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VOYAGER E
SPIRITUALITA'
di Fabiano
"Langley" Piccione e Matteo
"Norton" Bistoletti
Lo
so, lo so; la tematica non è di certo una novità, nemmeno tra le pagine
dello Star Trek Italia Magazine, ma argomenti come questo sono sempre
interessanti, credo, e mai esaustivi. Inoltre volevo naturalmente porre
l'attenzione sulla serie da cui la nostra rubrica prende spunto per i
suoi articoli. Infine fatti recenti, tra cui una interessantissima discussione
alla recente Sticcon di Bellaria, mi hanno portato a condividere con voi
lettori queste piccole e modeste riflessioni. Dico "modeste" per il semplice
motivo che argomenti come questo sono sempre più complessi e articolati
di quanto un articolo possa esprimere, inoltre toccano da vicino l'ambito
personale di ognuno di noi più di ogni altro argomento. Quindi non posso
che esprimere solo qualche piccolo spunto, qualche bozza di discorso giusto
per schizzare le forme di un concetto ben più ampio.
La
prima distinzione che desidero fare è puramente semantica: la differenza
tra fede e religione. Ovviamente non proporrò definizioni da dizionario,
ma semplicemente la mia personale interpretazione delle due parole in
modo da essere più chiaro nella stesura dell'articolo. La fede è un concetto
spirituale molto personale, che nasce dal nostro spirito e dalla nostra
anima. Essa coincide in molti casi con la spiritualità della persona stessa.
Intendo invece con religione un'organizzazione volta alla diffusione e
alla regolamentazione della suddetta fede. I due termini possono coincidere
per taluni, in quanto la fede viene professata tramite una religione.
Per altri i due termini possono trovarsi in aperto contrasto.
Star
Trek preferisce da sempre parlare di fede piuttosto che di religione.
Si è spesso accusato Star Trek di essere troppo poco "spirituale", di
diffondere un'idea puramente "illuministica" della vita, basata unicamente
sulla scienza. Indubbiamente Star Trek ha affrontato temi di altrettanta
delicatezza con maggiore frequenza, ma non mi sento di sostenere il totale
ateismo del fenomeno. Più volte i svariati temi della spiritualità umana
sono stati presentati allo spettatore. Una cosa però va forse detta: se
è vero che in Star Trek non manca la spiritualità (in Star Trek Voyager
è, per esempio, portata avanti dal primo ufficiale indiano Chakotay),
in modo diverso viene vista la religione. Solitamente gli organi religiosi
sembrano mancare in Star Trek, come se venisse data per scontata la loro
assenza. Non voglio entrare nel merito se questo sia un bene o un male,
ossia se sia effettivamente uno dei tanti fattori che rendono migliori
il mondo utopico di Roddenberry, per non urtare la sensibilità di nessuno
di voi. Però bisogna ammettere che l'assenza religiosa c'è e si fa sentire.
Il motivo può essere ricercato effettivamente nell'atteggiamento politically
correct tipicamente americano, e facilmente deducibile, visto la variegata
diversità etnica, culturale e religiosa degli spettatori americani di
Star Trek. Ma forse l'assenza religiosa in Star Trek è stata proprio voluta
e considerando le opinioni abbastanza severe che Roddeneberry aveva sulle
organizzazioni ecclesiastiche di qualunque tipo la cosa non dovrebbe stupirci.
Il discorso religioso non si ferma qui. Ancora una volta ci viene fatto notare
come la religione non solo sia assente in ambito "federale", ma venga invece
presentata nell'ambito di razze meno evolute, quasi a voler dire che la fede
religiosa è legata a un livello di scarsa evoluzione, commettendo forse
(sottolineo il forse, dato che stiamo entrando sempre più in quelle che possono
essere nostre opinioni personali) il grave errore di confondere "religione"
e "superstizione".
L'esempio migliore lo troviamo nella terza stagione di TNG nel peraltro bellissimo
"Who watches the watchers?" aka "Prima direttiva"; il ritorno
ad un credo religioso viene visto come anti-evolutivo. Inoltre abbondano gli
esempi di razze meno evolute che proclamano la propria religiosità, quali per
esempio i Bajoriani. Tramite essi, DS9 è sicuramente la serie che meglio ha
analizzato la tematica, affrontata in un articolo già proposto da Susanna diversi
mesi fa.
Ciononostante non trovo che in Star Trek manchi spiritualità: essa viene
espressa anche attraverso piccoli gesti (le meditazioni di Spock, le domande
sulla vita che si pongono i personaggi, le svariate discussione filosofiche
su cui si concentrano diversi episodi).
Ma è giunto il momento di distaccarsi da queste premesse, già affrontate anche
nel bellissimo articolo di Susanna, e di ampliare il discorso su Star Trek
Voyager, puntando soprattutto il dito e lo sguardo su due bellissime puntate.
La prima è "Sacred Ground" aka "Terra Sacra" (terza stagione),
mentre la seconda è "Mortal Coil" aka "Spira mortale" (quarta
stagione).
Nella prima puntata Kes, dopo aver violato una zona sacra di un popolo del quadrante
Delta, resta in coma. Tutti i trattamenti medici possibili sembrano vani: Janeway
decide così di seguire le credenze di quel popolo sottoponendosi ad un viaggio
spirituale. Inizialmente restia, a causa di un'educazione severamente scientifica,
Janeway capisce alla fine che l'unica possibilità di salvezza per la Ocampa
è un atto di fede. Janeway, compiendolo, le salva la vita.
La puntata è altamente spirituale; nonostante la spiritualità derivi da una
razza aliena, essa si propaga ben presto tra i nostri amici, e il finale è un
chiaro sviluppo spirituale per uno dei suoi personaggi.
In
aperto contrasto è invece la puntata della quarta stagione. Neelix muore
a bordo di una navetta. Seven of Nine lo riporta in vita dopo diverse
ore. Lo sconcerto di Neelix al suo ritorno è di aver constatato di non
aver trovato nulla dopo la sua morte terrena; la foresta (simbolo talassiano
del paradiso) non esiste e lui entra in una profonda crisi spirituale
che lo porterà a pochi passi dal suicidio, causata da una sensazione di
vuoto interiore e inutilità della vita. Sarà Chakotay a ricordargli che
la vita stessa ha un significato a prescindere da ciò che vien dopo e
che essa va vissuta intensamente, per noi stessi e per le persone che
amiamo e che ci circondano. Così alla fine Neelix torna tra i suoi cari,
nella sua famiglia. Sembra felice, ma in realtà la puntata si chiude con
una sequenza abbastanza inquietante. La piccola Naomi, spaventata dai
mostri del replicatore, chiede protezione a Neelix, che le racconta della
grande Foresta Talassiana. La bimba, una volta addormentata, si ritrova
nella bellissima e rassicurante foresta, con relativi titoli di coda.
La puntata sembra così voler gridare a pieni polmoni che ogni fede è solo
un mezzo umano per vivere meglio, per sentirci più forti e sicuri in ogni
momento della nostra vita. E se tu vivi tutta la vita senza mai sapere
della nullità della vita stessa, vivi meglio. Neelix sembra non poterlo
più fare, ma vuole proteggere Naomi da questa pericolosa e inquietante
conoscenza.
Mi
viene spontaneo riallacciarmi al discorso portato avanti dal bellissimo
film "The Truman Show", in cui il protagonista vive una vita splendida,
dove ogni problema viene proposto e poi risolto come in una sit-com televisiva
(di cui lui effettivamente faceva parte). Poi egli comincia a porsi domande.
Dal momento in cui si rende conto della presenza di un'entità superiore,
la sua vita crolla senza trovare risposte, finché alla fine egli
varca la porta (buia) che lo porterà al nuovo mondo. Insomma Truman, così
come Neelix, avrebbe vissuto una vita migliore e più felice se non si
fosse posto domande, se avesse accattato al sua condizione a priori. Ma
se nel caso di Truman la ricerca è voluta, Neelix viene a conoscenza della
cosa suo malgrado. L'unica speranza, che la puntata sembra comunque non
contemplare, è quella che la morte di Neelix sia stata solo fittizia nel
"disegno divino", visto il successivo intervento di Sette di Nove.
Un'ultima parola sulla spiritualità di Voyager spetta di diritto a Chakotay,
personaggio di grande forza interiore, purtroppo non sempre degnamente espressa
dagli sceneggiatori. Chakotay è di origine indiana, indice questo di grande
spiritualità. Interessante è il connubio tra religione e scienza che
viene proposto nelle sue meditazioni, durante le quali viene coadiuvato da un
apparecchio tecnologico. Ciò a testimoniare come anche fede e scienza
possano collaborare.
Questi sono solo tre dei molti fattori che la serie Voyager propone quali
spirituali; ho cercato di scegliere i fatti più importanti per portare aventi
un discorso chiaro, ma anche rispettoso delle possibili diverse visioni del
problema: spero di tutto cuore di esserci riuscito!
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