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NON SOLO
DIO E' MORTO, MA NON HA NEPPURE TROVATO POSTO IN PARADISO
di Carlo
Schiavo
In un recente articolo apparso su Delos, il nostro valido ex-direttore Rodolfo
Ciottoni, coadiuvato dalla redattrice responsabile della serie DS9 Susanna Ricci,
parlava della presenza e dell'assenza di Dio in Star Trek. Traendo dunque spunto,
vorrei qui mettere in evidenza di tale tematica il lato prettamente umanistico.
A tale scopo, occorre preliminarmente operare un distinguo tra religione e religiosità,
ovverosia tra Dio e bisogno dello stesso. Vedremo, allora, come nonostante di
Lui sia recisamente negata l'esistenza, purtuttavia la necessità spirituale
rimanga una caratteristica basilare dell'animo umano.
Fin
dalla prima serie (ma ancora di più nella seconda), come si faceva notare
nel suddetto articolo, le istanze del pensiero roddenberriano in materia
religiosa erano già ben definite. Da Apollo a Q, passando per altri numerosi
riferimenti, risultava del tutto chiaro come la filosofia convintamente
pragmatista di Star Trek negasse ogni possibile trascendenza, riconducendo
tutte le apparenti manifestazioni di quest'ultima in un mondo interamente
materiale e fisico (o "fanta-fisico", se si vuole). Demoni e dei, in sostanza,
non erano nient'altro che esseri più evoluti, o di altre dimensioni e
continuum (se non dichiarati truffatori, come ad esempio nell'episodio
di STNG "Il diavolo"): nulla, insomma, che non si potesse collocare
nella nostra Realtà. Eppure, se si pensa a puntate quali "Prima direttiva",
sempre di STNG, si noterà come allo stesso tempo fosse manifestato anche
il tema del suddetto bisogno di qualcosa di Superiore, cui far riferimento
o che fornisse di un Senso ultimo le nostre azioni e le nostre vite. Le
riprove, da questa parte, sono numerosissime.
Per
cominciare, potrei menzionare il katra vulcaniano. Pur se in effetti rimane
un margine di mistero circa il modo (fanta-fisico) mediante il quale avviene
la sua trasmissione, risulta assai più importante notare come tale "essenza
spirituale" permanga in ogni caso nel mondo terreno. Sappiamo infatti
da Sarek, nel film Star Trek III, che la morte dell'eventuale soggetto
ospitante (in quel caso McCoy), o la mancata fusione di chi sta per morire,
comporterebbe la fine del katra: "Tutto ciò che lui è stato, tutto ciò
che sapeva, è andato perduto". Dunque per una (ipotetica) "anima" sicuramente
non esiste un Aldilà. Altrettanto significativa è poi la somiglianza,
già altrove evidenziata, tra il credo vulcaniano e la religione buddhista.
La maggior parte delle "scuole di pensiero" di questa, infatti, nega qualsiasi
trascendenza, rivolgendosi e concentrandosi unicamente sull'uomo e sulla
sua ricerca di una Illuminazione, da ottenersi mediante momenti di preghiera
che sono in effetti pura meditazione e affinamento spirituale. Ciò che
non esclude, d'altra parte, una forte spiritualità, alla quale del resto
sono legati anche i Vulcaniani nonostante la loro dominante razionalità
(come risulta del tutto palese dal rito del Pon-Farr). Il mio assunto
è allora da questo canto confermato: Dio non esiste, ma rimane un gran
bisogno di religiosità.
Questo
bisogno riesce, a volte, persino a "sconfiggere" l'evidenza dei fatti.
Il caso di Sisko è altamente esemplare. Egli infatti viene da subito (addirittura
nel pilot di DS9, "L'emissario") a diretta ed empirica conoscenza
di una assai singolare razza aliena, vivente in un particolare continuum
(il Tunnel stesso). Solo in un momento successivo Sisko scoprirà che il
popolo di Bajor, all'oscuro della reale identità di quegli esseri, li
considera degli dei a causa di una supposta "superiorità" considerata
all'interno dei parametri, appunto, bajoriani. Su questa struttura assai
nota (che rappresenta come già detto un autentico topos per l'intera Star
Trek) trae poi origine e viene costruita una delle vicende cardine che
si dipanano lungo tutta la durata di DS9. In detta serie, insomma, la
ricorrente tematica del divino viene arricchita di un'articolata elaborazione,
di un ampliamento e di uno sviluppo. Sisko, allora, col passare del tempo
arriverà a credere fermamente e in maniera assoluta nei Profeti, e ad
essi si rimetterà totalmente. Ma anche se alla fine risulta più che evidente
il parallelo con la religione cristiana (con una coraggiosa, per quanto
metaforica, sconfessione dei suoi assunti metafisici), gli sceneggiatori
evitano accuratamente di dirci se il comandante crede che i Profeti siano
immanenti o trascendenti. Ben più importante, infatti, alla luce della
suvvista certezza della loro consistenza (fanta)fisica, è mostrare, ancora
una volta, come all'Uomo occorra qualcosa di assolutamente più grande
di lui, che lo fornisca di scopi che oltrepassino un misero e in sé conchiuso
periodo individuale di esistenza.
Tale
Qualcosa risulta poi massimamente laicizzato nel bellissimo episodio di
Voyager "Spira mortale", nel quale allo stesso tempo la trascendenza
è recisamente negata. In questa puntata viene insomma apertamente ammesso
che l'Aldilà è solo una favola, buona per far dormire sonni tranquilli
ai bambini. Come è naturale, la diretta esperienza di un simile inganno
sconvolge profondamente l'animo del resuscitato (e credente) Neelix, cui
quella speranza aveva donato forza e conforto quando il suo mondo fu distrutto
e la sua famiglia uccisa. Il disvelamento della falsità delle sue illusioni
evidenzia dunque il loro enorme bisogno, tanto che Neelix alla scomparsa
di esse tenterà di uccidersi. Egli dovrà invece cercare di aggrapparsi
"ad una Fede più profonda", come gli dice Chakotay per tentare di dissuaderlo
dal suo proposito; Fede che consiste nella consapevolezza del proprio
ruolo all'interno di un equipaggio composto di individui a lui vicini,
di compagni, e che pertanto dovrà essere sufficiente a farlo continuare
a vivere "per quello che dai alle persone con la tua presenza". L'unico
modo per sopravvivere alla morte è allora lo stabilire, in vita, una "corrispondenza
d'amorosi sensi", che porterà a lasciare una "eredità d'affetti" in coloro
che restano. Il pensiero tutto laico e terreno del Foscolo dei Sepolcri,
da cui sono tratte le precedenti citazioni, costituisce un rimando assai
significativo per "Spira mortale" anche per ciò che concerne, come
accennavo prima, il modo per restare in vita: il ricordo. A questo proposito,
Sette di Nove rivela a Tuvok che quando un Borg muore "i suoi ricordi
esistono ancora, dentro la coscienza della Collettività. Per usare un
termine umano, i Borg sono in effetti 'immortali'".
Eppure,
anche Sette non si sottrae al "richiamo" di Dio, come assistiamo nell'episodio
"Direttiva Omega". Certo, per i Borg questo Dio deve necessariamente
possedere origini fisiche (e già il parlare di "origine" vanifica in ogni
caso qualunque metafisicità). Eloquentemente senza risposta rimane allora
l'osservazione interrogativa di Janeway: "[I Borg] dicono che Omega è
perfetta: è una teoria scientifica o un mito (?)". La complessa commistione
di questi due diversi approcci alla ricerca e alla conoscenza di "Dio"
(una perfezione fisica che al suo culmine trascende se stessa?), determina
un ulteriore arricchimento del tema. Ne deriva, infatti, che, al limite,
il bisogno di un Dio arrivi addirittura a prescindere dalla sua Natura:
che cioè sia "secondario" per quel qualcosa di Superiore possedere un'essenza
trascendente o una consistenza immanente (come del resto avevamo già visto
per Sisko). Ciononostante, si potrebbe indubbiamente far risalire l'atteggiamento
di Sette alla sua nuova condizione di umana: l'affanno e la passione della
sua ricerca, la foga trattenuta a stento e il pieno coinvolgimento (per
altro magistralmente resi a livello sia interpretativo che di sceneggiatura),
rivelano caratteristiche tutte umane di tale bisogno di metafisicità.
Ma a ben vedere, che lo sprone derivi a Sette dal carattere Borg o da
quello umano, le cause sono entrambe valide per la verifica della mia
tesi. Difatti, se in lei prevale l'umanità, significherà che il suo cambiamento
ha prodotto degli "effetti collaterali"; se invece a spingerla è la natura
Borg, vorrà dire che persino quei freddi droni avvertono un prepotente
bisogno religioso. Personalmente, propendo anche qui per una sorta di
"mescolanza", del tipo: sostrato Borg (per il lato teorico) investito
da un "sovrappiù" umano (per la parte di passionalità). Tale lettura,
insieme alla bontà del mio assunto, ricevono una definitiva conferma nelle
battute di chiusura, quando troviamo Sette di fronte al Crocefisso nella
stanza di Leonardo: "Per 3.2 secondi, io ho visto la perfezione. Quando
Omega si è stabilizzata, io ho provato una strana sensazione […] Forse
la mitologia aiuta a spiegare questi attimi di illuminazione; che io ho
sempre ritenuto sterili. Probabilmente mi sbagliavo". Cosicché, mantenendo
la detta mistione Borg-umano nei due diversi referenti, entrambi veritieri,
delle due frasi della risposta, la Janeway chiosa: "Se non la conoscessi
bene, direi che ha appena fatto la sua prima esperienza spirituale".
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