre e carestie, tutto è governato dal milieu galattico, un insieme di persone con poteri mentali collegate tra loro che assistono, curano e consigliano gli abitanti dell'universo stesso. Un ultragoverno, insomma. Esistono tre poteri mentali, telepatia (lettura e trasmissione a distanza del pensiero), coercizione (costringere una persona al proprio volere) e telecinesi (spostare oggetti con il pensiero); naturalmente queste sono solo le categorie principali, ad esempio i telepati sono anche guaritori e capaci di creare immagini illusorie. Il milieu è formato tanto da persone in grado di spostare montagne quanto da quelle che si limitano a piegare cucchiai.
Un bel giorno uno scienziato geniale, Theo Guderian, inventa la macchina del tempo; o meglio, inventa una "porta temporale" che affaccia sul Pliocene, era geologica di all'incirca sette milioni d'anni fa, senza dinosauri ma con tutto quello che la giungla e la natura più selvaggia possono offrire. Dopo la sorpresa iniziale ci si rende conto che l'invenzione è completamente inutile, visto che i primi viaggiatori inviati sono sì arrivati incolumi nel Pliocene, ma sono tornati indietro sotto forma di sabbietta, invecchiati in pratica di tutto il tempo che separa le due epoche. Nonostante tutti i tentativi fatti si è scoperto che non solo il viaggio non ammette ritorno, ma anche che la porta rimane aperta solo nel Pliocene, non permettendo, ad esempio, di viaggiare a sole due settimane prima. Per farla breve, il nostro genio muore nell'indifferenza e nella miseria più nera. La vedova sta pensando di distruggere tutto, quando d'un tratto si affaccia un timido signore che si offre di pagare per fare il salto e, neanche a dirlo, viene accontentato. Da quel giorno un numero sempre maggiore di persone si affaccia alla porta di Madame Guderian.
Il milieu ora si trova di fronte ad una scomoda realtà: quello che credevano essere un universo perfetto per tutti si dimostra esserlo solo per molti, una grande fetta di persone scoprono nel Pliocene l'avverarsi dei propri sogni o anche solo una valida alternativa al suicidio. Un universo interamente controllato, anche se fiorente, può non bastare a quelle persone che hanno nella "parte animale" la maggiore connotazione del proprio essere. Una volta quindi considerati i vantaggi dello smaltimento rapido dei disadattati (ogni governo che si creda un ottimo governo, seppur tollerante, non considera di buon grado chi non la pensa allo stesso modo) e visti addirittura i vantaggi nel mandar via i criminali minori, vengono considerati gli svantaggi: fortunatamente per noi non ne vengono trovati. Una commissione d'esperti sentenzia addirittura che, vista l'enorme differenza di tempo, nessun paradosso temporale sia possibile, quindi dà via libera a questa "emigrazione"; le uniche condizioni sono la sterilizzazione femminile ed il divieto a portare con sé manufatti tecnologici. Per il resto, si faccia ciò che si vuole.
La storia narra le gesta del cosiddetto Gruppo Verde, formato da (elenco solo i personaggi principali, omettendo colpevolmente quelli che a mio avviso non hanno un ruolo fondamentale nello svolgimento della storia): Elizabeth Orme, una telepate potentissima che a causa di un incidente ha perso i poteri, Aiken Drum, uno degli indesiderati di cui parlavamo sopra, spaccone e ingegnoso, Felice Laundry, omosessuale dai forti poteri latenti che poi si manifesteranno drammaticamente, Suor Amerie, religiosa in crisi e Stein Oleson, personaggio che in realtà non entra assolutamente nel vivo del libro, ma rispecchia come mi comporterei io in una situazione del genere (mi piace, l'articolo lo scrivo io, quindi lo metto!). Immediatamente dopo il salto, i nostri eroi vengono narcotizzati e presi in consegna da strani individui con al collo un collare grigio; alcuni di loro vengono portati in una sorta di celle, altri in comode stanze, altri si risvegliano nel mezzo di un esame telepatico.
Tutti tranne uno: il mio eroe Stein Oleson - che aveva effettuato il salto abbigliato in perfetto stile Conan - solleva l'ascia bipenne e urlando di gioia comincia a far volare teste (insomma, nella stessa giornata torno indietro nel tempo di sette milioni d'anni, arrivano dei brutti ceffi che mi addormentano e quando mi sveglio hanno fatto l'errore di lasciarmi le mie armi… Ce n'è abbastanza per farmi girare le scatole, tutto quello che penso è che oggi è un buon giorno per morire ). Si viene successivamente a scoprire che il Pliocene non era assolutamente deserto come si credeva, ma abitato da una razza aliena molto simile agli umani, precipitata sulla Terra in attesa di riparazioni: i Tanu. Con loro i fratellastri Firvulag, esseri mostruosi che celano il vero, orribile aspetto in una forma che ognuno di loro riesce a creare grazie ai potenti poteri mentali di cui sono forniti.
Naturalmente scoppierà una guerra tra gli umani ed i Tanu per il controllo del pianeta.
Badate bene, finora sono arrivato sì e no ad un quarto del primo libro; tecnicamente ora dovrei continuare con la narrazione della trama, ma non è con un mio riassunto che potrei convincervi a leggere questi quattro libri. Leggerete questi libri perché all'interno c'è di tutto: amore, navi stellari, morti epiche, duelli all'ultimo sangue, battaglie immense, poteri mentali, pazzi che hanno fatto il salto perché nel Pliocene l'Everest era alto il doppio e danno la solita risposta del piffero alla domanda del perché si vuole scalare una montagna:"perché è là", altri che hanno fatto il salto vestiti da damina ottocentesca. Il tutto scritto in maniera incredibilmente appassionante: non c'è un attimo di tregua, non ci sono fasi di stanca, né si impiegano sei pagine per descrivere un diamine di portone d'abbazia, no.
Niente di tutto questo.
Molto semplicemente è, chiaramente nel suo complesso, il miglior libro di "fantascienza avventurosa" che abbia mai letto. Parliamoci chiaro, Julian May non è Dick, Heinlein o Gibson, non aspettatevi riflessioni o significati nascosti in quello che i personaggi dicono o fanno. C'è bisogno di un ottimo libro così di tanto in tanto, una lettura che ci faccia divertire, che ci appassioni e che ci faccia piangere come alla prima visione di Dumbo, c'è bisogno di una storia in cui possiamo calarci completamente senza pensare a come siamo vestiti.
Fatevi un favore.
Trovateli e leggeteli.


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