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OLOGRAMMI MEDICI
di Diego "Frankino"
Martin
La tecnologia medica ha fatto passi da gigante nel corso dei secoli. Il
massiccio utilizzo di tecnologia in tale ambito ha permesso un’estrema evoluzione
delle conoscenze e delle competenze mediche, che ormai nel 24esimo secolo
coprono pressoché qualsiasi aspetto della medicina, in ambito Federale e
non. Risulta ovvio che la disponibilità di cure immediate per qualsiasi
esigenza medica è di primaria importanza a bordo di una nave stellare. È
altresì ovvio che tale assistenza medica possa, in casi limite, venire a
mancare per cause di forza maggiore, quali attacchi improvvisi o incidenti
che coinvolgano il personale medico di bordo.
Proprio
per ovviare ad una tale evenienza la Federazione ha riposto notevoli sforzi
nello studio dell'evoluzione di un sistema medico autosufficiente, in grado
di operare in sostituzione del personale medico in casi di necessità. Dopo
anni di studi e ricerche si è giunti alla realizzazione di un primo prototipo:
il MOE. Acronimo di “Medico Olografico di Emergenza”, il MOE rappresenta
lo stato dell’arte per quanto riguarda la programmazione olografica. Il
“padre” del progetto MOE è lo scienziato Lewis Zimmerman, il quale, coadiuvato
da una troupe di scienziati, medici ed esperti in tecnologia olografica,
ha dato “vita” a questo sofisticatissimo programma. La
prima versione del MOE, installata sulla maggior parte dei vascelli federali
da esplorazione a partire dal 2371, è basata su una serie di routine adattive
in grado di “evolvere”, coadiuvando con esperienze pratiche il database
informativo che sta alla base del progetto MOE.
La mole di dati necessari per una accurata programmazione di un tale “programma
olografico” è infatti enorme: la programmazione medica del MOE include un
database di oltre 50 milioni di gigaquad di informazioni, relative a più
di 3000 culture differenti, e comprendente le più svariate metodologie mediche.
Oltre a ciò il database è coadiuvato dalle esperienze di 47 specialisti,
2000 riferimenti medici ed oltre 5 milioni di procedure e prassi mediche,
dalle più semplici alle più complesse.
La
parte difficile della programmazione del MOE risiede nella creazione di
una “interfaccia verso il paziente”: detto in parole semplici, la definizione
dell’atteggiamento e del comportamento del dottore stesso. Il profilo di
base è impostato su canoni generici, ma le routine adattive implementate
nella programmazione permettono al MOE di sviluppare atteggiamenti e comportamenti
differenti in base alle proprie esperienze personali. Questa
peculiarità può però portare a seri problemi di carattere tecnico nell’organizzazione
delle routine comportamentali: per questo motivo il progetto iniziale di
MOE non prevedeva un utilizzo prolungato nel tempo, con una revisione fissata
ogni 1500 ore di utilizzo circa.
Per quanto riguarda il funzionamento, il MOE è composto da una normalissima
matrice olografica coadiuvata da un sistema di campi magnetici in grado
di ricreare, mediante la corretta implementazione nelle routine di funzionamento,
il senso del tatto. Essendo un normale ologramma il MOE può essere proiettato
in qualsiasi ambiente dotato di proiettori olografici, infermeria e ponte
ologrammi in primis.
Pur
essendo essenzialmente un programma gestito da un computer, le routine del
MOE, proprio a causa della loro natura adattiva, non possono essere scaricate
in un supporto di backup: il MOE non è quindi trasferibile definitivamente
al di fuori dell’ambiente in cui risiedono e sono state create le routine
primarie.
A partire dal 2373 Zimmerman e la sua equipe iniziarono a studiare quello
che sarebbe diventato a tutti gli effetti l’evoluzione del primo MOE: il
MOL, “Medico Olografico a Lungo termine”, progettato per un uso continuativo
e quindi non soggetto ai succitati problemi di autonomia oltre le 1500 ore.
Per
lo sviluppo di questo nuovo modello di medico olografico lo studio venne
rivolto soprattutto al miglioramento dell’interfaccia verso il paziente,
al fine di migliorare gli atteggiamenti ed i modi spesso “sgarbati” della
prima versione del MOE.
La Federazione prese come modello di studio il dottor Julian Bashir, in
servizio presso la stazione spaziale Deep Space Nine. Sulla
base del modello psicofisico del dottor Bashir venne sviluppato il suo alter
ego olografico, la cui programmazione è ancora in fase di rifinitura.
Parallelamente all’ambizioso progetto MOL, venne portato avanti anche un
nuovo progetto di medico olografico, il MOE Mark II. Installato a bordo
della nave sperimentale U.S.S. Prometheus, il MOE Mark II è essenzialmente
una versione riveduta e corretta del primo MOE, completo delle nuove conoscenze
mediche acquisite e con un nuovo e sperimentale set di routines comportamentali,
che si riveleranno comunque poco differenti dalla precedente versione, rivelatasi
sorprendentemente flessibile.
Benché un medico olografico sia in grado di svolgere alla perfezione qualsiasi
tipo di intervento medico, difficilmente un MOE verrà utilizzato come unica
risorsa medica a bordo di un vascello: l’esperienza e l’adattabilità che
un dottore “in carne ed ossa” può avere sono difficilmente equiparabili
anche al più complesso dei programmi adattivi, sebbene l’apporto di un supporto
medico olografico risulti comunque la norma a bordo di qualsiasi vascello
della Federazione.
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